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Il Secondo Triumvirato: Ottaviano, Marco Antonio e Lepido

Il cosiddetto Secondo Triumvirato nacque come risposta diretta alla crisi politica apertasi dopo l’assassinio di Gaio Giulio Cesare. Il 15 marzo del 44 a.C., durante una seduta del senato romano, Cesare venne ucciso in una congiura organizzata dai sostenitori della tradizione repubblicana, tra cui Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino. L’obiettivo dichiarato dei congiurati consisteva nel ripristinare l’assetto repubblicano tradizionale, ma l’esito reale dell’azione si rivelò profondamente diverso dalle aspettative.

Il contesto politico della tarda repubblica romana risultava infatti già segnato da decenni di conflitti interni, che avevano progressivamente eroso la stabilità istituzionale e favorito l’emergere di modelli di governo sempre più accentrati. In una simile situazione, l’eliminazione di Cesare non determinò un ritorno all’equilibrio repubblicano, ma contribuì piuttosto ad aggravare il disordine. A questo fattore si aggiunse l’incapacità dei repubblicani di proporre un progetto politico coerente e di esprimere una guida autorevole capace di raccogliere consenso.

La reazione del popolo e l’ascesa di Marco Antonio

La reazione del popolo romano alla morte di Cesare apparve tutt’altro che favorevole ai congiurati. Ampi settori della popolazione riconobbero infatti a Cesare importanti meriti politici e sociali, tra cui l’espansione territoriale, la fondazione di nuove colonie, il ristabilimento dell’ordine interno e la distribuzione di terre e benefici alla plebe e ai veterani. Questo consenso diffuso contribuì a generare un clima di ostilità nei confronti dei cesaricidi e alimentò la competizione tra diversi protagonisti per raccogliere l’eredità politica del dittatore.

In questo scenario si inserì Marco Antonio, stretto collaboratore di Gaio Giulio Cesare, che intervenne in modo decisivo nelle fasi immediatamente successive all’assassinio. Durante il funerale pubblico di Cesare, Marco Antonio pronunciò un’orazione che ebbe un forte impatto emotivo sulla popolazione romana. L’esposizione del corpo del dittatore e la lettura del testamento contribuirono ad alimentare l’indignazione popolare, provocando una reazione violenta contro i congiurati e costringendo Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino ad abbandonare Roma.

Il Senato romano cercò inizialmente di ristabilire un equilibrio politico, favorendo un clima di pacificazione. In questa prospettiva, il Senato concesse l’amnistia ai congiurati e confermò la validità delle leggi promulgate da Gaio Giulio Cesare, nel tentativo di evitare un’immediata degenerazione del conflitto. In questo orientamento conciliatorio, Marco Antonio chiese di assumere il controllo della Gallia Cisalpina, provincia che il Senato aveva assegnato a Decimo Giunio Bruto Albinio, coinvolto nella congiura contro Cesare.

il secondo triumvirato

Il rifiuto di Decimo Bruto di cedere la provincia trasformò la tensione politica in scontro armato. Marco Antonio avanzò con il proprio esercito e pose sotto assedio la città di Modena. Questa scelta determinò una rottura aperta con il Senato romano, che reagì inviando un esercito consolare per contrastarlo. Le forze senatoriali vennero affidate ai due consoli in carica e a Gaio Giulio Cesare Ottaviano, chiamato a sostenere militarmente la causa del Senato.

l'assedio di Modena

L’emergere di Ottaviano e lo scontro con il senato

Parallelamente emerse una nuova figura destinata a giocare un ruolo decisivo: Gaio Giulio Cesare Ottaviano, figlio adottivo di Cesare. Nonostante la giovane età, circa venti anni, Ottaviano dimostrò fin da subito notevoli capacità politiche. Da un lato provvide a rispettare le disposizioni testamentarie di Cesare, distribuendo denaro al popolo e conquistando così un ampio consenso. Dall’altro lato mantenne inizialmente un atteggiamento formalmente rispettoso nei confronti delle istituzioni repubblicane e del senato.

l'ascesa di Ottaviano

Il senato romano, convinto di poter controllare il giovane Ottaviano, gli affidò il comando dell’esercito consolare con il compito di contrastare Marco Antonio e sostenere Bruto. Lo scontro decisivo avvenne nel 43 a.C. nella battaglia di Modena, dove le truppe consolari inflissero gravi perdite all’esercito di Marco Antonio, costringendo il generale a ritirarsi nella Gallia Narbonese presso Marco Emilio Lepido, suo alleato.

