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Al-Walid I

Al-Walid I: le conquiste e le grandi opere del califfato omayyade

Al-Walid I (al-Walid ibn Abd al-Malik, circa 674 - febbraio 715) fu il sesto califfo omayyade e governò dal 705 al 715. Figlio primogenito di Abd al-Malik ibn Marwan e di Wallada bint al-Abbas, ereditò uno Stato rafforzato dalle riforme amministrative e dalle vittorie militari del padre. Durante il suo regno, gli eserciti omayyadi estesero il dominio islamico nella Penisola iberica, nell'Asia centrale e nella valle dell'Indo. Sul piano interno, il califfo proseguì la centralizzazione del potere e l'arabizzazione dell'amministrazione. Le risorse disponibili permisero di finanziare grandi moschee, infrastrutture e iniziative assistenziali, facendo del suo califfato una delle fasi di maggiore splendore della dinastia. Questa potenza si accompagnò però a una forte pressione fiscale, a un governo provinciale spesso autoritario e a difficoltà nel controllo dei territori conquistati.

Le origini e la formazione politica

Al-Walid nacque a Medina, probabilmente intorno al 674, anche se la data rimane incerta. La famiglia apparteneva al clan omayyade dei Quraysh e al ramo dinastico poi conosciuto come marwanide, dal nome del nonno Marwan I. La madre, Wallada bint al-Abbas, discendeva da Zuhayr ibn Jadhima, celebre capo della tribù dei Banu Abs. Queste origini inserivano al-Walid in una rete di relazioni familiari e tribali importante per l'esercizio del potere.

Durante la Seconda Fitna, la guerra civile che divise il mondo islamico nella seconda metà del VII secolo, la famiglia si trasferì in Siria. Lo spostamento avvenne nel contesto dell'espulsione degli Omayyadi dall'Hijaz, la regione della Mecca e di Medina, e dell'affermazione del loro rivale Abd Allah ibn al-Zubayr. La Siria divenne così il principale ambiente della formazione politica di al-Walid e rimase la base del potere dinastico.

Nella seconda metà degli anni Novanta del VII secolo, al-Walid guidò diverse campagne contro l'Impero bizantino e svolse incarichi legati al pellegrinaggio alla Mecca. L'esperienza militare e le funzioni religiose contribuirono a consolidare la sua posizione come membro della famiglia regnante. Prima dell'ascesa al califfato promosse inoltre la costruzione o l'ampliamento di Qasr Burqu', nel deserto siriano, e fu associato allo sviluppo di Jabal Says. Questi insediamenti rafforzavano la presenza omayyade sul territorio e i rapporti con le tribù locali.

le origini di Al-Walid

L'ascesa al califfato

La successione di al-Walid non era stata prevista fin dall'inizio. L'erede designato di Abd al-Malik era infatti suo fratello Abd al-Aziz ibn Marwan, governatore dell'Egitto. La morte di Abd al-Aziz, nel 704 o all'inizio del 705, permise al califfo di riorganizzare la successione a favore dei propri figli.

Abd al-Malik designò al-Walid come primo erede e stabilì che dopo di lui avrebbe governato il fratello Sulayman. Alla morte del padre, nell'ottobre 705, al-Walid assunse il califfato senza incontrare un'opposizione significativa. Il nuovo sovrano poté quindi dedicarsi al consolidamento dello Stato e all'espansione militare, beneficiando dell'assetto politico costruito durante il regno precedente.

L'espansione in Asia centrale e nella valle dell'Indo

Sul fronte orientale, una figura decisiva fu al-Hajjaj ibn Yusuf, governatore dell'Iraq e delle province orientali. Al-Walid ne confermò gli ampi poteri, lasciandogli un ruolo centrale nell'organizzazione delle campagne e nel controllo delle regioni affidate alla sua autorità. L'influenza di al-Hajjaj si estendeva anche alle decisioni del governo centrale.

In Asia centrale, il comandante Qutayba ibn Muslim consolidò l'autorità araba nel Tukharistan e condusse ripetute spedizioni oltre il fiume Oxus, l'odierno Amu Darya. Le campagne investirono la Transoxiana, una regione caratterizzata dalla presenza di città e principati locali. Qutayba ottenne la sottomissione di Bukhara, conquistò Samarcanda nel 712 e intervenne nel Khwarazm, spingendo le operazioni verso Shash e Ferghana.

L'avanzata militare non si tradusse ovunque in un'amministrazione diretta e stabile. In numerose aree, il dominio omayyade si fondava su accordi tributari con i governanti locali, che riconoscevano l'autorità califfale e versavano tributi mantenendo una parte del proprio potere. Questo sistema facilitava l'estensione dell'influenza araba, ma rimaneva esposto a rivolte e cambiamenti di alleanza.

