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gli imperatori Carino e Numeriano

Gli imperatori Carino e Numeriano

Marco Aurelio Carino e Marco Aurelio Numeriano furono i due figli dell'imperatore Caro e governarono come imperatori romani tra il 283 e il 285 d.C. La loro ascesa al potere rappresentò il tentativo di Caro di consolidare il potere imperiale attraverso la fondazione di una nuova dinastia, in un periodo particolarmente instabile della storia romana, caratterizzato dalla cosiddetta anarchia militare. Durante questa fase, gli imperatori venivano frequentemente proclamati dalle truppe e altrettanto rapidamente deposti o assassinati, rendendo estremamente difficile garantire continuità e stabilità al governo dell'Impero.

L'ascesa della dinastia di Caro

Nel 282 d.C., subito dopo essere stato proclamato imperatore dall'esercito, Caro intraprese una politica dinastica volta a rafforzare la propria posizione. Per questo motivo elevò entrambi i figli, Marco Aurelio Carino e Marco Aurelio Numeriano, al rango di Cesari. Tale titolo identificava gli eredi designati al trono imperiale e consentiva ai due giovani principi di partecipare progressivamente all'amministrazione dello Stato, preparandoli alla futura successione.

All'inizio del 283 d.C., mentre organizzava una grande campagna militare contro l'Impero dei Sassanidi, Caro decise di rafforzare ulteriormente la posizione del figlio maggiore. Marco Aurelio Carino fu infatti elevato al rango di Augusto, diventando formalmente coimperatore. A Carino venne affidato il governo della parte occidentale dell'Impero romano, comprendente l'Italia, la Gallia, la Spagna, la Britannia e le province renane, con il compito di garantire la sicurezza dei confini e la continuità dell'amministrazione imperiale.

Marco Aurelio Numeriano, invece, accompagnò il padre nella spedizione in Oriente contro i Sassanidi. La presenza del figlio minore accanto all'imperatore non aveva soltanto un valore simbolico, ma costituiva anche un'importante esperienza politica e militare destinata a preparare Numeriano all'esercizio del potere.

l'ascesa di Carino e Numeriano

La campagna d'Oriente e l'ascesa di Diocleziano

La spedizione contro i Sassanidi rappresentò uno dei maggiori successi militari del breve regno di Caro. L'esercito romano penetrò profondamente nel territorio nemico, conquistando città di grande importanza strategica come Seleucia e Ctesifonte, capitale dell'Impero sassanide. Tali vittorie dimostravano che Roma conservava ancora una notevole capacità offensiva, nonostante le profonde difficoltà politiche attraversate durante il III secolo.

Nell'estate del 283 d.C., tuttavia, la campagna subì un'improvvisa interruzione. Caro morì improvvisamente oltre il fiume Tigri. La versione ufficiale affermò che l'imperatore fosse stato colpito da un fulmine, evento interpretato da molti contemporanei come una manifestazione della volontà divina. La morte improvvisa del sovrano alimentò superstizioni e timori tra i soldati, i quali considerarono pericoloso proseguire ulteriormente la spedizione in territorio persiano.

In seguito alla morte del padre, Marco Aurelio Numeriano fu immediatamente riconosciuto Augusto dalle truppe orientali. La proclamazione garantì la continuità formale del potere imperiale e consentì al giovane imperatore di assumere il comando dell'esercito.

La ritirata dalla Persia

Nonostante i brillanti risultati ottenuti durante la campagna militare, Numeriano fu costretto ad abbandonare il progetto di conquista. I soldati, profondamente impressionati dalla morte di Caro e convinti che gli dèi avessero manifestato il proprio disappunto, imposero il ritorno verso i territori romani.

La ritirata fu organizzata con ordine e disciplina. I Persiani non tentarono di ostacolare il ripiegamento dell'esercito romano, consentendo alle legioni di lasciare il territorio nemico senza affrontare ulteriori grandi scontri. Di conseguenza, pur rinunciando ai successi ottenuti, la spedizione non si trasformò in una disfatta militare.

La malattia e la morte di Numeriano

Durante il lungo viaggio di ritorno, le condizioni di salute di Numeriano peggiorarono progressivamente. Le fonti antiche descrivono il giovane imperatore come una persona colta, raffinata, apprezzata per le capacità di oratore e per il talento poetico, qualità piuttosto rare tra gli imperatori soldati del III secolo.

Numeriano fu colpito da una grave infiammazione agli occhi, probabilmente aggravata dalle fatiche della campagna militare. Per alleviare il dolore e proteggersi dalla luce del sole, il sovrano era costretto a viaggiare all'interno di una lettiga completamente chiusa, senza mostrarsi ai soldati e ai funzionari che accompagnavano la spedizione.

Nel novembre del 284 d.C., mentre l'esercito attraversava la Tracia oppure la Bitinia, secondo le diverse tradizioni tramandate dalle fonti, accadde un episodio destinato a cambiare la storia dell'Impero. Anche Numeriano morì improvvisamente. I soldati iniziarono a percepire un forte odore nauseabondo proveniente dalla lettiga imperiale. Insospettiti dall'assenza prolungata dell'imperatore e dal comportamento di coloro che lo assistevano, decisero di aprire la lettiga, scoprendo che Numeriano era morto già da diversi giorni.

