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L'imperatore Costantino III

Costantino III

L'ascesa di un usurpatore nella crisi dell'Impero romano d'Occidente

Costantino III, il cui nome completo era Flavio Claudio Costantino, fu un usurpatore romano che esercitò il controllo su gran parte della Gallia e della Britannia tra il 407 e il 411 d.C., durante uno dei periodi più critici della storia dell'Impero romano d'Occidente. Il regno dell'imperatore Onorio era infatti caratterizzato da una profonda instabilità politica e militare, aggravata dalle continue invasioni barbariche, dalle guerre civili e dalla progressiva perdita del controllo delle province occidentali.

La vicenda di Costantino III si inserisce proprio in questo contesto di crescente disgregazione dell'autorità imperiale. L'indebolimento del potere centrale favorì infatti la nascita di numerose usurpazioni, sostenute soprattutto dagli eserciti provinciali, che cercavano di difendere autonomamente i territori ormai trascurati dal governo di Ravenna.

La proclamazione in Britannia e la conquista della Gallia

La carriera politica di Costantino III ebbe inizio nel 407 d.C. in Britannia. In quel periodo la provincia si trovava in una situazione estremamente difficile. Le truppe stanziate sull'isola erano ormai isolate, ricevevano scarsi rinforzi dal governo centrale e dovevano fronteggiare continue minacce esterne senza poter contare su un'efficace protezione imperiale. Proprio per questa ragione i soldati decisero di proclamare imperatore uno dei propri comandanti, Costantino, nella speranza che una guida forte fosse in grado di garantire maggiore sicurezza e stabilità.

Dopo la proclamazione, Costantino III agì con grande rapidità. Attraversò la Manica portando con sé gran parte delle legioni britanniche e invase la Gallia. L'obiettivo era consolidare il proprio potere nelle province continentali e ottenere il riconoscimento della propria autorità. Una volta occupati i principali centri amministrativi, stabilì la capitale ad Arles, città strategicamente importante per il controllo della Gallia meridionale e delle comunicazioni con l'Italia e la Hispania.

Il trasferimento delle truppe dalla Britannia rappresentò una scelta destinata ad avere conseguenze di enorme portata. Sebbene consentisse a Costantino III di costruire una solida base di potere sul continente, lasciò infatti l'isola quasi completamente priva della protezione militare romana.

Il consolidamento del potere e la spedizione in Hispania

Dopo aver rafforzato la propria posizione in Gallia, Costantino III cercò di consolidare ulteriormente il proprio dominio estendendo il controllo sulle altre province occidentali. A questo scopo elevò il figlio Costante al rango di Cesare, associandolo formalmente al governo. Gli storici moderni indicano generalmente questo personaggio come Costante II, per distinguerlo dall'omonimo imperatore del IV secolo.

Costante II fu inviato in Hispania con il compito di rafforzare l'autorità del padre e assicurare il controllo della penisola iberica, una regione di fondamentale importanza sia dal punto di vista politico sia sotto il profilo militare. La spedizione inizialmente ebbe successo e contribuì ad ampliare l'influenza di Costantino III nelle province occidentali.

L'ascesa al potere

Il riconoscimento da parte di Onorio

Nel 409 d.C. la situazione dell'Impero romano d'Occidente era diventata estremamente critica. L'imperatore Onorio si trovava infatti impegnato a contrastare la minaccia dei Visigoti guidati da Alarico, che stavano esercitando una crescente pressione sull'Italia e mettevano seriamente in pericolo la stabilità del governo imperiale.

In questo difficile contesto Onorio fu costretto ad adottare una soluzione pragmatica. Pur considerando Costantino III un usurpatore, riconobbe ufficialmente la posizione di Costantino III come collega imperiale, accettando temporaneamente il controllo esercitato sulla Gallia. Il riconoscimento non derivava da una reale volontà di condividere il potere, ma rappresentava una misura dettata dall'emergenza militare, che consentiva al governo di Ravenna di concentrare le proprie forze contro il pericolo rappresentato dai Visigoti.

