La teoria monetaria e valutaria della scuola classica

Gli economisti della scuola classica non formalizzano una propria teoria monetaria ma, in generale, adottano la teoria quantitativa per spiegare i fenomeni monetari ( teoria ortodossa della moneta ). Le opinioni dei classici divergono però sulla politica valutaria e, in particolar modo, sull'opportunità o meno di convertire la valuta in lingotti d'oro presso la banca centrale. Un evento storico consente di approfondire questo dibattito, si tratta del Restriction Act del 1797. Gli economisti classici si dividono in due fazioni opposte, i bullionisti e gli antibullionisti.

Restriction Act

Alla fine del '700 l'Inghilterra deve affrontare un periodo di prolungate guerre contro la Francia napoleonica. Le spese militari causano il drenaggio delle risorse finanziarie dalle casse dello Stato e una fuoriuscita di oro.

Per contenere il drenaggio dell'oro dal tesoro, nel 1797 il governo inglese decide di bloccare la convertibilità in oro della sterlina tramite l'approvazione del Restriction Act.

Mantenendo inalterata la quantità aurea nazionale, la banca centrale può continuare a emettere banconote in eccesso per pagare le spese statali.

La sospensione della conversione crea una differenza tra il prezzo dell'oro presso la Zecca e il prezzo dell'oro sui mercati internazionali. Viene così a crearsi in Gran Bretagna una situazione persistente di aggio dell'oro.

Nota. In regime di convertibilità l'aggio dell'oro non si verifica perché se vi fosse una differenza tra il prezzo dell'oro alla Zecca e il prezzo dell'oro sui mercati internazionali, agli operatori economici converrebbe convertire la valuta nazionale in lingotto d'oro per rivendere il metallo prezioso sui mercati internazionali. L'offerta crescente di oro sul mercato contribuirebbe a ridurre il suo prezzo internazionale, eliminando la differenza con il prezzo dell'oro alla Zecca.

La guerra causa anche un drastico calo del commercio internazionale con la conseguente riduzione delle esportazioni inglesi.

Inoltre, la quantità di moneta in eccesso spinge al rialzo i prezzi nazionali interni. L'inflazione dei prezzi interni riduce la competitività delle merci esportate e aumenta quella delle merci straniere importate.

A causa di questa contingenza storica eccezionale, nei primi anni del XIX secolo si verifica una fase prolungata di deprezzamento della sterlina.

Il deprezzamento della valuta nazionale rende ancora più alto il costo delle importazioni in Inghilterra, dei beni di sussistenza e, quindi, dei salari.

Sulle cause del deprezzamento della sterlina ha luogo un ampio dibattito tra bullionisti e antibullionisti.

I bullionisti

I bullionisti inglesi si oppongono al Restriction Act. A loro giudizio la sospensione della convertibilità in oro della sterlina è la principale causa dell'inflazione dei prezzi e del deprezzamento della valuta inglese ( sterlina ).

Secondo i bullionisti, il divieto di conversione in oro della sterlina consente alla banca centrale di emettere moneta senza alcun limite, provocando l'inflazione dei prezzi nazionali.

la formula della teoria quantitativa della moneta

Nel 1810 i bullionisti presentano il Bullion Committe dove chiedono ufficialmente al parlamento inglese il ritorno al sistema Gold Standard e alla conversione in oro della sterlina.

Gli antibullionisti

Gli antibullionisti sono favorevoli alla sospensione della convertibilità in oro della sterlina. Sono i principali sostenitori del Restriction Act.

Secondo gli antibullionisti, la moneta non produce effetti reali o inflazionistici, perché lo stock monetario si adegua al flusso delle transazioni reali delle merci.

la visione antibullionista della moneta

Dal punto di vista degli antibullionisti, l'inflazione dei prezzi e il deprezzamento della sterlina non hanno origine da cause monetarie bensì dalla congiuntura dell'economia reale.

La fine del Restriction Act ( 1819 )

Nel 1815 si concludono le guerre napoleoniche con la sconfitta dell'imperatore francese. L'Inghilterra può ridurre la sua spesa pubblica in risorse militari.

Nel dibattito sulla svalutazione prevale la tesi avanzata dai bullionisti a favore del ripristino della convertibilità della sterlina in oro.

A partire dal 1819 la sterlina torna a essere convertibile in oro.

Nota. Uno dei principali sostenitori del ritorno alla convertibilità della sterlina è David Ricardo. L'economista inglese propone la restaurazione del sistema Gold Standard nel più breve tempo possibile.

La crisi economica del 1825

Tuttavia, il ritorno alla convertibilità della sterlina non genera un periodo di sviluppo e crescita economica. Un'altra crisi economica colpisce l'Inghilterra nel 1825.

La scuola metallista e la scuola bancaria

Si apre un nuovo dibattito tra due scuole di pensiero:

  1. La Scuola metallista ( Currency school ). In questa scuola sono presenti gli eredi del pensiero dei bullionisti. Considerano la moneta soltanto come circolante ( banconote e depositi ). L'offerta di moneta è nelle mani della banca centrale alle quale spetta l'obbligo di mantenere una riserva aurea proporzionale alla moneta circolante.
    la visione del sisema monetario della scuola metallista
  2. La Scuola bancaria ( Banking school ). Questa scuola di pensiero riprende il punto di vista antibullionista e lo mitiga con alcune posizioni bullioniste. Hanno una visione più ampia e moderna della moneta che considerano composta dal circolante, dai depositi e dalle cambiali. Secondo la Scuola bancaria l'offerta di moneta è endogena e non può essere controllata dalla banca centrale. Il sistema bancario si autoregola da sé.
    la visione del sistema monetario della scuola bancaria

Entrambe le scuole sono comunque favorevoli alla convertibilità in oro della valuta.

Tra le due correnti di pensiero economico prevale la scuola metallista. Nel 1844 viene emanato il Bank Charter Act dove sono attuate gran parte delle proposte metalliste.

Nota. Nel Bank Charter Act sono attuati anche alcuni suggerimenti della Scuola bancaria. Ad esempio, viene accolta l'ipotesi di un effetto moltiplicativo sull'offerta di moneta causato dalle banche provinciali, alle quali viene definitivamente tolto il potere di stampare ed emettere banconote.

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Teoria economica classica