OKpedia  

la guerra greco-gotica

La guerra greco-gotica e la riconquista giustinianea dell'Italia

La guerra greco-gotica, combattuta tra il 535 e il 554 d.C., fu uno dei conflitti più lunghi e distruttivi della tarda antichità. Il principale teatro delle operazioni fu la penisola italiana, anche se la guerra coinvolse direttamente la Sicilia e la Dalmazia e, in alcune fasi, interessò anche la Sardegna, la Corsica e le coste dell'area greca. Il conflitto nacque dalla politica dell'imperatore d'Oriente Giustiniano I, intenzionato a recuperare almeno una parte dei territori occidentali dell'antico Impero romano passati, nel corso del V secolo, sotto il controllo dei regni romano-germanici.

Questa politica viene tradizionalmente ricondotta al progetto della renovatio imperii, cioè al tentativo di restaurare l'autorità imperiale romana nel Mediterraneo occidentale. La guerra in Italia non rappresentò quindi un'iniziativa isolata. Giustiniano aveva già ottenuto un importante successo con la conquista del Regno vandalico d'Africa, sconfitto dalle truppe imperiali guidate da Belisario nel 533 e 534 d.C. L'Italia ostrogota costituiva il successivo e assai più impegnativo obiettivo.

La crisi del Regno ostrogoto e il casus belli

L'occasione politica per l'intervento imperiale fu offerta dalla crisi dinastica della famiglia degli Amali, che governava il Regno ostrogoto d'Italia. Alla morte del giovane re Atalarico, nell'ottobre del 534 d.C., la madre Amalasunta, figlia di Teodorico il Grande, associò al trono il cugino Teodato. Amalasunta era nota per il proprio orientamento favorevole alla cultura romana e per i rapporti mantenuti con Costantinopoli, caratteristiche che avevano contribuito ad alimentare l'opposizione di una parte dell'aristocrazia gota.

L'accordo con Teodato si rivelò rapidamente fallimentare. Teodato estromise Amalasunta dal potere e la fece confinare sull'isola di Martana, nel lago di Bolsena. Nel 535 d.C. Amalasunta venne assassinata. La morte della regina fornì a Giustiniano una forte giustificazione diplomatica e politica per intervenire militarmente. Il conflitto derivava dunque da un progetto imperiale già esistente, ma l'assassinio di Amalasunta offrì a Costantinopoli il pretesto immediato per presentare l'intervento come una risposta alla crisi del potere ostrogoto.

l'inizio della guerra

La prima fase della guerra e le vittorie di Belisario

La guerra viene comunemente suddivisa in due grandi fasi. La prima, compresa tra il 535 e il 540 d.C., fu caratterizzata dalle campagne di Belisario e sembrò concludersi con la definitiva sconfitta del Regno ostrogoto.

Nel 535 d.C. Belisario sbarcò in Sicilia con un corpo di spedizione che le ricostruzioni tradizionali quantificano in circa 7.500 uomini. La conquista dell'isola fu relativamente rapida. Nel 536 d.C. il generale attraversò lo stretto di Messina e avanzò nell'Italia meridionale. Dopo un difficile assedio riuscì a espugnare Napoli e proseguì verso Roma, che occupò il 9 dicembre 536.

Il rapido deterioramento della situazione militare provocò una crisi politica tra gli Ostrogoti. Teodato venne deposto dall'esercito, che proclamò re il generale Vitige. Il sovrano deposto fu successivamente ucciso durante la fuga. Vitige cercò immediatamente di ristabilire il controllo goto sull'Italia centrale e raccolse un grande esercito con il quale pose Roma sotto assedio.

L'assedio durò dal marzo del 537 al marzo del 538 d.C. e rappresentò uno degli episodi centrali della prima fase della guerra. Nonostante la pressione delle forze ostrogote e le difficoltà logistiche, Belisario riuscì a mantenere il controllo della città. Il fallimento dell'assedio indebolì considerevolmente la posizione di Vitige e consentì alle forze imperiali di proseguire l'offensiva.

