
Anastasio II: il tentativo di ristabilire l'autorità imperiale
Anastasio II, nato Artemio (in greco Ἀρτέμιος), fu imperatore bizantino dal 713 al 715, anche se alcune ricostruzioni collocano la sua definitiva abdicazione nel 716. Il suo regno si inserisce nell'anarchia dei vent'anni (695 - 717), una fase caratterizzata da colpi di Stato, rivolte militari e frequenti cambiamenti sul trono di Costantinopoli. Proveniente dall'amministrazione civile, cercò di consolidare l'autorità imperiale e di ricomporre il contrasto religioso con Roma. Di fronte alla minaccia del Califfato omayyade, rafforzò le difese della capitale e organizzò una spedizione navale. L'ammutinamento di una parte delle truppe provocò però una guerra civile che portò alla sua deposizione e al ritiro religioso a Tessalonica. Il successivo tentativo di riconquistare il potere, generalmente datato al 719, fallì e si concluse con la sua esecuzione.
Origini e ascesa al trono
Prima di diventare imperatore, Artemio era un alto funzionario della cancelleria imperiale. Secondo il cronista Teofane, sotto Filippico Bardane ricopriva la carica di protoasekretis, cioè primo segretario imperiale. La sua esperienza di governo proveniva dunque dall'amministrazione civile.
L'ascesa al trono avvenne in seguito a un colpo di Stato organizzato da alcuni ufficiali delle truppe del tema dell'Opsikion, una circoscrizione militare e amministrativa dell'Impero. Nel giugno del 713, reparti di questo tema dislocati in Tracia si rivoltarono contro Filippico. Secondo la cronologia generalmente accolta, il 3 giugno un gruppo di soldati guidato dall'ufficiale Rufo, che agiva per conto di Giorgio Bouraphos e Teodoro Myakes, catturò l'imperatore e lo condusse all'Ippodromo, dove Filippico fu accecato.
Il giorno seguente, 4 giugno 713, Artemio fu proclamato imperatore con il sostegno del senato e del popolo. Fu incoronato a Santa Sofia e assunse il nome di Anastasio.
Il nuovo sovrano intervenne presto anche contro i promotori della congiura. Nelle settimane successive fece accecare ed esiliare Giorgio Bouraphos e Teodoro Myakes, eliminando due possibili rivali e rafforzando la propria autorità.

La politica religiosa e la riconciliazione con Roma
Anastasio abbandonò la politica religiosa di Filippico e ristabilì il riconoscimento del VI concilio ecumenico, celebrato a Costantinopoli nel 680 - 681. Il concilio aveva condannato il monotelismo, la dottrina che attribuiva a Cristo una sola volontà, e aveva affermato la presenza di due volontà, divina e umana, corrispondenti alle due nature di Cristo.
Il ritorno alle decisioni conciliari favorì la riconciliazione con Roma. Anastasio inviò a papa Costantino una professione di fede che fu riconosciuta come ortodossa, contribuendo a superare la rottura provocata dalla politica del predecessore.
Nel 715, Germano I, già metropolita di Cizico, succedette a Giovanni VI come patriarca di Costantinopoli. Le fonti non concordano sulle circostanze della successione: Teofane riferisce la morte di Giovanni, mentre Zonara attribuisce ad Anastasio la deposizione del patriarca. Giovanni aveva comunque già abbandonato il sostegno alla politica monotelita dopo la caduta di Filippico; il cambiamento religioso, quindi, era iniziato prima dell'insediamento di Germano.

