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L'imperatore Giustiniano II

Giustiniano II Rinotmeto: i due regni e la fine della dinastia eracliana

Giustiniano II, detto Rinotmeto, cioè «dal naso mozzo» (ho Rhīnótmētos in greco), nacque nel 668 o 669 e morì nel 711. Ultimo imperatore bizantino della dinastia eracliana, governò in due periodi distinti, dal 685 al 695 e dal 705 al 711. Il suo progetto politico mirava a rafforzare l'autorità imperiale e le risorse militari ed economiche dello Stato, attraverso campagne militari, trasferimenti di popolazioni e una rigorosa riscossione delle imposte. L'autoritarismo e il malcontento provocarono però una rivolta che gli costò il trono, la mutilazione del naso e un decennio di esilio. Dopo aver trovato rifugio presso i Cazari, Giustiniano riconquistò il potere grazie all'aiuto del sovrano bulgaro Tervel. Il secondo regno, segnato da repressioni, difficoltà militari e tentativi di riconciliazione religiosa, terminò con una nuova ribellione e con l'uccisione dell'imperatore e del figlio Tiberio.

L'ascesa al trono e il primo regno

Figlio dell'imperatore Costantino IV e di Anastasia, Giustiniano salì al trono nel 685, a circa sedici anni. La successione era stata favorita dall'estromissione degli zii Eraclio e Tiberio, fratelli e coimperatori di Costantino IV. All'inizio degli anni Ottanta del VII secolo, Costantino IV aveva privato i fratelli del potere e ne aveva ordinato la mutilazione del naso, eliminando due possibili concorrenti alla successione. Alcune fonti riportano anche una precedente associazione di Giustiniano al trono, ma la questione rimane discussa.

Il giovane imperatore si richiamò al prestigio del suo omonimo Giustiniano I. Il rafforzamento dell'autorità centrale richiedeva tuttavia risorse concrete: entrate fiscali regolari, terre produttive e uomini da reclutare nell'esercito. Le iniziative del primo regno rispondevano in larga parte a queste esigenze, in un Impero impegnato a difendere i propri territori nei Balcani e in Asia Minore.

Le campagne militari e i trasferimenti di popolazioni

Nei primi anni di governo, Giustiniano ottenne condizioni favorevoli nei rapporti con il califfo omayyade ʿAbd al-Malik. Gli accordi prevedevano il versamento di tributi e la ripartizione delle entrate provenienti da territori contesi. Questa sistemazione offrì all'Impero un temporaneo margine di sicurezza sul fronte orientale.

Tra il 688 e il 689, Giustiniano condusse una campagna nei Balcani contro le popolazioni slave, raggiungendo Tessalonica e rafforzando la presenza imperiale lungo il percorso. Alle operazioni militari si accompagnò una vasta politica di trasferimenti coatti di popolazioni, con cui il governo cercava di ripopolare regioni strategiche, accrescere la produzione agricola e ampliare la base fiscale e il reclutamento militare.

Numerosi Slavi furono reinsediati in Bitinia, nell'Asia Minore nordoccidentale, all'interno del tema dell'Opsikion. I temi erano circoscrizioni nelle quali l'organizzazione territoriale era strettamente legata alle esigenze dell'esercito. Secondo le fonti, dalle popolazioni slave trasferite fu reclutato un contingente di circa 30.000 soldati.

Intorno al 690 - 691, Giustiniano fece trasferire anche una parte della popolazione di Cipro nella regione di Cizico, sul Mar di Marmara. L'operazione incontrò gravi difficoltà e, secondo i racconti tramandati, numerosi Ciprioti morirono durante il viaggio. Una parte dei trasferiti tornò successivamente sull'isola. Il caso mostra i costi umani e i problemi organizzativi di una politica che subordinava gli spostamenti delle comunità alle necessità dello Stato.

La fragilità di questo sistema emerse anche sul piano militare. Nel 692, durante la guerra contro gli Arabi, una parte consistente delle truppe slave passò al nemico, contribuendo alla sconfitta bizantina nella battaglia di Sebastopoli. Il cronista Teofane riferisce che Giustiniano reagì ordinando sanguinose rappresaglie contro gli Slavi rimasti nei territori imperiali e le loro famiglie. Il racconto richiede cautela, perché appartiene a una tradizione storiografica generalmente ostile all'imperatore.

La politica fiscale, terriera ed edilizia

Il consolidamento delle risorse imperiali passava soprattutto attraverso la capacità di riscuotere imposte e reclutare soldati. I reinsediamenti contribuivano a entrambi gli obiettivi, aumentando la popolazione disponibile nelle regioni considerate più importanti per la difesa e la produzione.

