
Gli imperatori Gordiano I e Gordiano II
Gordiano I e Gordiano II: l’effimero regno dei sovrani africani nell’anno dei sei imperatori
Gli imperatori Gordiano I e Gordiano II governarono congiuntamente per un periodo estremamente breve nel 238 d.C., uno degli anni più turbolenti dell’intera storia dell’Impero romano. Questo periodo è noto agli storici come l’anno dei sei imperatori, una fase caratterizzata da continue usurpazioni, guerre civili, congiure e rapidi cambiamenti al vertice dello Stato. L’ascesa dei due Gordiani rappresentò il primo grande tentativo dell’aristocrazia senatoria romana di opporsi apertamente al dominio militare instaurato dall’imperatore Massimino il Trace, figura percepita come estranea ai tradizionali valori dell’élite romana e simbolo del crescente potere dell’esercito nella vita politica dell’Impero.
Sebbene il loro regno sia durato appena ventidue giorni, l’esperienza politica dei Gordiani ebbe conseguenze profonde. La loro ribellione innescò infatti una catena di eventi che portò alla caduta di Massimino e contribuì a ridefinire gli equilibri politici dell’Impero durante la crisi del III secolo.
- Gordiano I: un aristocratico colto al tramonto della carriera
- Gordiano II: il figlio associato al trono
- Le cause della rivolta contro Massimino il Trace
- L’acclamazione dei Gordiani e il sostegno del Senato
- Capeliano e la reazione dei sostenitori di Massimino
- La battaglia di Cartagine
- Il suicidio di Gordiano I
- Un regno di ventidue giorni e l'ascesa di Gordiano III
Gordiano I: un aristocratico colto al tramonto della carriera
Marco Antonio Gordiano Semproniano Romano, conosciuto come Gordiano I, nacque probabilmente intorno al 158 d.C. in una regione dell’Asia Minore, forse in Frigia oppure in Galazia. Le informazioni sulle sue origini familiari sono in parte incerte, ma le fonti antiche suggeriscono un collegamento con antiche famiglie senatorie e con una stirpe che avrebbe ottenuto la cittadinanza romana sotto Marco Antonio. Tale tradizione genealogica, vera o costruita a posteriori, contribuiva a conferire prestigio e legittimità alla famiglia.
La carriera di Gordiano I si sviluppò lungo il tradizionale percorso delle alte magistrature imperiali e testimonia una lunga esperienza sia nell’amministrazione civile sia nel comando militare. Nel corso della propria vita pubblica assunse incarichi di notevole importanza, dimostrando fedeltà allo Stato e capacità amministrative riconosciute.
Tra le principali tappe della sua carriera vi fu il comando della Legio IV Scythica in Siria, una delle province strategicamente più importanti dell’Oriente romano. Successivamente ricoprì la carica di governatore della Britannia nel 216 d.C., in un momento in cui il controllo delle frontiere settentrionali richiedeva particolare attenzione. Durante il regno di Eliogabalo ottenne inoltre il consolato suffetto, una delle più prestigiose magistrature dell’ordinamento romano.
L’apice della carriera arrivò sotto il governo di Alessandro Severo, quando Gordiano ricevette il governatorato proconsolare dell’Africa Proconsularis, una delle province più ricche e importanti dell’Impero. Proprio durante l’esercizio di questa funzione, tra il 237 e il 238 d.C., si verificò la rivolta che lo avrebbe portato sul trono.
Oltre all’attività politica e amministrativa, Gordiano I godeva di una reputazione particolarmente favorevole come uomo di cultura. Le fonti lo descrivono come una personalità mite, raffinata e dedita agli studi. La tradizione attribuisce a Gordiano la composizione di diverse opere letterarie, oggi perdute, e sottolinea il forte interesse per la retorica e la letteratura. Questo profilo lo distingueva nettamente da molti imperatori militari del III secolo e contribuì a renderlo particolarmente apprezzato negli ambienti senatorî.

Gordiano II: il figlio associato al trono
Gordiano II nacque probabilmente intorno al 192 d.C. e fu l’unico figlio maschio di Gordiano I. Cresciuto all’interno di una delle più influenti famiglie dell’aristocrazia imperiale, seguì anch’egli il tradizionale percorso delle magistrature pubbliche.
Durante il regno di Eliogabalo ricoprì la carica di questore, mentre sotto Alessandro Severo esercitò le funzioni di pretore e console suffetto. Questi incarichi testimoniano il prestigio politico raggiunto dalla famiglia e la fiducia che le autorità imperiali riponevano nel giovane aristocratico.
Nel 237 d.C. Gordiano II si trovava in Africa come legatus e collaboratore diretto del padre. Quando scoppiò la rivolta contro Massimino, la sua presenza accanto al governatore provinciale rese naturale la scelta di associarlo immediatamente al potere.
Le fonti antiche, soprattutto la controversa Historia Augusta, presentano Gordiano II come una figura più incline ai piaceri della vita rispetto al padre. Tuttavia, tali testimonianze devono essere valutate con cautela, poiché l’Historia Augusta è nota per contenere numerose informazioni difficili da verificare e talvolta apertamente romanzate. Ciò che emerge con maggiore sicurezza è la comune passione per la cultura letteraria e per gli studi umanistici, elementi che contribuirono a costruire l’immagine dei Gordiani come rappresentanti dell’aristocrazia tradizionale romana.

