
Gli imperatori Pupieno e Balbino (268 d.C.)
Il tentativo del Senato di restaurare la propria autorità
Gli imperatori Pupieno, il cui nome completo era Marco Clodio Pupieno Massimo, e Balbino, Decimo Celio Calvino Balbino, governarono congiuntamente l'Impero romano per un periodo estremamente breve nel 238 d.C., un anno particolarmente turbolento che la storiografia ricorda come l'anno dei sei imperatori. La loro elevazione al trono non rappresentò una semplice successione dinastica, ma costituì un preciso progetto politico elaborato dal Senato romano. Attraverso la scelta di questi due sovrani, l'aristocrazia senatoriale tentò infatti di riaffermare la propria centralità istituzionale e di contrastare la crescente influenza dell'esercito nella scelta degli imperatori, una tendenza incarnata in modo evidente dal governo di Massimino il Trace.
L'elezione di Pupieno e Balbino rappresentò dunque uno degli ultimi e più significativi tentativi del Senato di recuperare un ruolo effettivo nella guida dello Stato, in un'epoca nella quale il potere militare stava progressivamente prevalendo sulle tradizionali istituzioni repubblicane sopravvissute all'interno dell'ordinamento imperiale.
Due personalità complementari al servizio dello Stato
Per garantire la stabilità dell'Impero in una fase di grave crisi politica e militare, il Senato individuò due figure dotate di competenze differenti e complementari.
Pupieno Massimo possedeva una solida esperienza militare. Le fonti antiche descrivono l'ascesa di Pupieno come il risultato del merito personale e della disciplina. Secondo alcune tradizioni, Pupieno era figlio di un fabbro e aveva raggiunto le più alte cariche dello Stato partendo da condizioni sociali modeste. Nel corso della carriera militare si era distinto nelle campagne contro i Sarmati e i Germani, ottenendo importanti successi che gli avevano procurato prestigio presso l'esercito e l'amministrazione imperiale. Pupieno aveva inoltre ricoperto l'incarico di prefetto della città di Roma, funzione nella quale aveva acquisito fama di amministratore severo, rigoroso e imparziale. La reputazione costruita nel corso degli anni fece di Pupieno il candidato ideale per affrontare la minaccia rappresentata da Massimino il Trace.
Balbino apparteneva invece all'antica aristocrazia patrizia romana. La carriera di Balbino si era sviluppata prevalentemente nell'ambito civile e amministrativo. Le fonti lo presentano come un oratore particolarmente apprezzato, un poeta di una certa notorietà e un magistrato esperto che aveva governato numerose province dell'Impero. Lo storico Edward Gibbon descrive Balbino come un uomo affabile e liberale, caratterizzato da modi raffinati e da una profonda consapevolezza della dignità connessa alle più alte magistrature dello Stato. Se Pupieno rappresentava l'esperienza militare e l'energia necessaria per affrontare le emergenze del momento, Balbino incarnava invece la tradizione aristocratica e la competenza amministrativa.
La collaborazione tra queste due figure avrebbe dovuto garantire un equilibrio tra esigenze militari e governo civile, creando una forma di potere condiviso capace di affrontare la crisi che attraversava l'Impero.

Una diarchia senza precedenti
L'associazione al trono di Pupieno e Balbino presentava una caratteristica del tutto eccezionale. In passato Roma aveva già conosciuto esperienze di governo collegiale, come quella di Marco Aurelio e Lucio Vero. Tuttavia, nel caso di Pupieno e Balbino, entrambi i sovrani ricevettero contemporaneamente il titolo di pontefice massimo, la più alta carica religiosa dello Stato romano.
Questa decisione non aveva precedenti nella storia imperiale. L'attribuzione del medesimo titolo sacro a entrambi gli Augusti evidenziava la volontà del Senato di porli su un piano di assoluta parità, evitando che uno dei due potesse rivendicare una posizione superiore rispetto all'altro.
L'opposizione della plebe e l'ascesa di Gordiano III
La scelta senatoriale non fu accolta favorevolmente dalla popolazione romana. La plebe conservava infatti un profondo attaccamento nei confronti dei Gordiani, la famiglia che si era ribellata a Massimino il Trace in Africa e che godeva di una notevole popolarità.
La morte di Gordiano I e Gordiano II aveva suscitato una forte emozione nell'opinione pubblica romana. Per questo motivo l'elezione di Pupieno e Balbino provocò proteste e tensioni che minacciavano di destabilizzare ulteriormente la situazione politica della capitale.
Per placare il malcontento popolare, i due nuovi imperatori furono costretti a compiere una significativa concessione. Il giovane Gordiano III, nipote di Gordiano I, venne associato al potere con il titolo di Cesare. Attraverso questa decisione il Senato e i due Augusti speravano di ottenere il sostegno della popolazione e di rafforzare la legittimità del nuovo regime.

