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l'imperatore Leonzio

Leonzio: il generale diventato imperatore bizantino (695 - 698)

Leonzio (in greco Λεόντιος, Leóntios), noto anche come Leone, fu un generale di origine isaurica che governò l'Impero bizantino dal 695 al 698 d.C. Dopo essersi distinto nelle campagne militari contro gli Arabi, cadde in disgrazia presso l'imperatore Giustiniano II e trascorse alcuni anni in prigione. Liberato nel 695, organizzò una rivolta a Costantinopoli, depose Giustiniano II e salì al trono. Il suo breve regno fu segnato dalla perdita definitiva di Cartagine, conquistata dagli Arabi nel 698. La sconfitta provocò una ribellione militare che portò al potere Tiberio III, mentre Leonzio fu mutilato e rinchiuso in monastero. Nel 705, quando Giustiniano II riconquistò il trono, Leonzio fu prelevato dalla prigionia e successivamente giustiziato. La sua ascesa inaugurò la cosiddetta «Anarchia dei vent'anni» (695 - 717), un periodo di instabilità politica caratterizzato da frequenti rivolte e cambiamenti al vertice dell'Impero bizantino.

Le origini e la carriera militare

Leonzio nacque nell'Isauria, una regione montuosa dell'Asia Minore, e intraprese la carriera militare durante il regno dell'imperatore Costantino IV (668 - 685). Grazie alle sue capacità raggiunse il grado di strategos del Tema Anatolico, uno dei principali distretti militari dell'Impero bizantino. La data della nomina non è certa, ma potrebbe risalire al 682 o agli anni successivi. Ricevette inoltre la dignità di patrikios, un prestigioso titolo della gerarchia imperiale.

Durante i primi anni del regno di Giustiniano II (685 - 695), Leonzio guidò alcune campagne contro gli Arabi nelle regioni dell'Armenia e del Caucaso. Le operazioni militari ebbero successo e contribuirono a rafforzare la posizione bizantina nei confronti del califfato omayyade, governato da Abd al-Malik ibn Marwan.

Nonostante i successi militari, intorno al 692 Leonzio cadde in disgrazia. L'imperatore Giustiniano II, sospettando che il generale aspirasse al trono, ne ordinò l'arresto e la detenzione a Costantinopoli.

La sua caduta potrebbe essere stata favorita anche dalla grave sconfitta bizantina nella battaglia di Sebastopoli, combattuta contro gli Arabi nel 692 e segnata dalla diserzione di un consistente contingente slavo. Tuttavia, le fonti non permettono di stabilire con certezza se Leonzio avesse partecipato alla battaglia o ricoperto un ruolo di comando.

le origini e la carriera militare

La rivolta contro Giustiniano II (695)

Nel 695, dopo circa tre anni di prigionia, Giustiniano II decise di liberare Leonzio e lo nominò strategos dell'Hellade, un distretto militare che comprendeva parte della Grecia. Il generale avrebbe dovuto lasciare immediatamente Costantinopoli per assumere il nuovo incarico.

Secondo le cronache bizantine, durante la prigionia Leonzio aveva ricevuto la visita di due monaci, Gregorio e Paolo, che gli avevano predetto la futura ascesa al trono. Dopo la liberazione, i due religiosi lo avrebbero incoraggiato a ribellarsi.

Prima di partire per la Grecia, Leonzio organizzò una congiura contro Giustiniano II, approfittando del crescente malcontento nei confronti dell'imperatore. Il governo di Giustiniano aveva suscitato forti opposizioni a causa delle misure fiscali, delle repressioni e della politica autoritaria.

Leonzio riuscì a ottenere il sostegno della fazione degli Azzurri, una delle principali fazioni dell'Ippodromo, che esercitavano anche un'influenza sulla vita politica della capitale. Alla rivolta partecipò inoltre il patriarca Callinico I, che si rivolse alla folla riunita presso la basilica di Santa Sofia.

