OKpedia  

la crisi dinastica bizantina del 641

Costantino III ed Eracleona: la crisi dinastica bizantina del 641

La morte di Eraclio I, nel febbraio del 641, aprì una grave crisi dinastica nell’Impero bizantino. Il governo passò ai figli Costantino III, conosciuto anche come Eraclio Costantino, ed Eracleona, chiamato anche Heraclonas o Eraclio II, nati da due diversi matrimoni dell’imperatore. La successione congiunta avrebbe dovuto garantire la continuità della dinastia, ma accentuò la rivalità tra i due rami della famiglia imperiale. Al centro dello scontro si trovava Martina, seconda moglie di Eraclio e madre di Eracleona, decisa a esercitare un ruolo di primo piano nel governo. La rapida morte di Costantino, le tensioni religiose e l’avanzata araba in Egitto aggravarono l’instabilità, favorendo l’intervento dell’esercito e la successiva ascesa di Costante II. La ricostruzione degli eventi richiede tuttavia cautela, perché le fonti tramandano accuse non dimostrate e una cronologia in parte controversa.

Il testamento di Eraclio e la successione congiunta

Eraclio I morì l’11 febbraio 641, lasciando il governo dell’impero a due figli: Costantino III, nato dal matrimonio con Fabia Eudocia, ed Eracleona, figlio di Martina. Entrambi erano già stati associati al trono durante la vita del padre, ma appartenevano a rami familiari sostenuti da gruppi diversi della corte.

Il testamento riconosceva ai fratellastri pari dignità imperiale e prescriveva che entrambi onorassero Martina come «madre e imperatrice». Questa disposizione attribuiva alla vedova una posizione eminente, senza risolvere il problema dei rapporti di autorità all’interno della famiglia. Il tentativo di Martina di tradurre il proprio prestigio dinastico in un esercizio diretto del potere incontrò infatti una forte opposizione.

I sostenitori di Costantino difendevano la preminenza del figlio maggiore di Eraclio e i diritti dei suoi discendenti. Il gruppo legato a Martina cercava invece di consolidare la posizione di Eracleona e degli altri figli dell’imperatrice. La contesa riguardava quindi tanto il governo immediato quanto la futura trasmissione del trono.

L’ostilità verso Martina aveva anche radici religiose e familiari. Il matrimonio con Eraclio, di cui Martina era nipote, aveva suscitato forti contestazioni. A questo si aggiungeva il sostegno dell’imperatrice al monotelismo, la dottrina secondo cui Cristo possiede una sola volontà. Già controversa nel VII secolo, questa posizione sarebbe stata condannata come eretica dal concilio di Costantinopoli del 680 - 681. La gerarchia ecclesiastica non costituiva però un fronte compatto contro Martina: il patriarca di Costantinopoli Pirro, per esempio, ne sosteneva la causa.

la successione al trono

Costantino III: un imperatore associato al trono fin dall’infanzia

Costantino III nacque il 3 maggio 612, figlio di Eraclio e Fabia Eudocia. Il 22 gennaio 613, quando aveva circa otto mesi, ricevette il titolo di Augusto, diventando formalmente coimperatore. L’associazione al trono di un bambino serviva a indicare in anticipo il successore e a rafforzare la continuità dinastica.

Costantino crebbe durante la guerra contro l’Impero persiano sassanide e rimase a Costantinopoli mentre il padre conduceva le campagne militari. Alla morte di Eraclio, la maggiore età e la lunga anzianità nella dignità imperiale conferivano a Costantino una posizione preminente rispetto al giovane Eracleona, nonostante la parità stabilita dal testamento.

Le condizioni di salute limitarono però il suo governo. Costantino era gravemente malato, probabilmente di tubercolosi, e dovette affrontare fin dall’inizio il problema della protezione dei propri figli. Il timore principale era che Martina, approfittando della sua morte, potesse escluderli dalla successione a vantaggio della propria discendenza.

La difesa dei figli e la morte di Costantino

Per tutelare i diritti dei suoi discendenti, Costantino cercò l’appoggio dell’esercito. Su consiglio del tesoriere Filagrio, affidò a Valentino, un ufficiale a lui legato, una somma che la tradizione storiografica quantifica in oltre due milioni di solidi d’oro. Il denaro doveva essere distribuito ai soldati per assicurare il loro sostegno ai figli dell’imperatore. Il solido era una moneta aurea fondamentale per le finanze bizantine, e una distribuzione di questa portata rappresentava anche un importante strumento di consenso politico.

Costantino morì probabilmente nel maggio 641, dopo circa tre mesi di governo successivi alla scomparsa del padre. Il 25 maggio è una data frequentemente adottata, ma non unanimemente accettata. Il cronista Niceforo attribuisce al suo governo una durata di 103 giorni, uno degli elementi utilizzati per ricostruire la cronologia.

La morte alimentò immediatamente sospetti. Si diffusero voci secondo cui Martina avrebbe fatto avvelenare Costantino, talvolta con la complicità del patriarca Pirro. Le accuse di avvelenamento non sono dimostrate e devono essere distinte dalla malattia dell’imperatore. Sul piano politico, tuttavia, queste voci contribuirono a screditare Martina e furono successivamente utilizzate per legittimare il ramo dinastico di Costantino.

la morte di Costantino III

Eracleona e il predominio politico di Martina

Eracleona nacque probabilmente intorno al 626. Il matrimonio tra i suoi genitori, Eraclio e Martina, aveva offerto agli avversari dell’imperatrice un argomento per contestare anche la legittimità della discendenza. Eracleona era però stato ufficialmente riconosciuto e associato al trono: le contestazioni politiche e religiose non annullavano il suo rango imperiale.

