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Gli Ostrogoti: dalle origini al regno di Teodorico e alla guerra greco gotica

Gli Ostrogoti, tradizionalmente interpretati come i «Goti dell’Est», furono una delle principali formazioni politiche germaniche della tarda antichità. La loro storia si intrecciò strettamente con la trasformazione del mondo romano tra IV e VI secolo: dapprima sottoposti alla potenza degli Unni, riuscirono successivamente a ricostituire una propria autonomia nell’area danubiana e, sotto Teodorico il Grande, fondarono in Italia uno dei più importanti regni romano barbarici. La loro vicenda politica terminò nel VI secolo con la guerra greco gotica e la riconquista dell’Italia da parte dell’Impero romano d’Oriente.

Origini e formazione degli Ostrogoti

Secondo la tradizione conservata soprattutto da Giordane, i Goti sarebbero originari della Scandinavia meridionale e avrebbero successivamente raggiunto l’area della Vistola, nell’odierna Polonia. Questa ricostruzione deve però essere utilizzata con cautela. La storiografia contemporanea tende infatti a non concepire la storia gotica come la semplice migrazione di un popolo compatto e immutabile dalla Scandinavia al Mar Nero. È più prudente pensare a un processo lungo, durante il quale gruppi diversi si aggregarono, si separarono e ridefinirono progressivamente la propria identità politica.

Tra il II e il III secolo d.C. gruppi identificati dalle fonti come Goti si spostarono verso sud est, raggiungendo le regioni settentrionali del Mar Nero. Da questo processo emersero differenti aggregazioni territoriali e politiche. Tra la fine del III e soprattutto il IV secolo si consolidò la distinzione tra Visigoti, collocati prevalentemente nelle aree occidentali del mondo gotico, e Ostrogoti, insediati più a oriente nelle steppe pontiche, approssimativamente tra il Dniester e il Don.

Nel IV secolo acquistò particolare importanza il re Ermanarico, al quale le fonti attribuiscono un vasto dominio nell’Europa orientale. Anche in questo caso occorre evitare categorie politiche moderne: il potere di Ermanarico non corrispondeva probabilmente a uno Stato territoriale centralizzato, ma a una struttura di egemonia capace di subordinare gruppi differenti attraverso rapporti militari, personali e tributari.

La conquista unna e il ritorno all’autonomia

L’equilibrio dell’Europa orientale cambiò radicalmente intorno al 375, quando l’espansione degli Unni provocò il crollo del sistema politico costruito da Ermanarico. Una parte dei gruppi gotici cercò rifugio nei territori romani, mentre altri rimasero nell’Europa orientale e furono progressivamente incorporati nella struttura politica e militare unna.

Per diversi decenni una parte consistente degli Ostrogoti combatté quindi all’interno del sistema creato dagli Unni. Contingenti gotici parteciparono anche alle campagne di Attila, compresa quella conclusasi nel 451 con la battaglia dei Campi Catalaunici.

La morte di Attila nel 453 determinò una rapida disgregazione della sua egemonia. Un momento decisivo fu la battaglia del Nedao, combattuta probabilmente nel 454, nella quale diversi popoli precedentemente subordinati agli Unni riuscirono a emanciparsi. Gli Ostrogoti collegati alla dinastia degli Amali si stabilirono quindi in Pannonia e nelle regioni danubiane, soprattutto nell’area compresa tra la Sava, la Drava e il lago Balaton.

I rapporti con l’Impero romano d’Oriente furono complessi. Gli Ostrogoti operarono come foederati, ricevendo territori e sovvenzioni in cambio della collaborazione militare, ma questa integrazione non eliminò le tensioni. La scarsità delle risorse e la competizione per il controllo dell’area danubiana alimentarono conflitti con Sciri, Svevi e altre popolazioni. Durante questi scontri morì Valamiro, uno dei maggiori capi ostrogoti, mentre il fratello Teodemiro proseguì le campagne e rafforzò progressivamente la posizione degli Amali.