La morte dei due consoli durante il conflitto modificò radicalmente gli equilibri di potere, lasciando Ottaviano unico comandante dell’esercito consolare. Forte di questa posizione, Ottaviano rivendicò la carica di console. Il senato, timoroso di una nuova concentrazione di potere personale, rifiutò la richiesta e optò per una gestione oligarchica del potere. Contestualmente, il senato concesse l’amnistia ai cesaricidi e dichiarò Marco Antonio e Lepido nemici dello Stato.

la battaglia di Modena

La marcia su Roma e la formazione del Secondo Triumvirato

La scelta del senato determinò una rottura definitiva con Ottaviano. Di fronte a questa esclusione, Ottaviano marciò su Roma con le proprie legioni, convocò i comizi e impose la propria elezione al consolato nel 43 a.C., dimostrando una chiara capacità di utilizzare la forza militare come strumento politico.

In seguito, l’isolamento politico spinse Ottaviano a stringere un’alleanza con Marco Antonio e Marco Emilio Lepido. Nacque così il Secondo Triumvirato, un accordo ufficiale e legalmente riconosciuto, a differenza del precedente triumvirato. I tre triumviri ricevettero un imperium della durata di cinque anni con il compito di riorganizzare lo Stato romano. Inoltre, il secondo triumvirato aveva un valore giuridico pubblico, poiché era stato confermato dalla una legge dello Stato, la Lex Titia (43 a.C.). Ora i tre triumviri potevano prendere qualsiasi decisione straordinaria al di sopra di qualsiasi altro magistrato e senza essere contrastati da nessuno.

il secondo Triumvirato

Le proscrizioni e la repressione politica

Uno dei primi atti del nuovo regime consistette nell’avvio delle proscrizioni, ovvero liste di nemici politici da eliminare. Questo strumento inaugurò una fase di violenza sistematica e repressione, durante la quale trovò la morte anche Marco Tullio Cicerone, ucciso mentre tentava di fuggire.

Lo scontro con i cesaricidi

Una delle decisioni adottate dai triumviri riguardò la proclamazione di Gaio Giulio Cesare tra gli dèi dell’Olimpo. Tale scelta ebbe un significato politico preciso, poiché consentì a Gaio Giulio Cesare Ottaviano di presentarsi come discendente di una divinità, rafforzando in modo decisivo la propria legittimazione. A questa iniziativa seguì la ripresa del conflitto contro gli uccisori di Cesare, rimasti fedeli alla causa repubblicana. Nel frattempo, le forze dei cesaricidi si erano riorganizzate nelle province orientali, sotto la guida di Bruto e Cassio, nominati propretori prima dell’ascesa di Ottaviano.

le liste di proscrizione

La battaglia di Filippi e la fine della resistenza repubblicana

Lo scontro decisivo avvenne nel 42 a.C. nella battaglia di Filippi, combattuta in Macedonia, dove gli eserciti di Antonio e Ottaviano ottennero una vittoria decisiva contro i cesaricidi. Dopo la sconfitta, Bruto e Cassio scelsero il suicidio per evitare la cattura.

La vittoria di Filippi segnò la fine della resistenza repubblicana e consentì ai triumviri di procedere alla spartizione del potere. A Marco Antonio furono assegnate la Gallia e le regioni orientali, a Ottaviano l’Italia e la Spagna, mentre a Lepido spettò l’Africa. Tuttavia, la scomparsa del nemico comune eliminò anche il principale fattore di coesione tra i triumviri, aprendo la strada a nuove tensioni e conflitti interni.

La battaglia di Filippi

Differenza tra primo e secondo triumvirato

La distinzione tra il Primo e il Secondo Triumvirato riguardò principalmente la natura giuridica e politica dell’accordo. Il Primo Triumvirato, stipulato tra Gaio Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso, consistette in un’intesa privata e informale, priva di riconoscimento istituzionale, finalizzata al reciproco sostegno politico.

Al contrario, il Secondo Triumvirato si configurò come un organismo ufficiale dello Stato romano, dotato di poteri straordinari e legittimato da un atto giuridico. Ai triumviri venne attribuita la responsabilità di riformare le istituzioni e ristabilire l’ordine politico, segnando un passaggio decisivo verso la trasformazione della repubblica in un sistema di governo sempre più accentrato.

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