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la seconda Fitna

La Seconda Fitna: la guerra civile che ridisegnò il califfato (680 - 692)

La Seconda Fitna fu la seconda grande guerra civile del mondo islamico, convenzionalmente collocata tra il 680 e il 692 d.C. La crisi scoppiò dopo la morte di Mu'awiya I, fondatore della dinastia omayyade, quando la successione del figlio Yazid incontrò l’opposizione di importanti esponenti della comunità musulmana. Il conflitto coinvolse gli Omayyadi, i sostenitori di Abd Allah ibn al-Zubayr, i movimenti alidi e diverse correnti kharigite, senza ridursi a uno scontro tra due schieramenti compatti. Alla lotta per il califfato si intrecciarono rivalità tribali, tensioni sociali e concezioni differenti della legittimità politica e religiosa. La vittoria di Abd al-Malik ibn Marwan su Ibn al-Zubayr nel 692 ristabilì la supremazia omayyade, ma non eliminò immediatamente tutte le insurrezioni. La guerra rafforzò il ramo marwanide della dinastia e lasciò un’eredità duratura, soprattutto attraverso la memoria di Karbala, il consolidamento dell’identità sciita e la successiva riorganizzazione del governo califfale.

Le origini della crisi: la successione di Yazid I

Le premesse della guerra risalgono alla decisione di Mu'awiya I di designare come successore il figlio Yazid, cercando di ottenerne il riconoscimento mentre era ancora in vita. La designazione, tradizionalmente collocata nel 676, introduceva una successione programmata dal padre al figlio e rendeva più esplicito il carattere dinastico del potere omayyade.

Il progetto suscitò l’opposizione di figure autorevoli, tra cui Husayn ibn Alì, nipote di Maometto, e Abd Allah ibn al-Zubayr, figlio di Zubayr ibn al-Awwam e nipote per parte materna del primo califfo Abu Bakr. Le contestazioni riguardavano sia la persona di Yazid sia il principio della successione: la trasmissione del califfato all’interno della stessa famiglia rischiava di trasformare la guida della comunità in un patrimonio ereditario.

le fazioni

Alla morte di Mu'awiya, nell’aprile del 680, Husayn e Ibn al-Zubayr rifiutarono di riconoscere Yazid e lasciarono Medina per rifugiarsi alla Mecca. Altri oppositori del progetto dinastico seguirono percorsi differenti. Abd Allah ibn Umar, pur avendo espresso riserve, finì per riconoscere Yazid e non partecipò alla ribellione; Abd al-Rahman ibn Abi Bakr, anch’egli ricordato tra i contrari alla designazione, era già morto prima dell’ascesa del nuovo califfo.

la successione dinastica di Yazid

L’opposizione non aveva dunque una direzione unitaria. Gli Omayyadi disponevano soprattutto della propria base di potere siriana, Ibn al-Zubayr costruiva il suo seguito nell’Hijaz e i sostenitori della famiglia di Alì erano particolarmente attivi in Iraq. A questi protagonisti si aggiunsero i kharigiti, ostili ai principali pretendenti al califfato.

la mappa dell'impero arabo durante la seconda Fitna

Husayn e la tragedia di Karbala

I sostenitori degli Alidi presenti a Kufa, in Iraq, invitarono Husayn a raggiungerli per guidare l’opposizione agli Omayyadi. Per verificare la consistenza del sostegno locale, Husayn inviò il cugino Muslim ibn Aqil, incaricato di raccogliere adesioni e preparare il suo arrivo.

La situazione cambiò con l’intervento del governatore omayyade Ubayd Allah ibn Ziyad, che represse il movimento e fece mettere a morte Muslim. Husayn si era però già avviato verso l’Iraq con familiari e un piccolo gruppo di seguaci, contando su un appoggio che nel frattempo era venuto meno.

Intercettato dalle forze omayyadi, Husayn fu costretto a fermarsi nella piana di Karbala, dove venne circondato da truppe comandate da Umar ibn Sa'd. Le fonti tramandano cifre differenti sulla consistenza dei due gruppi, ma concordano sulla netta inferiorità numerica dei sostenitori di Husayn.

Il 10 ottobre 680, corrispondente al 10 muharram dell’anno 61 dell’egira, Husayn e la maggior parte dei suoi combattenti furono uccisi. La tradizione ricorda generalmente circa settanta o settantadue caduti dalla sua parte. Sopravvissero donne, bambini e alcuni uomini, tra cui il figlio Ali ibn Husayn, il futuro imam Zayn al-Abidin, che furono fatti prigionieri.

