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L'imperatore Valentiniano III

Valentiniano III

Valentiniano III fu imperatore dell'Impero romano d'Occidente dal 425 al 455 d.C., durante una delle fasi più critiche della storia imperiale. Poiché salì al trono all'età di sei anni, il governo fu inizialmente esercitato dalla madre Galla Placidia e successivamente influenzato dal generale Flavio Ezio, principale difensore dell'Impero.

Il regno fu segnato da una crescente instabilità politica, dalle lotte tra i comandanti militari e dalle continue invasioni barbariche. I Vandali guidati da Genserico conquistarono l'Africa romana e Cartagine, privando l'Impero di una fondamentale fonte di ricchezza e di approvvigionamento del grano. Contemporaneamente gli Unni di Attila minacciarono l'Occidente, ma furono fermati nel 451 nella battaglia dei Campi Catalaunici grazie all'azione di Flavio Ezio e dei suoi alleati.

Le origini e l'ascesa al trono

Valentiniano III, il cui nome completo era Placido Valentiniano, nacque a Ravenna il 2 luglio del 419 d.C. e fu imperatore dell'Impero romano d'Occidente dal 425 fino alla morte, avvenuta nel 455 d.C. Il lungo regno coincise con una delle fasi più difficili della storia dell'Impero d'Occidente, caratterizzata dalla progressiva perdita di territori, dall'indebolimento dell'autorità imperiale, dalle lotte tra i principali comandanti militari e dalle continue invasioni delle popolazioni barbariche.

Valentiniano III era l'unico figlio di Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio, e del generale romano Costanzo III, proclamato imperatore per un breve periodo nel 421. Attraverso la madre apparteneva contemporaneamente alla dinastia Valentiniana e alla dinastia Teodosiana, due delle più importanti famiglie imperiali della tarda età romana.

Alla morte dell'imperatore Onorio, avvenuta nel 423 d.C., il trono dell'Impero romano d'Occidente non passò immediatamente al giovane Valentiniano. Il potere fu infatti assunto dall'alto funzionario Giovanni, che si proclamò imperatore senza il consenso della corte di Costantinopoli. Giovanni viene ricordato come un usurpatore, poiché occupò il trono senza possedere un legittimo diritto dinastico.

Per difendere i diritti del figlio, Galla Placidia chiese l'intervento dell'imperatore d'Oriente Teodosio II, nipote della stessa Galla Placidia. Teodosio II organizzò una spedizione militare contro Giovanni che si concluse con la sconfitta e l'esecuzione dell'usurpatore. Dopo il ripristino della legittima successione dinastica, il 23 ottobre del 425 il giovane Flavio Placido Valentiniano venne proclamato Augusto d'Occidente all'età di appena sei anni.

le origini e l'ascesa al trono di Valeriniano III

La reggenza di Galla Placidia e l'ascesa di Flavio Ezio

Poiché Valentiniano III era ancora un bambino, il governo dell'Impero fu esercitato dalla madre Galla Placidia, che svolse il ruolo di reggente fino al 437. Anche dopo il raggiungimento della maggiore età del figlio, Galla Placidia continuò a esercitare una notevole influenza sulla politica imperiale.

Durante gli anni della reggenza il vero problema dell'Impero non fu soltanto rappresentato dalle invasioni esterne, ma anche dalle violente rivalità interne tra i principali comandanti militari. I protagonisti della lotta per il controllo dell'esercito furono Felice, Bonifacio ed Ezio. Ciascuno cercava di rafforzare il proprio potere personale, provocando continui conflitti che indebolirono ulteriormente lo Stato romano.

La lunga rivalità tra Ezio e Bonifacio aggravò la fragilità dell'Impero proprio nel momento in cui le frontiere erano sottoposte a crescenti pressioni da parte delle popolazioni barbariche. Alla fine prevalse Flavio Ezio, che riuscì a imporsi come il più autorevole comandante militare dell'Occidente. Pur senza assumere formalmente il titolo imperiale, Flavio Ezio esercitò per molti anni il controllo effettivo dell'esercito e influenzò profondamente tutte le principali decisioni politiche dell'Impero.

