
Omar ibn al-Khattab, il secondo califfo e l'espansione dell'Islam
Omar ibn al-Khattab (circa 584 - 644 d.C.) fu il secondo califfo dell'Islam e governò dall'agosto del 634 al novembre del 644. La tradizione sunnita lo considera il secondo dei quattro califfi «ben guidati», chiamati Rashidun. Tra i più stretti e influenti compagni di Maometto, fu il primo califfo ad adottare il titolo di Amir al-Mu'minin, «Comandante dei fedeli». È conosciuto anche con l'epiteto di al-Faruq, generalmente interpretato come «colui che distingue il vero dal falso». Durante il suo governo, lo Stato islamico, con centro a Medina, conquistò vasti territori appartenenti agli imperi bizantino e sassanide. Omar contribuì all'organizzazione militare, amministrativa e fiscale delle terre conquistate, ponendo alcune delle basi del successivo impero islamico. Il suo califfato terminò con un attentato mortale, dopo il quale la guida della comunità passò a Othman ibn Affan.
- Le origini e la conversione all'Islam
- Il sostegno ad Abu Bakr e la raccolta del Corano
- L'ascesa al califfato
- Le conquiste in Mesopotamia e in Iran
- La conquista della Siria e della Palestina
- L'Egitto e l'avanzata verso il Nord Africa
- Le città militari e il governo dei territori
- Le terre, i tributi e il diwan
- Le comunità non musulmane
- La datazione a partire dall'Egira
- L'austerità e la gestione delle crisi
- L'assassinio e la successione
Le origini e la conversione all'Islam
Omar nacque alla Mecca, nel clan dei Banu Adi, appartenente alla tribù dei Quraysh. La data di nascita non è conosciuta con certezza e viene generalmente collocata intorno alla metà degli anni Ottanta del VI secolo. Suo padre era al-Khattab ibn Nufayl. Le tradizioni biografiche descrivono Omar come un uomo alto, energico e fisicamente forte, al quale attribuiscono anche la capacità di leggere e scrivere.
Inizialmente ostile alla predicazione di Maometto, Omar si convertì all'Islam intorno al 615 - 616. Secondo un celebre racconto tradizionale, mentre si preparava a uccidere Maometto venne a sapere che sua sorella Fatima bint al-Khattab e il marito Sa'id ibn Zayd avevano aderito alla nuova fede. Raggiunta la loro abitazione, dopo un violento confronto lesse alcuni versetti della sura Ta-Ha. La lettura lo avrebbe profondamente colpito, inducendolo alla conversione.
I particolari dell'episodio non sono tutti verificabili sul piano storico. Il racconto esprime però l'importanza che la tradizione islamica attribuisce alla sua adesione, considerata un significativo rafforzamento della comunità musulmana della Mecca.
Il rapporto con Maometto
Nel 622, Omar partecipò all'Egira, la migrazione dei musulmani dalla Mecca a Medina. Nella nuova comunità divenne uno dei principali consiglieri di Maometto e prese parte a importanti campagne militari, fra cui le battaglie di Badr nel 624, Uhud nel 625 e del Fossato nel 627. Fu inoltre presente agli avvenimenti legati al trattato di al-Hudaybiya del 628 e alla conquista della Mecca del 630.
Al rapporto politico e religioso si aggiunse un legame familiare. Il matrimonio di sua figlia Hafsa con Maometto rese Omar suocero del Profeta, consolidando ulteriormente la vicinanza tra le due famiglie.

Il sostegno ad Abu Bakr e la raccolta del Corano
La morte di Maometto, nel 632, aprì il problema della guida della comunità musulmana. Gli ansar, i sostenitori medinesi, si riunirono presso la Saqifa dei Banu Sa'ida per discutere la successione. Alla riunione intervennero anche Abu Bakr, Omar e Abu Ubayda ibn al-Jarrah.
Omar svolse un ruolo decisivo nel sostenere Abu Bakr: gli prestò giuramento di fedeltà e contribuì al suo riconoscimento come califfo. La scelta, tuttavia, non fu unanime e non coinvolse fin dall'inizio tutte le personalità più importanti della comunità. La successione costituì quindi una soluzione politica maturata in una situazione di urgenza, senza un consenso iniziale completo.
Durante il califfato di Abu Bakr, dal 632 al 634, Omar rimase uno dei principali consiglieri del sovrano. Secondo la tradizione sunnita, dopo la battaglia di Yamama, nella quale morirono numerosi conoscitori del Corano, propose di raccogliere il testo per evitare che parte della trasmissione andasse perduta.
Abu Bakr avrebbe affidato l'incarico a Zayd ibn Thabit, che riunì testimonianze scritte e recitazioni conservate a memoria. I fogli raccolti, chiamati suhuf, sarebbero stati custoditi prima da Abu Bakr, poi da Omar e, dopo la morte di quest'ultimo, da Hafsa. Questa raccolta, così come viene descritta dalla tradizione, va distinta dalla successiva standardizzazione del testo coranico promossa sotto Othman.

