
Costantino IV: la difesa di Bisanzio e le trasformazioni dell'Impero
Costantino IV (circa 650 - 685) fu imperatore bizantino dal 668 al 685, dopo essere stato associato al trono dal padre nel 654. Figlio primogenito di Costante II e di Fausta, è tradizionalmente conosciuto anche come Pogonato, cioè “il Barbuto”, sebbene una diffusa interpretazione storiografica attribuisca questo epiteto al padre. I suoi diciassette anni di regno furono decisivi per la sopravvivenza dell'Impero romano d'Oriente, sottoposto alla pressione militare del califfato omayyade. La difesa di Costantinopoli e un accordo di pace favorevole offrirono ai Bizantini una tregua sul fronte orientale. Sul piano religioso, Costantino IV promosse il concilio che condannò il monotelismo, favorendo la riconciliazione dottrinale con Roma. Nei Balcani, invece, la sconfitta contro i Bulgari costrinse l'imperatore ad accettare la formazione di un nuovo Stato a sud del Danubio. Gli ultimi anni del regno furono segnati anche dall'esclusione dei fratelli dal potere, probabilmente per assicurare la successione al figlio Giustiniano II.
L'ascesa al trono e la crisi siciliana
Elevato al rango di coimperatore nel 654, Costantino IV rimase a Costantinopoli durante il soggiorno del padre in Occidente. Questa posizione garantiva la presenza di un rappresentante della dinastia nella capitale, mentre Costante II conduceva la propria politica nel Mediterraneo occidentale. Nel 668, dopo l'assassinio del padre a Siracusa, Costantino IV divenne l'imperatore principale, affiancato nominalmente dai fratelli minori Eraclio e Tiberio.
La successione fu subito minacciata da una rivolta in Sicilia, dove una parte delle truppe proclamò imperatore l'ufficiale armeno Mecezio, noto anche come Mizizios. L'usurpazione fu repressa nel 669 e Mecezio venne ucciso, consentendo a Costantino IV di conservare il controllo del trono.
La partecipazione personale dell'imperatore alla repressione rimane discussa. Secondo una ricostruzione, Costantino IV raggiunse direttamente la Sicilia; secondo un'altra, furono truppe fedeli provenienti dall'Italia e dall'Africa a sconfiggere l'usurpatore. La presenza dell'imperatore sull'isola non può quindi essere considerata certa.

La pressione araba e la difesa di Costantinopoli
Una delle principali minacce del regno fu l'espansione del califfato omayyade, guidato da Mu'awiya I. Le operazioni arabe in Asia Minore e nel Mediterraneo orientale misero sotto pressione le difese bizantine e portarono la guerra verso Costantinopoli, centro politico e strategico dell'Impero.
Secondo la ricostruzione tradizionale, tra il 674 e il 678 gli Arabi condussero ripetuti attacchi contro la capitale, servendosi di basi lungo le coste dell'Asia Minore e nel mar di Marmara, tra cui Cizico. Questi punti d'appoggio permettevano di sostenere le operazioni navali e di mantenere una presenza militare in prossimità della città.
La cronologia e la natura degli attacchi sono tuttavia oggetto di dibattito. Alcuni studiosi contestano l'esistenza di un assedio pluriennale, mentre altri collocano un grande attacco contro Costantinopoli nel 667 - 669. Per questo motivo, il periodo 674 - 678 non deve essere necessariamente interpretato come un blocco terrestre e navale ininterrotto: nella ricostruzione tradizionale indica piuttosto una successione di operazioni contro la capitale.
Alla difesa bizantina viene associato l'impiego del fuoco greco, una miscela incendiaria utilizzata soprattutto nella guerra navale. Proiettata contro le imbarcazioni nemiche mediante appositi dispositivi, poteva continuare a bruciare sulla superficie dell'acqua, rendendo particolarmente difficile contrastare gli incendi. La sua composizione esatta resta sconosciuta.
Le vittorie bizantine e le difficoltà militari del califfato favorirono, alla fine degli anni Settanta del VII secolo, un accordo di pace favorevole a Bisanzio, tradizionalmente descritto come trentennale. L'intesa prevedeva il pagamento di un tributo da parte degli Omayyadi e offrì all'Impero una tregua dalla pressione araba. La datazione precisa dell'accordo varia nelle ricostruzioni storiche.