A questo scenario appartiene anche, sebbene in un contesto distinto, la grande invasione dell’Italia guidata da Radagaiso tra il 405 e il 406. Le fonti descrivono il suo esercito prevalentemente come goto, ma questa spedizione non deve essere confusa con il celebre attraversamento del Reno del 406, al quale parteciparono invece Vandali, Alani e Svevi. Radagaiso attraversò l’arco alpino, penetrò in Italia e raggiunse la Toscana, dove nel 406 il generale romano Stilicone riuscì ad accerchiare e sconfiggere le sue forze nei pressi di Fiesole.

le battaglie degli ostrogoti nel IV e V secolo

L’ascesa di Teodorico

Negli anni Settanta del V secolo una parte importante degli Ostrogoti lasciò definitivamente la Pannonia e si trasferì nei territori balcanici dell’Impero romano d’Oriente. Alla morte di Teodemiro, intorno al 474, la guida della dinastia degli Amali passò al figlio Teodorico.

La formazione personale di Teodorico rappresentò un elemento fondamentale della sua successiva politica italiana. Durante la giovinezza Teodorico trascorse infatti circa un decennio come ostaggio presso la corte di Costantinopoli. Il soggiorno gli consentì di conoscere direttamente le strutture politiche, amministrative e culturali dell’Impero romano d’Oriente. Teodorico non fu quindi soltanto un comandante militare germanico: la sua esperienza politica maturò all’interno dello stesso sistema imperiale con il quale avrebbe successivamente negoziato e combattuto.

La posizione di Teodorico non fu inizialmente incontrastata. Nei Balcani operava un’altra potente formazione gotica guidata da Teodorico Strabone, soprattutto attiva in Tracia. Costantinopoli sfruttò a lungo la rivalità tra i due capi, alternando alleanze, concessioni e contrapposizioni. La morte di Teodorico Strabone nel 481 e l’eliminazione del figlio Recitac nel 484 permisero infine a Teodorico l’Amalo di imporsi come principale capo dei Goti presenti nei Balcani.

La conquista dell’Italia

La crescente potenza ostrogota rappresentava un problema per l’imperatore d’Oriente Zenone. Contemporaneamente, in Italia, Odoacre governava con una notevole autonomia dopo aver deposto nel 476 Romolo Augustolo. La spedizione ostrogota in Italia offriva quindi a Zenone una soluzione a due problemi: allontanare una forza militare difficilmente controllabile dai Balcani e utilizzare Teodorico contro Odoacre.

Nel 488 Teodorico partì verso l’Italia con il proprio seguito. Le principali operazioni militari iniziarono l’anno successivo. Nel 489 Teodorico sconfisse Odoacre presso l’Isonzo e successivamente a Verona; un’ulteriore vittoria sull’Adda nel 490 consolidò il vantaggio ostrogoto. Odoacre si ritirò allora a Ravenna, città particolarmente difficile da conquistare per la presenza di paludi e sistemi difensivi naturali.

Dopo un lungo assedio, nel 493 venne raggiunto un accordo che prevedeva formalmente una condivisione del potere. La soluzione ebbe però vita brevissima. Durante un banchetto Teodorico fece uccidere Odoacre e assunse il controllo effettivo dell’Italia. Ravenna divenne così il principale centro politico del nuovo Regno ostrogoto.

la guerra contro Odoacre

Il Regno ostrogoto di Teodorico

Il lungo governo di Teodorico, conclusosi nel 526, rappresentò il periodo di massima stabilità e potenza del regno. Il dominio ostrogoto comprendeva l’intera Italia e la Dalmazia e arrivò a esercitare un’influenza considerevole anche oltre le Alpi. Dopo la sconfitta dei Visigoti contro i Franchi nella battaglia di Vouillé del 507, Teodorico intervenne negli equilibri della Gallia meridionale e consolidò il proprio controllo sulla Provenza e su altre regioni dell’arco alpino e danubiano.

L’aspetto più interessante del regno riguardò tuttavia l’organizzazione interna. Teodorico non tentò di cancellare le istituzioni romane né di fondere completamente Goti e Romani in un’unica comunità. Il sistema politico cercò piuttosto di costruire una coesistenza funzionale tra una minoranza gotica militarmente dominante e la maggioranza romano italica.

In termini generali, gli Ostrogoti costituivano il principale nucleo militare del regno, mentre i Romani continuavano a svolgere un ruolo dominante nell’amministrazione civile. Questa distinzione non deve essere interpretata come una separazione assoluta, perché nella pratica esistevano contatti e sovrapposizioni. Tuttavia, la distribuzione delle funzioni consentiva a Teodorico di preservare contemporaneamente l’identità militare dei Goti e l’efficienza della macchina amministrativa romana.

