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Flavio Onorio

Flavio Onorio e la crisi dell'Impero romano d'Occidente

Flavio Onorio, imperatore romano d'Occidente dal 395 al 423 d.C., rappresenta una delle figure più significative della fase finale della storia dell'Impero romano. Il lungo regno di quasi trent'anni coincide infatti con un periodo di gravissima crisi politica, militare e istituzionale, caratterizzato dalla progressiva perdita dell'autorità imperiale, dall'espansione dei popoli germanici all'interno dei confini romani e dal celebre sacco di Roma del 410 d.C., un evento destinato a lasciare un segno profondo nella memoria del mondo antico.

L'ascesa di Onorio e la definitiva divisione dell'Impero

Onorio nacque a Costantinopoli il 9 settembre del 384 d.C. e apparteneva alla dinastia teodosiana. Nel 393 il padre, l'imperatore Teodosio I, lo nominò Augusto quando aveva soltanto nove anni, preparandolo così alla successione imperiale.

Alla morte di Teodosio I, avvenuta nel gennaio del 395, il governo dell'Impero romano venne affidato ai due figli. Il primogenito Arcadio ricevette l'Impero romano d'Oriente, economicamente più ricco, più urbanizzato e dotato di maggiori risorse finanziarie. Il secondogenito Flavio Onorio ottenne invece il controllo dell'Impero romano d'Occidente, una parte territorialmente molto estesa ma ormai più fragile dal punto di vista economico e militare.

L'intenzione di Teodosio non era quella di dividere definitivamente l'Impero romano in due Stati indipendenti. L'imperatore aveva immaginato una semplice ripartizione amministrativa del governo, mantenendo l'unità politica dell'intero impero sotto due sovrani appartenenti alla stessa famiglia. Tuttavia, gli avvenimenti successivi dimostrarono che quella decisione segnò una svolta irreversibile. Dopo il 395, infatti, Oriente e Occidente iniziarono a seguire percorsi politici sempre più autonomi e l'Impero romano non tornò mai più a essere governato da un unico imperatore.

A rendere ancora più difficile la situazione contribuirono i pessimi rapporti tra Onorio e Arcadio. La collaborazione tra i due imperatori risultò praticamente inesistente e la tradizionale unità politica dell'Impero romano si indebolì rapidamente. I popoli barbari, già stanziati lungo i confini imperiali, approfittarono di questa crescente debolezza per avanzare richieste economiche, ottenere nuovi territori oppure tentare vere e proprie invasioni.

l'ascesa di Onorio

La tutela di Stilicone

Poiché Onorio era ancora un bambino quando salì al trono, il governo effettivo dell'Impero romano d'Occidente fu affidato al generale Flavio Stilicone, uno dei più importanti comandanti militari dell'epoca. Stilicone era di origine vandala ma aveva costruito una brillante carriera al servizio di Roma, conquistando la piena fiducia di Teodosio I, che lo aveva scelto come tutore del giovane imperatore.

Per consolidare ulteriormente il rapporto con la dinastia imperiale, Stilicone diede in moglie a Onorio la figlia Maria nel 398. Dopo la morte di Maria, il matrimonio fu rinnovato con un'altra figlia del generale, Termanzia. Queste unioni matrimoniali avevano soprattutto un significato politico, poiché rafforzavano il legame tra la famiglia imperiale e il più autorevole comandante dell'esercito occidentale.

Durante gli anni della tutela di Stilicone, il generale fu il vero artefice della politica dell'Impero romano d'Occidente, dirigendo sia le operazioni militari sia le principali decisioni strategiche.

Le invasioni barbariche e la difesa dell'Italia

All'inizio del V secolo la pressione dei popoli barbarici lungo i confini dell'Impero romano aumentò in maniera considerevole. La crescente instabilità delle frontiere costrinse Roma a impiegare enormi risorse militari nel tentativo di contenere le invasioni.

Tra il 401 e il 403 i Visigoti guidati da Alarico penetrarono ripetutamente in Italia. L'obiettivo del loro re non era inizialmente la distruzione dell'Impero romano, bensì l'ottenimento di territori, denaro e un riconoscimento ufficiale all'interno dell'organizzazione imperiale.

Tuttavia, grazie all'abilità strategica di Stilicone le invasioni furono respinte. Il generale sconfisse Alarico nella battaglia di Pollenzo nel 402 e successivamente riportò un'altra importante vittoria presso Verona nel 403, impedendo temporaneamente ai Visigoti di conquistare l'Italia.

