
Costante II: il regno tra crisi religiose, guerre e difesa del Mediterraneo
Costante II (Constans II, nato Eraclio e regnante ufficialmente con il nome di Costantino) fu imperatore bizantino dal 641 al 668 d.C. Figlio primogenito di Costantino III, detto anche Eraclio Costantino, e di Gregoria, salì al trono ancora bambino durante la crisi dinastica seguita alla morte del nonno Eraclio I. Il suo regno fu segnato dall'espansione arabo-islamica, che minacciò i territori e la supremazia navale dell'Impero. Sul piano religioso, il tentativo di interrompere le dispute sul monotelismo provocò un duro scontro con il papato e con i sostenitori delle due volontà di Cristo. Negli ultimi anni Costante rivolse particolare attenzione al Mediterraneo occidentale, conducendo una spedizione in Italia e stabilendo la propria corte a Siracusa. L'imperatore fu assassinato in Sicilia nel 668, lasciando al figlio Costantino IV un Impero impegnato in una difficile riorganizzazione politica e militare.
- La crisi dinastica del 641 e l'ascesa al trono
- La politica religiosa e il divieto di discutere sul monotelismo
- Lo scontro con papa Martino I e Massimo il Confessore
- L'espansione araba e la minaccia sul mare
- La campagna contro gli Slavi e la riorganizzazione militare
- L'uccisione di Teodosio e la scelta dell'Occidente
- La spedizione contro i Longobardi
- La visita a Roma
- La corte a Siracusa
- L'assassinio e la successione di Costantino IV
La crisi dinastica del 641 e l'ascesa al trono
Alla morte di Eraclio I, nel febbraio 641, il governo dell'Impero passò congiuntamente ai figli Costantino III ed Eracleona, nati da due matrimoni diversi. La successione risultò presto instabile: Costantino III, già gravemente malato, morì nel maggio dello stesso anno, dopo circa tre mesi di regno. Il potere rimase così nelle mani del fratellastro Eracleona e di sua madre, l'imperatrice Martina.
La scomparsa di Costantino III alimentò il sospetto che Martina avesse fatto avvelenare il sovrano per favorire il proprio figlio. Le accuse non furono dimostrate, ma contribuirono a rafforzare l'opposizione politica e militare. Le truppe guidate dal generale Valentino si schierarono a Calcedonia, sulla sponda asiatica di fronte a Costantinopoli, mentre nella capitale scoppiarono proteste contro il governo.
Sotto questa pressione, Eracleona associò al trono il giovane figlio di Costantino III, il futuro Costante II. L'incoronazione viene generalmente collocata nel settembre 641, ma il compromesso non riuscì a stabilizzare la situazione. Entro la fine dell'anno, Eracleona e Martina furono deposti, mutilati ed esiliati a Rodi: al sovrano venne tagliato il naso, all'imperatrice la lingua. Non fu il primo caso di mutilazione nella storia bizantina, ma rappresentò un episodio significativo nell'impiego di queste pene contro membri della famiglia imperiale allontanati dal potere.
Costante II rimase quindi unico imperatore a circa undici anni. A causa della giovane età del sovrano, il governo fu esercitato inizialmente sotto la tutela del Senato, con un ruolo influente del patriarca di Costantinopoli Paolo II.