La fiscalità, il diritto e gran parte delle strutture burocratiche romane continuarono quindi a funzionare. Anche il Senato di Roma mantenne un considerevole prestigio sociale e politico. Il regno ostrogoto appare perciò meno come una completa rottura con l’ordine romano e più come un tentativo di governarne le strutture dopo la scomparsa dell’autorità imperiale occidentale.

Il regno ostrogoto in Italia

Le tertiae e la continuità romana

Un problema fondamentale riguardava il sostentamento dei guerrieri goti stabilitisi in Italia. Le fonti fanno riferimento al sistema delle tertiae, attraverso il quale una parte delle risorse fondiarie sarebbe stata destinata ai nuovi arrivati. La natura concreta del meccanismo rimane discussa. Non è certo che si sia verificata ovunque una semplice confisca materiale di un terzo delle terre. Le tertiae potrebbero aver riguardato, almeno in alcuni casi, quote dei redditi fondiari oppure meccanismi di redistribuzione collegati al sistema fiscale romano.

Questa incertezza è importante perché modifica l’immagine stessa dell’insediamento ostrogoto. Un trasferimento sistematico di proprietà avrebbe comportato una profonda trasformazione dei rapporti fondiari; un sistema prevalentemente fiscale avrebbe invece permesso una maggiore continuità delle strutture proprietarie romane. Le fonti non consentono di ridurre il problema a una soluzione univoca.

Teodorico cercò comunque di presentare il proprio potere come compatibile con la tradizione politica romana. Mantenne formalmente rapporti con l’imperatore di Costantinopoli e affidò incarichi importanti a esponenti dell’aristocrazia romano italica. Tra le personalità più significative figuravano Cassiodoro, protagonista dell’amministrazione del regno, Boezio e Simmaco.

Anche l’attività edilizia contribuì alla costruzione dell’immagine regia. Ravenna venne arricchita attraverso restauri e nuove costruzioni civili e religiose. Il monumento più celebre rimane il Mausoleo di Teodorico, testimonianza della volontà del sovrano di affermare una regalità ostrogota capace di inserirsi nel paesaggio monumentale della tradizione romana.

Identità gotica e religione

La conservazione delle istituzioni romane non comportò la scomparsa dell’identità gotica. Un elemento importante di questa identità era costituito dalla tradizione religiosa e linguistica sviluppatasi già nel IV secolo. Un ruolo fondamentale era stato svolto dal vescovo Ulfila, al quale viene attribuita la traduzione di larga parte della Bibbia in lingua gotica. Questa tradizione contribuì alla diffusione tra i Goti di una forma di cristianesimo diversa da quella prevalente tra i Romani.

Gli Ostrogoti professavano infatti il cristianesimo ariano. In termini teologici, l’arianesimo subordinava il Figlio al Padre e rifiutava la piena consustanzialità e coeternità affermata dalla dottrina nicena. La maggioranza della popolazione romano italica aderiva invece al cristianesimo niceno, dal quale si sarebbe sviluppata la tradizione comunemente definita cattolica.

La differenza religiosa avrebbe potuto trasformarsi in un grave fattore di conflitto. Per gran parte del regno, tuttavia, Teodorico adottò una politica di sostanziale tolleranza. Le istituzioni ecclesiastiche cattoliche continuarono a operare e i rapporti con i pontefici romani furono generalmente improntati alla collaborazione. La stabilità del sistema dipendeva proprio dalla capacità di impedire che la distinzione religiosa si trasformasse automaticamente in opposizione politica.

La crisi degli ultimi anni di Teodorico

Questo equilibrio iniziò a deteriorarsi all’inizio del VI secolo. Nel 519 la riconciliazione tra Roma e Costantinopoli pose fine allo scisma acaciano, iniziato nel 484 a causa delle controversie cristologiche. Il riavvicinamento tra il papato romano e l’Impero d’Oriente modificò profondamente lo scenario politico.

Teodorico temeva che la comune appartenenza al cristianesimo niceno potesse favorire un’intesa tra Costantinopoli e settori dell’aristocrazia romano italica, creando all’interno del regno un fronte ostile alla monarchia gotica. A questa preoccupazione si aggiunse la politica dell’imperatore Giustino I contro gli ariani presenti nell’Impero orientale.