Il principale sospettato fu il prefetto del pretorio Arrio Apro, che era anche il suocero dell'imperatore. Durante i giorni successivi alla morte di Numeriano, Arrio Apro aveva continuato ad amministrare gli affari imperiali fingendo che il sovrano fosse ancora vivo, impedendo a chiunque di verificare direttamente le condizioni dell'imperatore. Questo comportamento alimentò il sospetto che il prefetto avesse assassinato Numeriano per impossessarsi del potere o, quanto meno, per esercitare un controllo assoluto sul governo.

la campagna in oriente e la morte di Caro e Numeriano

L'ascesa di Diocleziano

La scoperta della morte di Numeriano provocò una grave crisi politica all'interno dell'esercito orientale. I comandanti delle legioni si riunirono per scegliere un nuovo imperatore e la scelta ricadde su Diocleziano, comandante della guardia del corpo imperiale e ufficiale di grande esperienza militare.

Subito dopo la proclamazione, Diocleziano accusò pubblicamente Arrio Apro dell'assassinio di Numeriano. Secondo la tradizione tramandata dalle fonti, il nuovo imperatore estrasse personalmente la spada e uccise il prefetto davanti alle truppe, presentando l'esecuzione come un atto di giustizia destinato a vendicare la morte del giovane sovrano.

Il governo di Carino in Occidente

Mentre Numeriano accompagnava il padre nella spedizione orientale, Marco Aurelio Carino governava la parte occidentale dell'Impero romano. Durante questo periodo il sovrano dovette affrontare numerose minacce lungo il confine renano, riportando successi militari contro i Quadi e contro diverse popolazioni germaniche. Queste campagne contribuirono a rafforzare temporaneamente la sicurezza delle frontiere occidentali.

Successivamente Carino fece ritorno a Roma, dove esercitò direttamente il potere imperiale. Gran parte delle informazioni sul suo governo proviene tuttavia da fonti scritte durante il regno di Diocleziano e dei suoi successori. Per questo motivo molti storici ritengono che il ritratto estremamente negativo tramandato dalla tradizione sia stato almeno in parte influenzato dalla propaganda politica del nuovo regime, interessato a delegittimare l'ultimo rappresentante della dinastia di Caro.

il governo di Carino nell'impero occidentale

La reputazione di Carino

Le fonti attribuiscono a Carino una condotta privata scandalosa e dissoluta. Secondo la tradizione, il sovrano avrebbe contratto nove matrimoni falliti in un periodo relativamente breve, accompagnando la propria vita privata con continui eccessi e comportamenti ritenuti immorali dall'aristocrazia romana. Tali atteggiamenti contribuirono ad alienare il favore del Senato e di una parte della classe dirigente.

Nonostante questa reputazione negativa, il regno di Carino non fu privo di iniziative significative. Il sovrano organizzò infatti i Ludi Romani con uno sfarzo eccezionale e su una scala senza precedenti. Questi giochi pubblici rappresentavano una delle principali manifestazioni religiose e politiche della città di Roma e costituivano un importante strumento di propaganda, attraverso il quale l'imperatore cercava di conquistare il favore della popolazione.

Lo scontro decisivo con Diocleziano

La situazione politica cambiò radicalmente quando Carino ricevette la notizia che l'esercito orientale aveva proclamato imperatore Diocleziano. La presenza di due Augusti rendeva inevitabile lo scontro per il controllo dell'intero Impero romano.

Carino marciò quindi verso Oriente per affrontare il nuovo rivale. Lo scontro decisivo ebbe luogo nel luglio del 285 d.C. presso il fiume Margus, in Mesia. Durante la battaglia di Margus le forze di Carino sembravano inizialmente prevalere e tutto lasciava presagire una vittoria dell'imperatore occidentale.

L'esito del conflitto cambiò però improvvisamente. Nel corso della battaglia Carino fu assassinato dai propri soldati oppure da alcuni ufficiali del suo stesso esercito. Le fonti non concordano sulle circostanze precise dell'omicidio, ma la morte dell'imperatore provocò l'immediato crollo della resistenza delle sue truppe.

la battaglia di Margus e la morte di Carino

La fine della dinastia di Caro

Con la morte di Carino terminò definitivamente la breve dinastia fondata da Caro. Diocleziano rimase l'unico imperatore dell'Impero romano e poté avviare un vasto programma di riforme destinato a trasformare profondamente lo Stato romano.

L'ascesa di Diocleziano segnò l'inizio di una nuova fase della storia imperiale. Negli anni successivi il nuovo sovrano introdusse il sistema della Tetrarchia, una forma di governo che prevedeva la collaborazione di più imperatori per amministrare un Impero ormai troppo vasto e complesso per essere governato efficacemente da un solo sovrano. La fine della dinastia di Caro rappresentò quindi non soltanto la conclusione di un tentativo dinastico, ma anche la fine dell'anarchia militare e il passaggio a una nuova organizzazione politica destinata a garantire maggiore stabilità all'Impero romano.

 

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