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L'anarchia dei vent'anni nell'Impero bizantino (695 - 717)

L'Anarchia dei vent'anni indica il periodo di instabilità politica attraversato dall'Impero bizantino tra il 695 e il 717. Nonostante il nome convenzionale, questa fase durò ventidue anni e vide alternarsi sul trono sette imperatori, con frequenti rivolte militari e colpi di Stato. La crisi iniziò con la deposizione di Giustiniano II e terminò con l'ascesa di Leone III Isaurico. Le lotte per il potere indebolirono il governo imperiale mentre gli Arabi e i Bulgari esercitavano una crescente pressione sulle frontiere. Ai conflitti politici si aggiunsero controversie religiose, che contribuirono ad aggravare le divisioni interne. L'Impero riuscì comunque a sopravvivere e, dopo la vittoriosa difesa di Costantinopoli dall'assedio arabo del 717 - 718, avviò una fase di maggiore stabilità.

La deposizione di Giustiniano II e le prime usurpazioni

Durante il suo primo regno, dal 685 al 695, Giustiniano II adottò una politica autoritaria che suscitò una crescente opposizione. Nel 695 una rivolta portò al potere Leonzio, che depose l'imperatore e lo mandò in esilio. Questo rovesciamento inaugurò una fase nella quale il sostegno delle truppe divenne determinante per conquistare il trono, senza però garantire la durata del nuovo governo.

Il regno di Leonzio durò appena tre anni. Nel 698, la perdita definitiva di Cartagine, conquistata dagli Arabi, aggravò la posizione dell'imperatore e favorì una nuova rivolta militare. Il potere passò a Tiberio III, che governò fino al 705 e cercò di rafforzare le frontiere orientali e le difese di Costantinopoli. La sostituzione del sovrano, tuttavia, non eliminò le rivalità che alimentavano l'instabilità.

Giustiniano II, nel frattempo, preparava il ritorno. Grazie all'appoggio dei Bulgari, nel 705 riuscì a riconquistare Costantinopoli e a riprendere il trono. Leonzio e Tiberio III furono giustiziati, mentre il secondo regno di Giustiniano, dal 705 al 711, fu segnato da dure repressioni contro gli oppositori.

Nel 711, una nuova ribellione portò al potere Filippico Bardane e provocò la definitiva caduta di Giustiniano II. L'imperatore deposto e suo figlio Tiberio furono uccisi. Con la loro morte si estinse la dinastia eracliana, ma la fine della dinastia non pose termine alle lotte per la successione.

Filippico Bardane e la crisi religiosa

Il regno di Filippico Bardane, dal 711 al 713, aggravò le tensioni religiose. L'imperatore favorì il monotelismo, la dottrina secondo cui in Cristo sarebbe presente un'unica volontà, e respinse le decisioni del VI concilio ecumenico, celebrato nel 680 - 681. Il concilio aveva invece affermato l'esistenza di due volontà, divina e umana, corrispondenti alle due nature di Cristo. La scelta di Filippico provocò una rottura con il papato.

Questi contrasti si svilupparono mentre la situazione militare rimaneva difficile. I Bulgari compivano incursioni fino ai dintorni di Costantinopoli e gli Arabi attaccavano le province orientali. Il governo doveva quindi fronteggiare contemporaneamente divisioni religiose e minacce esterne.

Nel 713, una rivolta militare depose Filippico. Il trono passò ad Anastasio II, che tentò di ristabilire l'autorità del governo e di preparare l'Impero alla difesa.

Anastasio II e il tentativo di ristabilire l'ordine

Anastasio II, imperatore dal 713 al 715, intervenne anzitutto sul conflitto religioso. Annullò le decisioni del predecessore e ripristinò il riconoscimento del VI concilio ecumenico. Sul piano militare, adottò misure per contrastare l'espansione araba e rafforzare le difese imperiali, in particolare quelle di Costantinopoli.

Il tentativo di consolidare il governo fu interrotto da una nuova ribellione. Nel 715, le truppe del tema dell'Opsikion, che avevano contribuito alla sua ascesa, proclamarono imperatore Teodosio III. I temi erano circoscrizioni territoriali nelle quali l'organizzazione amministrativa era strettamente collegata a quella militare: il controllo delle loro truppe poteva quindi diventare una risorsa decisiva nelle lotte per il trono.

Gli insorti avanzarono verso Costantinopoli e, dopo un conflitto durato circa sei mesi, riuscirono a impadronirsi della capitale. Anastasio, rifugiatosi a Nicea, fu costretto ad abdicare e si ritirò a Tessalonica. Sebbene il suo regno venga generalmente datato al 713 - 715, alcune ricostruzioni collocano la definitiva abdicazione nel 716.

Teodosio III e l'ascesa di Leone III

Teodosio III, al potere dal 715 al 717, ereditò una situazione particolarmente fragile. Gli Arabi preparavano una grande offensiva contro Costantinopoli, mentre le rivalità tra i comandanti bizantini impedivano di organizzare una risposta unitaria. Per rafforzare la propria posizione, Teodosio cercò l'appoggio dei Bulgari.

L'autorità del nuovo imperatore fu però contestata da Leone, stratego, cioè comandante militare, del tema dell'Anatolikon. Leone rifiutò di riconoscere Teodosio e intraprese una campagna per conquistare il potere, sostenuto anche dalle forze del tema dell'Armeniakon. Ancora una volta, il controllo degli eserciti provinciali si rivelò determinante per la successione imperiale.

Di fronte all'avanzata dell'avversario, nel marzo del 717 Teodosio accettò di abdicare. Il trono passò a Leone III Isaurico, che avrebbe governato fino al 741, inaugurando la dinastia isaurica. La sua ascesa segna convenzionalmente la fine dell'Anarchia dei vent'anni.

Le conseguenze della crisi e l'assedio di Costantinopoli

La successione di rivolte e deposizioni indebolì la continuità del governo imperiale. Ogni nuovo sovrano doveva consolidare il proprio potere e affrontare possibili rivali, mentre uomini e risorse venivano impiegati nei conflitti interni. Questa situazione rese più difficile la difesa dei territori contro gli Arabi e i Bulgari, senza tuttavia provocare il completo disgregarsi dello Stato.

La sopravvivenza bizantina dipese anche dalla tenuta delle strutture amministrative e militari, che continuarono a funzionare nonostante l'instabilità al vertice. Le difficoltà e le divisioni del mondo arabo poterono offrire, in alcune fasi, margini di respiro, ma non impedirono al califfato di esercitare una forte pressione sull'Impero e di preparare un attacco diretto alla capitale.

L'ascesa di Leone III non eliminò quindi immediatamente il pericolo. Pochi mesi dopo, il nuovo imperatore dovette affrontare il grande assedio arabo di Costantinopoli del 717 - 718, una delle minacce più gravi alla sopravvivenza di Bisanzio. La vittoriosa resistenza della capitale contribuì a consolidare il suo potere e creò le condizioni per una maggiore stabilità politica dopo oltre due decenni di lotte per il trono.

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