La guerra rimaneva tuttavia estremamente violenta e il successo imperiale non procedeva in modo lineare. Nel 539 d.C., un esercito formato da Goti e alleati Burgundi conquistò Milano dopo un assedio. La città subì una devastazione gravissima. Le fonti descrivono un massacro della popolazione maschile e la riduzione in schiavitù di numerose donne. Procopio di Cesarea riferisce la cifra di circa 300.000 uomini uccisi, un dato certamente esagerato e incompatibile con le moderne ricostruzioni demografiche. La cifra non deve quindi essere considerata una statistica attendibile, ma rimane significativa perché mostra la portata eccezionale attribuita dalla tradizione antica alla distruzione della città.

Nel 540 d.C. Belisario riuscì infine a entrare a Ravenna, capitale politica del Regno ostrogoto. Vitige venne catturato e successivamente condotto a Costantinopoli. La perdita contemporanea del sovrano e della capitale sembrava segnare il definitivo collasso della monarchia ostrogota e lasciava prevedere una rapida conclusione della conquista imperiale. Questa previsione si rivelò però prematura.

Belisario entra a Ravenna

La riscossa ostrogota e l'ascesa di Totila

Dopo la caduta di Ravenna, la resistenza ostrogota riuscì a riorganizzarsi soprattutto nell'Italia settentrionale. I brevi regni di Ildibad ed Erarico, entrambi uccisi nel 541 d.C., furono seguiti dall'elezione di Totila, destinato a governare dal 541 al 552 d.C. Totila si dimostrò un comandante particolarmente efficace e riuscì a trasformare una situazione apparentemente compromessa in una seria minaccia per il dominio imperiale.

La forza di Totila non dipese soltanto dalle capacità militari. Il re goto seppe sfruttare lo scontento prodotto dall'amministrazione e dalla fiscalità imperiali, cercando contemporaneamente di indebolire le basi economiche e sociali dei sostenitori di Costantinopoli. Totila accolse nelle proprie forze anche schiavi fuggitivi e intervenne contro gli interessi di grandi proprietari schierati con l'Impero.

Queste iniziative non devono però essere interpretate semplicemente come un programma organico di emancipazione sociale. Le misure adottate da Totila rispondevano soprattutto alle necessità militari, politiche e fiscali del conflitto. Liberare o reclutare persone dipendenti dai grandi proprietari significava contemporaneamente aumentare le risorse disponibili per l'esercito goto e indebolire gruppi sociali legati al potere imperiale.

Sotto la guida di Totila gli Ostrogoti recuperarono progressivamente gran parte della penisola. Roma divenne uno dei principali simboli dell'instabilità prodotta dalla guerra, passando più volte da un esercito all'altro. Dopo l'occupazione imperiale del 536, Totila conquistò la città nel dicembre del 546, quando Roma aveva già subito un grave spopolamento. Nel 547 Belisario riuscì a rioccuparla e a ripristinarne almeno parzialmente le fortificazioni. Tra la fine del 549 e l'inizio del 550 Totila conquistò nuovamente la città, che sarebbe tornata definitivamente sotto il controllo imperiale soltanto durante la successiva campagna di Narsete.

La controffensiva ostrogota non rimase confinata all'Italia continentale. Totila estese le operazioni alla Sicilia e promosse azioni che coinvolsero anche Sardegna, Corsica e coste dell'area greca, dimostrando che il conflitto aveva ormai assunto una dimensione mediterranea più ampia.

Nel frattempo Giustiniano aveva nuovamente inviato Belisario in Italia nel 544 d.C. Il generale, tuttavia, disponeva di uomini e risorse insufficienti rispetto alle esigenze della guerra. Belisario ottenne alcuni risultati locali, ma non riuscì a invertire stabilmente l'andamento del conflitto. Nel 548 d.C. venne definitivamente richiamato a Costantinopoli.

la riscossa di Totila: gli ostrogoti riprendono gran parte dell'Italia

La campagna di Narsete e la sconfitta degli Ostrogoti

La situazione cambiò quando Giustiniano affidò la conduzione della campagna decisiva a Narsete. Nel 552 d.C. il generale entrò in Italia alla guida di un esercito numeroso e meglio organizzato, con l'obiettivo di eliminare definitivamente la resistenza ostrogota.