Nominato Cesare nel 632, Eracleona fu incoronato Augusto il 4 luglio 638, nella cappella di Santo Stefano del palazzo di Dafne. Il passaggio da Cesare ad Augusto segnava l’accesso alla piena dignità di coimperatore. Alla morte del padre, dunque, Eracleona possedeva già un titolo che ne sosteneva il diritto a governare.

Dopo la scomparsa di Costantino, Eracleona rimase inizialmente unico imperatore, all’età di circa quindici anni. Martina esercitò un ruolo predominante nel governo e cercò di rafforzare la posizione dei propri figli. L’allontanamento di importanti sostenitori di Costantino, tra cui Filagrio, contribuì però ad accrescere i timori del gruppo rivale e ad ampliare l’opposizione.

L’avanzata araba in Egitto e le divisioni religiose

La lotta dinastica si svolse mentre l’impero affrontava la conquista araba dell’Egitto, un processo già in corso e dalle gravi conseguenze politiche ed economiche. Il governo di Martina ed Eracleona richiamò il patriarca Ciro di Alessandria e lo inviò nuovamente in Egitto, autorizzandolo a negoziare con le forze arabe guidate da ʿAmr ibn al-ʿĀṣ.

L’accordo di capitolazione viene generalmente datato al novembre 641, mentre l’evacuazione bizantina di Alessandria avvenne nel 642. Occorre quindi distinguere l’avanzata militare, le trattative e l’effettivo ritiro bizantino: la perdita della provincia si sviluppò attraverso più fasi, intrecciandosi con la crisi della capitale.

Anche il conflitto religioso indeboliva il governo. Il sostegno di Martina e Pirro al monotelismo alimentava l’opposizione degli avversari della dottrina. Le divisioni teologiche e le rivalità dinastiche si rafforzavano reciprocamente, trasformando le scelte religiose in motivi di schieramento politico.

In questo clima, Valentino mobilitò le truppe a favore dei discendenti di Costantino III. Le accuse di avvelenamento, l’allontanamento dei loro sostenitori e l’impopolarità di Martina contribuirono a unire settori dell’esercito e dell’ambiente senatorio contro il governo.

La pressione di Valentino e l’ascesa di Costante II

Nel corso del 641, Valentino condusse truppe dall’Asia Minore fino a Calcedonia, sulla sponda asiatica del Bosforo, di fronte a Costantinopoli. La presenza dell’esercito nelle immediate vicinanze della capitale conferiva alle richieste dell’opposizione una forza concreta.

La pressione militare e le proteste cittadine costrinsero Eracleona ad associare al trono il giovane figlio di Costantino III, conosciuto come Costante II. Questa concessione, generalmente collocata tra la fine dell’estate e l’autunno, riconosceva i diritti del ramo dinastico che Valentino sosteneva.

L’accordo non riuscì però a stabilizzare il governo. Martina cercò di proteggere anche la propria discendenza e il figlio David fu associato al potere imperiale con il nome di Tiberio. La presenza di più imperatori rifletteva così il tentativo di mantenere un equilibrio tra gruppi rivali, senza eliminare la contesa sul controllo effettivo dello Stato.

la rivolta di Valentino

La deposizione, le mutilazioni e l’esilio

Martina ed Eracleona furono deposti probabilmente nell’autunno del 641, per iniziativa dei sostenitori di Costante II, con un ruolo importante dell’esercito e del Senato. La data rimane controversa: alcune ricostruzioni collocano la deposizione a settembre, altre tra ottobre e novembre, altre ancora all’inizio del 642.

Secondo la tradizione più comunemente accolta, a Eracleona fu tagliato il naso e a Martina la lingua. Le mutilazioni miravano a ostacolare un eventuale ritorno al potere, segnando fisicamente e pubblicamente la loro esclusione dalla vita politica.

la deposizione di Martina ed Eracleona

Non si trattava del primo episodio di mutilazione politica nella storia bizantina. Già nel 637, durante il regno di Eraclio, Giovanni Atalarico e altri congiurati avevano subito l’amputazione del naso e delle mani. Il trattamento riservato a Martina ed Eracleona si inseriva dunque in una pratica già utilizzata contro persone considerate pericolose per il sovrano.

Madre e figlio furono esiliati a Rodi, ma le fonti divergono su alcuni particolari della loro sorte successiva. Eracleona morì probabilmente poco dopo l’esilio; la data esatta della morte resta incerta, e il 642 non deve essere presentato come un dato sicuro.

Il trono rimase a Costante II, figlio di Costantino III, che regnò dal 641 al 668. Poiché il nuovo imperatore era ancora un bambino, nei primi anni i dignitari e i comandanti che ne avevano sostenuto l’ascesa esercitarono un ruolo determinante nel governo. La dinastia eracliana conservò così il potere attraverso il ramo di Costantino, mentre la crisi aveva mostrato quanto la successione dipendesse dall’appoggio dell’esercito, del Senato e dei gruppi influenti della capitale.

la successione a Costante III

https://www.okpedia.it/costantino-iii-ed-eracleona


Hai una domanda? Scrivila nei commenti e ti risponderemo qui sulla pagina.


Impero bizantino




FacebookTwitterLinkedinLinkedin