Alcune ricostruzioni attribuiscono a Giustiniano anche una politica di protezione dei piccoli proprietari contro la grande aristocrazia fondiaria. Tuttavia, l'esistenza e la portata di un programma organico di riforme agrarie rimangono discusse. Anche l'attribuzione al suo regno del Nomos georgikos, la legge agraria bizantina, non può essere considerata certa.

Le spese militari e gli interventi edilizi nella capitale si accompagnarono a una forte pressione fiscale. Le fonti insistono soprattutto sui metodi coercitivi dei funzionari Stefano e Teodoto, la cui attività alimentò il malcontento. Il tentativo di rafforzare lo Stato finì così per indebolire il consenso sul quale poggiava il potere imperiale.

Il concilio Quinisesto e il conflitto con Roma

Tra il 691 e il 692, Giustiniano convocò a Costantinopoli il concilio Quinisesto, conosciuto anche come concilio in Trullo. Il nome "Quinisesto" indicava la funzione dell'assemblea: integrare sul piano disciplinare e canonico le decisioni del quinto e del sesto concilio ecumenico.

Alcune norme approvate contrastavano con le consuetudini della Chiesa romana. Papa Sergio I rifiutò di accettarle e Giustiniano ordinò l'arresto del pontefice. L'operazione fallì per l'opposizione delle milizie italiane e dei sostenitori del papa, mostrando i limiti della capacità imperiale di imporre le proprie decisioni in Italia.

l'ascesa al potere

La deposizione del 695 e l'esilio in Crimea

Nel 695, il malcontento per la pressione fiscale e l'autoritarismo favorì una rivolta guidata da Leonzio, un generale appena liberato dalla prigionia e nominato stratego, cioè comandante, del tema di Hellas. Il movimento raccolse il sostegno di settori dell'esercito, della fazione degli Azzurri e di ambienti ecclesiastici della capitale. Giustiniano fu deposto e Leonzio proclamato imperatore.

La mutilazione del naso

Dopo la deposizione, a Giustiniano fu tagliato il naso. Da questa mutilazione derivò il soprannome di Rinotmeto, con il quale sarebbe rimasto noto nella storia.

Nella cultura politica bizantina, l'integrità fisica aveva un valore simbolico nella rappresentazione dell'autorità imperiale. Mutilare un rivale significava quindi screditarlo e ostacolarne il ritorno al trono. Non si trattava però di un impedimento insuperabile: la successiva restaurazione di Giustiniano avrebbe dimostrato che il sostegno militare e politico poteva prevalere anche su questa forma di esclusione.

Gli anni a Cherson

Giustiniano fu esiliato a Cherson, nella penisola di Crimea, dove continuò a progettare la riconquista del potere. La lontananza dalla capitale non ne cancellò le ambizioni e il sovrano deposto rimase un potenziale punto di riferimento per chi avesse voluto rovesciare il governo di Costantinopoli.

Durante il suo esilio, il trono passò da Leonzio, imperatore dal 695 al 698, a Tiberio III, che rovesciò Leonzio e governò dal 698 al 705. La deposizione di Giustiniano aveva dunque aperto una fase di instabilità che il cambio di sovrano non riuscì a risolvere.

la rivolta del 695

Il rifugio presso i Cazari e l'alleanza con Tervel

Quando la permanenza a Cherson divenne pericolosa, Giustiniano fuggì presso i Cazari, cercando protezione al di fuori dei territori direttamente controllati dall'Impero. Qui sposò Teodora, indicata dalle fonti bizantine come sorella del khagan, il sovrano cazaro. Il matrimonio rafforzò la posizione dell'esule, collegandolo alla famiglia regnante di una potenza importante nella regione del Mar Nero.

La protezione cazara si rivelò però precaria. Le pressioni esercitate da Tiberio III sul khagan misero nuovamente in pericolo la vita di Giustiniano. Avvertito del complotto dalla moglie, l'ex imperatore riuscì a fuggire e si rivolse al sovrano bulgaro Tervel, dal quale ottenne l'appoggio militare necessario per tentare il ritorno a Costantinopoli.

La riconquista di Costantinopoli nel 705

Nel 705, Giustiniano raggiunse la capitale con un esercito composto da Bulgari e Slavi, tradizionalmente quantificato in circa 15.000 cavalieri. La presenza delle truppe non bastò, tuttavia, a ottenere l'apertura delle porte.

Secondo il racconto delle fonti, Giustiniano penetrò di notte nella città insieme a un piccolo gruppo di seguaci, attraversando un condotto d'acqua inutilizzato. Con l'aiuto dei sostenitori presenti nella capitale, riuscì a riprendere il potere e a rovesciare Tiberio III.

