
Maometto: vita, predicazione e nascita dell'Islam
Maometto (dall'arabo Muhammad, «il lodato») fu il fondatore dell'Islam e la figura religiosa e politica attorno alla quale, nel VII secolo, si formò una nuova comunità destinata a trasformare profondamente la storia della Penisola arabica. Per i musulmani, Maometto è l'ultimo dei profeti, inviato da Dio per confermare e portare a compimento le rivelazioni precedenti. La sua predicazione ebbe inizio alla Mecca e si fondò sull'affermazione dell'esistenza di un unico Dio, sulla responsabilità morale dell'individuo e sull'attesa del giudizio finale. L'opposizione incontrata alla Mecca condusse nel 622 all'Ègira verso Medina, evento che segnò una svolta decisiva nella storia dell'Islam. A Medina Maometto divenne non soltanto guida religiosa, ma anche capo politico e militare della nuova comunità. Negli anni successivi riuscì a estendere progressivamente la propria autorità su gran parte dell'Arabia. Alla morte, nel 632, lasciò una comunità religiosa e politica dalla quale sarebbero nati il califfato e la successiva espansione islamica.
Le informazioni sulla vita di Maometto, soprattutto quelle riguardanti l'infanzia e la giovinezza, derivano in larga parte dalla tradizione islamica, raccolta e organizzata in opere biografiche redatte successivamente agli avvenimenti. Per questa ragione, mentre alcuni elementi fondamentali della sua vicenda sono storicamente ben attestati, numerosi particolari tramandati dalle fonti tradizionali non possono essere verificati con la stessa sicurezza.
- Origini, giovinezza e matrimonio
- La rivelazione e l'inizio della predicazione
- L'opposizione della Mecca
- L'Ègira e la nascita della comunità di Medina
- L'umma e l'organizzazione politica di Medina
- La guerra contro la Mecca
- La conquista della Mecca
- L'unificazione di gran parte dell'Arabia
- La morte e il problema della successione
- Il Corano
- La Sunna e gli hadith
- L'eredità di Maometto
Origini, giovinezza e matrimonio
Maometto nacque alla Mecca intorno al 570 d.C., nel clan dei Banu Hashim, appartenente alla potente tribù dei Quraysh, che occupava una posizione di rilievo nella vita politica, commerciale e religiosa della città. Secondo la tradizione islamica, il padre Abdallah morì prima della nascita del figlio, mentre la madre Amina morì quando Maometto aveva circa sei anni. Il bambino fu quindi affidato dapprima al nonno paterno Abd al-Muttalib e, dopo la morte di quest'ultimo, allo zio Abu Talib, che ne divenne il principale protettore.
La tradizione riferisce che durante la giovinezza Maometto lavorò come pastore e successivamente partecipò alle attività commerciali delle carovane, compiendo anche viaggi verso la Siria. La Penisola arabica e le regioni circostanti erano attraversate da intensi scambi commerciali e culturali e ospitavano comunità ebraiche e cristiane, oltre a numerose forme di religiosità politeistica araba. Non è tuttavia possibile stabilire con precisione in quali circostanze Maometto entrò in contatto con le credenze e le tradizioni monoteistiche presenti nella regione.
Intorno al 595, all'età di circa venticinque anni, Maometto sposò Cadigia (Khadija), una ricca vedova e mercante della Mecca per la quale aveva precedentemente lavorato. Il matrimonio gli garantì una maggiore sicurezza economica e una posizione sociale più stabile. Secondo la tradizione, negli anni successivi Maometto sviluppò una crescente inclinazione verso la meditazione e la preghiera, ritirandosi periodicamente in solitudine. Cadigia avrebbe avuto un ruolo fondamentale anche all'inizio della predicazione, diventando una delle prime persone ad accogliere il messaggio religioso di Maometto.