Le cause della rivolta contro Massimino il Trace
Per comprendere l’ascesa dei Gordiani è necessario analizzare il contesto politico del tempo. Massimino il Trace era salito al potere grazie all’appoggio dell’esercito dopo l’assassinio di Alessandro Severo nel 235 d.C. La sua origine provinciale e la sua carriera eminentemente militare suscitarono una forte ostilità tra i senatori, che vedevano nell’imperatore una minaccia ai privilegi e al prestigio dell’aristocrazia.
A rendere ancora più difficile la situazione contribuì la pesante politica fiscale adottata dal regime. Le continue campagne militari richiedevano enormi risorse economiche e l’amministrazione imperiale impose tasse sempre più gravose, colpendo soprattutto i grandi proprietari terrieri delle province.
In Africa il malcontento raggiunse livelli particolarmente elevati. La scintilla della ribellione fu l’uccisione di un funzionario fiscale imperiale, considerato responsabile di esazioni oppressive e profondamente odiato dalle élite locali. Dopo questo episodio, i principali proprietari terrieri e i rappresentanti delle città africane si rivolsero a Gordiano I chiedendo di assumere la guida della rivolta e di accettare il titolo imperiale.

L’acclamazione dei Gordiani e il sostegno del Senato
Quando gli insorti offrirono il trono a Gordiano I, il governatore aveva circa ottant’anni. Consapevole dell’età avanzata e delle difficoltà che una guerra civile avrebbe comportato, Gordiano rifiutò inizialmente l’incarico. Alla fine accettò soltanto a condizione che il figlio fosse associato al potere con pari dignità.
Padre e figlio assunsero quindi contemporaneamente il titolo di Augusto, diventando coimperatori a tutti gli effetti. Entrambi adottarono inoltre il cognomen «Africano», destinato a sottolineare il legame con la provincia che aveva promosso la loro elevazione.
La nuova dinastia cercò immediatamente il riconoscimento politico di Roma. Una delegazione venne inviata nella capitale e trovò un ambiente particolarmente favorevole. Il Senato nutriva infatti un profondo risentimento verso Massimino e colse l’occasione per sfidare apertamente l’autorità dell’imperatore.
I senatori ratificarono senza esitazioni la nomina dei due Gordiani, riconoscendoli come legittimi sovrani dell’Impero. Contestualmente, Massimino fu dichiarato nemico pubblico, trasformando una rivolta provinciale in una vera e propria guerra civile per il controllo dello Stato romano.
Capeliano e la reazione dei sostenitori di Massimino
Il successo iniziale della ribellione non eliminò però il problema fondamentale dei Gordiani: la mancanza di un esercito regolare sufficientemente forte da sostenere il confronto con le forze fedeli a Massimino.
La risposta arrivò rapidamente da Capeliano, governatore della Numidia e avversario personale di Gordiano I. Capeliano disponeva di una risorsa decisiva: la Legio III Augusta, l’unica grande unità militare professionale presente nell’Africa romana.
Mentre i Gordiani potevano contare soprattutto sul sostegno politico delle città e delle aristocrazie locali, Capeliano disponeva di soldati esperti, addestrati e abituati al combattimento. Questo squilibrio avrebbe avuto conseguenze decisive.
La battaglia di Cartagine
Lo scontro culminò presso Cartagine, centro politico e amministrativo della provincia africana. Gordiano II assunse personalmente il comando delle forze ribelli. L’esercito a disposizione del giovane imperatore era però composto in gran parte da cittadini mobilitati in fretta, milizie urbane e contingenti privi di un addestramento adeguato. Di fronte a una legione professionale, tali forze avevano scarse possibilità di successo.
La battaglia si concluse con una netta vittoria delle truppe di Capeliano. Nel corso dei combattimenti Gordiano II trovò la morte. Le fonti riportano che il corpo del sovrano non venne mai identificato o recuperato, circostanza che contribuì a circondare l’episodio di un’aura tragica.
La sconfitta militare pose immediatamente fine alle speranze della rivolta africana.

Il suicidio di Gordiano I
Quando la notizia della morte del figlio raggiunse Gordiano I, la situazione apparve ormai senza via d’uscita. La perdita dell’erede, il crollo dell’esercito e l’imminente caduta di Cartagine rendevano impossibile qualsiasi ulteriore resistenza.
Di fronte a tale scenario, il vecchio imperatore decise di porre fine alla propria vita. Secondo la tradizione più diffusa, Gordiano I si suicidò impiccandosi con la propria cintura.
Con questo gesto si concluse l’esperienza politica dei due Gordiani, durata appena poche settimane ma destinata a lasciare un segno significativo nella storia dell’Impero.
Un regno di ventidue giorni e l'ascesa di Gordiano III
Il governo congiunto di Gordiano I e Gordiano II durò complessivamente soltanto ventidue giorni, configurandosi come il più breve regno imperiale registrato fino a quel momento nella storia romana.
La loro morte, tuttavia, non pose fine alla rivolta contro Massimino. Il Senato, ormai apertamente impegnato nello scontro con l’imperatore, decise di proseguire la lotta nominando nuovi sovrani: Pupieno e Balbino.
La popolazione romana, tuttavia, conservava una forte simpatia per la memoria dei Gordiani. Per questo motivo il Senato fu costretto ad associare al potere il giovane Gordiano III, nipote di Gordiano I e figlio di Maecia Faustina.

Gli eventi successivi si svilupparono con straordinaria rapidità. Nel corso dello stesso 238 d.C. Massimino il Trace venne eliminato dai propri soldati, mentre Pupieno e Balbino furono assassinati dalla guardia pretoriana. Alla fine di quell’anno convulso, Gordiano III rimase l’unico imperatore riconosciuto in tutto il mondo romano.
In questo modo, nonostante il fallimento militare e la tragica fine di Gordiano I e Gordiano II, la loro famiglia riuscì comunque a raggiungere il vertice dello Stato. L’effimero regno dei due sovrani africani divenne così il punto di partenza per l’ascesa dell’ultima dinastia nata durante uno dei periodi più instabili della storia imperiale romana.