I preparativi contro il Califfato omayyade
Sul piano militare, Anastasio dovette affrontare la crescente pressione del Califfato omayyade, le cui incursioni avevano raggiunto la Galazia nel 714. Il pericolo di un attacco contro Costantinopoli rese necessaria una preparazione che riguardava sia le difese della città sia la capacità di sostenere un lungo assedio.
L'imperatore inviò un'ambasceria al califfo al-Walid I, con il duplice obiettivo di cercare un accordo e raccogliere informazioni sui preparativi militari arabi. Parallelamente ordinò il restauro delle mura terrestri e marittime, la preparazione di macchine da guerra, la costruzione di navi e l'accumulo di scorte alimentari.
La disponibilità di viveri era decisiva per la resistenza della capitale. Anastasio dispose perciò che lasciassero Costantinopoli coloro che non erano in grado di procurarsi provviste sufficienti per un lungo assedio, cercando di ridurre la pressione sulle risorse cittadine.
Il rafforzamento militare comprese anche la scelta dei comandanti. Fra gli uomini ai quali affidò incarichi importanti figurava Leone, il futuro imperatore Leone III, posto alla guida del tema degli Anatolici.
Nella primavera del 715, Anastasio ordinò infine alla flotta di concentrarsi a Rodi. La spedizione doveva colpire le forze navali e i rifornimenti destinati ai preparativi arabi, intervenendo prima che la minaccia si concentrasse sulla capitale.

L'ammutinamento di Rodi e la proclamazione di Teodosio III
La spedizione si trasformò in una rivolta contro il governo imperiale. A Rodi, i contingenti dell'Opsikion si ammutinarono e uccisero Giovanni, comandante dell'operazione, che era anche diacono di Santa Sofia e funzionario dell'amministrazione finanziaria.
Dopo aver abbandonato Rodi, i ribelli raggiunsero Adramittio, sulla costa dell'Asia Minore. Qui scelsero come imperatore Teodosio, un esattore delle imposte. Secondo le fonti, Teodosio tentò di sottrarsi alla proclamazione, ma fu costretto ad accettare il potere, assumendo il ruolo di sovrano contrapposto ad Anastasio.
Ne seguì una guerra civile durata circa sei mesi. Anastasio lasciò Costantinopoli sotto la difesa dei propri uomini e si ritirò a Nicea, mentre i sostenitori di Teodosio riuscirono infine a conquistare la capitale.

L'abdicazione e il ritiro a Tessalonica
Dopo la caduta di Costantinopoli, Anastasio rinunciò al trono in cambio della garanzia di avere salva la vita. Ricevette la tonsura, che segnava l'ingresso nella condizione religiosa, e fu esiliato a Tessalonica, dove si ritirò alla vita monastica.
La conclusione di questi avvenimenti viene generalmente collocata nel 715, ma alcune ricostruzioni la datano al 716. Da questa incertezza deriva la differenza fra le cronologie che indicano il 715 come termine del regno e quelle che spostano al 716 la definitiva abdicazione.
Il tentativo di riconquistare il trono
Il ritiro religioso non pose fine alle ambizioni politiche di Anastasio. Dopo l'ascesa di Leone III nel 717, l'ex imperatore tentò di recuperare il potere. L'impresa viene generalmente datata al 719, dopo la conclusione dell'assedio arabo di Costantinopoli del 717 - 718, benché alcune ricostruzioni la collochino nel 718.
Anastasio ottenne aiuti militari e finanziari dai Bulgari. Teofane attribuisce questo sostegno al sovrano Tervel, ma l'identificazione del governante coinvolto rimane legata alle incertezze sulla cronologia della successione bulgara.
Il progetto poteva contare anche su complicità nella capitale. Fra i personaggi coinvolti figuravano Niceta Xylinites e Niceta Anthrakas, comandante delle mura. Le fonti presentano in modo diverso l'origine dell'iniziativa: secondo Niceforo, Anastasio cercò sostenitori per un proprio progetto di restaurazione; secondo Teofane, fu invece Xylinites a incoraggiare l'ex imperatore a tentare il ritorno al potere.

Il fallimento della congiura e la morte
Secondo Niceforo, la scoperta della corrispondenza dei congiurati consentì a Leone III di reprimere i sostenitori di Anastasio presenti a Costantinopoli. Il tentativo di restaurazione non raccolse l'appoggio necessario e i Bulgari finirono per abbandonare l'ex imperatore, consegnandolo a Leone.
Anastasio fu decapitato, secondo la datazione comunemente accolta, nel 719. Anche alcuni dei suoi sostenitori furono giustiziati, sebbene le fonti non concordino sulla sorte di tutti i partecipanti alla congiura.
La moglie Irene curò la sepoltura di Anastasio nel mausoleo di Giustiniano, presso la chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli.