La rivelazione e l'inizio della predicazione
Secondo la tradizione islamica, intorno al 610, quando aveva circa quarant'anni, Maometto ricevette la prima rivelazione durante uno dei suoi ritiri nella grotta di Hira, sul monte oggi conosciuto come Jabal al-Nur, nei pressi della Mecca. Attraverso l'arcangelo Gabriele, Dio avrebbe comunicato a Maometto le prime parole della rivelazione che sarebbe successivamente confluita nel Corano.
Il termine Allah non indica una divinità distinta dal Dio delle religioni monoteistiche, ma è semplicemente la parola araba utilizzata per indicare Dio. Il termine era conosciuto già prima della nascita dell'Islam e viene utilizzato anche dai cristiani di lingua araba.
In una prima fase Maometto comunicò il proprio messaggio soprattutto ai familiari e alle persone più vicine. Intorno al 613 la predicazione divenne pubblica. Al centro del nuovo messaggio vi era l'affermazione radicale dell'unicità di Dio e il conseguente rifiuto del politeismo e dell'idolatria diffusi nella società araba.
La predicazione richiedeva la sottomissione alla volontà divina, concetto espresso dal termine islam. Il musulmano è quindi colui che si affida e si sottomette a Dio. Il messaggio di Maometto insisteva inoltre sulla responsabilità individuale, sulla resurrezione dei morti, sul giudizio finale e sull'esistenza di una ricompensa o di una punizione nell'Aldilà. A questa dimensione religiosa si accompagnava una forte attenzione morale e sociale: particolare importanza veniva attribuita all'assistenza ai poveri, agli orfani e alle persone più vulnerabili.

L'opposizione della Mecca
La predicazione conquistò progressivamente seguaci appartenenti a differenti condizioni sociali, ma provocò anche la crescente opposizione di una parte dei notabili dei Quraysh. Il rifiuto dei culti tradizionali metteva infatti in discussione non soltanto convinzioni religiose profondamente radicate, ma anche equilibri sociali, prestigio e rapporti di potere.
La Mecca ospitava inoltre la Ka'ba, importante santuario religioso frequentato da diverse tribù arabe. I pellegrinaggi contribuivano alla centralità religiosa e commerciale della città, perciò la condanna dell'idolatria poteva essere percepita anche come una minaccia agli interessi collegati al santuario. Allo stesso tempo, la nuova comunità dei credenti proponeva un'appartenenza fondata sulla fede comune, capace di oltrepassare almeno in parte le tradizionali divisioni tribali.
Con l'aumento delle tensioni, la situazione dei musulmani alla Mecca divenne progressivamente più difficile. La perdita della protezione garantita ad alcuni membri della comunità dai tradizionali legami familiari e tribali contribuì infine alla ricerca di una nuova sede nella quale il gruppo potesse vivere e organizzarsi.
L'Ègira e la nascita della comunità di Medina
Nel 622, dopo aver stretto accordi con alcuni gruppi dell'oasi di Yathrib, Maometto e i suoi seguaci abbandonarono progressivamente la Mecca. Maometto raggiunse l'oasi nel settembre dello stesso anno, trovandovi protezione e assumendo un ruolo crescente come guida religiosa, mediatore e capo politico. Yathrib sarebbe diventata nota come Medina, «la città», denominazione collegata alla formula Madinat al-Nabi, «la città del Profeta».
La migrazione dalla Mecca a Medina prende il nome di Ègira, dall'arabo hijra, «migrazione». L'avvenimento acquistò un'importanza fondamentale perché segnò il passaggio da un piccolo gruppo religioso perseguitato alla formazione di una comunità organizzata e politicamente autonoma.
Durante il califfato di Omar, l'anno dell'Ègira fu scelto come punto di partenza del calendario islamico. L'inizio dell'era islamica non corrisponde tuttavia al giorno preciso nel quale Maometto lasciò la Mecca, ma all'inizio convenzionale dell'anno lunare nel quale avvenne la migrazione.