La morte del nipote di Maometto trasformò una sconfitta militare in un evento dalla profonda forza religiosa e politica. Karbala divenne centrale nella memoria sciita, commemorata durante l’Ashura come testimonianza del sacrificio di Husayn e della lotta contro l’ingiustizia. L’avvenimento rafforzò l’identità dei sostenitori degli Alidi, ma non determinò la nascita immediata di uno sciismo già unitario: comunità, dottrine e pratiche religiose si definirono gradualmente.

La rivolta di Medina e il primo assedio della Mecca

Mentre Karbala alimentava l’opposizione alide, Ibn al-Zubayr consolidava la propria posizione alla Mecca. Anche a Medina cresceva il malcontento contro Yazid, sostenuto da tensioni politiche ed economiche e dalle accuse rivolte alla condotta personale del califfo.

Nel 683, i ribelli medinesi respinsero l’autorità omayyade ed espulsero il governatore e gli esponenti della dinastia presenti in città. Yazid reagì inviando un esercito siriano guidato da Muslim ibn Uqba, che nell’agosto 683 sconfisse i ribelli nella battaglia di al-Harra. Secondo le narrazioni tradizionali, alla vittoria seguì un saccheggio di Medina durato tre giorni.

L’esercito proseguì verso La Mecca, ma Muslim ibn Uqba morì durante il trasferimento. Il comando passò a Husayn ibn Numayr, che nel settembre 683 iniziò l’assedio della città. Durante le operazioni, un incendio danneggiò gravemente la Ka'ba; le fonti offrono versioni differenti sulle cause del rogo.

La morte di Yazid, nel novembre 683, modificò improvvisamente il quadro politico. Quando la notizia raggiunse l’esercito, l’assedio venne interrotto e le truppe si ritirarono, lasciando Ibn al-Zubayr in una posizione più favorevole.

L’espansione del califfato di Ibn al-Zubayr

Dopo la morte di Yazid, Abd Allah ibn al-Zubayr fu riconosciuto come califfo da una parte crescente del mondo islamico, mantenendo alla Mecca il proprio centro politico. Il breve governo del successore omayyade Mu'awiya II, morto nel 684, non riuscì a fermare la disgregazione del potere della dinastia.

Il riconoscimento di Ibn al-Zubayr si estese all’Hijaz, all’Iraq, all’Egitto e ad ampie aree dell’Iran, oltre a coinvolgere importanti gruppi della Siria. Per un periodo, il califfato zubayrida sembrò quindi prevalere sugli Omayyadi.

Questa estensione non corrispondeva, tuttavia, a un controllo uniforme. Il riconoscimento dell’autorità califfale non implicava necessariamente una subordinazione politica e militare effettiva: governatori, capi tribali e comandanti locali conservavano ampi margini di autonomia. Tale fragilità emerse soprattutto in Iraq, dove il governo zubayrida dovette confrontarsi con movimenti alidi e kharigiti.

l'espansione di Ibn Al-Zubayr

La ripresa omayyade sotto Marwan I

La crisi dei discendenti di Mu'awiya aprì la strada a un altro ramo della famiglia omayyade. Nel giugno 684, un’assemblea di sostenitori della dinastia riunita a Jabiya, in Siria, riconobbe come califfo Marwan ibn al-Hakam, noto come Marwan I. Con la sua ascesa iniziò il predominio del ramo marwanide.

Nell’agosto 684, Marwan affrontò a Marj Rahit, presso Damasco, le forze favorevoli a Ibn al-Zubayr, sostenute soprattutto dai Qaysiti. La vittoria consolidò la posizione omayyade in Siria e fu seguita dal recupero dell’Egitto, sottratto all’autorità zubayrida.

La resistenza qaysita non venne però eliminata. Alcuni gruppi continuarono a combattere nell’Alta Mesopotamia, dove Qarqisiya rimase un importante centro di opposizione fino all’accordo raggiunto con Abd al-Malik nel 691. Marj Rahit rafforzò dunque gli Omayyadi, ma alimentò anche rivalità tribali destinate a pesare a lungo sulla vita politica del califfato.

I movimenti alidi dopo Karbala

I Penitenti e la battaglia di Ayn al-Warda

A Kufa, alcuni sostenitori di Husayn considerarono la sua morte anche una conseguenza della propria incapacità di mantenere la promessa di aiutarlo. Sotto la guida di Sulayman ibn Surad, organizzarono il movimento dei Tawwabin, i «Penitenti», nel quale la lotta contro gli Omayyadi assumeva il significato di un’espiazione.

