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L'imperatore Costantino

Costantino il Grande e la trasformazione dell'Impero romano

Flavio Valerio Costantino, universalmente noto come Costantino il Grande, fu imperatore romano dal 306 al 337 d.C. e rappresentò una delle figure più importanti e decisive della storia dell'Impero romano. Il lungo governo segnò una profonda trasformazione dello Stato, delle istituzioni e dei rapporti tra potere politico e religione. A Costantino si devono infatti la definitiva affermazione del principio monarchico assoluto, la legalizzazione del cristianesimo, la fondazione di una nuova capitale imperiale in Oriente e una serie di riforme amministrative, economiche e militari che avrebbero influenzato l'Impero per molti secoli.

L'azione politica di Costantino pose le basi del cosiddetto Impero romano cristiano e contribuì alla progressiva trasformazione del mondo romano in una realtà sempre più orientata verso l'Oriente e sempre più caratterizzata dalla presenza della Chiesa cristiana all'interno delle strutture dello Stato.

Le origini e l'ascesa al potere

Costantino nacque il 27 febbraio del 272 d.C. a Naissus, nell'attuale Serbia, da Costanzo Cloro, generale di origine illirica destinato a diventare uno dei tetrarchi dell'Impero, e da Elena, donna di umili origini greche che la tradizione cristiana avrebbe poi venerato come sant'Elena.

Durante la giovinezza Costantino prestò servizio militare in Oriente sotto gli imperatori Diocleziano e Galerio, distinguendosi per capacità militari e politiche. In seguito raggiunse il padre in Britannia. Alla morte di Costanzo Cloro, avvenuta nel 306 d.C. a Eboracum, l'attuale York, le legioni acclamarono Costantino nuovo imperatore.

Questa proclamazione avvenne secondo il principio dinastico ed ereditario e non rispettava il sistema della Tetrarchia creato da Diocleziano, fondato invece sulla successione per designazione. L'acclamazione di Costantino provocò quindi il crollo dell'equilibrio tetrarchico e diede inizio a una lunga stagione di guerre civili che avrebbe interessato tutto l'Impero romano.

Ascesa di Costantino

La guerra contro Massenzio e la battaglia di Ponte Milvio

Il momento decisivo della prima fase della carriera politica di Costantino fu la guerra contro Massenzio, che controllava Roma e gran parte dell'Occidente.

Il 28 ottobre del 312 d.C., presso Ponte Milvio, alle porte di Roma, gli eserciti dei due rivali si affrontarono nella battaglia destinata a cambiare la storia dell'Impero. Le legioni di Costantino ottennero una vittoria decisiva e Massenzio trovò la morte durante lo scontro, annegando nel Tevere mentre tentava di fuggire.

Secondo la tradizione cristiana, alla vigilia della battaglia Costantino avrebbe avuto una visione divina oppure un sogno nel quale apparve una croce accompagnata dalla celebre frase latina "In hoc signo vinces", cioè "Con questo segno vincerai". In seguito a questa esperienza avrebbe ordinato ai soldati di dipingere il monogramma di Cristo sugli scudi. Sebbene gli storici discutano ancora sul significato storico dell'episodio, la tradizione attribuisce proprio a questa esperienza l'inizio del rapporto privilegiato tra Costantino e il cristianesimo.

La vittoria eliminò l'usurpatore Massenzio. Formalmente l'Impero d'Occidente sarebbe spettato a Licinio, che ne era il legittimo augusto, ma Licinio era maggiormente interessato al governo dell'Oriente. Poiché Costantino era il legittimo cesare dell'Occidente e Licinio non avanzò pretese concrete sui territori occidentali, Costantino rimase l'unico imperatore dell'Occidente.

Nel frattempo, dopo la morte di Galerio, il titolo di augusto d'Oriente fu conteso tra Licinio e Massimino Daia. Lo scontro si concluse nel 313 con la vittoria di Licinio nella battaglia di Tzirallum, ristabilendo un equilibrio politico fondato sulla presenza di Costantino in Occidente e di Licinio in Oriente.

L'Editto di Milano e la libertà religiosa

Nel 313 d.C. Costantino e Licinio promulgarono il celebre Editto di Milano, uno dei provvedimenti più importanti della storia romana.

L'editto garantiva la piena libertà di culto ai cristiani e ai seguaci di tutte le altre religioni dell'Impero, ponendo ufficialmente fine alle persecuzioni iniziate durante il regno di Diocleziano. Inoltre ordinava la restituzione immediata delle proprietà confiscate alle comunità cristiane nel corso delle persecuzioni.

La libertà religiosa concessa dall'editto era tuttavia subordinata alla condizione che ogni religione contribuisse al bene dello Stato e fosse favorevole alla prosperità dell'Impero.

