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Il Consolato di Cesare e il Tribunato di Clodio (59-58 a.C.)

Il biennio compreso tra il 59 e il 58 a.C. rappresenta una fase di profonda trasformazione degli equilibri politici della Repubblica romana. In questo periodo si assiste all’attuazione concreta degli accordi stipulati tra i membri del cosiddetto primo triumvirato, vale a dire Gaio Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso. Il consolato di Cesare nel 59 a.C. si caratterizza per un esercizio del potere estremamente deciso e talvolta spregiudicato, orientato sia a soddisfare gli interessi dei suoi alleati sia a rafforzare il proprio prestigio personale mediante un’intensa attività legislativa.

Tra i principali risultati di questa fase si annoverano la ratifica delle decisioni prese da Pompeo in Oriente, l’approvazione di leggi agrarie a favore dei veterani e della plebe urbana e una serie di riforme istituzionali finalizzate a ridurre il controllo dell’aristocrazia sui meccanismi decisionali. L’ascesa al tribunato della plebe di Publio Clodio Pulcro nel 58 a.C. consentì inoltre a Cesare di eliminare o allontanare i principali oppositori, in particolare Marco Tullio Cicerone e Catone il Giovane, prima di assumere il proconsolato in Gallia. Nel complesso, emerge con chiarezza come l’uso strumentale delle rivendicazioni popolari e il superamento delle tradizionali norme religiose e procedurali abbiano costituito strumenti fondamentali per l’affermazione dell’egemonia cesariana.

Il consolato di Cesare: dinamiche di potere

L’elezione di Cesare al consolato non fu il risultato di una competizione politica ordinaria, bensì la diretta conseguenza degli accordi privati intercorsi con Pompeo e Crasso. I comizi centuriati, pur formalmente sovrani, si limitarono di fatto a ratificare decisioni già prese da questo ristretto gruppo di potere. Una volta entrato in carica, Cesare esercitò l’autorità con grande determinazione, aggirando o neutralizzando l’opposizione oligarchica anche attraverso pratiche coercitive.

Particolarmente significativo fu il trattamento riservato al collega di consolato Marco Calpurnio Bibulo. Bibulo tentò di ostacolare l’attività legislativa invocando il diritto degli àuguri di dichiarare infausti i giorni delle assemblee attraverso l’obnuntiatio. Tuttavia, tali tentativi furono sistematicamente ignorati, al punto che egli si ritirò dalla vita pubblica per l’intero anno, lasciando Cesare di fatto unico detentore del potere. La situazione divenne così paradossale che si diffuse l’ironia secondo cui i consoli in carica fossero “Giulio e Cesare”.

il consolato di Cesare

Un’altra figura di primo piano dell’opposizione, Catone il Giovane, cercò di bloccare l’approvazione della legge agraria ricorrendo all’ostruzionismo oratorio. Anche in questo caso Cesare reagì con decisione, facendo allontanare Catone con la forza dalla tribuna, episodio che evidenzia il progressivo scivolamento delle pratiche politiche verso forme di aperta coercizione.

L’attività legislativa e le riforme sociali

L’azione politica di Cesare si concretizzò in un articolato programma legislativo, noto come Leges Juliae, volto sia a consolidare l’ordine interno sia a ricompensare le diverse componenti del suo schieramento.

In ambito agrario, la lex Iulia agraria rappresentò il provvedimento più rilevante. Prevedeva la distribuzione di terre ai veterani di Pompeo e ai cittadini meno abbienti. Per attuarla fu istituito un collegio di venti commissari, i cosiddetti ventemviri, incaricati della gestione delle assegnazioni. A differenza delle confische operate durante la dittatura di Silla, Cesare evitò espropriazioni forzate, finanziando l’acquisto delle terre mediante le entrate provenienti dalle province asiatiche. In totale furono creati circa 50.000 lotti, cercando di mantenere un equilibrio tra le esigenze dei beneficiari e la tutela degli interessi dei proprietari esistenti.

Accanto a questa misura, la lex Iulia sumptuaria mirava a contenere il lusso eccessivo, in linea con una tradizione legislativa che intendeva preservare la moralità pubblica.