I ribelli liberarono alcuni prigionieri e mobilitarono una parte della popolazione di Costantinopoli. L'insurrezione ebbe successo e Giustiniano II fu deposto.

la rivolta del 695

La mutilazione e l'esilio di Giustiniano II

Dopo la deposizione, Giustiniano II fu catturato e condotto nell'Ippodromo di Costantinopoli, dove venne esposto alla folla.

Leonzio decise di risparmiargli la vita. Secondo le cronache, la scelta fu motivata dal rispetto verso la memoria di Costantino IV, padre dell'imperatore deposto.

Tuttavia, Leonzio ordinò che Giustiniano fosse sottoposto al taglio del naso, una mutilazione che nella tradizione politica bizantina poteva essere utilizzata per rendere un sovrano fisicamente inadatto a esercitare il potere.

L'obiettivo era compromettere la legittimità dell'imperatore deposto e impedirne il ritorno al trono. Giustiniano II fu quindi esiliato a Cherson, una città bizantina situata nella penisola di Crimea.

La mutilazione gli valse il soprannome di Rinotmeto, cioè «dal naso tagliato». Contrariamente alle intenzioni di Leonzio, Giustiniano sarebbe riuscito a riconquistare il potere dieci anni dopo, dimostrando che la mutilazione fisica non costituiva un impedimento assoluto all'esercizio della sovranità imperiale.

Il governo di Leonzio (695 - 698)

Dopo la deposizione di Giustiniano II, Leonzio divenne imperatore bizantino nel 695. La sua ascesa segnò l'inizio di un periodo di instabilità dinastica noto come «Anarchia dei vent'anni», durante il quale diversi imperatori conquistarono il trono attraverso rivolte e colpi di Stato.

Leonzio sembra aver adottato una politica militare prudente, evitando grandi iniziative offensive e concentrandosi sul consolidamento del proprio potere. Tuttavia, le informazioni disponibili sulla sua politica interna sono limitate e non consentono di ricostruire un programma di governo dettagliato.

Tra gli interventi documentati vi furono i lavori di pulizia del porto del Neorion, uno degli approdi di Costantinopoli. L'operazione era destinata a migliorare le condizioni del porto e a rimuovere i materiali accumulati nelle sue acque.

Il cronista bizantino Teofane Confessore collegò questi lavori alla diffusione di un'epidemia che avrebbe colpito Costantinopoli per circa quattro mesi, provocando numerose vittime. Il rapporto tra la pulizia del porto e l'epidemia è però una spiegazione riportata dalla fonte, non una relazione causale storicamente accertata.

Il problema più grave del regno di Leonzio rimase comunque la crescente pressione militare del califfato omayyade sui territori bizantini dell'Africa settentrionale.

La perdita definitiva di Cartagine (697 - 698)

Nel 697, gli Arabi conquistarono Cartagine, capitale dell'Esarcato d'Africa e principale centro amministrativo e militare bizantino nella regione.

La città rivestiva un'importanza strategica fondamentale, perché costituiva una delle ultime grandi basi dell'Impero bizantino nel Mediterraneo occidentale.

Per recuperarla, Leonzio organizzò una spedizione navale affidandone il comando a Giovanni il Patrizio. La flotta bizantina raggiunse l'Africa settentrionale e riuscì inizialmente a riconquistare Cartagine, ristabilendo temporaneamente il controllo imperiale sulla città.

La situazione cambiò quando gli Arabi ricevettero nuovi rinforzi. Di fronte alla superiorità delle forze nemiche, i Bizantini furono costretti ad abbandonare nuovamente Cartagine nel 698.

La perdita definitiva della città rappresentò una svolta nella storia del Mediterraneo. L'Impero bizantino perse il suo principale centro politico e militare nell'Africa settentrionale, mentre il califfato omayyade consolidò la propria espansione verso occidente.