Pochi anni dopo, nel 406, una nuova grave minaccia colpì la penisola italiana. Il re ostrogoto Radagaiso guidò un'imponente invasione che coinvolgeva anche altri gruppi barbarici. Stilicone affrontò l'esercito nemico presso Fiesole, ottenendo una vittoria decisiva e annientando le forze degli invasori. Le fonti ricordano in questo contesto anche la presenza di contingenti appartenenti ad Alani e Suebi.

Stilicone resipinge le ondate barbariche

Il trasferimento della capitale a Ravenna

Nonostante i successi ottenuti sul campo di battaglia, Stilicone comprese che Milano non offriva più sufficienti garanzie di sicurezza come capitale dell'Impero romano d'Occidente.

Per questo motivo, tra il 402 e il 404, la sede imperiale venne trasferita a Ravenna. La scelta rispondeva a precise esigenze strategiche. Ravenna era infatti protetta dalle vaste paludi circostanti, difficilmente attraversabili dagli eserciti nemici, ed era collegata al mare, caratteristica che rendeva più agevoli i rifornimenti e le comunicazioni con le altre province.

Il trasferimento della capitale consentì alla corte imperiale di difendersi meglio dalle invasioni, ma ebbe anche un importante valore simbolico. Milano cessava di essere il centro politico dell'Occidente, mentre Ravenna diventava la nuova capitale fino alla fine dell'Impero romano d'Occidente.

L'indebolimento delle frontiere imperiali

Per concentrare il maggior numero possibile di soldati nella difesa dell'Italia, Stilicone fu costretto a sottrarre truppe dalle altre regioni dell'impero. In particolare, il generale sguarnì il limes del Reno e altri importanti sistemi difensivi posti lungo le frontiere settentrionali.

Questa scelta, necessaria per salvaguardare la penisola italiana, ebbe conseguenze molto gravi. Nel 406 numerosi popoli germanici attraversarono il Reno, ormai scarsamente difeso, penetrando all'interno dell'Impero romano.

Le province della Gallia e della Spagna subirono così le invasioni di Suebi, Vandali, Burgundi, Alani, Alamanni e Franchi, che finirono progressivamente per stabilire regni autonomi all'interno dei territori imperiali. Nello stesso periodo anche la Britannia venne progressivamente abbandonata dall'amministrazione romana. L'autorità imperiale cessò definitivamente nell'isola, mentre Angli e Sassoni iniziarono a insediarsi stabilmente nel territorio britannico.

Questi avvenimenti segnarono una perdita territoriale di enorme importanza e dimostrarono come l'Impero romano d'Occidente non fosse più in grado di difendere contemporaneamente tutte le proprie frontiere.

le invasioni barbariche

La caduta di Stilicone

Nonostante i grandi successi militari ottenuti, Stilicone suscitò l'ostilità di una parte dell'aristocrazia senatoriale e della nobiltà italico romana.

Il generale aveva infatti cercato di integrare numerosi Goti nell'esercito romano e aveva condotto una politica di compromesso con i Visigoti, ritenendo che una collaborazione controllata fosse preferibile a una guerra continua. Questa linea politica fu interpretata da molti come un tradimento degli interessi di Roma.

I nemici politici di Stilicone convinsero Onorio che il generale stesse preparando una congiura contro l'imperatore. Nel 408 Onorio attirò Stilicone a Ravenna con un inganno e ne ordinò la condanna a morte. Il generale venne giustiziato e molti suoi collaboratori furono eliminati.

La scomparsa di Stilicone privò l'Impero romano d'Occidente del suo più capace comandante militare proprio nel momento in cui la pressione barbarica raggiungeva il livello più elevato.

la caduta di Stilicone

Il sacco di Roma del 410

Dopo la morte di Stilicone, Alarico riprese le trattative con Onorio chiedendo il pagamento delle somme promesse e il rispetto degli accordi precedentemente stipulati. L'imperatore rifiutò ogni concessione.

Di fronte al netto rifiuto della corte imperiale, Alarico decise di invadere nuovamente l'Italia. Dopo una lunga serie di trattative fallite e di assedi, il 24 agosto del 410 i Visigoti entrarono a Roma e la saccheggiarono per tre giorni.

Sebbene Roma non fosse più la capitale dell'Impero romano d'Occidente, il sacco ebbe un valore simbolico immenso. Per la prima volta dopo circa novecento anni la città cadeva nelle mani di un esercito straniero. L'avvenimento provocò un trauma psicologico enorme in tutto il mondo romano e fu interpretato da molti contemporanei come il segno della crisi irreversibile dell'antica potenza imperiale.

