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L'imperatore Marciano

Marciano

Marciano, il cui nome completo era Flavio Marciano (in latino Flavius Marcianus), nacque intorno al 392 d.C., probabilmente in Tracia o, secondo alcune fonti, in Illiria. Fu imperatore romano d'Oriente dal 450 al 457 d.C. e il suo regno rappresentò una svolta rispetto alla politica perseguita dal predecessore Teodosio II. L'azione di governo di Marciano fu caratterizzata da una profonda riorganizzazione delle finanze imperiali, da una politica estera più energica nei confronti degli Unni e da un ruolo determinante nelle grandi controversie religiose del V secolo, culminate con la convocazione del Concilio di Calcedonia.

Le origini e l'ascesa al trono

Marciano proveniva da una famiglia di modeste condizioni e intraprese molto presto la carriera militare. Per circa quindici anni prestò servizio come domesticus, cioè assistente personale e ufficiale di fiducia, al seguito dei potenti generali Ardaburio e del figlio Aspar, uno dei comandanti più influenti dell'esercito romano d'Oriente. Grazie alla lunga esperienza militare e alla fiducia conquistata presso l'élite dell'esercito, Marciano acquisì una posizione di rilievo all'interno della corte imperiale, diventando uno dei candidati più autorevoli alla successione imperiale.

Nel 450 d.C. l'imperatore Teodosio II morì improvvisamente senza lasciare eredi maschi né indicare un successore. La situazione rischiava di aprire una grave crisi dinastica, ma il generale Aspar intervenne sostenendo la candidatura di Marciano, considerato un uomo esperto, affidabile e capace di garantire la stabilità dell'Impero.

Per conferire piena legittimità alla successione, Marciano sposò Pulcheria, sorella di Teodosio II. Il matrimonio ebbe un valore prevalentemente politico, poiché Pulcheria aveva pronunciato un voto di verginità che continuò a rispettare anche dopo le nozze. Attraverso questa unione, Marciano si collegò direttamente alla dinastia teodosiana, rafforzando la propria posizione agli occhi della corte, dell'esercito e della popolazione.

Il 25 agosto 450 Marciano fu incoronato imperatore presso l'Hebdomon, assumendo il titolo ufficiale di Imperator Caesar Flavius Marcianus Augustus.

l'ascesa al trono imperiale di Marciano

La nuova politica estera

L'aspetto più innovativo del regno di Marciano fu il radicale cambiamento della politica estera rispetto a quella perseguita da Teodosio II.

Il nuovo imperatore riteneva che la strategia fondata sul pagamento di ingenti tributi agli Unni fosse economicamente insostenibile e politicamente umiliante. Per questo motivo, uno dei primi provvedimenti adottati dopo l'ascesa al trono consistette nell'interrompere il pagamento dell'annuale tributo in oro ad Attila. Marciano era infatti convinto che gli Unni non possedessero le capacità militari e tecniche necessarie per conquistare Costantinopoli, protetta da possenti mura e da un sistema difensivo estremamente efficace.

Questa scelta segnò una netta inversione di rotta rispetto alla politica delle concessioni diplomatiche adottata dal predecessore e dimostrò la volontà dell'imperatore di riaffermare il prestigio e l'autorevolezza dell'Impero romano d'Oriente.

Il confronto con Attila

La politica di Marciano nei confronti degli Unni non si limitò al rifiuto dei tributi, ma assunse anche un carattere offensivo.

Nel 452, mentre Attila stava devastando l'Italia e minacciava seriamente l'Impero romano d'Occidente, Marciano ordinò una serie di spedizioni militari oltre il Danubio contro i territori controllati dagli Unni nella pianura ungherese. Questa offensiva costrinse Attila a preoccuparsi della sicurezza delle proprie basi e contribuì, insieme alle difficoltà logistiche, alla scarsità di viveri e alle epidemie che colpirono l'esercito unna, alla decisione di ritirarsi dalla penisola italiana.

Dopo la morte di Attila, avvenuta nel 453, la vasta confederazione unna si disgregò rapidamente. Marciano seppe sfruttare questa situazione instaurando nuovi rapporti diplomatici con diverse popolazioni germaniche, tra cui Ostrogoti, Gepidi e Sciri. Molti di questi gruppi furono insediati lungo le frontiere imperiali come foederati, cioè alleati incaricati di contribuire alla difesa dei confini in cambio di terre e autonomia interna.

la lotta contro gli Unni

La difesa dei confini orientali

La politica estera di Marciano faceva parte di un progetto più ampio finalizzato alla razionalizzazione delle spese pubbliche e alla riorganizzazione dell'intero apparato imperiale.

L'imperatore concentrò l'attenzione soprattutto sui confini orientali, dove continuavano le pressioni esercitate dagli Armeni e dall'Impero persiano dei Sasanidi. La scelta di destinare uomini e risorse a questa regione rispondeva all'esigenza di proteggere le province economicamente più ricche dell'Impero, evitando costose campagne militari in Occidente.

Il Concilio di Calcedonia  

Uno degli eventi più importanti del regno di Marciano fu la convocazione del IV concilio ecumenico della Chiesa, celebrato nel 451 a Calcedonia, una località situata nei pressi di Costantinopoli.

Il concilio fu convocato per risolvere le profonde controversie teologiche sorte intorno alla natura di Cristo e per ristabilire l'unità religiosa dell'Impero. L'assemblea annullò le decisioni del cosiddetto "latrocinio di Efeso" del 449 e definì ufficialmente che Cristo possiede due nature complete, una divina e una umana, unite in un'unica persona "senza confusione, senza mutamento, senza divisione e senza separazione".