Questa decisione rappresentò l'inizio dell'Impero romano cristiano. L'apertura verso il cristianesimo non derivava inizialmente da una conversione personale degli imperatori, ma soprattutto da una scelta politica. Costantino comprese infatti che il cristianesimo costituiva una forza sociale ormai molto diffusa e poteva diventare uno strumento di stabilità e di unificazione dell'Impero.

Lo stesso Costantino non ricevette il battesimo durante gran parte della propria vita e mantenne la tradizionale carica di pontefice massimo della religione romana. Soltanto poco prima della morte ricevette il battesimo dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.

L'atteggiamento dei due imperatori, tuttavia, fu profondamente diverso. Costantino mantenne una politica favorevole ai cristiani, mentre Licinio secondo le fonti storiche ritornò ben presto a perseguitare le comunità cristiane presenti nei territori orientali. Tuttavia, a causa della damnatio memoriae e della propaganda costantiniana si sa poco sul reale atteggiamento di Licinio nei confronti dei cristiani.

l'editto di Milano

La guerra contro Licinio e l'unificazione dell'Impero

I rapporti tra Costantino e Licinio peggiorarono progressivamente. Entrambi violarono gli accordi stipulati negli anni precedenti e la rivalità sfociò nel 316 in una nuova guerra civile.

Il conflitto proseguì per diversi anni e si concluse soltanto nel 324 d.C., quando Costantino riportò una vittoria definitiva, culminata nella battaglia di Crisopoli.

Licinio venne inizialmente mandato in esilio, ma successivamente fu accusato di avere organizzato una congiura e venne condannato a morte.

Con questa vittoria Costantino riunificò l'Impero romano sotto un unico sovrano e assunse il titolo di imperatore di tutto il mondo romano, diventando l'unico dominatore dell'Oriente e dell'Occidente e ponendo definitivamente fine all'esperienza della Tetrarchia.

La politica religiosa e il rapporto con la Chiesa

Una volta divenuto unico imperatore, Costantino sviluppò una politica sempre più favorevole al cristianesimo. L'obiettivo non consisteva soltanto nella protezione della nuova religione, ma anche nel rafforzamento dell'autorità imperiale attraverso la collaborazione con una struttura religiosa ormai molto organizzata e radicata nella società.

Costantino considerava la Chiesa cristiana una forza politica e sociale capace di contribuire al controllo del popolo e delle classi più umili, favorendo così la stabilità dell'Impero.

Per questo motivo emanò numerosi provvedimenti a favore dei cristiani. Restituì definitivamente tutti i beni confiscati durante le persecuzioni, concesse importanti privilegi economici al clero, tra cui l'esenzione dalle imposte municipali, riconobbe ai sacerdoti cristiani particolari immunità e favorì l'accesso dei cristiani agli incarichi pubblici nell'amministrazione e nell'esercito.

Ai vescovi furono concessi anche poteri giurisdizionali e vennero riconosciuti i tribunali ecclesiastici, le cui sentenze potevano essere equiparate a quelle dei tribunali civili. Inoltre la domenica fu proclamata giorno di riposo obbligatorio e furono limitati numerosi spettacoli tradizionali del mondo pagano, tra cui i combattimenti dei gladiatori.

La politica di tolleranza e di collaborazione con la Chiesa portò Costantino a essere considerato una sorta di "vescovo esterno" della comunità cristiana, cioè un sovrano che, pur non appartenendo al clero, interveniva direttamente nella vita della Chiesa per garantirne l'unità.

L'imperatore finanziò inoltre la costruzione di importanti edifici religiosi destinati a diventare simboli del cristianesimo, tra i quali la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme e l'antica Basilica di San Pietro a Roma.

Il Concilio di Nicea e la lotta contro l'arianesimo

Le controversie teologiche rischiavano di dividere profondamente la Chiesa e, di conseguenza, anche l'Impero. Per questo motivo Costantino convocò nel 325 d.C. il primo concilio ecumenico della storia cristiana, riunito nella città di Nicea.

Nel Concilio di Nicea venne affrontata soprattutto la dottrina di Ario, sacerdote di Alessandria, secondo il quale Cristo non possedeva la stessa natura divina del Padre.

Con l'appoggio dell'imperatore il concilio condannò l'arianesimo come eresia e formulò il Credo di Nicea, destinato a diventare uno dei fondamenti della dottrina cristiana.

L'intervento di Costantino dimostrò come il potere imperiale intendesse ormai assumere anche un ruolo di garante dell'unità religiosa dell'Impero.

Le riforme istituzionali, economiche e militari

Costantino completò e rafforzò il processo di trasformazione dello Stato iniziato da Diocleziano, consolidando il Dominato, cioè una forma di monarchia assoluta nella quale l'imperatore concentrava nelle proprie mani i principali poteri civili, militari e religiosi.