Un’attenzione particolare fu riservata anche all’ordine equestre. Con la lex Iulia de publicanis, Cesare ridusse di un terzo il canone dovuto dai pubblicani per l’appalto delle imposte nella provincia d’Asia, venendo incontro agli interessi finanziari dei cavalieri e, indirettamente, di Crasso. Per evitare che tale misura apparisse come un favore eccessivo, fu accompagnata da un inasprimento delle pene per il reato di concussione mediante la lex Iulia de repetundis.

Sul piano istituzionale, Cesare introdusse innovazioni significative volte ad aumentare la trasparenza e a ridimensionare i poteri tradizionali dell’aristocrazia. Rese pubblici i verbali delle sedute del Senato e delle assemblee popolari, ampliando l’accesso all’informazione politica. Ancora più incisiva fu la riforma relativa agli auspici: abolendo l’obbligo di consultarli prima delle assemblee legislative, Cesare eliminò uno degli strumenti più efficaci con cui i nobili potevano bloccare o rinviare le decisioni politiche sgradite.

le riforme di Cesare

Il tribunato di Clodio e la rimozione dell’opposizione

Terminato il consolato, Cesare si preoccupò di mettere in sicurezza la propria posizione prima di partire per la Gallia. A tal fine favorì l’elezione a tribuno della plebe di Publio Clodio Pulcro, un aristocratico che aveva scelto di schierarsi con il partito popolare.

L’azione di Clodio si concentrò innanzitutto sull’eliminazione dei principali esponenti del fronte conservatore. Una legge da lui proposta stabiliva l’esilio per chiunque avesse fatto giustiziare cittadini romani senza concedere il diritto di appello al popolo. Questa norma colpiva direttamente Cicerone, responsabile dell’esecuzione dei congiurati di Catilina senza processo regolare, costringendolo a rifugiarsi a Tessalonica.

Parallelamente, Catone il Giovane fu allontanato da Roma attraverso una missione ufficiale a Cipro, formalmente incaricato di organizzare l’annessione dell’isola, che era stata lasciata in eredità a Roma dal re d’Egitto. In realtà, si trattò di una manovra politica volta a rimuovere un oppositore particolarmente intransigente.

il tribunato di Clodio

L’attività legislativa di Clodio fu ampia e mirata a consolidare il consenso popolare. La lex Clodia frumentaria introdusse la distribuzione gratuita di grano ai cittadini più poveri, rafforzando il legame tra il tribuno e la plebe urbana. Fu inoltre ripristinato il diritto di associazione attraverso la ricostituzione dei collegia, che svolgevano un ruolo importante nella mobilitazione politica. Clodio limitò anche il potere dei censori nella selezione dei senatori, riducendo così un ulteriore strumento di controllo aristocratico.

Infine, intervenne sul piano religioso e giuridico eliminando definitivamente il valore vincolante dell’obnuntiatio nelle assemblee popolari, completando così il processo già avviato da Cesare di svuotamento delle tradizionali prerogative nobiliari.

Il proconsolato di Cesare

Già nel corso del suo consolato, Cesare aveva predisposto le basi per il proprio futuro politico e militare assicurandosi un comando prolungato. Attraverso la lex Vatinia, un plebiscito promosso dal tribuno Vatinio, gli furono assegnate la Gallia Cisalpina e l’Illirico per un periodo di cinque anni, con il comando di quattro legioni.

la campagna militare di Cesare in Gallia

Successivamente, un senatoconsulto promosso su iniziativa di Pompeo aggiunse anche la Gallia Narbonense, ampliando ulteriormente la sua sfera di influenza. Questo comando garantiva a Cesare non solo risorse militari considerevoli, ma anche un’autonomia operativa che lo poneva in una posizione di forza rispetto agli avversari politici rimasti a Roma.

In conclusione, Cesare poté lasciare la città dopo aver consolidato il proprio potere, neutralizzato l’opposizione interna e assicurato le condizioni necessarie per avviare le campagne galliche. Questo passaggio segna l’inizio di una nuova fase della sua carriera, destinata ad avere conseguenze decisive per la storia della Repubblica romana.

infografica 

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