Dopo il saccheggio, i Visigoti avanzarono verso l'Italia meridionale con l'intenzione di attraversare il mare e raggiungere la Sicilia e forse l'Africa romana. Il progetto non poté essere realizzato perché Alarico morì improvvisamente nel corso della spedizione.

Ataulfo e la nascita del primo regno romano barbarico

Alla morte di Alarico, il comando dei Visigoti passò ad Ataulfo.

Il nuovo sovrano preferì cercare un accordo con l'Impero romano anziché proseguire il conflitto. Per rafforzare questa alleanza sposò Galla Placidia, sorella dell'imperatore Onorio, creando un importante legame dinastico tra la monarchia visigota e la famiglia imperiale.

Successivamente i Visigoti si stabilirono tra la Gallia meridionale e la Spagna, in particolare nella regione dell'Aquitania. Qui nacque il primo grande regno romano barbarico, cioè uno Stato fondato da un popolo germanico ma sviluppatosi all'interno dell'antico territorio dell'Impero romano, mantenendo numerosi elementi dell'amministrazione e della cultura romana.

La ripresa militare con Costanzo

Tra il 414 e il 418 la situazione militare dell'Impero romano d'Occidente migliorò temporaneamente grazie all'abilità del generale Costanzo, destinato in seguito a diventare imperatore con il nome di Costanzo III.

Costanzo riuscì a ristabilire il predominio militare romano sui Visigoti e a ricondurre sotto il controllo imperiale alcune regioni dell'Occidente. Tuttavia, questi successi non furono sufficienti a invertire il processo di disgregazione dell'impero.

Negli anni successivi l'espansione visigota nella penisola iberica costrinse i Vandali, già stanziati nell'Andalusia, ad attraversare lo Stretto di Gibilterra. I Vandali conquistarono progressivamente l'Africa settentrionale romana, una delle province economicamente più ricche dell'Impero d'Occidente. Questa perdita avrebbe avuto conseguenze gravissime negli anni successivi, privando Roma di fondamentali risorse economiche e alimentari.

La politica interna e religiosa

Durante il regno di Onorio si accentuò progressivamente la separazione tra Impero romano d'Oriente e Impero romano d'Occidente. Le due metà dell'antico impero seguirono ormai sviluppi politici differenti e agirono spesso senza un reale coordinamento.

Le fonti antiche descrivono Onorio come un sovrano debole, privo di particolare talento politico e fortemente influenzato dai propri consiglieri. Gran parte delle decisioni più importanti vennero infatti prese dai comandanti militari o dai funzionari di corte.

Sul piano religioso, Onorio mantenne la politica di rigida ortodossia inaugurata dal padre Teodosio I. L'imperatore collaborò strettamente con la Chiesa di Roma e fu influenzato dall'azione dei pontefici, tra i quali Innocenzo I, sostenendo il cristianesimo niceno come religione ufficiale dell'Impero.

La morte di Onorio e la successione

Flavio Onorio morì a Ravenna il 15 agosto del 423, all'età di trentotto anni. Secondo le fonti, la causa della morte fu un edema.

Poiché l'imperatore non lasciò eredi diretti, la successione provocò una fase di grave instabilità politica. Il trono d'Occidente venne inizialmente usurpato da Giovanni, noto anche come Primicerio Giovanni, il cui governo durò però soltanto per un breve periodo.

Successivamente l'Impero romano d'Oriente intervenne militarmente per restaurare la dinastia teodosiana. Il potere passò così a Valentiniano III, figlio di Galla Placidia e del generale Costanzo, nonché nipote di Onorio. Con l'ascesa di Valentiniano III ebbe inizio una nuova fase della storia dell'Impero romano d'Occidente, ormai profondamente indebolito e destinato, nel giro di pochi decenni, alla definitiva caduta.

Le fonti tramandano l'immagine di Onorio come quella di un imperatore debole, inesperto e incapace di affrontare una delle crisi più profonde della storia romana. Durante il lungo regno di Flavio Onorio, l'Impero romano d'Occidente perse gran parte delle proprie province, subì continue invasioni barbariche, affrontò ribellioni interne e vide definitivamente sgretolarsi l'unità politica costruita nei secoli precedenti. La sepoltura di Onorio avvenne nell'antica Basilica di San Pietro a Roma.

la successione dopo Onorio

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