Più a sud, Muhammad ibn al-Qasim guidò le campagne avviate nel 711 nella valle dell'Indo. La conquista del Sind e l'avanzata fino a Multan ampliarono la presenza omayyade nel subcontinente indiano. Anche su questo fronte, l'occupazione militare aprì il problema dell'organizzazione e del controllo delle nuove terre.

l'espansione del califfato

Dal Maghreb alla Penisola iberica

L'espansione occidentale fu preparata dal consolidamento del dominio omayyade nel Nord Africa. Musa ibn Nusayr, governatore dell'Ifriqiya, estese l'autorità califfale nel Maghreb occidentale, sottomise diversi gruppi berberi e portò il controllo omayyade fino all'area di Tangeri. Le popolazioni berbere ebbero poi un ruolo fondamentale negli eserciti impiegati nella conquista della Penisola iberica.

Nel 711, Tariq ibn Ziyad, generalmente considerato di origine berbera, attraversò lo stretto di Gibilterra e attaccò il Regno visigoto. Nel 712 Musa raggiunse Tariq con altre forze, ampliando le operazioni. Nel giro di pochi anni, gran parte della penisola passò sotto il dominio musulmano e costituì il territorio conosciuto come al-Andalus.

Le conquiste occidentali furono tra i risultati più rilevanti del regno di al-Walid, ma il processo proseguì anche dopo la sua morte. L'avanzata degli eserciti e il consolidamento del governo furono infatti due fasi distinte: il successo militare doveva essere seguito da accordi con le comunità locali, dall'organizzazione fiscale e dall'insediamento delle nuove autorità.

Le campagne contro l'Impero bizantino

Sul fronte bizantino, le operazioni furono condotte soprattutto da Maslama ibn Abd al-Malik, fratellastro del califfo, e da alcuni figli di al-Walid, tra cui al-Abbas. Intorno al 708, gli Omayyadi conquistarono e saccheggiarono la fortezza di Tiana, in Cappadocia, ottenendo un importante successo nelle guerre di frontiera.

Gli eserciti califfali rafforzarono le proprie posizioni nelle zone di confine della Cilicia e compirono profonde incursioni in Anatolia, senza riuscire a conquistarla stabilmente. Su questo fronte, quindi, le campagne produssero soprattutto una pressione militare continua sull'Impero bizantino.

Nel 714, una delegazione inviata dall'imperatore Anastasio II raccolse informazioni sui preparativi di un attacco contro Costantinopoli. Il grande assedio terrestre e marittimo si svolse però nel 717 - 718, dopo la morte di al-Walid, durante il governo dei suoi successori. L'operazione si concluse con un fallimento e non va confusa con le campagne combattute durante il suo califfato.

L'amministrazione e il governo delle province

Al-Walid proseguì la centralizzazione amministrativa e l'arabizzazione avviate dal padre. L'adozione dell'arabo negli uffici pubblici favoriva una maggiore uniformità nella gestione dello Stato e rafforzava il carattere arabo e islamico del potere califfale. La trasformazione, tuttavia, avvenne gradualmente e non cancellò subito le precedenti pratiche amministrative.

In Egitto, tra il 705 e il 706, il governatore Abd Allah ibn Abd al-Malik, fratello del califfo, promosse l'impiego dell'arabo nei dipartimenti amministrativi. La documentazione dell'epoca mostra però che greco e copto continuarono a essere utilizzati. L'arabizzazione fu dunque un processo progressivo, nel quale la nuova lingua amministrativa coesistette a lungo con quelle già in uso.

Nel 709, al-Walid sostituì Abd Allah con Qurra ibn Sharik al-Absi. Il cambiamento è stato collegato sia alle accuse rivolte al precedente governatore sia alla volontà del califfo di affidare la provincia a un uomo di fiducia. Qurra rafforzò l'organizzazione fiscale e amministrativa e, su disposizione del sovrano, intervenne sulla moschea di Fustat. L'efficienza della riscossione si accompagnò a un controllo rigoroso delle risorse e della popolazione.

Nell'Hijaz, al-Walid rimosse nel 706 il governatore Hisham ibn Isma'il al-Makhzumi e affidò l'incarico al cugino Umar ibn Abd al-Aziz, il futuro califfo Umar II. Umar mantenne buoni rapporti con gli ambienti religiosi di Medina e offrì protezione a persone fuggite dall'Iraq per sottrarsi ad al-Hajjaj. Questa scelta provocò tensioni con il potente governatore orientale e, nel 712, anche in seguito alle sue pressioni, al-Walid destituì Umar.

amministrazione e governo

Le rivalità tribali e l'equilibrio politico

Il governo doveva inoltre confrontarsi con le rivalità tra Qaysiti e Yamaniti, rafforzatesi dopo la battaglia di Marj Rahit del 684. Le due coalizioni richiamavano rispettivamente ascendenze nordarabiche e sudarabiche, ma rappresentavano anche schieramenti politici capaci di influenzare l'esercito, l'amministrazione e l'assegnazione degli incarichi.

Al-Walid era legato per parte materna ai Banu Abs, appartenenti all'area qaysita. Nel complesso, tuttavia, cercò di mantenere un equilibrio tra le fazioni, evitando che il governo si identificasse interamente con una sola coalizione. Questo equilibrio contribuì alla stabilità del regno, senza eliminare le rivalità, destinate a intensificarsi sotto i suoi successori.