Il concilio e la soluzione della controversia monotelita
Accanto alla difesa militare, Costantino IV affrontò la controversia sul monotelismo, che da decenni divideva la Chiesa e alimentava i contrasti tra Costantinopoli e Roma. La questione riguardava il rapporto tra la natura divina e la natura umana di Cristo e, in particolare, il riconoscimento delle rispettive volontà e attività.
Il monotelismo ammetteva in Cristo due nature, divina e umana, ma una sola volontà. Sotto l'imperatore Eraclio, questa dottrina aveva ricevuto il sostegno del potere imperiale. Costante II aveva invece cercato di interrompere la disputa con il Typos del 648, vietando di discutere se Cristo avesse una o due volontà e operazioni. Il divieto, tuttavia, non aveva risolto il disaccordo dottrinale.
Per superare il conflitto, Costantino IV promosse il Terzo Concilio di Costantinopoli, riconosciuto come VI Concilio ecumenico, che si svolse dal 7 novembre 680 al 16 settembre 681. L'imperatore presiedette personalmente dodici delle diciotto sessioni, mostrando l'importanza attribuita al ristabilimento dell'unità religiosa.
Il concilio condannò sia il monotelismo sia il monoenergismo, dottrina che riconosceva in Cristo una sola operazione, cioè un'unica attività naturale. Riaffermò che Cristo è una sola persona in due nature, divina e umana, unite senza confusione, mutamento, divisione o separazione. Alle due nature corrispondono due volontà naturali e due operazioni naturali, che non sono contrapposte tra loro. La distinzione intendeva riconoscere la piena umanità di Cristo senza comprometterne l'unità personale.
La condanna coinvolse diversi esponenti ecclesiastici, tra cui alcuni patriarchi di Costantinopoli e, postumamente, papa Onorio I, incluso tra i sostenitori dell'errore monotelita. Le deliberazioni conciliari favorirono il ristabilimento dell'accordo dottrinale con Roma, chiudendo una lunga fase di contrasti.
Per il ruolo svolto nella difesa della fede definita dal concilio, Costantino IV è venerato come santo nella tradizione ortodossa, con commemorazione il 3 settembre.

La sconfitta contro i Bulgari e la pace del 681
Mentre il fronte orientale beneficiava della tregua con il califfato, nei Balcani si rafforzava la presenza dei Bulgari guidati da Asparuh, già insediati nell'area del basso Danubio prima della campagna bizantina del 680. La loro affermazione rappresentava una minaccia per il controllo imperiale della regione.
Nel 680, Costantino IV organizzò una spedizione con forze terrestri e navali contro le posizioni fortificate bulgare nell'area di Ongal, detta anche Onglos. L'operazione mirava a eliminare questa presenza militare prima che potesse consolidarsi ulteriormente.
Secondo il racconto tradizionale, durante la campagna Costantino IV dovette recarsi a Mesembria per curare dolori ai piedi, interpretati come un attacco di gotta. La partenza dell'imperatore avrebbe diffuso tra i soldati la convinzione che stesse fuggendo, contribuendo alla disorganizzazione dell'esercito. I Bulgari sfruttarono la ritirata e inflissero una grave sconfitta alle forze imperiali.
Dopo la vittoria, Asparuh consolidò il controllo sui territori a sud del Danubio e sulle popolazioni slave della regione. Nel 681, Costantino IV accettò una pace che prevedeva il pagamento di un tributo annuale ai Bulgari. L'accordo sancì di fatto la nuova situazione politica: per questa ragione, il 681 è considerato convenzionalmente l'anno di nascita del Primo Impero bulgaro.
Alla necessità di proteggere gli accessi balcanici a Costantinopoli viene tradizionalmente collegata anche la formazione del Tema di Tracia, una circoscrizione di carattere militare e amministrativo. La data precisa della sua istituzione e il grado iniziale di autonomia amministrativa rimangono, tuttavia, discussi.

L'esclusione dei fratelli e la successione dinastica
Per gran parte del regno, Costantino IV mantenne nominalmente associati al potere i fratelli Eraclio e Tiberio, già incoronati coimperatori sotto Costante II. La dignità imperiale dei due fratelli non implicava necessariamente una partecipazione equivalente al governo, ma conservava il loro rilievo nella successione dinastica.
Tra il 681 e il 682, Costantino IV li privò del titolo e ne ordinò la mutilazione del naso. La misura mirava a escluderli dalla competizione politica e, probabilmente, a favorire la successione del figlio Giustiniano, riducendo la possibilità di rivendicazioni alternative all'interno della famiglia imperiale.
La mutilazione serviva a screditare un possibile pretendente, ma non rappresentava un ostacolo insuperabile al ritorno sul trono. Lo avrebbe dimostrato proprio Giustiniano II, che, mutilato nel 695, riuscì a riconquistare il potere nel 705.

La morte e l'eredità del regno
Costantino IV morì nel 685, a circa trentacinque anni, e fu sepolto nella chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli. Il giorno preciso della morte è incerto: alcune ricostruzioni indicano il 10 luglio, mentre altre la collocano all'inizio di settembre.
Gli succedette il figlio Giustiniano II, allora adolescente e ultimo imperatore della dinastia eracliana, destinato a regnare in due periodi distinti: 685 - 695 e 705 - 711. Il nuovo sovrano ereditò un Impero che aveva difeso la capitale dalla pressione araba e ristabilito l'accordo religioso con Roma, ma aveva dovuto accettare nei Balcani la presenza di un nuovo Stato bulgaro.