Lo scontro decisivo con Totila avvenne nella battaglia di Taginae, tradizionalmente localizzata nei pressi dell'odierna Gualdo Tadino, in Umbria. L'esercito ostrogoto venne sconfitto e Totila morì poco dopo a causa delle ferite riportate durante la ritirata. La morte del sovrano privò la resistenza gota del comandante che ne aveva reso possibile la straordinaria ripresa.

I superstiti elessero come nuovo re Teia, che tentò di organizzare un'ultima resistenza. Narsete affrontò le forze di Teia nella battaglia dei Monti Lattari, il Mons Lactarius delle fonti, nell'area della penisola sorrentina, tra la fine del 552 e il 553 d.C. Teia morì combattendo e l'esercito ostrogoto venne sconfitto. Con la morte dell'ultimo re cessò sostanzialmente di esistere il Regno ostrogoto d'Italia come entità politica organizzata.

La scomparsa della monarchia ostrogota non significò però la fine immediata delle operazioni militari. Un grande esercito di Franchi e Alamanni, guidato dai comandanti Leutari e Butilino, penetrò nella penisola approfittando del collasso del potere goto. Dopo avere attraversato e saccheggiato vaste zone dell'Italia, le forze guidate da Butilino furono affrontate da Narsete nella battaglia del Volturno, presso Casilinum, nel 554 d.C. La vittoria imperiale pose sostanzialmente termine alle grandi operazioni della guerra.

Il 554 rappresenta quindi la data convenzionale della conclusione del conflitto, non il momento in cui ogni forma di resistenza cessò. Una consistente forza gota continuò a resistere a Campsa fino al 555 d.C., mentre alcune città dell'Italia settentrionale rimasero fuori dal controllo imperiale ancora più a lungo. Verona e Brescia furono definitivamente sottomesse soltanto nel 562 d.C.

la terza fase della guerra: la campagna di Narsete (552-554)

 

Le conseguenze economiche, demografiche e urbane

Quasi vent'anni di guerra produssero conseguenze molto gravi per numerose regioni italiane. Assedi, saccheggi, requisizioni e continui spostamenti degli eserciti provocarono la devastazione di città e campagne, movimenti forzati della popolazione, carestie e una forte contrazione delle attività economiche in diverse aree.

Alla distruzione direttamente provocata dal conflitto si aggiunsero gli effetti della cosiddetta peste di Giustiniano, comparsa nel Mediterraneo negli anni 541 e 542 e successivamente ritornata in diverse ondate. Guerra ed epidemie agirono quindi contemporaneamente su una società già attraversata da importanti trasformazioni economiche e demografiche.

La guerra greco-gotica contribuì così ad aggravare la crisi economica, demografica e urbana di numerose aree della penisola. Sarebbe tuttavia eccessivamente schematico interpretare il conflitto come la causa unica di un'improvvisa distruzione della civiltà urbana classica. Le conseguenze furono differenti da regione a regione e si inserirono in processi di trasformazione già in corso.

Il caso di Roma è particolarmente significativo. La città fu ripetutamente assediata, conquistata e riconquistata, con conseguenze molto pesanti sul tessuto urbano e sulla popolazione. Il declino demografico e materiale fu considerevole, ma le dimensioni precise della popolazione romana nel VI secolo rimangono discusse. Anche in questo caso è quindi necessario distinguere la certezza generale del declino dalla maggiore incertezza relativa alla sua quantificazione.

La Prammatica Sanzione del 554

Dopo la vittoria militare, Giustiniano dovette affrontare il problema della ricostruzione politica e amministrativa dell'Italia. Nel 554 d.C. venne promulgata la Prammatica Sanzione, la Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii, con lo scopo di ristabilire l'ordine imperiale nei territori riconquistati.