La politica religiosa e il divieto di discutere sul monotelismo
Costante II ereditò una controversia religiosa che aveva già segnato il regno di Eraclio: quella sul monotelismo, la dottrina secondo cui Cristo possedeva una sola volontà. Gli oppositori sostenevano invece che alle due nature di Cristo, divina e umana, corrispondessero due volontà, anch'esse divina e umana.
La disputa aveva conseguenze anche politiche, perché le divisioni dottrinali compromettevano i rapporti tra le autorità ecclesiastiche e rendevano più difficile mantenere l'unità dell'Impero. Costante cercò di risolvere il problema imponendo la cessazione del dibattito.
Nel 648, con il sostegno del patriarca Paolo II, promulgò il Typos. Il provvedimento ritirava l'Ekthesis, il documento religioso emanato da Eraclio, e vietava, sotto severe pene, di discutere se Cristo possedesse una o due volontà e una o due operazioni, indicate anche con il termine "energie".
L'obiettivo era ristabilire la pace religiosa attraverso il silenzio sulla controversia, senza condannare esplicitamente il monotelismo. Proprio questo aspetto rese il provvedimento inaccettabile ai sostenitori delle due volontà: il divieto impediva anche di affermare e difendere quella che consideravano la dottrina corretta.
Lo scontro con papa Martino I e Massimo il Confessore
Nel 649, papa Martino I riunì il Concilio Lateranense, che condannò il monotelismo, l'Ekthesis e il Typos. La decisione mise il pontefice in aperto contrasto con la politica religiosa imperiale, trasformando la controversia dottrinale in uno scontro sull'autorità dell'imperatore nelle questioni di fede.
Nel 653, l'esarca di Ravenna Teodoro Calliopa, rappresentante del potere bizantino in Italia, fece arrestare Martino I a Roma e lo inviò a Costantinopoli. Il papa fu processato per tradimento, quindi esiliato a Cherson, in Crimea, dove morì nel 655. Sebbene il conflitto fosse nato soprattutto sul terreno religioso, il procedimento contro il pontefice assunse dunque una forma politica.
La repressione colpì anche Massimo il Confessore, uno dei principali oppositori del monotelismo. Arrestato, processato ed esiliato, nel 662 subì il taglio della lingua e della mano destra. Massimo venne poi deportato nel Caucaso, dove morì nello stesso anno. Il tentativo di porre fine alle divisioni religiose attraverso un divieto aveva così prodotto nuovi conflitti e una dura persecuzione degli oppositori.

L'espansione araba e la minaccia sul mare
Sul piano militare, Costante II dovette affrontare una fase decisiva dell'espansione arabo-islamica. La pressione interessava contemporaneamente l'Anatolia, il Mediterraneo orientale e l'Africa settentrionale, costringendo l'Impero a distribuire le proprie risorse su più fronti.
Una delle trasformazioni più importanti riguardò la guerra navale. Durante il califfato di Othman, il governatore della Siria Mu'awiya promosse lo sviluppo di una flotta capace di contendere ai Bizantini il controllo del mare. La minaccia araba raggiunse così anche le rotte e i collegamenti marittimi sui quali si fondava una parte essenziale della difesa imperiale.
Nel 655, Costante guidò personalmente la flotta bizantina nella battaglia combattuta al largo della Licia, presso Fenice, nell'area dell'odierna Finike. Lo scontro, conosciuto anche come battaglia degli Alberi, si concluse con una grave sconfitta bizantina. L'imperatore riuscì a salvarsi, ma la disfatta mostrò quanto fosse diventata concreta la capacità araba di sfidare l'Impero sul mare.
Una temporanea pausa giunse dalle lotte interne al mondo islamico durante la Prima Fitna. Nel 659, Costante concluse una tregua favorevole con Mu'awiya, allora impegnato nella lotta contro Alì e non ancora universalmente riconosciuto come califfo. La divisione tra gli avversari offrì all'Impero un periodo di sollievo dalla pressione militare.

La campagna contro gli Slavi e la riorganizzazione militare
Accanto al fronte arabo, Costante dovette occuparsi dei Balcani, dove l'insediamento di comunità slave aveva ridotto il controllo effettivo di Costantinopoli su ampie aree.
Nel 658, l'imperatore condusse una spedizione vittoriosa contro alcune di queste comunità. La campagna rafforzò temporaneamente l'autorità bizantina nei territori interessati, senza ripristinare il dominio imperiale sull'intera penisola balcanica. Gruppi di Slavi furono trasferiti forzatamente in Asia Minore, anche per essere impiegati nel reclutamento militare.
Durante il regno di Costante proseguì inoltre la riorganizzazione della difesa dell'Anatolia. Questo processo contribuì alla formazione dei temi, distretti territoriali legati agli eserciti provinciali, destinati ad assumere un ruolo centrale nell'organizzazione bizantina.
Le origini e le fasi di sviluppo del sistema tematico restano tuttavia discusse. È quindi più corretto parlare di una trasformazione graduale, evitando di attribuire l'istituzione dei temi a un unico provvedimento di Costante II.
L'uccisione di Teodosio e la scelta dell'Occidente
Nel 660, Costante fece ordinare chierico il fratello minore Teodosio, che venne successivamente ucciso per suo ordine. L'eliminazione di un possibile rivale dinastico accrebbe l'ostilità verso l'imperatore e contribuì al deterioramento dei rapporti con una parte dell'ambiente politico della capitale.
La successiva decisione di lasciare Costantinopoli non può però essere spiegata soltanto attraverso l'impopolarità personale. Il viaggio verso Occidente rispondeva anche a un'esigenza strategica: difendere i possedimenti imperiali in Italia, Sicilia e Africa, minacciati dalla pressione longobarda e araba.
Costante cercò quindi di rafforzare la presenza diretta del potere imperiale nel Mediterraneo centrale, un'area fondamentale per i collegamenti tra i territori occidentali ancora controllati da Bisanzio.

