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Galerio (augusto d'oriente)

L'imperatore d'Oriente Galerio

Augusto d'Oriente dal 305 al 311 d.C.

Gaio Galerio Valerio Massimiano, comunemente noto come Galerio, nacque intorno al 258 d.C. e governò come imperatore romano dal 305 al 311 d.C. La figura di Galerio occupa una posizione centrale nella storia della Tetrarchia istituita da Diocleziano, poiché contribuì in modo decisivo sia al consolidamento militare dell'Impero romano sia alla complessa evoluzione politica e religiosa dell'epoca. La memoria storica associa il nome di Galerio a due aspetti profondamente diversi tra loro. Da una parte, i brillanti successi ottenuti nella guerra contro l'Impero sassanide rappresentarono uno dei maggiori trionfi militari della tarda età imperiale. Dall'altra, Galerio viene ricordato come il principale promotore dell'ultima e più vasta persecuzione dei cristiani, passata alla storia come la Grande Persecuzione.

Le origini e l'ascesa politica

Galerio proveniva da una famiglia di condizioni molto modeste. Le fonti collocano la nascita nelle province danubiane, probabilmente nei pressi di Serdica oppure nell'area dell'attuale Gamzigrad, in Serbia. Prima di intraprendere la carriera militare svolse l'attività di pastore, circostanza che gli procurò il soprannome di Armentarius, termine latino che significa appunto "mandriano" o "pastore di bestiame". Questa origine umile costituì un elemento caratteristico della sua biografia e dimostrò come, nella tarda età imperiale, il talento militare potesse consentire una rapida ascesa ai vertici dello Stato.

La svolta decisiva della carriera avvenne il 1° marzo del 293 d.C., quando Diocleziano istituì ufficialmente il sistema della Tetrarchia. Tale organizzazione prevedeva la presenza di due Augusti e di due Cesari, con l'obiettivo di garantire una gestione più efficace di un Impero ormai troppo vasto per essere amministrato da un solo sovrano.

All'interno di questo nuovo assetto istituzionale, Diocleziano scelse Galerio come proprio Cesare per la parte orientale dell'Impero. Per rafforzare ulteriormente il rapporto politico e dinastico, Galerio sposò Galeria Valeria, figlia dello stesso Diocleziano. Il matrimonio consolidò il legame tra i due imperatori e contribuì a legittimare la posizione del nuovo Cesare.

A Galerio venne affidata l'amministrazione delle province illiriche, comprendenti la Grecia, la Macedonia e la Pannonia. La prima capitale amministrativa fu Sirmio, importante centro strategico situato lungo il confine danubiano, dal quale Galerio poté coordinare sia la difesa militare sia il governo delle province affidate.

l'ascesa di Galerio

Le campagne militari contro l'Impero sassanide

La carriera di Galerio fu profondamente segnata dal lungo conflitto con l'Impero sassanide, la principale potenza orientale rivale di Roma.

Nel 297 d.C. Galerio affrontò il sovrano persiano Narseh, ma subì una grave sconfitta tra Carrhae e Callinicum. Il fallimento ebbe conseguenze non soltanto militari, ma anche personali. Diocleziano reagì infatti con una severa umiliazione pubblica. Secondo le fonti, mentre i due imperatori si trovavano ad Antiochia, Diocleziano costrinse Galerio a percorrere circa un miglio a piedi davanti al carro imperiale, pur continuando a indossare la veste di porpora riservata ai membri della famiglia imperiale. L'episodio aveva un evidente significato simbolico, poiché intendeva rimarcare la responsabilità del comandante sconfitto e riaffermare l'autorità superiore dell'Augusto.

L'anno successivo, nel 298 d.C., Galerio riuscì tuttavia a riscattare completamente quella disfatta. Nella battaglia di Satala riportò una vittoria decisiva contro l'esercito di Narseh, infliggendo ai Sassanidi una delle più pesanti sconfitte della loro storia. Durante la campagna vennero catturati il tesoro reale, l'harem e perfino la moglie del sovrano persiano. Alcune fonti antiche riferiscono inoltre che Galerio avrebbe spinto l'offensiva fino alla capitale nemica, Ctesifonte, arrivando persino a saccheggiarla.

Le vittorie ottenute permisero all'Impero romano di negoziare una pace estremamente favorevole. Nel 299 d.C. venne infatti conclusa la Pace di Nisibi, che consolidò la supremazia romana nella regione, garantì importanti vantaggi territoriali e assicurò un lungo periodo di stabilità lungo il confine orientale.

L'ascesa al titolo di Augusto e la crisi della Tetrarchia

Il 1° maggio del 305 d.C., in seguito all'abdicazione volontaria di Diocleziano e di Massimiano, Galerio assunse il titolo di Augusto d'Oriente. La nuova capitale imperiale fu stabilita a Nicomedia, uno dei principali centri politici e amministrativi dell'Oriente romano.

Come nuovo Augusto, Galerio cercò di preservare il sistema tetrarchico attraverso la nomina di collaboratori completamente fedeli alla propria autorità. Scelse Massimino Daia come nuovo Cesare d'Oriente, sperando di garantire continuità istituzionale e stabilità politica.