Il provvedimento restaurò in Italia strutture amministrative appartenenti alla tradizione tardo-romana, compresa la Prefettura del pretorio d'Italia con le relative circoscrizioni provinciali. Questa organizzazione non deve essere confusa con l'Esarcato di Ravenna, istituzione successiva che sarebbe comparsa soltanto diversi decenni dopo, verso la fine del VI secolo, nel contesto di una nuova organizzazione amministrativa e militare dei territori bizantini rimasti nella penisola.

La Prammatica Sanzione intervenne anche sul piano giuridico, patrimoniale e fiscale. Vennero riconosciuti gli atti emanati durante i regni di Atalarico, Amalasunta e Teodato, mentre numerosi provvedimenti adottati sotto Totila furono invalidati. Furono inoltre ristabiliti i diritti dei precedenti proprietari sui beni confiscati o trasferiti durante la guerra.

Il provvedimento disciplinò anche questioni relative alla fiscalità, ai debiti, all'amministrazione della giustizia, all'annona, alla moneta, ai pesi e alle misure. Nel complesso, la restaurazione giustinianea tendeva quindi a ricostituire l'ordine politico, giuridico e proprietario precedente alle trasformazioni prodotte dalla fase più intensa della dominazione di Totila.

All'interno della nuova Italia bizantina acquistò progressivamente maggiore importanza anche il ruolo delle autorità ecclesiastiche. L'indebolimento delle tradizionali istituzioni municipali favorì infatti una crescente presenza dei vescovi nella vita civile e nell'amministrazione locale. Questo processo non significò però un arretramento dell'autorità imperiale nelle questioni religiose. Giustiniano continuò a esercitare una forte influenza sulla Chiesa, come mostrano anche le pressioni esercitate su papa Vigilio durante la controversia dei Tre Capitoli.

la prammatica sanzione e l'invasione longobarda

Una vittoria imperiale dal costo elevatissimo

Dal punto di vista politico e militare, la conquista dell'Italia rappresentò uno dei maggiori successi del regno di Giustiniano. L'Impero romano d'Oriente era riuscito a eliminare il Regno ostrogoto e a riportare formalmente sotto l'autorità imperiale gran parte della penisola. Il successo, tuttavia, fu ottenuto a un costo economico, militare e demografico enorme.

L'Impero dovette sostenere la lunga campagna italiana mentre affrontava contemporaneamente la pressione dell'Impero sasanide sul fronte orientale, le difficoltà militari nei Balcani e gli effetti economici e demografici della peste. La riconquista aumentò inoltre l'estensione dei territori da difendere proprio mentre le risorse imperiali erano sottoposte a forti pressioni.

La fragilità del nuovo equilibrio emerse pochi anni dopo. Nel 568 d.C., quattordici anni dopo la conclusione convenzionale della guerra e tre anni dopo la morte di Giustiniano, i Longobardi, guidati da Alboino, attraversarono le Alpi Giulie e invasero l'Italia.

Le forze imperiali non riuscirono a impedire la rapida perdita di vaste zone, soprattutto nell'Italia settentrionale. Il dominio bizantino, tuttavia, non scomparve immediatamente dalla penisola. Costantinopoli conservò Ravenna e altri territori dell'Italia nordorientale, Roma e parte dell'Italia centrale, importanti zone dell'Italia meridionale e le grandi isole, anche se l'estensione e la configurazione di questi possedimenti cambiarono nel corso dei secoli successivi.

L'invasione longobarda pose dunque fine alla prospettiva di una stabile riunificazione politica dell'Italia sotto l'autorità imperiale. La penisola entrò invece in una lunga fase di frammentazione territoriale, caratterizzata dalla compresenza e dalla competizione tra domini longobardi e territori bizantini. La guerra greco-gotica appare così come un passaggio decisivo non soltanto nella storia delle conquiste di Giustiniano, ma nella più ampia trasformazione dell'Italia tra tarda antichità e alto Medioevo: la vittoria imperiale distrusse il Regno ostrogoto, ma non riuscì a creare le condizioni per una duratura restaurazione dell'unità politica della penisola.

https://www.okpedia.it/guerra-greco-gotica


Hai una domanda? Scrivila nei commenti e ti risponderemo qui sulla pagina.


Impero bizantino




FacebookTwitterLinkedinLinkedin