La spedizione contro i Longobardi
Partito dall'Oriente nel 662, Costante raggiunse l'Italia meridionale nel 663. La spedizione si rivolse contro il ducato longobardo di Benevento, la cui capitale fu assediata dalle forze imperiali.
La difesa della città fu guidata dal duca Romualdo, mentre il padre, il re longobardo Grimoaldo, accorreva in soccorso del figlio. In questo contesto, Costante concluse un accordo e si ritirò.
La campagna dimostrò la volontà dell'imperatore di intervenire direttamente nella penisola, ma non produsse una riconquista duratura dei territori longobardi. La capacità bizantina di recuperare stabilmente le posizioni perdute in Italia rimaneva limitata.
La visita a Roma
Sempre nel 663, Costante si recò a Roma, dove soggiornò per dodici giorni e fu accolto solennemente da papa Vitaliano. Fu il primo imperatore a visitare la città dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, circostanza che conferì all'evento un particolare significato simbolico.
La visita fu però accompagnata dall'asportazione di bronzi e rivestimenti da diversi monumenti. Tra i materiali prelevati per ordine dell'imperatore figuravano anche le tegole bronzee della copertura del Pantheon.
I bronzi furono trasportati in Sicilia. Secondo la tradizione narrativa, questi materiali vennero successivamente catturati dagli Arabi a Siracusa. L'accoglienza solenne riservata al sovrano si accompagnò dunque a requisizioni che privarono la città di una parte del proprio patrimonio monumentale.
La corte a Siracusa
Nel 663, Costante stabilì la propria residenza e la corte a Siracusa, scegliendo la città come base strategica per le operazioni nel Mediterraneo centrale. La posizione della Sicilia consentiva di seguire più da vicino le vicende dell'Italia e dell'Africa bizantina.
La presenza dell'imperatore a Siracusa non comportò il trasferimento formale della capitale: Costantinopoli mantenne il proprio ruolo di capitale e centro politico dell'Impero. La scelta indicava però la crescente attenzione del sovrano per la difesa dei territori occidentali.
Il mantenimento della corte e delle forze militari richiese risorse considerevoli. Requisizioni e pesanti imposizioni fiscali gravarono sui territori occidentali, alimentando il malcontento nei confronti del governo imperiale.

L'assassinio e la successione di Costantino IV
Nel 668, Costante II fu assassinato mentre si trovava a Siracusa, vittima di una congiura. Secondo il racconto tramandato, un servitore colpì l'imperatore alla testa con un recipiente da bagno. La data precisa rimane incerta: alcune ricostruzioni indicano il 15 luglio, altre il 15 settembre.
Gli succedette il figlio primogenito Costantino IV, già associato al trono nel 654. Anche i fratelli minori, Eraclio e Tiberio, avevano ricevuto la dignità di coimperatori nel 659: la successione si inseriva quindi in un assetto dinastico predisposto durante il regno del padre.
Dopo l'assassinio, tuttavia, una parte delle truppe presenti in Sicilia proclamò imperatore il generale Mecezio, conosciuto anche come Mizizio. La rivolta fu repressa dalle forze lealiste nel 669, consolidando il potere di Costantino IV. La partecipazione personale del nuovo imperatore alla spedizione in Sicilia resta discussa e non può essere considerata un fatto certo.
