
Othman ibn Affan, il terzo califfo dell’Islam
Othman ibn Affan (ʿUthmān ibn ʿAffān, seconda metà del VI secolo - 656 d.C.) fu il terzo dei quattro califfi «ben guidati» (Rashidun) della tradizione sunnita e governò dal 644 al 656 d.C. Apparteneva al potente clan degli Omayyadi (Banu Umayya), un ramo della tribù dei Quraysh, ma il suo governo precedette il califfato dinastico omayyade, fondato da Mu'awiya nel 661. Il suo nome è legato soprattutto alla standardizzazione del testo scritto del Corano, un passaggio fondamentale nella trasmissione del libro sacro dell'Islam. Durante il suo califfato proseguirono le conquiste territoriali e si sviluppò una forza navale capace di affrontare i Bizantini nel Mediterraneo. I successi militari furono però accompagnati da crescenti contrasti sulla distribuzione delle risorse e sull'assegnazione degli incarichi di governo. La crisi culminò nel suo assassinio a Medina nel 656, aprendo la prima fitna, la guerra civile che divise la comunità islamica.
L'ascesa al califfato
La data di nascita di Othman è incerta e viene generalmente collocata negli anni Settanta del VI secolo. Quando assunse il potere era quindi già anziano, anche se le informazioni disponibili non consentono di stabilirne con precisione l'età.
Nel 644, dopo l'assassinio del califfo Omar, la scelta del successore fu affidata a un consiglio di sei autorevoli compagni di Maometto, designati dallo stesso Omar prima di morire. Questo consiglio, noto come shura, comprendeva anche Othman e Alì ibn Abi Talib e aveva il compito di individuare la nuova guida della comunità islamica, la umma.
Un ruolo decisivo fu svolto da Abd al-Rahman ibn Awf, che rinunciò alla propria candidatura e condusse le consultazioni. La scelta ricadde su Othman, chiamato a governare una comunità che, grazie alle conquiste dei predecessori, controllava ormai territori molto più vasti della Penisola arabica.

La standardizzazione del Corano
L'iniziativa religiosa e culturale più importante attribuita al califfato di Othman fu la recensione e standardizzazione del testo scritto del Corano, conosciuta come recensione othmanica. Si trattò di stabilire un testo di riferimento condiviso, limitando le divergenze che emergevano nella trasmissione del libro sacro all'interno di una comunità in rapida espansione.
Secondo la tradizione islamica, Othman affidò questo compito a una commissione guidata da Zayd ibn Thabit. Come base di lavoro furono utilizzati i fogli raccolti in precedenza durante il califfato di Abu Bakr e custoditi da Hafsa, figlia di Omar e vedova di Maometto.
Una volta preparate le copie di riferimento, Othman ne ordinò l'invio nei principali centri del califfato e dispose la distruzione dei materiali scritti discordanti. L'obiettivo era impedire che le differenze fra le copie alimentassero controversie sul testo da riconoscere come autorevole.
Questa operazione contribuì a stabilizzare il rasm, cioè la struttura consonantica del testo, ponendo le basi della tradizione testuale prevalente fino a oggi. La fissazione del testo scritto non eliminò, tuttavia, tutte le differenze nella lettura e nella recitazione: continuarono a essere trasmesse e a svilupparsi diverse tradizioni, note come qira'at. Occorre quindi distinguere la standardizzazione della base scritta dall'uniformazione completa del modo di leggerla.
Gli studi sui manoscritti antichi sostengono l'esistenza di un modello scritto comune molto precoce, compatibile con una standardizzazione durante il governo di Othman. Restano invece discussi alcuni particolari del racconto tradizionale, che non possono essere verificati tutti con lo stesso grado di certezza.

