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L'imperatore bizantino Tiberio III

Tiberio III (Apsimaro): imperatore bizantino (698 - 705 d.C.)

Tiberio III, il cui nome originario era Apsimaro (in latino Apsimarus; in greco Ἀψίμαρος), fu imperatore bizantino dal 698 al 705 d.C. Salì al potere in seguito a una rivolta militare scoppiata dopo la perdita di Cartagine e governò l'Impero per circa sette anni, prima di essere deposto dal ritorno di Giustiniano II. Il suo regno si colloca durante la cosiddetta Anarchia dei vent'anni (695 - 717 d.C.), un periodo di instabilità politica dell'Impero bizantino, caratterizzato da rivolte militari, colpi di Stato e frequenti cambiamenti sul trono di Costantinopoli.

Le origini e la carriera militare

Le informazioni sulla vita di Apsimaro prima della sua ascesa al trono sono piuttosto scarse. Anche la sua origine etnica rimane incerta. Il nome è stato interpretato come germanico, slavo o turcico, ma nessuna di queste ipotesi permette di stabilire con sicurezza la sua provenienza.

Prima di diventare imperatore, Apsimaro prestò servizio come droungarios, un ufficiale della marina bizantina incaricato di comandare un reparto navale. Apparteneva alla flotta dei Cibirreoti, una delle principali forze marittime dell'Impero, impegnata nella difesa delle coste meridionali dell'Asia Minore.

Alcune fonti gli attribuiscono anche successi militari contro gli Slavi. Tuttavia, le informazioni disponibili non consentono di ricostruire con precisione quando e dove si svolsero queste operazioni.

La sua esperienza militare gli permise comunque di ottenere una posizione di rilievo all'interno della flotta, che sarebbe diventata determinante per la sua conquista del potere.

le origini

La perdita di Cartagine e la rivolta militare del 698

La conquista araba di Cartagine

Nel 697 d.C., gli eserciti del Califfato omayyade conquistarono Cartagine, il principale centro amministrativo e militare bizantino dell'Africa settentrionale.

L'imperatore Leonzio, salito al trono nel 695 dopo aver deposto Giustiniano II, organizzò una spedizione navale per riconquistare la città. Il comando fu affidato a Giovanni il Patrizio, che riuscì inizialmente a riprendere Cartagine.

La riconquista fu però temporanea. Nel 698 d.C., l'arrivo di nuovi contingenti arabi costrinse i Bizantini a ritirarsi. La flotta imperiale abbandonò Cartagine e ripiegò verso Creta.

La sconfitta segnò la fine dell'Esarcato d'Africa, uno dei principali territori bizantini nel Mediterraneo occidentale. L'Impero perse così una regione di grande importanza strategica ed economica, mentre gli Omayyadi consolidarono la loro espansione nell'Africa settentrionale.

L'ammutinamento della flotta a Creta

La perdita di Cartagine provocò una grave crisi all'interno delle forze imperiali. Gli ufficiali della spedizione temevano che l'imperatore Leonzio li avrebbe puniti per il fallimento militare. Durante la sosta a Creta, una parte della flotta si ammutinò e uccise il comandante Giovanni il Patrizio.

I ribelli decisero quindi di deporre l'imperatore e acclamarono come nuovo sovrano Apsimaro, che assunse il nome imperiale di Tiberio.

La rivolta dimostrò quanto fosse diventato fragile il potere centrale: un esercito impegnato nella difesa dell'Impero poteva trasformarsi in una forza capace di rovesciare lo stesso imperatore.

La conquista di Costantinopoli

Dopo essere stato proclamato imperatore, Tiberio guidò la flotta ribelle verso Costantinopoli e pose la capitale sotto assedio.

La città disponeva di imponenti fortificazioni, che rendevano difficile conquistarla con un attacco diretto. Tiberio riuscì tuttavia a ottenere il sostegno di alcuni gruppi interni, tra cui la fazione dei Verdi, una delle principali organizzazioni popolari legate alle competizioni dell'Ippodromo e alla vita politica della capitale.

Grazie a questi appoggi, nel 698 d.C. riuscì a impadronirsi della città e a deporre Leonzio.

Il sovrano sconfitto fu sottoposto alla mutilazione del naso, una pratica utilizzata nella politica bizantina per sfigurare un avversario e ostacolarne il ritorno al potere. Fu quindi rinchiuso nel monastero di Dalmatou.

Tiberio venne incoronato dal patriarca Callinico I, assumendo ufficialmente il titolo imperiale con il nome di Tiberio III.

