
Abu Bakr, il primo califfo dell’Islam
Abu Bakr (Abd Allah ibn Abi Quhafa, circa 573 - 634 d.C.), noto con l’epiteto onorifico di al-Siddiq, «il Veritiero», fu il primo califfo dell’Islam e governò dal 632 al 634 d.C. La tradizione sunnita lo considera il primo dei quattro califfi «ben guidati», chiamati Rashidun. Tra i più stretti compagni di Maometto, Abu Bakr era anche suo suocero, poiché il Profeta aveva sposato sua figlia Aisha. Durante un governo durato poco più di due anni, affrontò la crisi politica e religiosa aperta dalla morte di Maometto, consolidando l’autorità di Medina sulla Penisola arabica. Avviò inoltre campagne militari verso i territori sassanidi e bizantini, preparando l’espansione dei suoi successori. La tradizione sunnita attribuisce al suo governo anche un’importante iniziativa di raccolta del testo coranico, distinta dalla successiva standardizzazione promossa sotto Othman.
L’ascesa al califfato e il problema della successione
Alla morte di Maometto, avvenuta a Medina nel giugno del 632, la comunità islamica, chiamata umma, dovette individuare una nuova guida. Non esisteva una procedura condivisa per regolare la successione, mentre l’eventuale designazione di un successore da parte del Profeta sarebbe diventata oggetto di interpretazioni divergenti. La questione riguardava la continuità dell’autorità politica e religiosa di una comunità che, fino a quel momento, aveva trovato in Maometto il proprio riferimento fondamentale.
Un gruppo di ansar, i sostenitori medinesi del Profeta, si riunì alla Saqifa dei Banu Sa’ida per discutere la guida della comunità. Alla riunione intervennero Abu Bakr, Omar ibn al-Khattab e Abu Ubayda ibn al-Jarrah, appartenenti ai muhajirun, i musulmani emigrati dalla Mecca a Medina. Dopo un confronto, Abu Bakr ricevette un primo giuramento di fedeltà, seguito da un riconoscimento pubblico più ampio.
La scelta non fu immediatamente unanime. Alì ibn Abi Talib e altri membri della famiglia di Maometto non avevano partecipato alla riunione iniziale. L’ascesa di Abu Bakr derivò quindi da un processo di riconoscimento politico che non coinvolse fin dall’inizio tutte le componenti della comunità.
Abu Bakr assunse il titolo di khalifat rasul Allah, cioè «successore dell’inviato di Dio». L’incarico comprendeva la direzione politica e militare della comunità e la tutela del suo ordinamento religioso. Il califfo non ereditava però la funzione profetica, considerata conclusa con Maometto: doveva guidare la comunità sulla base della rivelazione ricevuta dal Profeta.

Le diverse interpretazioni della legittimità
La successione di Maometto divenne uno dei principali punti di divergenza tra le tradizioni sunnita e sciita. Per la tradizione sunnita, Abu Bakr fu il primo califfo legittimo e occupò una posizione preminente tra i compagni del Profeta.
La tradizione sciita sostiene invece che la guida spettasse ad Alì ibn Abi Talib, cugino e genero di Maometto. In questa prospettiva, le parole pronunciate dal Profeta a Ghadir Khumm vengono interpretate come una designazione di Alì alla guida della comunità.
Queste divergenze contribuirono alla formazione delle successive divisioni dell’Islam. Nel 632, tuttavia, sunnismo e sciismo non costituivano ancora confessioni pienamente definite: le differenti concezioni dell’autorità si svilupparono e si consolidarono nel corso del tempo.
Le guerre della Ridda e il consolidamento dell’Arabia
La successione fu accompagnata da una crisi nei rapporti tra Medina e numerose tribù e comunità della Penisola arabica. Alcune considerarono conclusi gli accordi stipulati personalmente con Maometto; altre rifiutarono di versare la zakat, l’elemosina obbligatoria; altre ancora seguirono capi locali che rivendicavano un’autorità profetica.
Abu Bakr contrastò questi movimenti attraverso le guerre della Ridda, tradizionalmente definite «guerre di apostasia». La denominazione riunisce però conflitti di natura diversa. Alle contrapposizioni religiose si intrecciavano il rifiuto degli obblighi fiscali e la resistenza alla subordinazione politica a Medina. Contestare il nuovo governo, pertanto, non significava necessariamente abbandonare la fede islamica.
Per Abu Bakr, mantenere gli obblighi verso Medina era essenziale alla sopravvivenza della comunità. Il rifiuto dei versamenti metteva in discussione sia le risorse disponibili sia l’autorità del califfo, rischiando di frammentare l’assetto politico costruito durante la vita di Maometto.
Tra i comandanti impegnati nelle campagne si distinse Khalid ibn al-Walid, che combatté contro Musaylima, uno dei principali capi profetici rivali. La sconfitta di Musaylima nella battaglia di Yamama rappresentò un passaggio importante nel consolidamento del potere di Medina.
Le campagne del 632 - 633, con operazioni di consolidamento collocate da alcune ricostruzioni anche nel 634, ristabilirono e ampliarono l’autorità di Medina su gran parte della Penisola arabica. L’unificazione politica non produsse però un’immediata uniformità religiosa di tutte le popolazioni sottoposte al califfato.