Il movimento acquistò forza dopo la morte di Yazid. Nel gennaio 685, i Penitenti affrontarono l’esercito omayyade nella battaglia di Ayn al-Warda, nell’Alta Mesopotamia, subendo una pesante sconfitta. Sulayman e molti altri capi morirono combattendo, mentre una parte dei superstiti riuscì a tornare a Kufa.

Mukhtar al-Thaqafi e il governo di Kufa

Una diversa iniziativa alide fu guidata da Mukhtar al-Thaqafi, che nell’ottobre 685 conquistò Kufa, sottraendola al governo zubayrida. Mukhtar dichiarava di agire in nome di Muhammad ibn al-Hanafiyya, figlio di Alì e fratellastro di Husayn, presentato come Mahdi, il «ben guidato». Rimane discusso quanto Ibn al-Hanafiyya approvasse effettivamente le azioni compiute in suo nome.

Mukhtar estese il proprio potere su una parte consistente dell’Iraq e sui territori collegati a Kufa, ma non conquistò Bassora, che rimase sotto il controllo zubayrida. Il suo movimento raccolse gruppi arabi e mawali, in questo contesto soprattutto musulmani non arabi inseriti in rapporti di clientela con le tribù arabe.

Il sostegno dei mawali aveva anche una dimensione sociale. Mukhtar ne favorì l’arruolamento e l’accesso alla paga militare e al bottino, rafforzandone il ruolo politico. Queste misure provocarono però l’ostilità di una parte dell’aristocrazia tribale araba, preoccupata per la perdita dei propri privilegi.

Nell’agosto 686, le forze di Mukhtar, guidate da Ibrahim ibn al-Ashtar, sconfissero gli Omayyadi nella battaglia di Khazir. Tra i comandanti uccisi figurava Ubayd Allah ibn Ziyad, che aveva avuto un ruolo decisivo nella repressione del movimento di Husayn.

Il successo non mise al sicuro il governo di Kufa. Nel 687, Mus'ab ibn al-Zubayr, fratello di Abd Allah e governatore di Bassora, attaccò Mukhtar con l’appoggio di aristocratici kufani ostili al suo potere. Dopo alcune sconfitte, Mukhtar rimase assediato nel palazzo di Kufa e morì durante una sortita nell’aprile 687. I seguaci rimasti si arresero e furono successivamente giustiziati: le fonti ne indicano circa 6.000, una cifra da considerare tradizionale, non un conteggio certo.

i movimenti dopo Karbala

Abd al-Malik e la riconquista dell’Iraq

Alla morte di Marwan I, nel 685, il califfato omayyade passò al figlio Abd al-Malik ibn Marwan. Il nuovo sovrano dovette consolidare il proprio potere in Siria, affrontare le opposizioni interne e contenere la pressione dell’Impero bizantino. Una tregua con Bisanzio gli permise di destinare maggiori risorse alla guerra civile.

Il passaggio decisivo avvenne nel 691. Dopo aver raggiunto un accordo con i Qaysiti di Qarqisiya, Abd al-Malik marciò verso l’Iraq, dove Mus'ab ibn al-Zubayr aveva riunito gran parte della regione sotto l’autorità del fratello dopo la sconfitta di Mukhtar.

Nella battaglia di Maskin, generalmente collocata nell’ottobre 691, Mus'ab fu sconfitto e ucciso. Al successo omayyade contribuirono le defezioni di una parte dei suoi sostenitori e i contatti che Abd al-Malik aveva stabilito con i capi locali. La vittoria consentì agli Omayyadi di recuperare l’Iraq e aprì la strada al ristabilimento dell’autorità sulle province orientali.

Il secondo assedio della Mecca e la fine della guerra

Sconfitto Mus'ab, Abd al-Malik affidò al generale al-Hajjaj ibn Yusuf la campagna contro Ibn al-Zubayr, ormai isolato nell’Hijaz. Il centro della contesa tornò così alla Mecca, dove il rivale degli Omayyadi continuava a rivendicare il titolo califfale.

L’assedio iniziò nel marzo 692 e durò oltre sei mesi. Le truppe omayyadi impiegarono catapulte, mentre la situazione degli assediati peggiorava e numerosi sostenitori abbandonavano Ibn al-Zubayr. Il pretendente al califfato morì combattendo nell’autunno del 692.