L'umma e l'organizzazione politica di Medina
A Medina Maometto organizzò i credenti in una nuova comunità, chiamata umma. La fede comune diventava un importante principio di appartenenza capace di superare le tradizionali divisioni tribali, anche se le strutture e le solidarietà delle tribù continuarono a svolgere un ruolo importante.
Un insieme di accordi generalmente conosciuto come Costituzione di Medina regolò i rapporti tra gli emigrati provenienti dalla Mecca, i gruppi arabi locali e alcune comunità ebraiche. Gli accordi prevedevano forme di collaborazione, obblighi reciproci e impegni relativi alla difesa della città. Si trattava quindi del tentativo di costruire un nuovo equilibrio politico attorno alla crescente autorità di Maometto.
Questa collaborazione non rimase tuttavia stabile. I rapporti con alcune comunità ebraiche di Medina si deteriorarono progressivamente e sfociarono in conflitti ed espulsioni. Nel caso dei Banu Qurayza, secondo i racconti tramandati dalla tradizione islamica, numerosi uomini furono uccisi mentre donne e bambini furono ridotti in schiavitù. La fase medinese fu quindi caratterizzata tanto dalla costruzione della nuova comunità quanto da conflitti politici e militari per il consolidamento del potere.
La guerra contro la Mecca
Il contrasto con i Quraysh della Mecca proseguì dopo l'Ègira. Il conflitto comprese incursioni contro le carovane commerciali e veri e propri scontri militari. Nel 624, nella battaglia di Badr, i musulmani ottennero un'importante vittoria contro una forza meccana numericamente superiore. Il successo rafforzò notevolmente il prestigio di Maometto e della nuova comunità.
Nel 625, nella battaglia di Uhud, i musulmani subirono invece una grave battuta d'arresto. Due anni più tardi, nel 627, una coalizione avversaria tentò di conquistare Medina. La città riuscì a resistere grazie anche alla costruzione di un fossato difensivo, circostanza dalla quale deriva il nome di battaglia del Fossato.
Un passaggio decisivo avvenne nel 628 con il patto di Hudaybiyya, che stabilì una tregua tra Maometto e i Quraysh. Sebbene alcune condizioni potessero inizialmente apparire sfavorevoli ai musulmani, l'accordo riconobbe di fatto Maometto come interlocutore politico e favorì il rafforzamento della sua posizione nella Penisola arabica.
La conquista della Mecca
Nel 630, dopo la rottura della tregua, Maometto marciò sulla Mecca alla guida di una forza ormai considerevole. La città passò sotto il suo controllo con una resistenza relativamente limitata, segnando il definitivo successo politico della comunità islamica sul principale centro che aveva contrastato la predicazione.
Secondo la tradizione, Maometto fece eliminare gli idoli presenti nel santuario e consacrò la Ka'ba al culto dell'unico Dio. La Pietra Nera, incastonata in un angolo esterno dell'edificio, conservò invece il proprio ruolo rituale. Anche pratiche precedenti, come il pellegrinaggio e la circumambulazione della Ka'ba, furono mantenute ma reinterpretate all'interno della nuova religione monoteistica.
La conquista della Mecca non comportò lo spostamento della sede politica di Maometto. Medina rimase il centro della sua attività politica e della nuova comunità islamica fino alla morte.

L'unificazione di gran parte dell'Arabia
Negli ultimi anni della vita di Maometto, l'autorità della comunità islamica si estese rapidamente attraverso una combinazione di conquiste militari, conversioni, trattati e alleanze. Numerose tribù e comunità arabe riconobbero in forme differenti l'autorità di Maometto e stabilirono rapporti con Medina.
Questo processo viene spesso descritto come unificazione dell'Arabia, ma non deve essere interpretato come la creazione immediata di uno Stato centralizzato nel senso moderno. Molte comunità conservarono infatti le proprie strutture tribali e il rapporto con Medina poteva fondarsi su accordi politici, obblighi religiosi e alleanze personali. La solidità di alcuni di questi legami sarebbe stata messa alla prova immediatamente dopo la morte di Maometto.