La rivolta di Geronzio e l'inizio della crisi

Il potere di Costantino III cominciò a indebolirsi proprio nel momento in cui sembrava essersi consolidato. Nel 409 d.C. il generale Geronzio, che operava in Hispania come comandante delle forze fedeli a Costantino III, si ribellò contro il proprio sovrano.

Geronzio proclamò imperatore un proprio candidato, chiamato Massimo, dando origine a una nuova usurpazione. Successivamente marciò verso la Gallia e pose sotto assedio Arles, la capitale di Costantino III.

Questa nuova guerra civile aggravò ulteriormente la crisi dell'Impero. Invece di collaborare contro le minacce esterne, le diverse fazioni romane si combattevano reciprocamente, consumando uomini e risorse. La frammentazione del potere rese sempre più difficile difendere efficacemente la Gallia e la Hispania proprio mentre aumentava la pressione esercitata dalle popolazioni barbariche lungo i confini imperiali.

il tradimento di Geronzio

L'intervento di Costanzo

Di fronte alla crescente instabilità, Onorio affidò al generale Costanzo, destinato in seguito a diventare imperatore con il nome di Costanzo III, il compito di eliminare definitivamente Costantino III e ristabilire l'autorità imperiale nelle province occidentali.

Costanzo si dimostrò un comandante estremamente capace. Prima sconfisse rapidamente Geronzio, eliminando uno dei principali fattori di instabilità, poi rivolse il proprio esercito contro Costantino III e mise sotto assediò Arles.

La situazione dell'usurpatore divenne progressivamente disperata. Nonostante l'assedio, Costantino III rifiutò inizialmente di arrendersi, confidando nell'arrivo dei rinforzi guidati dal generale Edobico. Quest'ultimo stava infatti reclutando un nuovo esercito nella Gallia settentrionale con l'obiettivo di liberare la città.

Il piano, tuttavia, fallì. Costanzo intercettò le forze di Edobico prima che potessero raggiungere Arles e le sconfisse completamente, privando Costantino III dell'ultima possibilità di salvezza.

l'assedio di Arles di Costanzo

La resa e l'esecuzione

Dopo la distruzione dell'esercito di Edobico, la posizione di Costantino III divenne ormai insostenibile. Anche le truppe stanziate lungo il Reno, che fino a quel momento avevano rappresentato un'importante risorsa militare, abbandonarono la sua causa e passarono dalla parte di un altro usurpatore, Giovino.

Consapevole dell'impossibilità di proseguire la resistenza, Costantino III cercò un'estrema forma di protezione ricevendo gli ordini sacerdotali. Secondo la tradizione dell'epoca, l'ingresso nello stato ecclesiastico avrebbe potuto garantire una certa immunità e salvare la vita del sovrano sconfitto.

Successivamente Costantino III si arrese a Costanzo, che gli promise di risparmiargli la vita. La promessa, tuttavia, non fu rispettata. Durante il trasferimento verso Ravenna, tra l'agosto e il settembre del 411 d.C., Costantino III fu decapitato, ponendo definitivamente fine alla sua esperienza politica e militare.

Le conseguenze storiche della rivolta

La ribellione di Costantino III ebbe conseguenze che andarono ben oltre la sua sconfitta personale e contribuì ad accelerare il declino dell'Impero romano d'Occidente.

L'effetto più importante riguardò l'abbandono della Britannia. Il trasferimento delle legioni dall'isola alla Gallia aveva infatti privato la provincia della quasi totalità delle sue forze militari. Una volta eliminate le truppe romane, il governo imperiale non fu più in grado di ristabilire un controllo effettivo sul territorio.

l'abbandono della Britannia

Di conseguenza, dopo questi eventi la Britannia cessò definitivamente di essere una provincia amministrata e difesa dall'Impero romano. La fine del dominio diretto romano sull'isola rappresentò uno dei momenti più significativi della progressiva dissoluzione dell'autorità imperiale nelle province occidentali e costituì una tappa fondamentale nel lungo processo che avrebbe condotto alla definitiva caduta dell'Impero romano d'Occidente nel V secolo.

 

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