Per ricompensare l'aiuto ricevuto, conferì a Tervel il prestigioso titolo di cesare, accompagnandolo con ricchi doni. Il riconoscimento esprimeva il ruolo decisivo del sovrano bulgaro nella restaurazione imperiale.

il rientro a Costantinopoli

Il secondo regno: repressione e difficoltà militari

Il ritorno al trono inaugurò una dura repressione degli avversari. Leonzio e Tiberio III furono catturati e pubblicamente umiliati nell'Ippodromo di Costantinopoli. Secondo le fonti, Giustiniano pose i piedi sui loro colli come segno di sottomissione; i due ex imperatori furono poi condotti via e decapitati. L'esecuzione viene generalmente collocata tra il 705 e il 706.

Anche il patriarca Callinico I, coinvolto nella caduta di Giustiniano, fu colpito dalla repressione: venne deposto, accecato ed esiliato a Roma. Queste punizioni riaffermavano l'autorità del sovrano restaurato, ma contribuivano anche ad alimentare timori e ostilità.

Le fonti descrivono Giustiniano come un imperatore dominato dal desiderio di vendetta. Le repressioni furono una componente importante del secondo regno, ma il giudizio sulla sua personalità va distinto dal racconto di autori spesso ostili. Alla tradizione narrativa appartiene anche il particolare della protesi nasale d'oro che Giustiniano avrebbe indossato: un elemento celebre, da non porre sullo stesso piano dei fatti più solidamente documentati.

La guerra contro i Bulgari e la pressione araba

L'alleanza con Tervel non impedì un successivo conflitto. Nel 708, Giustiniano entrò in guerra contro i Bulgari, suoi precedenti alleati, e fu sconfitto presso Anchialo. La restaurazione del potere imperiale non aveva quindi prodotto un equilibrio duraturo nei rapporti con il vicino regno bulgaro.

Contemporaneamente, gli Arabi continuarono a esercitare una forte pressione sui territori bizantini dell'Asia Minore. Le difficoltà sui diversi fronti limitarono la capacità del governo di consolidare la propria posizione e si aggiunsero alle tensioni interne.

il secondo regno

Le spedizioni contro Ravenna e Cherson

Nel 709, Giustiniano inviò una spedizione punitiva contro Ravenna, che portò all'arresto e alla deportazione di esponenti dell'élite cittadina. Le ragioni dell'intervento rimangono discusse e vanno considerate nel quadro dei rapporti tra l'autorità imperiale, la Chiesa ravennate e il papato.

Anche le operazioni contro Cherson ebbero motivazioni più complesse della sola vendetta personale per gli anni dell'esilio. La città occupava una posizione strategica ed era esposta alla crescente influenza cazara. Il tentativo di ristabilire il controllo imperiale si intrecciò quindi con le tensioni politiche locali e con la competizione per il controllo della regione.

Il riavvicinamento al papato

Sul piano religioso, il secondo regno registrò una maggiore disponibilità al compromesso. Nel 711, Giustiniano incontrò papa Costantino, giunto in Oriente, e raggiunse un'intesa sulle controversie legate al concilio Quinisesto.

Il riavvicinamento mostra una componente del suo governo che il racconto delle vendette rischia di oscurare: accanto alla repressione, Giustiniano cercò anche soluzioni negoziate per ricomporre i contrasti politici e religiosi.

la rivolta del 711 e la fine della dinastia eracliana

La rivolta del 711 e la fine della dinastia eracliana

Nel 711, la ribellione di Cherson coinvolse le forze imperiali inviate contro la città. Le truppe e la flotta aderirono alla rivolta e proclamarono imperatore Bardane, che assunse il nome di Filippico. Le forze incaricate di ristabilire l'autorità di Giustiniano divennero così lo strumento della sua caduta.

I ribelli raggiunsero Costantinopoli, mentre Giustiniano cercava di raccogliere sostegni in Asia Minore. Privo di un appoggio sufficiente, l'imperatore fu catturato e ucciso a Damatrys, in Bitinia, da uomini del nuovo sovrano.

Anche il giovanissimo figlio e coimperatore Tiberio fu ucciso. Con la morte di entrambi, nel 711, terminò definitivamente il governo della dinastia eracliana.

La scomparsa di Giustiniano non pose fine alle lotte per il trono. L'Impero rimase nella fase di instabilità politica iniziata con la sua prima deposizione nel 695, destinata a protrarsi fino all'ascesa di Leone III nel 717.

 

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