
Costante I
Flavio Giulio Costante, conosciuto come Costante I, fu imperatore romano dal 337 al 350 d.C. Costante rappresentò l'ultimo dei tre figli maschi di Costantino il Grande a governare una parte dell'Impero romano dopo la morte del padre. Nato dall'unione tra Costantino il Grande e la seconda moglie Fausta, Costante crebbe durante una fase di profonde trasformazioni politiche e religiose, nella quale la dinastia costantiniana stava consolidando il proprio potere e ridefinendo gli equilibri dell'Impero.
Fin dalla giovane età, Costante fu destinato alla carriera imperiale. Come avveniva frequentemente all'interno della dinastia costantiniana, il padre cercò di assicurare una successione ordinata distribuendo progressivamente titoli e responsabilità ai propri figli.
L'ascesa al potere
Il 25 dicembre del 333 Costantino il Grande conferì a Costante il titolo di Cesare, riconoscendolo ufficialmente come erede e associandolo al governo dell'Impero. Alla morte di Costantino, avvenuta nel 337, Costante assunse il titolo di Augusto insieme ai fratelli Costantino II e Costanzo II.
La spartizione dell'Impero assegnò a Costante il controllo dell'Italia, dell'Illirico e dell'Africa. Questa distribuzione territoriale rifletteva il progetto del padre di mantenere l'unità dinastica pur affidando a ciascun figlio l'amministrazione di una parte dello Stato.
Poiché Costante era ancora adolescente al momento dell'ascesa al trono, il governo venne inizialmente esercitato sotto la supervisione del fratello maggiore Costantino II. Questa situazione, anziché favorire una collaborazione stabile, alimentò rapidamente tensioni destinate a sfociare in un conflitto aperto.

Il conflitto con Costantino II
Le relazioni tra Costante e Costantino II peggiorarono in breve tempo. Costantino II riteneva che il diritto di primogenitura conferisse una posizione di superiorità rispetto agli altri fratelli e considerava il proprio ruolo non soltanto quello di collega nel governo imperiale, ma anche di guida dell'intera dinastia.
Sulla base di questa convinzione, Costantino II cercò ripetutamente di esercitare autorità sui territori assegnati a Costante. Le interferenze non si limitarono agli aspetti militari o amministrativi, ma arrivarono persino a coinvolgere la legislazione della provincia d'Africa, dimostrando la volontà di ridurre l'autonomia del fratello minore.
La tensione culminò nel 340 d.C., quando Costantino II decise di invadere l'Italia con l'obiettivo di sottrarre territori a Costante. In quel momento Costante si trovava a Naissus e non poté affrontare personalmente l'invasione. L'imperatore inviò quindi un contingente di truppe che organizzò un'imboscata nei pressi di Aquileia. Durante lo scontro Costantino II venne ucciso, ponendo fine alla guerra civile tra i due fratelli.

Il dominio sull'Occidente romano
La morte di Costantino II modificò profondamente gli equilibri politici dell'Impero. Costante ereditò infatti tutti i territori appartenuti al fratello, assumendo il controllo della Gallia, della Britannia e della Spagna.
Grazie a questa espansione dei propri domini, Costante divenne l'unico sovrano dell'intero Impero romano d'Occidente, mentre Costanzo II mantenne il controllo delle province orientali. Da quel momento i due fratelli rimasero gli unici imperatori della dinastia costantiniana.
Le campagne militari
Nonostante le numerose critiche provenienti dagli avversari politici e da parte della storiografia antica, il governo di Costante fu caratterizzato da una notevole energia anche sul piano militare.
Poco dopo l'ascesa al trono, Costante riportò una vittoria contro i Sarmati, popolazione stanziata lungo il confine danubiano che rappresentava una costante minaccia per la sicurezza delle province imperiali.
Tra il 341 e il 342 guidò inoltre una campagna vittoriosa contro i Franchi, consolidando la difesa delle frontiere settentrionali dell'Impero e dimostrando una significativa capacità di comando.
Nel 343 Costante compì anche una visita ufficiale in Britannia. L'evento possiede un particolare valore storico, poiché Costante fu l'ultimo imperatore romano legittimo a recarsi personalmente sull'isola per oltre mille anni. La visita aveva probabilmente lo scopo di rafforzare il controllo imperiale sulla provincia e verificare direttamente le condizioni delle difese britanniche.