La sua morte rappresenta la conclusione convenzionale della Seconda Fitna. Abd al-Malik aveva eliminato il principale rivale al titolo di califfo e ristabilito il dominio omayyade sull’Hijaz. La riunificazione politica non coincise però con una pacificazione completa, perché diverse opposizioni armate, soprattutto kharigite, continuarono a operare.

il secondo assedio della Mecca

Le insurrezioni kharigite

La frammentazione del potere favorì l’espansione dei kharigiti, che contestavano la legittimità dei principali contendenti. Secondo queste correnti, la guida della comunità doveva fondarsi sulla rettitudine religiosa, non sul diritto ereditario di una famiglia. Anche il mondo kharigita, tuttavia, era diviso in gruppi con orientamenti e strategie differenti.

Gli Azariqa tra Iraq e Iran

Gli Azariqa, legati inizialmente a Nafi ibn al-Azraq e successivamente guidati anche da Qatari ibn al-Fuja'a, rappresentavano una corrente particolarmente radicale. Operarono tra l’Iraq meridionale e l’Iran, arrivando a controllare territori nel Fars e nel Kirman.

Furono combattuti prima dagli Zubayridi e poi dagli Omayyadi. Le campagne nelle quali ebbe un ruolo importante al-Muhallab ibn Abi Sufra ne ridussero progressivamente la forza, fino alla sconfitta dei principali nuclei tra il 696 e il 698, diversi anni dopo la caduta di Ibn al-Zubayr.

I Najdat nella penisola arabica

I Najdat, guidati da Najda ibn Amir, crearono un dominio nella Yamama, nell’Arabia centrale. La loro influenza si estese al Bahrain storico, che comprendeva territori della costa orientale della penisola e non soltanto l’attuale arcipelago, oltre che a parti dell’Oman e dello Yemen.

Le divisioni interne portarono all’uccisione di Najda intorno al 691, senza porre subito fine al movimento. La resistenza continuò sotto Abu Fudayk, sconfitto e ucciso dagli Omayyadi nel 693. La vicenda dei Najdat, come quella degli Azariqa, mostra perché il 692 debba essere considerato un termine politico convenzionale, anziché la fine di ogni combattimento.

Le conseguenze politiche e amministrative

La vittoria nella Seconda Fitna consolidò il ramo marwanide degli Omayyadi. Negli anni successivi, Abd al-Malik rafforzò il controllo sulle province e sugli apparati fiscali, intervenendo su strutture amministrative già esistenti per rendere più efficace l’autorità centrale.

Un ruolo importante ebbe la riforma monetaria. Le emissioni epigrafiche del dinar d’oro, affermatesi nel 696 - 697, presentavano iscrizioni che rendevano più riconoscibile e autonoma la monetazione califfale. Parallelamente, l’adozione dell’arabo negli uffici amministrativi procedette con ritmi diversi nelle varie province e proseguì sotto i successori di Abd al-Malik.

La guerra lasciò anche forti tensioni tribali. La battaglia di Marj Rahit inasprì le ostilità tra i Qaysiti e i gruppi successivamente associati allo schieramento yamanita. Sebbene queste appartenenze fossero tradizionalmente collegate agli Arabi del nord e del sud, le coalizioni ebbero anche il carattere di alleanze politiche mutevoli. Le rivalità influenzarono a lungo gli eserciti e i governi provinciali, contribuendo all’instabilità del periodo omayyade.

le conseguenze politiche

L’eredità religiosa: Karbala e le attese del Mahdi

Sul piano religioso, la Seconda Fitna rafforzò la centralità della famiglia di Alì per i movimenti che si riconoscevano nella sua causa. Il ricordo di Karbala, l’espiazione cercata dai Penitenti e l’iniziativa di Mukhtar alimentarono il tema del sacrificio di Husayn e della vendetta per la sua morte. Queste esperienze contribuirono al consolidamento dell’identità sciita, senza produrre immediatamente una comunità omogenea o una dottrina unica.

Il movimento di Mukhtar ebbe inoltre un ruolo nello sviluppo delle concezioni del Mahdi. La presentazione di Muhammad ibn al-Hanafiyya come guida «ben guidata» contribuì ad alimentare l’attesa di una figura capace di ristabilire la giustizia.

Dopo la morte di Ibn al-Hanafiyya, alcuni seguaci sostennero che fosse ancora vivo, nascosto e destinato a ritornare. Queste credenze costituirono una fase importante nella formazione delle successive dottrine messianiche islamiche, mostrando come le lotte per la successione califfale avessero generato aspettative religiose destinate a sopravvivere ai protagonisti della guerra.

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