L'espansione verso oriente e la fine dei Sassanidi
Durante i suoi quasi dodici anni di governo, Othman proseguì l'espansione militare avviata dai predecessori. A oriente, gli eserciti musulmani consolidarono le conquiste nell'altopiano iranico e avanzarono nel Khorasan, ampliando il controllo sui territori appartenuti alla monarchia sassanide.
Nel 651 morì Yazdegerd III, l'ultimo sovrano sassanide. Questo evento segna convenzionalmente la fine dell'Impero sassanide, ma non coincise con la completa sottomissione e pacificazione dell'Iran. In diverse aree continuarono infatti a esistere resistenze e autonomie locali: la scomparsa della monarchia non comportò l'immediato consolidamento del governo musulmano su tutto il territorio.
Sotto Othman si verificarono anche le prime incursioni oltre il fiume Oxus, l'attuale Amu Darya, nella regione della Transoxiana. Queste operazioni estesero il raggio d'azione degli eserciti musulmani, senza determinare ancora una conquista stabile della regione.
La flotta e il confronto con Bisanzio
Un altro sviluppo significativo fu la formazione di una forza navale musulmana capace di contrastare i Bizantini nel Mediterraneo orientale. Un ruolo centrale in questa iniziativa fu svolto da Mu'awiya, governatore della Siria, che contribuì a estendere sul mare il confronto militare con l'Impero bizantino.
Nel 649, una spedizione musulmana attaccò Cipro e impose agli abitanti il pagamento di un tributo. L'operazione non costituì ancora un'annessione definitiva dell'isola, ma mostrò la capacità del califfato di colpire territori fino ad allora protetti dalla potenza marittima bizantina. Seguirono altre operazioni contro le isole del Mediterraneo orientale, tra cui Rodi.
La crescita della flotta trovò una conferma nella battaglia degli Alberi del 655, conclusa con una vittoria musulmana sulla flotta bizantina. Il successo dimostrò che il califfato era ormai in grado di affrontare Bisanzio anche in grandi scontri navali, aggiungendo una nuova dimensione alla propria espansione militare.
Le campagne in Africa settentrionale
A occidente, gli eserciti musulmani condussero spedizioni in Ifriqiya, la regione comprendente l'attuale Tunisia e alcuni territori limitrofi. Nel 647 ottennero un'importante vittoria a Sufetula, l'odierna Sbeitla.
Anche in questo caso, occorre distinguere il successo di una campagna dalla conquista duratura di un territorio. Le operazioni condotte durante il califfato di Othman non determinarono ancora il controllo definitivo dell'intera regione: l'espansione e il consolidamento del dominio musulmano nell'Africa settentrionale proseguirono nei decenni successivi.

Il malcontento e le accuse di nepotismo
Nonostante i successi militari, la seconda parte del governo di Othman fu segnata da un crescente malcontento politico e sociale. L'ampliamento dei territori controllati rese più complessa la distribuzione del potere e delle ricchezze, alimentando contrasti tra il governo centrale, le élite provinciali e i gruppi militari insediati nelle terre conquistate.
Una delle principali contestazioni riguardò l'assegnazione di incarichi importanti e governatorati a parenti del califfo e membri del clan omayyade. Gli oppositori accusarono Othman di nepotismo, interpretando queste nomine come un'eccessiva concentrazione del potere nelle mani della sua famiglia.
Alle dispute sugli incarichi si aggiunsero quelle relative alla distribuzione delle terre, delle entrate fiscali e delle ricchezze provenienti dalle conquiste. Il problema non riguardava soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche chi avesse il diritto di amministrarle e di beneficiarne. Le tensioni economiche si intrecciarono così con rivalità politiche e tribali e con divergenze sull'autorità del califfo e sul modo di governare la comunità.
Le fonti che raccontano questi conflitti risentono delle successive contrapposizioni politiche e religiose. Per comprenderle è quindi necessario distinguere, per quanto possibile, le decisioni attribuite a Othman dalle interpretazioni e dai giudizi formulati dai suoi sostenitori e avversari.

L'assedio di Medina e l'assassinio
Nel 656, il malcontento sfociò in una rivolta. Gruppi di oppositori provenienti dalle province, soprattutto dall'Egitto e dall'Iraq, raggiunsero Medina, e la residenza del califfo venne assediata.
Othman fu ucciso nella propria casa nel giugno del 656, secondo la data comunemente riportata il 17 giugno. La tradizione islamica racconta che il califfo stesse leggendo il Corano quando gli assalitori penetrarono nell'abitazione.
Dopo la sua morte, Alì ibn Abi Talib fu riconosciuto califfo a Medina, ma la sua autorità non ottenne un consenso generale. L'assassinio di Othman e il conflitto sulla successione segnarono l'inizio della prima fitna, la guerra civile che lacerò la comunità islamica dal 656 al 661. La crisi rese evidente quanto fossero diventate profonde le divisioni sulla legittimità del potere e sulla guida politica della umma.