La politica religiosa
Uno degli aspetti più importanti del regno di Costante riguarda la politica religiosa. L'imperatore sostenne con decisione l'ortodossia nicena, cioè la dottrina definita dal Concilio di Nicea del 325, che affermava la piena uguaglianza tra il Padre e il Figlio nella Trinità.
In questo contesto Costante offrì una convinta protezione ad Atanasio di Alessandria, uno dei principali difensori della fede nicena. Durante il periodo di esilio del vescovo, imposto dagli avversari ariani, Costante intervenne ripetutamente in suo favore.
Il sostegno fu talmente deciso da portare Costante a minacciare perfino una guerra civile contro il fratello Costanzo II, il quale mostrava invece una maggiore vicinanza alle posizioni dell'arianesimo. L'obiettivo dell'imperatore occidentale era ottenere il reintegro di Atanasio nella sede episcopale di Alessandria.
Anche nei confronti del paganesimo Costante adottò una linea rigorosa, proseguendo la politica inaugurata dal padre. Nel 341 promulgò un editto che proibiva formalmente i sacrifici pagani e le pratiche considerate superstiziose, rafforzando ulteriormente il processo di cristianizzazione dell'Impero.
Il deterioramento del consenso
Con il trascorrere degli anni, la popolarità di Costante diminuì progressivamente. Diverse circostanze contribuirono ad alimentare il malcontento sia tra l'aristocrazia sia all'interno dell'esercito.
Le fonti antiche accusano Costante di avarizia e di aver affidato importanti incarichi amministrativi a ministri corrotti, tra i quali viene ricordato Flavio Eugenio. Gli stessi autori sostengono inoltre che Costante trattasse i soldati con scarso rispetto, compromettendo il rapporto con una componente fondamentale della stabilità imperiale.
Un ulteriore elemento di discredito derivò dalle accuse riguardanti la vita privata dell'imperatore. Tuttavia, una parte della storiografia moderna invita a considerare tali testimonianze con prudenza, ipotizzando che queste accuse fossero il risultato della propaganda diffusa dai rivali politici per delegittimare il sovrano e giustificarne la successiva eliminazione.

La congiura di Magnenzio, la fuga e la morte
La crescente insoddisfazione sfociò nella congiura organizzata dal generale Magnenzio. Nel gennaio del 350, approfittando dell'assenza di Costante, impegnato in una battuta di caccia, Magnenzio si fece proclamare imperatore nella città di Autun con l'appoggio di numerosi alti funzionari e di una parte consistente dell'esercito.
L'improvvisa ribellione privò Costante del sostegno militare necessario per organizzare una difesa efficace. La rapidità con cui molti reparti passarono dalla parte dell'usurpatore rese impossibile qualsiasi tentativo di riconquistare il controllo della situazione.
Resosi conto della gravità degli eventi, Costante tentò di fuggire verso la Spagna nella speranza di trovare sostegno nelle province occidentali ancora fedeli. La fuga, tuttavia, ebbe breve durata.
I sostenitori di Magnenzio intercettarono Costante presso Vicus Helena, identificata con l'odierna Elne, ai piedi dei Pirenei. Nel tentativo disperato di salvarsi, l'imperatore cercò rifugio all'interno di un tempio, ma il santuario non garantì alcuna protezione. Costante venne raggiunto e ucciso, ponendo definitivamente fine al proprio regno dopo tredici anni di governo.
La damnatio memoriae
Dopo la morte di Costante, i territori controllati da Magnenzio sottoposero l'imperatore alla pratica della damnatio memoriae. Attraverso questo provvedimento, largamente utilizzato nel mondo romano contro sovrani considerati usurpatori o tiranni, il nome di Costante venne eliminato dalle iscrizioni ufficiali e dalla memoria pubblica, nel tentativo di cancellarne il ricordo e di privare il regno di ogni legittimità storica.