Sul piano amministrativo separò in maniera ancora più netta le competenze civili da quelle militari e riorganizzò la complessa struttura burocratica dell'Impero. Molti funzionari furono elevati al rango senatoriale per integrare la tradizionale aristocrazia romana all'interno della nuova amministrazione imperiale.

Nel campo economico realizzò una fondamentale riforma monetaria introducendo il solidus, una moneta d'oro del peso di circa quattro grammi e mezzo caratterizzata da un valore stabile e garantito. Grazie alla solidità della nuova moneta fu possibile limitare gli effetti dell'inflazione e favorire gli scambi commerciali. Il solidus rimase la principale moneta di riferimento nel Mediterraneo e in gran parte dell'Europa per circa mille anni.

Anche l'organizzazione militare venne profondamente rinnovata. Costantino rafforzò le truppe mobili da campagna, chiamate comitatenses, direttamente dipendenti dall'imperatore e pronte a intervenire rapidamente nelle aree minacciate. Ai limitanei, cioè alle truppe stanziate lungo i confini, rimase invece il compito di sorvegliare stabilmente le frontiere.

L'imperatore incrementò inoltre il reclutamento di soldati di origine barbarica, una scelta destinata ad avere importanti conseguenze nella successiva storia dell'Impero.

le riforme di Costantino

La fondazione di Costantinopoli

Uno degli eventi più significativi del regno fu la fondazione della nuova capitale imperiale.

Nel 330 d.C. Costantino inaugurò ufficialmente Costantinopoli sull'antico sito della città greca di Bisanzio. Il nome ufficiale della nuova capitale era Nuova Roma, ma il nome Costantinopoli si impose rapidamente in onore del fondatore.

La posizione geografica sullo stretto del Bosforo offriva enormi vantaggi strategici. La città controllava i collegamenti commerciali tra Europa e Asia, permetteva una più efficace difesa dei confini orientali contro le minacce esterne e si trovava nel cuore delle regioni economicamente più ricche dell'Impero.

Lo spostamento della capitale ridusse notevolmente il peso politico dell'Italia, che divenne una semplice diocesi amministrativa, mentre il centro della vita economica, militare e politica si spostò definitivamente verso l'Oriente.

Costantinopoli venne progettata anche come una capitale profondamente ispirata ai valori del cristianesimo e sarebbe rimasta il cuore dell'Impero romano d'Oriente per oltre mille anni.

Costantinopoli

Le vicende familiari

Dietro l'immagine pubblica di sovrano pio e protettore della Chiesa si nascondevano anche drammatiche vicende familiari.

Nel 326 Costantino ordinò la condanna a morte del figlio maggiore Crispo, che venne giustiziato a Pola in circostanze ancora oggi non completamente chiarite.

Poco tempo dopo anche la moglie Fausta, matrigna di Crispo, fu messa a morte. Dopo l'esecuzione la memoria di Fausta fu ufficialmente cancellata attraverso la pratica della damnatio memoriae, con la quale lo Stato eliminava ogni ricordo pubblico della persona condannata.

Questi episodi mostrano come la lotta per la conservazione del potere potesse prevalere anche sui legami familiari all'interno della dinastia imperiale.

la morte di Costantino

La morte di Costantino e la successione

Nel 337 d.C., mentre preparava una nuova campagna militare contro l'Impero persiano, Costantino si ammalò gravemente ad Achyron, nei pressi di Nicomedia.

Poco prima della morte ricevette il battesimo dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia, aderendo formalmente al cristianesimo soltanto negli ultimi giorni della propria vita.

Costantino morì il 22 maggio del 337 d.C. La scomparsa dell'imperatore riaprì immediatamente il problema della successione.

Il governo dell'Impero venne affidato ai tre figli Costantino II, Costante I e Costanzo II. La divisione del potere, tuttavia, non garantì la stabilità politica e diede origine a nuove lotte dinastiche che avrebbero caratterizzato i decenni successivi.

L'eredità storica di Costantino

L'importanza storica di Costantino supera di gran lunga quella di un semplice sovrano vittorioso. Il regno segnò il definitivo passaggio dall'antico Impero romano pagano all'Impero romano cristiano, consolidò il modello monarchico assoluto del Dominato, trasformò profondamente l'organizzazione dello Stato e inaugurò una nuova fase della civiltà romana con la fondazione di Costantinopoli.

l'eredità di Costantino

Le riforme amministrative, economiche e militari garantirono maggiore stabilità all'Impero, mentre la collaborazione con la Chiesa modificò profondamente i rapporti tra autorità politica e religione. La nuova capitale orientale sarebbe rimasta il centro dell'Impero bizantino fino al 1453, mentre il solidus continuò a rappresentare per circa un millennio una delle monete più stabili e prestigiose della storia.

Per questi motivi Costantino il Grande è considerato uno dei protagonisti assoluti della storia universale, capace di imprimere una svolta decisiva al destino dell'Impero romano e dell'intera civiltà europea.

 

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