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Astronomia egizia

Nella civiltà egizia l'astronomia ricopre una funzione importante. L'osservazione della volta celeste consente agli antichi egizi di definire i primi calendari e orologi solari che permettono di organizzare l'attività agricole e prevedere le piene del fiume Nilo.

Per la definizione dei calendari gli antichi egizi studiano, in particolar modo, la posizione del Sole e della Luna. Il calendario egizio è composto da 360 giorni suddivisi in tre stagioni.

I megaliti di Nabta Playa

In Egitto si trovano diverse strutture protoastronomiche. Ad esempio, i megaliti di Nabta Playa consentono agli antichi egizi di calcolare il solstizio quando il Sole e gli astri occupano una particolare posizione rispetto alle strutture in pietra.

Si tratta di monoliti disposti in circolo che permettono di misurare la posizione del Sole al momento dell'alba e del tramonto, lo zenit, i solstizi e gli equinozi, ecc.

La struttura circolare di Nabta Playa risale al III secolo a.C. ed è molto simile a quella di Stonehenge ma è molto più antica, di circa mille anni.

L'astronomia e la religione egizia

L'astronomia egizia ha anche scopi diversi da quelli prettamente pratici ed è fortemente legata alla religione egizia e al culto dei defunti. Le costellazioni sono spesso ritratte sui sarcofagi e sulle scritture sacre del II millennio avanti Cristo.

Ad esempio, la costellazione di Orione è utilizzata nei geroglifici delle scritture funerarie poiché si identifica con Orione, il dio dei morti. La stessa posizione delle Piramidi di Giza è molto simile a quella delle tre stelle della cintura di Orione.

Gli antichi egizi iniziano ad annotare anche la posizione delle stelle nel cielo, raggruppate sotto la forma di costellazioni, ponendo le basi dell'astronomia e dello studio astronomico.

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