La morte e il problema della successione
Maometto morì a Medina nel 632, secondo la data tradizionalmente più diffusa l'8 giugno, all'età di circa sessantadue anni. Secondo la tradizione sunnita, trascorse gli ultimi momenti assistito dalla moglie Aisha.
La morte aprì immediatamente il problema della successione alla guida della comunità. Maometto non poteva essere sostituito nella funzione profetica, poiché per l'Islam rappresentava l'ultimo dei profeti, ma era necessario individuare una nuova autorità politica e religiosa capace di guidare l'umma.
Le diverse interpretazioni della successione avrebbero assunto un'importanza fondamentale nella successiva storia islamica. La tradizione sunnita non riconosce una designazione vincolante di un successore da parte di Maometto, mentre la tradizione sciita considera Ali ibn Abi Talib, cugino e genero del Profeta, il legittimo successore e attribuisce particolare importanza all'episodio di Ghadir Khumm. Nell'immediato, la guida della comunità fu affidata ad Abu Bakr, che divenne il primo califfo.
Il Corano
Secondo la fede islamica, il Corano contiene le rivelazioni comunicate da Dio a Maometto. Durante la vita del Profeta, queste rivelazioni furono principalmente recitate e memorizzate, ma almeno una parte venne anche messa per iscritto su diversi materiali.
Dopo la morte di Maometto iniziò il processo di raccolta e organizzazione del materiale coranico. La tradizione islamica attribuisce un ruolo importante già al califfato di Abu Bakr, mentre al terzo califfo, Othman ibn Affan, viene tradizionalmente attribuita la promozione di una versione ufficiale destinata a uniformare la recitazione e la trasmissione del testo.
Il Corano, dall'arabo Qur'an, «recitazione», è formato da 114 capitoli, chiamati sure, di diversa lunghezza. Per l'Islam rappresenta la parola di Dio rivelata a Maometto e costituisce il principale testo sacro della religione musulmana.

La Sunna e gli hadith
Accanto al Corano acquistò progressivamente un'importanza fondamentale la Sunna, termine che significa «consuetudine» o «tradizione» e che, nel contesto islamico, indica soprattutto l'esempio di Maometto considerato modello di comportamento per i credenti.
La conoscenza della Sunna è trasmessa principalmente attraverso gli hadith, racconti relativi alle parole, alle azioni e alle approvazioni attribuite a Maometto. Questi racconti circolarono inizialmente attraverso la trasmissione orale e furono successivamente raccolti in grandi collezioni.
Gli studiosi musulmani elaborarono complessi criteri per valutarne l'attendibilità, analizzando soprattutto le catene dei trasmettitori e il contenuto delle diverse tradizioni. Corano e Sunna divennero così i principali riferimenti religiosi sui quali si svilupparono progressivamente la teologia, l'etica e il diritto islamico.

L'eredità di Maometto
La morte di Maometto non interruppe il processo politico e religioso iniziato alla Mecca poco più di vent'anni prima. La comunità costruita attorno alla nuova fede disponeva ormai di un'identità religiosa comune, istituzioni politiche e una crescente capacità militare.
Sotto i primi califfi, l'autorità islamica venne consolidata nella Penisola arabica e iniziò una rapida espansione oltre i suoi confini. Nel giro di pochi decenni, gli eserciti arabo-musulmani conquistarono vasti territori appartenuti agli imperi bizantino e sassanide, dando origine a uno dei più importanti processi di trasformazione politica e culturale del Medioevo.
L'eredità di Maometto non fu quindi soltanto religiosa. La predicazione islamica contribuì alla formazione di una nuova comunità capace di integrare fede, organizzazione sociale e autorità politica, ponendo le basi di una civiltà che nei secoli successivi si sarebbe estesa dall'Atlantico fino all'Asia centrale.