La sconfitta ebbe conseguenze immediate anche sulla stabilità del governo di Leonzio.

la perdita di Cartagine

La rivolta di Apsimaro e la deposizione di Leonzio (698)

Dopo aver abbandonato Cartagine, la flotta bizantina si ritirò verso Creta. Durante il ripiegamento, tra gli ufficiali e i soldati si diffuse il timore di essere puniti dall'imperatore per la sconfitta.

Il malcontento provocò una rivolta militare. I ribelli decisero di deporre Leonzio e proclamarono imperatore Apsimaro, un ufficiale che ricopriva la carica di droungarios, cioè comandante di un reparto militare, in questo caso navale.

Apsimaro assunse il nome imperiale di Tiberio III e guidò le forze ribelli verso Costantinopoli.

Nel 698, dopo un assedio, Tiberio III riuscì a entrare nella capitale grazie a un tradimento che permise ai suoi uomini di superare le difese della città.

Leonzio fu deposto dopo appena tre anni di regno. Il nuovo imperatore gli fece tagliare il naso, infliggendogli la stessa mutilazione che Leonzio aveva ordinato contro Giustiniano II nel 695.

L'ex imperatore fu quindi rinchiuso sotto custodia nel monastero di Dalmatou, a Costantinopoli, dove rimase per tutta la durata del regno di Tiberio III.

La deposizione di Leonzio confermò la crescente influenza delle forze militari nella scelta degli imperatori bizantini.

la caduta di Leonzio

Il ritorno di Giustiniano II e la morte di Leonzio (705 - 706)

Nel 705, dopo dieci anni di esilio, Giustiniano II riuscì a riconquistare il trono bizantino grazie all'appoggio militare del sovrano bulgaro Tervel.

Il ritorno dell'imperatore deposto provocò una nuova ondata di repressioni contro coloro che avevano contribuito alla sua caduta o avevano occupato il trono durante la sua assenza.

Giustiniano ordinò la cattura di Tiberio III e fece prelevare Leonzio dal monastero in cui era detenuto.

Tra il 705 e il 706, i due ex imperatori furono condotti in catene nell'Ippodromo di Costantinopoli, dove vennero esposti all'umiliazione pubblica.

Secondo le cronache, Giustiniano II pose simbolicamente i piedi sui loro colli, manifestando davanti alla popolazione la propria vittoria sui precedenti usurpatori.

Leonzio e Tiberio III furono successivamente condotti al Kynegion, un luogo della capitale utilizzato anche per le esecuzioni, dove vennero decapitati.

L'esecuzione viene spesso collocata nel febbraio del 706, anche se la datazione non è unanimemente accettata dagli storici.

La vendetta di Giustiniano colpì anche il patriarca Callinico I, che aveva sostenuto la rivolta del 695. Il patriarca fu deposto, accecato ed esiliato a Roma.

la morte di Leonzio

Il significato storico del regno di Leonzio

Il regno di Leonzio rappresenta una delle prime fasi della crisi politica dell'Impero bizantino tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo.

La sua ascesa dimostrò come il malcontento militare e le opposizioni interne potessero provocare la caduta di un imperatore appartenente a una dinastia consolidata, come quella degli Eraclidi.

La deposizione di Giustiniano II nel 695 aprì infatti un periodo caratterizzato da una successione di sovrani che conquistarono il potere attraverso la forza, senza riuscire a stabilizzare definitivamente il governo imperiale.

Sul piano militare, l'avvenimento più importante del suo regno fu la perdita definitiva di Cartagine nel 698, che accelerò la scomparsa del dominio bizantino nell'Africa settentrionale e favorì l'espansione araba nel Mediterraneo occidentale.

La vicenda personale di Leonzio evidenzia inoltre la violenza delle lotte per il potere a Costantinopoli. Dopo aver deposto e mutilato Giustiniano II, subì lo stesso trattamento da parte di Tiberio III e fu infine giustiziato quando il suo primo avversario tornò sul trono.

La "anarchia dei vent'anni" si sarebbe conclusa soltanto nel 717, con l'ascesa di Leone III Isaurico, fondatore di una nuova dinastia imperiale.

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