OKpedia  

La conquista araba di Cartagine

La conquista araba di Cartagine e la fine dell’Esarcato d’Africa

La conquista araba di Cartagine del 698 d.C. segnò la fine dell’Esarcato d’Africa, il territorio nordafricano governato da un esarca in nome dell’imperatore bizantino. Con la caduta della città, Bisanzio perse il principale centro politico e marittimo del proprio dominio nella regione. La vittoria rappresentò una svolta nell’espansione del Califfato omayyade nel Maghreb, ma non concluse la conquista dell’intera area. La sconfitta provocò anche una ribellione militare che portò alla deposizione dell’imperatore Leonzio e all’ascesa di Tiberio III. Nel territorio africano, il nuovo assetto politico favorì il consolidamento di Kairouan e la crescita di Tunisi. Le comunità cristiane e le tradizioni romano-africane sopravvissero invece alla conquista, mentre l’islamizzazione e l’arabizzazione avanzarono gradualmente.

L’avanzata omayyade nel Maghreb

La fondazione di Kairouan nel 670 d.C., a opera del comandante ʿUqba ibn Nafi, fornì alle forze musulmane una base militare nell’entroterra nordafricano. Da questo centro era possibile organizzare nuove campagne e sostenere la presenza araba nei territori conquistati. L’espansione incontrò tuttavia la resistenza dei Bizantini e delle popolazioni berbere, alternando successi militari e ripiegamenti.

Sotto il califfo Abd al-Malik, al potere dal 685 al 705, il generale Hassan ibn al-Nuʿman riprese le operazioni contro i possedimenti imperiali. Un obiettivo fondamentale era Cartagine, capitale dell’Esarcato d’Africa. Il suo valore dipendeva sia dal ruolo politico sia dall’importanza del porto, che permetteva di mantenere i collegamenti marittimi con gli altri territori bizantini e di ricevere truppe e rifornimenti.

l'avanzata araba nel nord Africa

La prima occupazione e la riconquista bizantina

Nella seconda metà degli anni Novanta del VII secolo, le forze di Hassan ibn al-Nuʿman occuparono Cartagine. La data della prima conquista non è certa: diverse ricostruzioni indicano il 697, mentre altre anticipano l’evento intorno al 695. Anche le modalità dell’occupazione non possono essere ricostruite con altrettanta sicurezza.

L’imperatore Leonzio, che regnò dal 695 al 698, reagì inviando una flotta al comando di Giovanni il Patrizio. La spedizione aveva il compito di recuperare la città e ristabilire il controllo imperiale sul principale centro dell’Africa bizantina.

Nel 697, un attacco a sorpresa contro il porto consentì alle truppe imperiali di sbarcare e di sconfiggere la guarnigione araba. I Bizantini riuscirono così a rioccupare Cartagine, ripristinando temporaneamente il proprio dominio. Il successo, tuttavia, non eliminò la minaccia omayyade né garantì la difesa della città da una nuova offensiva.

i bizantini riprendono Cartagine

La caduta definitiva del 698

Nel 698, Hassan ibn al-Nuʿman tornò all’attacco con rinforzi e costrinse le forze bizantine ad abbandonare Cartagine. Giovanni il Patrizio evacuò le truppe via mare e la flotta raggiunse Creta, dove avrebbe potuto riorganizzarsi.

Cartagine passò definitivamente sotto il dominio omayyade, subì gravi distruzioni e perse il ruolo di capitale e di principale base imperiale nella regione. La sua caduta segnò la fine dell’Esarcato d’Africa, privando il governo bizantino del centro attorno al quale si organizzava il potere esarcale.

L’assetto regionale si riorganizzò attorno ad altri centri. Kairouan si consolidò come capitale dell’Ifriqiya musulmana, mentre la vicina Tunisi acquistò crescente importanza marittima. Il declino di Cartagine si accompagnò dunque a uno spostamento delle funzioni politiche e portuali verso città destinate a occupare un ruolo centrale nella nuova organizzazione del territorio.

Questo cambiamento non comportò l’immediata scomparsa della società precedente. Le comunità cristiane e le tradizioni romano-africane continuarono a esistere, attraversando un lungo processo di trasformazione. La conquista politica, l’adozione della religione islamica e la diffusione della lingua araba furono processi distinti, con tempi e modalità differenti.

la rivolta dei bizantini contro l'imperatore Leonzio

L’ammutinamento della flotta e l’ascesa di Tiberio III

La perdita di Cartagine ebbe ripercussioni immediate anche a Costantinopoli. Durante il ripiegamento a Creta, una parte degli ufficiali e delle truppe si ribellò. Secondo il racconto delle fonti, i rivoltosi temevano che Leonzio li avrebbe puniti per il fallimento della spedizione. Giovanni il Patrizio fu ucciso e la flotta si trasformò nello strumento di una rivolta contro l’imperatore.

I ribelli acclamarono Apsimaro, un ufficiale con il grado di drungario dei Cibirreoti, che assunse il nome imperiale di Tiberio III. Il nuovo pretendente condusse la flotta contro Costantinopoli e cinse d’assedio la capitale. Nel 698, grazie ad appoggi interni, tra cui quello della fazione dei Verdi, le forze ribelli riuscirono a entrare in città.

Leonzio fu deposto, sottoposto alla mutilazione del naso e confinato in un monastero di Costantinopoli. La sconfitta africana sfociò così in un cambio di governo, mostrando quanto un insuccesso militare potesse compromettere l’autorità imperiale.

Tiberio III non organizzò nuove spedizioni per riconquistare Cartagine. Il nuovo imperatore concentrò l’azione militare soprattutto sul fronte orientale, dove le forze bizantine condussero operazioni difensive e offensive contro il Califfato. Il recupero dei territori africani non divenne quindi l’obiettivo prioritario del suo regno.

l'ascesa di Tiberio III

Dal consolidamento nel Maghreb alla conquista della Penisola iberica

La caduta di Cartagine eliminò il principale centro del potere bizantino nella regione e favorì la prosecuzione dell’espansione omayyade. La conquista del Maghreb, però, non era ancora conclusa. Le forze musulmane dovettero affrontare ulteriori resistenze berbere, tra cui quella guidata da al-Kahina, prima di consolidare il controllo sul territorio.

Le campagne successive, proseguite anche sotto Musa ibn Nusayr, ampliarono il dominio omayyade verso occidente. Una parte delle popolazioni berbere venne progressivamente integrata negli eserciti musulmani e partecipò alle nuove conquiste. Questa integrazione contribuì a fornire le forze impiegate nell’espansione oltre il Nord Africa.

Nel 711, Tariq ibn Ziyad attraversò lo stretto di Gibilterra alla guida di un esercito prevalentemente berbero. Il nome Gibilterra deriva dall’arabo Jabal Tariq, cioè «monte di Tariq». La vittoria sulle forze del re visigoto Rodrigo aprì la strada alla conquista di gran parte della Penisola iberica, proseguita negli anni successivi anche da Musa ibn Nusayr. Ebbe così inizio la storia di al-Andalus, resa possibile dall’espansione e dal consolidamento del potere omayyade nell’Africa settentrionale.

l'avanzata araba verso la penisola iberica

https://www.okpedia.it/la-conquista-araba-di-cartagine-e-la-fine-dellesarcato-dafrica


Hai una domanda? Scrivila nei commenti e ti risponderemo qui sulla pagina.


 




FacebookTwitterLinkedinLinkedin