L'ascesa al califfato
Durante la malattia che lo condusse alla morte nell'agosto del 634, Abu Bakr designò Omar come successore. Le fonti tradizionali riferiscono che alcuni membri della comunità manifestarono perplessità per il suo carattere severo. La designazione fu comunque seguita dal riconoscimento attraverso il giuramento di fedeltà.
L'ascesa di Omar avvenne dunque con una procedura diversa da quella che aveva portato Abu Bakr al potere. Si creò il precedente della designazione del successore da parte del califfo in carica, senza che questo metodo diventasse una regola obbligatoria per le successioni future.
Le conquiste in Mesopotamia e in Iran
Durante il governo di Omar, gli eserciti musulmani ampliarono rapidamente i territori controllati da Medina. L'espansione fu favorita anche dall'indebolimento dell'Impero bizantino e dell'Impero sassanide, reduci dalla lunga guerra del 602 - 628. Lo Stato sassanide attraversava inoltre una grave crisi dinastica, che rendeva più difficile organizzare una risposta militare coordinata.
Sul fronte orientale, comandanti come Sa'd ibn Abi Waqqas contribuirono alla conquista della Mesopotamia sassanide. La vittoria di al-Qadisiyya, generalmente collocata nel 636 o 637, aprì la strada all'occupazione di Ctesifonte nel 637. La successiva vittoria di Nihavand, tradizionalmente datata al 642, favorì l'avanzata nell'altopiano iranico.
La conquista dell'Iran non fu completata durante il califfato di Omar e il controllo delle regioni occupate rimase spesso instabile. La fine convenzionale dell'Impero sassanide viene collocata nel 651, quando morì l'ultimo sovrano, Yazdegerd III, durante il governo di Othman.

La conquista della Siria e della Palestina
Sul fronte bizantino, la vittoria musulmana nella battaglia dello Yarmuk, nel 636, compromise il controllo imperiale sulla Siria e sulla Palestina. Gerusalemme capitolò nel 637 - 638. Le fonti descrivono l'arrivo di Omar per ricevere la resa della città e il suo incontro con il patriarca Sofronio.
La tradizione attribuisce al califfo garanzie per la sicurezza degli abitanti e la protezione delle chiese. Un racconto successivo riferisce che Omar evitò di pregare all'interno della Basilica del Santo Sepolcro, temendo che il gesto potesse essere invocato come precedente per trasformare l'edificio in un luogo di culto musulmano. Anche in questo caso, i dettagli della narrazione non sono tutti verificabili.
La conquista musulmana consentì inoltre il ristabilimento di una presenza ebraica a Gerusalemme, modificando gli equilibri religiosi della città.
L'Egitto e l'avanzata verso il Nord Africa
Tra il 639 e il 642, il generale 'Amr ibn al-'As guidò la conquista dell'Egitto bizantino. La sconfitta delle forze imperiali a Eliopoli, nel 640, e la successiva resa di Alessandria rappresentarono passaggi decisivi per il controllo della regione.
Dall'Egitto, gli eserciti musulmani proseguirono verso la Cirenaica e raggiunsero Tripoli. Queste campagne avviarono l'espansione verso il Nord Africa, ma la conquista dell'intera regione richiese ulteriori operazioni nei decenni successivi.
Le città militari e il governo dei territori
L'espansione pose il problema di amministrare territori e popolazioni molto diversi da quelli della Penisola arabica. Omar contribuì alla costruzione di strutture di governo più articolate, ma il cambiamento fu graduale: numerosi elementi delle precedenti amministrazioni bizantine e sassanidi continuarono a essere utilizzati.
Durante il suo califfato furono fondati o organizzati importanti insediamenti militari, chiamati amsar, fra cui Bassora, Kufa e Fustat. Queste città ospitavano le truppe e svolgevano funzioni strategiche e amministrative. La separazione iniziale fra combattenti e popolazioni locali aiutava a mantenere la coesione dell'esercito e a evitare la dispersione dei soldati nelle campagne.
Il califfo nominava governatori e affidava funzioni giudiziarie a giudici chiamati qadi. La tradizione insiste sul controllo esercitato da Omar sui funzionari e sulla sua attenzione alla repressione degli abusi. L'organizzazione amministrativa e giudiziaria, tuttavia, rimaneva in formazione e presentava differenze da una regione all'altra.