Per rafforzare ulteriormente i rapporti tra l'Impero romano d'Oriente e quello d'Occidente, nel 437 Valentiniano III sposò a Costantinopoli Licinia Eudossia, figlia dell'imperatore Teodosio II. Il matrimonio rappresentò un'importante alleanza dinastica destinata a consolidare la collaborazione politica tra le due corti imperiali.

Il generale Ezio influenza la politica imperiale

Il progressivo declino dell'Impero romano d'Occidente

L'intero regno di Valentiniano III fu caratterizzato da un rapido processo di decadenza dell'Impero romano d'Occidente. L'autorità imperiale si indebolì progressivamente, mentre le invasioni barbariche divennero sempre più frequenti e difficili da contrastare. A questa situazione si aggiungevano le continue lotte tra i comandanti militari, che sottraevano risorse ed energie alla difesa delle frontiere.

Nel corso del V secolo molte province occidentali andarono progressivamente perdute. Tra tutte, la perdita dell'Africa romana ebbe conseguenze particolarmente gravi, poiché quella regione rappresentava una delle principali fonti di ricchezza dell'Impero e garantiva il rifornimento di grano destinato soprattutto alla penisola italiana.

L'invasione dei Vandali e la perdita dell'Africa

La più grave minaccia proveniente dall'Occidente fu rappresentata dai Vandali guidati dal re Genserico.

Nel 429 i Vandali attraversarono lo Stretto di Gibilterra e penetrarono in Africa. Lo spostamento della popolazione vandala era stato favorito anche dalla pressione esercitata dai Visigoti nella penisola iberica, che aveva costretto Genserico a cercare nuovi territori da conquistare.

L'esercito romano tentò di fermare l'avanzata nemica unendo le forze dell'Impero romano d'Occidente, comandate dal generale Bonifacio, con quelle dell'Impero romano d'Oriente, guidate dal generale Asper. Nonostante questa collaborazione, l'offensiva vandala non poté essere arrestata.

Nel 435 i Romani furono costretti a stipulare una pace con Genserico, nota come tregua di Trigezio. Con questo accordo l'Impero riconobbe ai Vandali il possesso della Mauritania e della Numidia pur di conservare Cartagine e le ricche province della Proconsolare e della Byzacena.

La tregua ebbe però una durata molto breve. Nel 439 Genserico violò gli accordi e conquistò Cartagine, la città più importante dell'Africa romana. La perdita della città rappresentò uno dei colpi più duri subiti dall'Impero romano d'Occidente.

In quello stesso periodo l'Impero romano d'Oriente era impegnato a fronteggiare la crescente minaccia degli Unni e non poteva inviare rinforzi in Africa. Per questa ragione l'Impero romano d'Occidente fu costretto a riconoscere il dominio dei Vandali sui territori conquistati.

Le conseguenze economiche furono gravissime. L'Africa costituiva infatti la principale fonte di approvvigionamento del grano destinato all'Italia e una delle più importanti basi fiscali dello Stato romano. La perdita delle province africane provocò una drastica riduzione delle forniture alimentari, una forte diminuzione delle entrate tributarie e un aumento della pressione fiscale sulla popolazione, aggravando ulteriormente la crisi economica dell'Impero.

le invasioni barbariche

Gli Unni e l'ascesa di Attila

Un'altra grande minaccia fu rappresentata dagli Unni, popolazione di origine asiatica che nel V secolo si stabilì nelle regioni dell'Europa orientale. L'arrivo degli Unni provocò un effetto a catena sulle altre popolazioni barbariche, spingendo numerosi gruppi germanici verso i confini dell'Impero romano.

I rapporti tra Romani e Unni non furono sempre caratterizzati dall'ostilità. In diverse occasioni gli imperatori romani utilizzarono contingenti unni come mercenari e alleati militari. Nel corso della prima metà del V secolo gli Unni ottennero anche importanti concessioni territoriali, soprattutto in Pannonia, oltre al pagamento di consistenti tributi sia da parte dell'Impero romano d'Oriente sia dell'Impero romano d'Occidente.

La situazione cambiò radicalmente nel 450 con la morte dell'imperatore Teodosio II. Il nuovo imperatore d'Oriente, Flavio Marciano, decise infatti di interrompere il pagamento dei tributi ad Attila. Questa decisione contribuì a rompere gli equilibri diplomatici costruiti negli anni precedenti.