L'ammutinamento a Creta

Il governo di Tiberio III (698 - 705)

Una volta conquistato il trono, Tiberio III dovette affrontare una situazione militare difficile. L'Impero aveva perso gran parte dei suoi possedimenti africani e continuava a subire la pressione degli Omayyadi lungo i confini orientali.

Il nuovo imperatore scelse di non organizzare ulteriori spedizioni per riconquistare Cartagine. Preferì concentrare le risorse sulla difesa dell'Asia Minore, sul rafforzamento delle fortificazioni e sulle operazioni militari contro gli Arabi.

Le campagne militari contro gli Omayyadi

Tiberio affidò al fratello Eraclio il comando delle principali forze terrestri imperiali in Anatolia.

Eraclio organizzò diverse campagne contro gli eserciti omayyadi, conducendo incursioni in Cilicia e nella Siria settentrionale, territori strategici per il controllo delle vie di comunicazione tra l'Anatolia e il Vicino Oriente.

Le operazioni permisero ai Bizantini di ottenere alcune importanti vittorie e di contrastare temporaneamente l'iniziativa militare araba.

Questi successi, tuttavia, non modificarono in modo decisivo l'equilibrio tra le due potenze. Il Califfato disponeva ancora di notevoli risorse militari e continuò a esercitare una forte pressione sui territori bizantini.

Durante il regno di Tiberio III, gli Omayyadi consolidarono inoltre il proprio controllo sull'Armenia, una regione strategica per le comunicazioni e la difesa dei confini nordorientali dell'Impero.

L'accordo con il Califfato su Cipro

Un altro importante intervento riguardò l'isola di Cipro, la cui posizione nel Mediterraneo orientale la rendeva particolarmente esposta al conflitto tra Bizantini e Arabi.

Nel 698/699 d.C., Tiberio raggiunse un accordo con il califfo omayyade Abd al-Malik per consentire il ritorno sull'isola di parte della popolazione precedentemente trasferita altrove.

Durante il primo regno di Giustiniano II, alcuni abitanti di Cipro erano stati trasferiti nella regione di Cizico, nell'Asia Minore nordoccidentale. Altri erano stati deportati dagli Arabi in Siria.

L'accordo permise a questi gruppi di ritornare nelle loro terre, contribuendo al ripopolamento di Cipro e alla ripresa della vita economica dell'isola.

Tiberio rafforzò inoltre la presenza militare bizantina mediante l'invio di contingenti mardaiti, popolazioni guerriere provenienti dall'area montuosa del Tauro e impiegate anche nelle operazioni militari contro gli Arabi.

le campagne militari

Il rafforzamento delle difese imperiali

Tiberio III promosse alcuni interventi destinati a migliorare la sicurezza dell'Impero.

A Costantinopoli ordinò lavori di riparazione delle mura marittime, che proteggevano la capitale dagli attacchi provenienti dal mare. La loro efficienza era essenziale per la difesa di una città che dipendeva anche dai collegamenti navali per i rifornimenti.

Intervenne inoltre sull'organizzazione delle forze navali dei Cibirreoti, particolarmente importanti per il controllo delle coste meridionali dell'Asia Minore e delle rotte del Mediterraneo orientale.

Secondo una ricostruzione proposta dallo storico Warren Treadgold, durante il suo regno sarebbe avvenuta anche la separazione amministrativa del Tema di Sicilia dall'Esarcato di Ravenna.

Questa attribuzione rimane però discussa. La formazione del tema siciliano viene generalmente collocata già alla fine del VII secolo, probabilmente durante il primo regno di Giustiniano II.

L'esilio di Bardane

Durante il suo governo, Tiberio III dispose anche l'esilio di Bardane nell'isola di Cefalonia, nel mar Ionio.

Bardane sarebbe successivamente tornato sulla scena politica bizantina, diventando imperatore nel 711 d.C. con il nome di Filippico.

L'episodio mostra come, durante l'Anarchia dei vent'anni, diversi personaggi coinvolti nelle lotte politiche e militari potessero essere allontanati dal potere e successivamente tornare a contendersi il trono.

il ritorno di Giustiniano II

Il ritorno di Giustiniano II (705)

L'alleanza con il sovrano bulgaro Tervel

Nonostante i risultati ottenuti sul piano militare, Tiberio III dovette affrontare una nuova minaccia proveniente dall'ex imperatore Giustiniano II.

Giustiniano era stato deposto nel 695 d.C. da Leonzio, mutilato al naso ed esiliato a Cherson, una città bizantina della Crimea.

L'ex sovrano non aveva però rinunciato a riconquistare il trono. Dopo essere fuggito da Cherson e aver soggiornato presso i Cazari, cercò nuovi alleati per organizzare il proprio ritorno a Costantinopoli.