Le terre, i tributi e il diwan
In importanti regioni conquistate, le terre agricole furono generalmente lasciate ai coltivatori locali e sottoposte a prelievo fiscale, anziché essere interamente distribuite ai conquistatori. La politica attribuita a Omar mirava a preservare la produzione agricola e assicurare entrate continuative allo Stato. Mantenere i coltivatori sulle terre permetteva infatti di sostenere nel tempo le necessità dell'esercito e dell'amministrazione.
A Omar viene attribuita anche l'istituzione del diwan, inizialmente un registro destinato a organizzare le assegnazioni economiche ai combattenti e ad altri aventi diritto. Il termine non indicava ancora un sistema di ministeri nel senso moderno: gli uffici centrali specializzati si svilupparono soprattutto in epoca omayyade.
Le comunità non musulmane
Le conquiste furono accompagnate da accordi che potevano garantire agli abitanti protezione, conservazione dei beni e continuità della vita religiosa, in cambio del pagamento di tributi. Su queste pratiche si sviluppò progressivamente lo statuto dei dhimmi, i non musulmani posti sotto protezione islamica.
Le condizioni variavano secondo i territori e gli accordi locali. Non bisogna quindi immaginare un sistema giuridico già uniforme e completo durante il governo di Omar. Anche il cosiddetto Patto di Omar, nella forma normativa tramandata, contiene elaborazioni successive e non può essere attribuito integralmente al suo califfato.
La datazione a partire dall'Egira
Durante il governo di Omar, probabilmente fra il 637 e il 639, venne ufficializzata la numerazione degli anni a partire dall'Egira del 622. La migrazione a Medina divenne così il riferimento per il computo degli anni della comunità islamica.
La riforma fornì una base cronologica comune per gli atti pubblici e le attività amministrative. Non creò da zero il calendario lunare, già utilizzato dagli arabi, ma stabilì l'avvenimento dal quale contare gli anni.
L'austerità e la gestione delle crisi
La tradizione sunnita presenta Omar come un governante severo, austero e attento alla giustizia. I racconti biografici ne descrivono gli abiti semplici, i pasti frugali e le visite notturne per conoscere direttamente le condizioni degli abitanti di Medina. Queste narrazioni contribuirono alla sua immagine di sovrano esemplare, pur non essendo tutte verificabili nei particolari.
Il califfato affrontò anche emergenze molto gravi. Intorno al 638, una carestia colpì l'Arabia, mentre nel 638 - 639 un'epidemia di peste devastò la Siria e la Palestina. Le fonti attribuiscono a Omar iniziative di soccorso e distribuzioni di viveri alle popolazioni colpite. La peste causò inoltre la morte di importanti comandanti musulmani, fra cui Abu Ubayda ibn al-Jarrah.

L'assassinio e la successione
Nel novembre del 644, Omar fu accoltellato nella Moschea del Profeta a Medina, in occasione della preghiera del mattino. L'aggressore era Abu Lu'lu'a, conosciuto anche come Firuz, uno schiavo di origine persiana appartenente ad al-Mughira ibn Shu'ba.
Il movente rimane incerto. Secondo una delle tradizioni, Firuz aveva chiesto al califfo di intervenire per ridurre la somma da versare al proprio padrone e si era risentito per il mancato accoglimento della richiesta. Le fonti divergono sui particolari dell'attentato e sulle date precise; secondo il racconto più diffuso, Omar morì pochi giorni dopo il ferimento.
Prima della morte, il califfo affidò la scelta del successore a un consiglio di sei compagni di Maometto, la shura, del quale facevano parte, fra gli altri, Othman ibn Affan e Ali ibn Abi Talib. La procedura portò all'elezione di Othman come terzo califfo.
Omar fu sepolto a Medina nella stanza di Aisha, accanto a Maometto e ad Abu Bakr. L'area della sepoltura venne successivamente inglobata nel complesso della Moschea del Profeta.