Il concilio condannò con fermezza il monofisismo sostenuto da Eutiche, secondo il quale Cristo avrebbe posseduto un'unica natura prevalentemente divina. Questa decisione fu pienamente conforme alla posizione sostenuta da papa Leone I, detto Leone Magno.

Oltre agli aspetti dottrinali, il concilio riconobbe anche una posizione di particolare prestigio al patriarca di Costantinopoli all'interno della Chiesa orientale, rafforzando ulteriormente il ruolo religioso della capitale imperiale.

La definizione calcedonese favorì un momentaneo riavvicinamento tra Costantinopoli e Roma, ma provocò anche profonde tensioni nelle province orientali, soprattutto in Egitto e in Siria, dove il monofisismo continuò a godere di un vasto consenso popolare.

La politica religiosa

L'azione religiosa di Marciano non si limitò alla convocazione del concilio. L'imperatore confermò infatti la legislazione antipagana già introdotta dai predecessori, irrigidendone ulteriormente l'applicazione.

Furono vietati i sacrifici e numerose pratiche religiose tradizionali considerate idolatriche. In alcuni casi la legislazione prevedeva persino la pena di morte per determinate violazioni, oltre alla chiusura dei templi pagani e a sanzioni nei confronti dei funzionari che non facevano rispettare le disposizioni imperiali.

Questa politica aveva lo scopo di rafforzare il cristianesimo come religione ufficiale dell'Impero e di consolidare l'unità religiosa dello Stato.

 

il concilio di Calcedonia

Le riforme economiche e legislative

Quando Marciano salì al trono, le finanze imperiali erano gravemente compromesse soprattutto a causa degli enormi tributi versati agli Unni durante il regno di Teodosio II.

L'imperatore avviò una rigorosa politica di contenimento della spesa pubblica, ridusse gli sprechi amministrativi, contrastò numerosi abusi della burocrazia e limitò le costose campagne militari, evitando nello stesso tempo di aumentare la pressione fiscale.

Tra i provvedimenti più importanti figurò il condono di numerosi arretrati fiscali dovuti allo Stato e l'abolizione del follis, una tassa che gravava sui possedimenti fondiari dei senatori e che ammontava a circa sette libbre d'oro ogni anno.

Marciano promulgò inoltre venti nuove leggi, note come Novelle Marcianee, destinate a migliorare il funzionamento dell'amministrazione imperiale e a limitare gli abusi dei funzionari pubblici. Tra le riforme legislative più significative modificò anche una precedente legge emanata da Costantino I, consentendo ai senatori di sposare donne di buona reputazione indipendentemente dalla loro condizione sociale o dal patrimonio posseduto.

Grazie a questa prudente gestione delle finanze, al momento della morte l'erario imperiale disponeva di un avanzo di circa sette milioni di solidi, risultato eccezionale per un'epoca caratterizzata da continue guerre e da forti difficoltà economiche.

Le riforme leglislative

I rapporti con l'Impero romano d'Occidente

Nonostante il deciso intervento contro gli Unni, Marciano mostrò scarso interesse per le vicende dell'Impero romano d'Occidente. L'imperatore concentrò infatti la maggior parte delle risorse economiche e militari sulla difesa dell'Oriente, ritenendo prioritario garantire la sicurezza delle province orientali e la stabilità finanziaria dello Stato.

Questa scelta comportò un sostanziale abbandono dell'Occidente, che dovette affrontare quasi esclusivamente con le proprie forze le devastazioni provocate dagli Unni di Attila e, successivamente, dai Vandali guidati da Genserico.

Marciano riconobbe inizialmente l'autorità dell'imperatore Valentiniano III. Tuttavia, dopo la morte di quest'ultimo, rifiutò di riconoscere come legittimi gli imperatori Petronio Massimo e Avito, negando alle loro ambascerie il riconoscimento ufficiale dell'Impero d'Oriente.

i rapporti con l'occidente

La morte e la successione

Marciano morì il 27 gennaio 457 d.C., all'età di circa sessantacinque anni. Dopo la morte, il corpo fu sepolto nella Chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli, luogo di sepoltura riservato agli imperatori bizantini.

Ancora una volta il generale Aspar esercitò un ruolo decisivo nella successione imperiale, favorendo l'elezione al trono di Leone I, conosciuto anche come Leone I il Trace, che divenne il nuovo imperatore romano d'Oriente.

L'eredità storica

Il regno di Marciano, pur durato soltanto sette anni, ebbe conseguenze profonde sulla storia dell'Impero romano d'Oriente. L'interruzione del pagamento dei tributi agli Unni contribuì a ristabilire il prestigio dell'autorità imperiale e ad alleggerire il peso economico sulle finanze dello Stato. La prudente amministrazione finanziaria consentì di risanare il bilancio pubblico e di lasciare un consistente avanzo nelle casse imperiali.

Sul piano religioso, il Concilio di Calcedonia rappresentò uno degli eventi più importanti della storia del cristianesimo, poiché definì una dottrina destinata a influenzare profondamente lo sviluppo della Chiesa. La Chiesa ortodossa venera Marciano come santo e celebra la memoria liturgica il 17 febbraio, riconoscendo il ruolo svolto nella difesa della fede e nell'organizzazione religiosa dell'Impero.

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