L’inizio dell’espansione fuori dall’Arabia
Durante il governo di Abu Bakr, le forze del califfato avviarono campagne verso l’Iraq sassanide e i territori bizantini della Siria e della Palestina. Il consolidamento del potere in Arabia e l’espansione nelle regioni confinanti furono processi in parte sovrapposti.
L’avanzata fu favorita dalle condizioni dei due grandi imperi. L’Impero bizantino e l’Impero sassanide erano usciti indeboliti dalla lunga guerra del 602 - 628, che aveva consumato risorse militari e finanziarie e sconvolto numerose province. Questo logoramento contribuì a creare condizioni favorevoli alle campagne arabe.
Sul fronte sassanide, le forze guidate da Khalid ibn al-Walid operarono nell’Iraq meridionale, sconfiggendo contingenti avversari e prendendo il controllo di centri lungo l’Eufrate. Sul fronte bizantino, gli eserciti inviati verso la Siria e la Palestina iniziarono a confrontarsi con le forze imperiali, ottenendo i primi successi.
Le operazioni del 633 - 634 aprirono la fase delle grandi conquiste, i cui risultati più estesi maturarono dopo la morte di Abu Bakr. Sotto i successori Omar e Othman, l’espansione portò alla conquista della Siria, della Palestina e dell’Egitto bizantini e al crollo dell’Impero sassanide.

La raccolta del Corano
Secondo la tradizione sunnita, Abu Bakr promosse una raccolta del testo coranico in seguito alle perdite subite nella battaglia di Yamama. La morte di numerosi conoscitori e recitatori del Corano avrebbe suscitato il timore di compromettere la trasmissione delle rivelazioni.
Su suggerimento di Omar, Abu Bakr avrebbe affidato a Zayd ibn Thabit, già scriba di Maometto, il compito di raccogliere i materiali scritti e confrontarli con le testimonianze di chi conosceva a memoria le rivelazioni. Il racconto tradizionale presenta quindi un lavoro di raccolta e verifica fondato sull’impiego congiunto della trasmissione scritta e orale.
Non si trattò della prima messa per iscritto del Corano, perché parti del testo erano già state trascritte durante la vita di Maometto. L’iniziativa avrebbe prodotto una raccolta di fogli, chiamati suhuf, conservata prima da Abu Bakr, poi da Omar e infine da Hafsa, figlia di Omar e vedova del Profeta.
Questa raccolta va distinta dalla successiva standardizzazione del testo coranico, tradizionalmente attribuita al califfo Othman. Le modalità e le diverse fasi della formazione del testo rimangono oggetto di discussione nella ricerca storica; il racconto relativo ad Abu Bakr va pertanto riconosciuto come parte della tradizione islamica sulla trasmissione del Corano.

Il governo della comunità
Sul piano amministrativo, Abu Bakr dovette soprattutto preservare la coesione della comunità, assicurare la riscossione dei tributi e organizzare le campagne militari. Questi compiti erano strettamente collegati: il riconoscimento dell’autorità di Medina consentiva di raccogliere risorse, mentre la disponibilità di risorse permetteva di sostenere il governo e gli eserciti.
La tradizione descrive Abu Bakr come un governante sobrio e austero. Durante l’esercizio del califfato riceveva risorse della comunità per il sostentamento proprio e della famiglia, così da potersi dedicare alle responsabilità di governo.
La morte e la successione di Omar
Abu Bakr morì a Medina nel 634, secondo la data comunemente riportata il 23 agosto, dopo poco più di due anni di governo. La tradizione prevalente attribuisce la morte a una malattia. Fu l’unico dei quattro califfi Rashidun a non morire assassinato.
Prima di morire, Abu Bakr designò Omar ibn al-Khattab come successore. La scelta suscitò alcune riserve, ricordate dalle fonti, ma consentì il passaggio del potere a Omar, che assunse il califfato nel 634 e proseguì il consolidamento e l’espansione della comunità islamica.
Abu Bakr fu sepolto accanto a Maometto nella stanza di sua figlia Aisha, adiacente alla moschea di Medina. L’ambiente funerario venne successivamente inglobato nel complesso della Moschea del Profeta.