Le grandi moschee e il prestigio della dinastia

Le entrate fiscali e le ricchezze delle conquiste sostennero un vasto programma edilizio. Le moschee monumentali rispondevano alle esigenze delle comunità musulmane e rendevano visibili il prestigio degli Omayyadi e l'autorità del califfo nei principali centri religiosi e politici.

L'opera più celebre fu la Grande Moschea degli Omayyadi a Damasco, avviata nel 705 - 706. La costruzione comportò la demolizione della precedente chiesa di San Giovanni Battista e la realizzazione di un nuovo complesso all'interno dell'antico recinto monumentale. Le fonti ricordano compensazioni alla comunità cristiana, ma divergono sui particolari degli accordi. L'impiego di marmi e mosaici contribuì a fare della moschea uno dei principali monumenti dell'architettura islamica.

A Medina, a partire dal 706 - 707, al-Walid affidò a Umar ibn Abd al-Aziz un importante ampliamento della Moschea del Profeta. I lavori inglobarono gli spazi degli antichi alloggi delle mogli di Maometto, compreso quello che custodiva le tombe del Profeta e dei primi due califfi, Abu Bakr e Umar. L'intervento trasformò così il complesso, incorporando luoghi strettamente legati alle origini dell'islam.

A Gerusalemme, durante il suo regno, si svolse una fondamentale fase costruttiva della moschea al-Aqsa, generalmente collegata a un progetto avviato sotto Abd al-Malik. La precisa attribuzione dei diversi interventi al padre e al figlio rimane discussa. Le successive ricostruzioni modificarono inoltre profondamente l'edificio, rendendo più difficile distinguere le singole fasi omayyadi.

le grandi moschee

Anjar, le infrastrutture e l'assistenza

Al regno di al-Walid è attribuita anche la fondazione di Anjar, nella valle della Beqaa, nell'attuale Libano. La città comprendeva palazzi, una moschea, terme e spazi residenziali e commerciali, disposti secondo un impianto regolare. Il complesso testimonia l'importanza dell'urbanistica nel programma omayyade, che affiancava agli edifici religiosi strutture destinate al governo, agli scambi e alla vita quotidiana.

Il califfo e altri membri della famiglia dinastica promossero inoltre pozzi, stazioni di sosta e miglioramenti dei collegamenti stradali. Nell'Hijaz, diversi interventi facilitarono il viaggio e l'approvvigionamento idrico dei pellegrini. Le fonti ricordano anche iniziative di illuminazione urbana, mentre in Siria e in Iraq furono sviluppate opere di irrigazione e recupero dei terreni agricoli. In Iraq, un ruolo importante in queste attività spettò ad al-Hajjaj.

Le fonti attribuiscono ad al-Walid anche sussidi per gli indigenti e forme di assistenza alle persone con disabilità, soprattutto tra gli arabi musulmani della Siria. Più incerta è la tradizione secondo cui avrebbe fondato a Damasco, nel 707, un primo ospedale o ricovero per lebbrosi. Le testimonianze disponibili non consentono di identificarlo con sicurezza con un bimaristan, cioè con una struttura organizzata sul modello degli ospedali islamici dei secoli successivi.

le grandi opere e le infrastrutture

La morte e il problema della successione

Negli ultimi anni del regno, al-Walid tentò di modificare le disposizioni paterne sulla successione. Il califfo voleva far riconoscere come erede il figlio Abd al-Aziz, sostituendolo al fratello Sulayman. Il progetto incontrò opposizioni e non venne realizzato.

Al-Walid morì nel febbraio 715, generalmente il 23 febbraio secondo la cronologia più diffusa, a Dayr Murran, nei pressi di Damasco. Fu sepolto nella capitale, ma le tradizioni divergono sulla localizzazione precisa della sepoltura, indicando Bab al-Saghir oppure Bab al-Faradis. Il califfato passò quindi a Sulayman ibn Abd al-Malik, secondo l'ordine stabilito da Abd al-Malik.

Due figli di al-Walid, Yazid III e Ibrahim, ottennero in seguito il titolo califfale, entrambi per brevi periodi nel 744. La loro ascesa avvenne però in un contesto molto diverso, segnato dalla crisi dinastica che aprì la Terza Fitna.

Il significato storico del suo regno

Il califfato di al-Walid I rappresentò uno dei momenti di maggiore potenza militare e splendore architettonico degli Omayyadi. I risultati del suo governo furono resi possibili dalle strutture consolidate da Abd al-Malik e dall'attività di governatori e comandanti provinciali, ai quali spettò la conduzione concreta di molte conquiste e riforme.

L'espansione lasciò tuttavia ai successori un compito impegnativo: trasformare le vittorie in un controllo duraturo. L'ampiezza dei territori, i costi militari, le resistenze locali e le rivalità interne continuarono a mettere alla prova lo Stato. Il regno di al-Walid mostra quindi sia la capacità di espansione del califfato omayyade sia le difficoltà politiche e amministrative che accompagnavano la sua crescita.

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