La guerra contro Massimino il Trace
Durante il breve regno, le responsabilità di governo furono distribuite tra i due colleghi secondo le rispettive competenze.
Pupieno assunse la direzione delle operazioni militari e si recò a Ravenna per coordinare la difesa dell'Italia contro l'avanzata di Massimino il Trace. La presenza di Pupieno lontano dalla capitale rispondeva alla necessità di affrontare direttamente la minaccia militare che incombeva sull'Impero.
Balbino rimase invece a Roma, dove ebbe il compito di amministrare lo Stato e mantenere l'ordine pubblico. Tuttavia, la gestione della capitale si rivelò particolarmente difficile. Le tensioni sociali e politiche non si attenuarono completamente e Balbino non riuscì a ottenere un controllo pienamente efficace della situazione.

La crisi si risolse in modo inatteso quando Massimino il Trace venne assassinato dai propri soldati durante l'assedio di Aquileia. La morte dell'imperatore eliminò la principale minaccia esterna e sembrò inizialmente aprire la strada a una fase di maggiore stabilità. Pupieno torna a Roma vittorioso acclamato dal popolo e dall'esercito.
La rottura tra i due Augusti
Dopo la scomparsa di Massimino, Pupieno rientrò a Roma circondato dal prestigio derivante dal successo ottenuto contro il rivale. Tuttavia, proprio nel momento in cui la collaborazione avrebbe dovuto consolidarsi, iniziarono a emergere profonde tensioni tra i due sovrani.

La fiducia reciproca tra i due augusti si deteriorò rapidamente. Pupieno e Balbino cominciarono a sospettare l'uno delle intenzioni dell'altro e la convivenza politica divenne sempre più difficile. Le fonti riferiscono che i due imperatori arrivarono perfino a risiedere in sezioni separate del palazzo imperiale, segno evidente di una frattura ormai insanabile.
Balbino nutriva particolari timori nei confronti del collega. La presenza della guardia del corpo germanica fedele a Pupieno alimentava il sospetto che Pupieno potesse sfruttare il sostegno militare personale per imporre una forma di governo autocratico e marginalizzare il collega. Queste paure contribuirono ad aggravare ulteriormente il clima di diffidenza che dominava la corte imperiale.

Il colpo di mano dei pretoriani
Le divisioni interne indebolirono gravemente il governo dei due Augusti. La crescente paralisi politica offrì ai pretoriani l'occasione di intervenire direttamente.
La guardia pretoriana guardava con ostilità ai due imperatori. Pupieno e Balbino non erano stati scelti dall'esercito, ma dal Senato, e la loro elevazione al trono rappresentava una sfida all'influenza politica che i militari avevano acquisito nella determinazione della successione imperiale. In questo senso, la loro stessa presenza al potere costituiva il simbolo del tentativo senatoriale di contrastare il predominio delle forze armate e di restaurare l'autorità delle istituzioni civili.
La situazione precipitò mentre i due Augusti erano impegnati in una discussione particolarmente accesa, alimentata dalla reciproca diffidenza. Approfittando della mancanza di coordinamento tra i sovrani e dell'assenza di una difesa efficace, i pretoriani fecero irruzione nel palazzo imperiale.
Pupieno e Balbino furono catturati senza riuscire a organizzare una resistenza efficace. I due imperatori vennero trascinati verso la caserma pretoriana, sottoposti a torture e infine uccisi in modo brutale. L'intero regno si concluse dopo appena novantanove giorni, una delle durate più brevi nella storia imperiale romana.

L'affermazione di Gordiano III
Con la morte di Pupieno e Balbino, il tredicenne Gordiano III rimase l'unico imperatore riconosciuto in tutto il mondo romano. L'eliminazione dei due Augusti segnò il definitivo fallimento del progetto senatoriale di restaurazione politica e confermò il peso determinante delle forze armate nella vita dell'Impero durante il III secolo.
La decisione dei pretoriani di risparmiare Gordiano III fu probabilmente motivata dalla giovane età del nuovo sovrano. Un imperatore adolescente appariva infatti più facilmente influenzabile e controllabile rispetto a due uomini maturi dotati di una propria base politica e istituzionale. In questo modo la guardia pretoriana poteva preservare la stabilità immediata dello Stato senza rinunciare alla propria capacità di influenzare il governo imperiale.

La vicenda di Pupieno e Balbino costituisce quindi uno degli episodi più significativi della crisi del III secolo. Il brevissimo regno dei due imperatori mostra con particolare chiarezza il conflitto tra Senato ed esercito per il controllo dello Stato romano e testimonia la progressiva trasformazione dell'Impero in una realtà nella quale il consenso delle forze armate risultava ormai indispensabile per la sopravvivenza di qualsiasi governo.