Consapevole dell'impossibilità di espugnare Costantinopoli, protetta da possenti mura difensive, Attila preferì rivolgere la propria offensiva contro l'Impero romano d'Occidente. Come ulteriore giustificazione dell'invasione utilizzò una richiesta di aiuto inviata da Giusta Grata Onoria, sorella di Valentiniano III, interpretandola come una proposta di matrimonio e come un presunto diritto a intervenire negli affari dell'Impero.

La battaglia dei Campi Catalaunici

Nel 451 Attila invase la Gallia. Per contrastare l'offensiva venne costituita una vasta coalizione composta dall'esercito romano e dai Visigoti, guidata dal generale Flavio Ezio.

Lo scontro decisivo avvenne nella battaglia dei Campi Catalaunici, una delle battaglie più importanti della tarda antichità. La vittoria della coalizione romano visigota fermò l'espansione unna verso l'Europa occidentale e rappresentò il più grande successo militare ottenuto dall'Impero romano d'Occidente durante il regno di Valentiniano III.

Nonostante la sconfitta, Attila riuscì a ritirare gran parte del proprio esercito senza subire una distruzione completa.

L'invasione dell'Italia e il ritiro di Attila

L'anno successivo, nel 452, Attila invase l'Italia settentrionale devastando numerose città.

La tradizione ricorda il celebre incontro tra Attila e papa Leone I, episodio spesso indicato come la causa del ritiro degli Unni. In realtà gli storici ritengono che la decisione di Attila fu determinata da diversi fattori. L'esercito unna soffriva infatti gravi difficoltà logistiche, la scarsità dei rifornimenti, la diffusione di pestilenze e carestie e la concreta possibilità di un intervento militare dell'Impero romano d'Oriente alle spalle delle forze di Attila. Per queste ragioni gli Unni abbandonarono definitivamente l'Italia e si ritirarono in Pannonia.

L'assassinio di Flavio Ezio

Dopo la vittoria contro Attila, il prestigio di Flavio Ezio raggiunse il punto più alto. La straordinaria popolarità del generale suscitò però la diffidenza della corte imperiale e dello stesso Valentiniano III.

Le fonti antiche descrivono generalmente Valentiniano III come un sovrano debole, poco energico e fortemente influenzato dai propri collaboratori. Temendo che Flavio Ezio potesse aspirare al trono, l'imperatore maturò la decisione di eliminarlo.

Nel 454 Valentiniano III convocò Flavio Ezio a palazzo con un pretesto e lo uccise personalmente con la propria spada durante un'udienza. L'eliminazione del generale privò l'Impero del comandante più capace proprio nel momento di maggiore difficoltà.

Secondo una celebre tradizione, subito dopo l'assassinio un consigliere avrebbe rimproverato l'imperatore pronunciando una frase destinata a diventare famosa: Valentiniano III aveva "tagliato la mano destra con la sinistra". L'espressione voleva sottolineare come l'imperatore avesse distrutto il principale sostegno della propria autorità.

l'assassinio di Ezio e di Valentiniano III

La morte di Valentiniano III e la fine della dinastia

La morte di Flavio Ezio ebbe conseguenze immediate anche sul destino dell'imperatore.

Privo del generale che aveva garantito per molti anni la difesa dell'Impero, Valentiniano III rimase politicamente isolato. Il 16 marzo del 455 Valentiniano III venne assassinato a Roma da due ex seguaci di Flavio Ezio, Optila e Traustila, probabilmente su istigazione del senatore Petronio Massimo.

Con la morte di Valentiniano III si estinse la linea regnante della dinastia teodosiana in Occidente. Petronio Massimo salì al trono, ma il nuovo imperatore riuscì a governare soltanto per poche settimane. Nello stesso anno i Vandali di Genserico giunsero fino a Roma e sottoposero la città a un devastante sacco.

La scomparsa di Valentiniano III e, soprattutto, quella di Flavio Ezio segnarono l'inizio della fase finale della storia dell'Impero romano d'Occidente. Privato dei propri migliori comandanti militari, indebolito economicamente dalla perdita dell'Africa e continuamente minacciato dalle invasioni barbariche, l'Impero entrò in un rapido processo di dissoluzione che avrebbe portato, nell'arco di circa vent'anni, alla definitiva caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 d.C. con la deposizione di Romolo Augustolo.

 

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