Ottenne infine il sostegno di Tervel, sovrano dei Bulgari, che gli fornì un esercito composto da contingenti bulgari e slavi.

L'alleanza offriva vantaggi a entrambi: Giustiniano poteva disporre delle forze necessarie per tentare la riconquista del trono, mentre Tervel aveva l'opportunità di ottenere prestigio politico e importanti ricompense dall'Impero bizantino.

Nel 705 d.C., Giustiniano avanzò quindi verso Costantinopoli alla testa delle truppe alleate.

La riconquista di Costantinopoli

Giunto davanti alla capitale, Giustiniano cercò inizialmente di ottenere la resa della città, ma le sue richieste furono respinte.

Le fortificazioni di Costantinopoli rendevano estremamente difficile un assalto diretto. L'ex imperatore ricorse quindi a un'azione clandestina.

Secondo il racconto delle fonti bizantine, riuscì a entrare di notte nella capitale con un piccolo gruppo di seguaci, attraversando un condotto dell'acquedotto in disuso.

Una volta penetrato all'interno delle mura, Giustiniano riuscì a riprendere il controllo della città e a restaurare il proprio potere imperiale.

Tiberio III fuggì in Bitinia, una regione dell'Asia Minore situata di fronte a Costantinopoli, ma non riuscì a organizzare una resistenza efficace.

Fu successivamente catturato e ricondotto nella capitale.

La deposizione e la morte di Tiberio III (705 - 706)

L'umiliazione pubblica nell'Ippodromo

Dopo aver riconquistato il trono, Giustiniano II decise di punire i due imperatori che avevano governato durante la sua assenza: Leonzio e Tiberio III.

Tra l'agosto del 705 e il febbraio del 706 d.C., i due ex sovrani furono condotti in catene nell'Ippodromo di Costantinopoli, il principale luogo delle cerimonie e delle manifestazioni pubbliche della capitale.

Davanti alla folla, Giustiniano li sottopose a una pubblica umiliazione, ponendo i piedi sui loro colli.

Il gesto aveva un forte significato simbolico: rappresentava la sottomissione dei due avversari e la riaffermazione dell'autorità dell'imperatore restaurato.

L'esecuzione al Kynegion

Dopo l'umiliazione nell'Ippodromo, Leonzio e Tiberio III furono trasferiti al Kynegion, un luogo di Costantinopoli utilizzato anche per le esecuzioni pubbliche.

Qui vennero entrambi decapitati, ponendo definitivamente fine alla loro possibilità di tornare al potere.

Secondo il Chronicon Altinate, i corpi dei due ex imperatori furono inizialmente gettati in mare. Successivamente sarebbero stati recuperati e sepolti in una chiesa dell'isola di Prote, appartenente all'arcipelago delle Isole dei Principi, nel mar di Marmara.

Si tratta di una tradizione riportata da una fonte cronachistica successiva, la cui attendibilità non può essere verificata con certezza.

La morte di Tiberio III

Il significato storico del regno di Tiberio III

Il regno di Tiberio III rappresenta una fase significativa dell'Anarchia dei vent'anni, durante la quale l'autorità imperiale dipese spesso dalla fedeltà degli eserciti e dalla capacità dei pretendenti di ottenere sostegno militare e politico.

La sua ascesa fu una conseguenza diretta della perdita di Cartagine, una sconfitta che mise in evidenza le difficoltà dell'Impero nel difendere contemporaneamente i propri territori occidentali e orientali.

Come imperatore, Tiberio cercò di stabilizzare la situazione militare, concentrandosi soprattutto sulla difesa dell'Anatolia e sul contrasto all'espansione omayyade. Le campagne condotte dal fratello Eraclio ottennero alcuni risultati favorevoli, ma non furono sufficienti a invertire l'andamento generale del conflitto.

Sul piano interno, gli interventi sulle fortificazioni e sulle forze navali dimostrano l'attenzione rivolta alla sicurezza dei territori ancora controllati dall'Impero.

Tiberio non riuscì tuttavia a consolidare definitivamente la propria posizione politica. Il ritorno di Giustiniano II, sostenuto dai Bulgari, provocò la sua deposizione e la successiva esecuzione.

La sua vicenda mostra come, all'inizio dell'VIII secolo, anche un imperatore capace di ottenere risultati militari potesse perdere rapidamente il trono di fronte a una nuova coalizione di forze. La stabilità dell'Impero bizantino rimase precaria fino al 717, quando l'ascesa di Leone III Isaurico pose fine alla successione di colpi di Stato che aveva caratterizzato il periodo.

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