Negli ultimi anni Teodorico reagì quindi con crescente durezza. Boezio, filosofo e importante funzionario politico, venne accusato di tradimento, arrestato e infine condannato a morte. Durante la prigionia Boezio compose il De consolatione philosophiae, destinato a diventare una delle opere filosofiche più influenti del Medioevo latino. Anche Simmaco, suocero di Boezio, fu successivamente condannato.

Le tensioni investirono anche il papato. Teodorico inviò papa Giovanni I a Costantinopoli con l’incarico di ottenere dall’imperatore un allentamento delle misure contro gli ariani. Il risultato della missione non soddisfece il sovrano. Al ritorno in Italia Giovanni I venne imprigionato e morì poco tempo dopo. Quando Teodorico morì nel 526, il sistema politico costruito durante il suo lungo regno aveva quindi già cominciato a mostrare profonde fragilità.

la crisi dinastica

La crisi dinastica

Alla morte di Teodorico la corona passò al giovane nipote Atalarico, mentre il governo effettivo fu assunto dalla madre Amalasunta, figlia di Teodorico. La reggente possedeva una forte formazione romana e cercò di mantenere rapporti favorevoli con Costantinopoli, ma questa politica provocò l’opposizione di una parte dell’aristocrazia ostrogota, preoccupata per il progressivo avvicinamento alla cultura e agli interessi imperiali.

La morte di Atalarico nel 534 aggravò la crisi. Amalasunta tentò di consolidare la propria posizione associando al trono il cugino Teodato, ma la scelta ebbe conseguenze opposte a quelle previste. Teodato fece arrestare Amalasunta e la relegò sull’isola di Martana, nel lago di Bolsena. Nel 535 Amalasunta venne assassinata.

L’episodio fornì all’imperatore Giustiniano I, salito al trono nel 527, un’occasione particolarmente favorevole per intervenire. Giustiniano perseguiva infatti un vasto progetto di restaurazione dell’autorità imperiale nei territori occidentali un tempo appartenuti all’Impero romano. Dopo la riconquista del regno vandalico in Africa, l’Italia divenne il successivo grande obiettivo.

la successione al trono di Teodorico

L’inizio della guerra greco gotica

Nel 535 ebbe così inizio la guerra greco gotica, un conflitto destinato a protrarsi per quasi vent’anni e a produrre conseguenze devastanti per l’Italia. Il comando delle operazioni imperiali fu inizialmente affidato a Belisario, uno dei maggiori generali di Giustiniano.

Belisario conquistò rapidamente la Sicilia e utilizzò l’isola come base per penetrare nell’Italia meridionale. Nel 536 prese Napoli e successivamente occupò Roma. I rovesci militari provocarono una crisi politica all’interno del regno ostrogoto: Teodato venne deposto e l’esercito elesse re Vitige, mentre l’ex sovrano fu ucciso durante la fuga.

Vitige tentò immediatamente di riconquistare Roma. Tra il 537 e il 538 la città fu sottoposta a un lungo assedio, ma Belisario riuscì a mantenerne il controllo. La guerra assunse progressivamente un carattere sempre più distruttivo. Nel 539 una forza composta da Goti e Burgundi conquistò e devastò Milano. Le fonti antiche descrivono una gravissima strage della popolazione maschile e la riduzione in schiavitù di molte donne e bambini, anche se le cifre tramandate devono essere considerate con prudenza.

Nel 540 Belisario riuscì infine a entrare a Ravenna. Vitige venne catturato e trasferito a Costantinopoli. La caduta della capitale sembrava aver concluso la guerra, ma la capacità di resistenza degli Ostrogoti era stata sottovalutata.

La guerra greco-gotica

La riscossa di Totila

Dopo alcuni anni di instabilità, nel 541 i Goti elessero re Totila, che riuscì a trasformare una situazione apparentemente compromessa in una sorprendente ripresa militare. Totila sfruttò efficacemente le difficoltà finanziarie, amministrative e militari dei Bizantini e recuperò progressivamente vaste regioni della penisola.