Tuttavia, il progetto elaborato da Diocleziano iniziò rapidamente a disgregarsi. Nel 306 d.C. scoppiarono infatti le ribellioni di Costantino e di Massenzio, che misero profondamente in crisi il delicato equilibrio costruito dalla Tetrarchia. Le aspirazioni personali dei vari comandanti e le rivalità dinastiche resero ormai impossibile mantenere il sistema originario.

Nel 307 d.C. Galerio tentò di intervenire direttamente invadendo l'Italia con l'obiettivo di deporre Massenzio. La spedizione, però, si concluse con un insuccesso. Le efficaci strategie difensive predisposte da Massimiano impedirono all'esercito orientale di ottenere risultati decisivi e costrinsero Galerio a ritirarsi senza aver raggiunto lo scopo prefissato.

Consapevole della crescente instabilità politica, nel 308 d.C. Galerio convocò il Congresso di Carnuntum, al quale parteciparono anche Diocleziano e Massimiano. L'incontro aveva lo scopo di ricostruire l'ordine istituzionale e ristabilire il funzionamento della Tetrarchia. Durante il congresso venne nominato Augusto Licinio, nella speranza di ricomporre i conflitti tra i vari pretendenti al potere. Nonostante questi tentativi, la crisi risultò ormai irreversibile e il sistema tetrarchico continuò rapidamente a dissolversi.

la crisi della tetrarchia

La politica religiosa e la Grande Persecuzione

Uno degli aspetti più controversi del governo di Galerio riguarda la politica religiosa. Gli storici cristiani, in particolare Lattanzio, attribuiscono proprio a Galerio la responsabilità principale dell'avvio della grande persecuzione dei cristiani iniziata nel 303 d.C.

Secondo questa interpretazione, Galerio considerava il cristianesimo una minaccia diretta alla stabilità dell'Impero e alle tradizioni religiose romane. Il rifiuto dei cristiani di partecipare al culto imperiale e ai sacrifici pubblici veniva infatti percepito come un elemento capace di compromettere la coesione politica e religiosa dello Stato. Per tale motivo Galerio sostenne una politica repressiva particolarmente severa, caratterizzata dalla distruzione dei luoghi di culto, dalla confisca dei beni ecclesiastici e dalla persecuzione dei fedeli.

Tuttavia, negli ultimi mesi di vita si verificò un significativo cambiamento. Colpito da una gravissima malattia, probabilmente un tumore oppure una forma di cancrena secondo le ipotesi avanzate dagli studiosi moderni, Galerio riconobbe il fallimento della politica persecutoria.

Nell'aprile del 311 d.C. emanò quindi l'Editto di Serdica, con il quale concesse ai cristiani la libertà di praticare la propria religione. Nel testo dell'editto invitò inoltre i cristiani a pregare il loro Dio affinché concedesse la salute all'imperatore e proteggesse lo Stato romano. Questo provvedimento rappresentò il primo importante atto ufficiale di tolleranza nei confronti del cristianesimo e preparò il terreno alle successive decisioni adottate da Costantino e Licinio.

la persecuzione dei cristiani

La morte e l'eredità storica

Galerio morì nel maggio del 311 d.C., pochi giorni dopo la promulgazione dell'Editto di Serdica. La sepoltura avvenne nel grandioso complesso monumentale fatto costruire nel luogo di nascita, Felix Romuliana, corrispondente all'attuale Gamzigrad in Serbia. Il palazzo, realizzato anche in onore della madre Romula, rappresentava una delle più imponenti residenze imperiali della tarda età romana. Il sito, oggi riconosciuto come patrimonio mondiale dell'UNESCO, conserva ancora il mausoleo destinato alla sepoltura dell'imperatore.

La figura di Galerio continua a suscitare valutazioni contrastanti. Dal punto di vista militare, Galerio fu uno dei più capaci comandanti del proprio tempo e assicurò all'Impero romano alcuni dei maggiori successi ottenuti contro i Sassanidi. Sul piano politico, tentò senza successo di preservare il sistema tetrarchico creato da Diocleziano in un periodo di crescente instabilità. Sul piano religioso, la memoria storica rimane profondamente segnata dal ruolo svolto nella Grande Persecuzione, nonostante la successiva promulgazione dell'Editto di Serdica, che inaugurò una nuova fase di tolleranza verso il cristianesimo.

la morte di Galerio

Lo storico cristiano Lattanzio attribuisce inoltre a Galerio un atteggiamento ostile nei confronti della tradizione romana, arrivando ad affermare che l'imperatore avrebbe proposto di modificare il nome stesso dello Stato, sostituendo la denominazione di "Impero romano" con quella di "Impero dacico". Tale notizia, tramandata da una fonte apertamente ostile a Galerio, viene generalmente considerata con prudenza dagli storici moderni, ma testimonia comunque l'immagine fortemente negativa che una parte della tradizione cristiana conservò dell'imperatore.

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