Le critiche alla teoria mercantilista

Le critiche alla teoria mercantista sono diverse e spesso nascono all'interno della scuola mercantista stessa. Nel Seicento il mercantilismo è il pensiero economico dominante e, inevitabilmente, anche gli stessi critici ne condividono alcuni aspetti pur rinnegandone altri. Inoltre, molte visioni alternative dell'epoca, oltre ad essere critiche verso la teoria mercantilista, contribuiscono alla nascita delle fondamenta della scuola classica. Nella storia del pensiero economico le principali critiche al mercantilismo giungono dai seguenti autori.

  • David Hume. L'autore formula una critica alla teoria quantitativa dei mercantilisti. Secondo David Hume, il continuo flusso monetario dall'estero influenza il livello dei prezzi nazionali nel lungo periodo, riducendo la competitività del paese nel commercio estero. Da questo deriva una tendenza al riequilibrio automatico della bilancia commerciale. David Hume ribadisce la non neutralità della moneta.
  • William Petty. Nel XVII secolo William Petty critica la teoria del valore mercantista, basata sulla domanda, ed elabora una propria teoria del valore basata sul costo di produzione delle merci in termini di lavoro e di terra. Questa teoria apre la strada allo sviluppo futuro della teoria del valore-lavoro della scuola classica. L'autore reintroduce nella teoria del valore la differenza tra il valore naturale e il prezzo di mercato delle merci. William Petty è considerato uno dei precursori della scuola classica.
  • John Locke. John Locke critica le politiche mercantiliste di intervento dello stato nell'economia e il proibizionismo. L'autore è, invece, favorevole al liberalismo che, a sua volta, è alla base del liberismo economico. Secondo Locke, ogni lavoratore ha il diritto di proprietà sui prodotti del proprio lavoro ( giusnaturalismo ). Seguendo il diritto naturale, senza alcun intervento da parte dello stato, si otterrebbe un'equa distribuzione della proprietà, in quanto ogni lavoratore dispone della stessa capacità di lavoro. Locke contribuisce, indirettamente, alla costruzione della teoria del valore lavoro.
  • Dudley North. Nel XVII secolo North elabora una teoria economica liberista ed afferma l'inutilità dell'intervento pubblico. Dudley North sostiene la necessità che siano le forze di mercato a determinare l'offerta di mercato, il tasso di interesse e i prezzi. Secondo North, ogni individuo è il miglior giudice dei propri interessi ( metodologia individualista ) e gli interessi pubblici sono la sommatoria di quelli privati. Pur essendo contemporaneo ai mercantilisti, nonché egli stesso un mercante di successo, Dudley North critica le politiche mercantiliste ed è a favore del liberismo economico e del libero commercio. È considerato uno dei precursori dell'economia classica.

Le critiche al mercantilismo sul continente europeo

Le critiche al mercantilismo sul continente europeo utilizzano argomenti differenti rispetto a quelle inglesi. Le critiche inglesi sono caratterizzate dal liberismo economico e dalla necessità di spostare l'attenzione dal commercio all'industria. Nel continente europeo, invece, si diffonde l'idea di proteggere l'agricoltura anziché il commercio. Entrambe le critiche sono accomunate dal medesimo periodo storico, tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo.

In Francia la critica al mercantilismo assume la forma del protezionismo agrario. I critici europei sostengono che l'abbondanza dei beni di consumo agricoli sono la vera ricchezza di una nazione, non il tesoro, né lo scambio commerciale o i prodotti industriali. Anche i pensatori europei, come quelli inglesi, accolgono con favore la libertà degli scambi ( laisser faire ) nei confini nazionali.

  • Pierre de Boisguillebert. Agli inizi del XVIII secolo l'economista francese Boisguillebert rifiuta l'idea mercantilista della ricchezza monetaria che ha origine dalle attività commerciali e la sostituisce con una ricchezza reale che l'autore identifica con la produzione agricola. Boisguillebert suggerisce di adottare politiche economiche a sostegno del settore agricolo, la riduzione delle imposte sui consumi e la liberalizzazione del commercio ( laisser faire ). E' uno dei precursori della fisiocrazia e della scuola classica.
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