Il nuovo sovrano cercò anche di ampliare la base sociale e militare della resistenza. Totila accolse nelle proprie forze persone provenienti dagli strati subordinati della società e intervenne contro le proprietà dei grandi possidenti schierati con l’Impero. Sarebbe tuttavia fuorviante interpretare queste misure come un programma rivoluzionario nel significato moderno del termine. Le decisioni rispondevano soprattutto alle esigenze immediate della guerra: ottenere uomini, risorse, consenso e indebolire economicamente gli avversari.

Nel 546 Totila conquistò Roma per la prima volta. Negli anni successivi la città passò ripetutamente da un esercito all’altro, fino alla nuova occupazione gotica tra la fine del 549 e l’inizio del 550. Assedi, carestie, epidemie e distruzioni determinarono un impressionante declino economico e demografico della città. Le fonti permettono di riconoscere la gravità del fenomeno, ma non consentono di stabilire con precisione quanti abitanti fossero rimasti.

la riscossa di Totila

Narsete e la sconfitta degli Ostrogoti

La ripresa gotica costrinse Giustiniano a organizzare un nuovo intervento su larga scala. Nel 552 il comando fu affidato a Narsete, che entrò in Italia alla testa di un esercito numeroso e accuratamente organizzato.

Lo scontro decisivo con Totila avvenne nella battaglia di Taginae, generalmente localizzata nell’area di Gualdo Tadino. L’esercito ostrogoto subì una pesante sconfitta e Totila morì poco dopo, probabilmente per le ferite riportate durante la fuga.

La morte di Totila non determinò una resa immediata. I Goti elessero re Teia, che tentò di organizzare un’ultima resistenza nell’Italia meridionale. Tra la fine del 552 e il 553, l’esercito di Narsete affrontò le forze ostrogote nella battaglia dei Monti Lattari. Teia morì combattendo e l’esercito gotico fu definitivamente sconfitto.

Anche questa battaglia, tuttavia, non cancellò istantaneamente ogni opposizione. Alcune guarnigioni continuarono a resistere ancora per qualche tempo. Soltanto entro il 555, con la caduta degli ultimi importanti centri di resistenza, la conquista imperiale dell’Italia poteva considerarsi sostanzialmente completata.

la vittoria di Narsete

La fine del regno e l’eredità ostrogota

La vittoria bizantina pose fine al Regno ostrogoto d’Italia, ma arrivò al termine di un conflitto che aveva profondamente indebolito proprio il territorio che Giustiniano intendeva riconquistare. Quasi vent’anni di combattimenti, assedi, distruzioni, carestie ed epidemie provocarono il declino di numerosi centri urbani, danneggiarono l’agricoltura e gli scambi commerciali e contribuirono a una forte contrazione demografica in molte regioni.

La scomparsa dello Stato ostrogoto non coincise con l’immediata scomparsa biologica o culturale dei Goti. I superstiti seguirono percorsi differenti. Alcuni rimasero nei territori controllati dall’Impero, altri poterono trasferirsi fuori dall’Italia, mentre molti finirono progressivamente per integrarsi nelle popolazioni locali o in altre formazioni germaniche. Nel giro di alcune generazioni venne comunque meno un’identità ostrogota politicamente autonoma e riconoscibile.

La restaurazione imperiale si rivelò inoltre molto meno stabile di quanto la vittoria militare potesse suggerire. Nel 568 i Longobardi, guidati da Alboino, entrarono in Italia e conquistarono rapidamente vaste parti della penisola. L’Italia tornò così a essere politicamente frammentata appena tredici anni dopo il sostanziale completamento della conquista bizantina.

L’importanza storica dell’esperienza ostrogota non dipende quindi soltanto dalla durata del regno. Il governo di Teodorico rappresentò uno dei tentativi più significativi di risolvere il problema fondamentale dell’Occidente post romano: costruire un nuovo potere politico senza distruggere l’eredità istituzionale di Roma. La monarchia ostrogota cercò di combinare una classe militare germanica, un’amministrazione prevalentemente romana, la continuità della fiscalità e del diritto, la sopravvivenza dell’aristocrazia senatoria e la presenza di comunità cristiane appartenenti a confessioni differenti. Proprio questa capacità di sovrapporre strutture nuove e tradizioni romane rende il Regno ostrogoto un caso particolarmente importante per comprendere la trasformazione dell’Europa tra tarda antichità e alto Medioevo.

L'eredità degli ostrogoti

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