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Quale scuola di finanza pubblica sostiene la progressività delle imposte ed elevate imposte di successione?



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Storia della finanza pubblica

Esiste una vasta letteratura sulla finanza pubblica. Nel corso della storia gli amministratori dello Stato hanno continuamente cercato regole di buona amministrazione a seconda degli obiettivi da raggiungere.

Secondo i bullionisti e i mercantilisti, nel XVI e XVII secolo, lo Stato deve proteggere il commercio e le esportazioni nazionali dalla concorrenza straniera.

In quest'ottica la finanza pubblica ha prevalentemente uno scopo protezionistico.

Nel XVIII secolo, invece, la scuola fisiocratica francese perora l'abbattimento degli ostacoli allo commercio perché considera il mercato come lo strumento più efficace per produrre e distribuire ricchezza.

Secondo i fisiocratici la ricchezza nasce soltanto dalla terra e si distribuisce al resto del sistema economico nazionale.

Pertanto, lo Stato dovrebbe basare il prelievo fiscale soltanto sul settore agricolo tramite una imposta unica.

La fiducia nei confronti del mercato viene ripresa dagli economisti classici alla fine del XVIII secolo.

Secondo i classici, il mercato è in grado di condurre l'economia alla massima ricchezza della nazione. Pertanto, lo Stato non deve intervenire.

Sulla stregua del pensiero classico si sviluppa la scuola della finanza pubblica neutrale, basata sull'idea di uno Stato minimo, sul vincolo di bilancio e sull'adozione delle imposte proporzionali sul reddito.

All'interno della scuola classica si sviluppano alcune importanti teorie economiche della finanza pubblica che considerano l'attività finanziaria dello Stato come un fenomeno economico. Le più importanti sono la Teoria del consumo di Say e la teoria dello scambio.

Nel corso del XIX secolo si sviluppa anche il pensiero riformista che sostiene il principio dello Stato sociale e della finanza pubblica sociale.

Nella finanza pubblica sociale lo Stato non è neutrale bensì interviene per correggere la distribuzione della ricchezza a sostegno delle classi sociali più povere.

Nonostante le riforme sociali permane comunque l'idea di uno Stato minimo.

Il dibattito si riaccende dopo la grande crisi del 1929, quando il mercato non riesce a uscire autonomamente dalla crisi economica a causa delle aspettative negative degli imprenditori.

Secondo la scuola della finanza congiunturale, lo Stato deve intervenire con una politica anticiclica per stabilizzare il ciclo economico.

Mentre nella finanza sociale lo scopo è la concessione dei diritti alle classi povere, nella finanza congiunturale la spesa pubblica e il prelievo fiscale sono manovrate per ridurre il periodo della recessione e per sostenere la crescita economica.

Nella finanza congiunturale la finanza pubblica cambia a seconda della congiuntura.

Nel breve periodo il bilancio pubblico può essere in avanzo o disavanzo. Tuttavia, nel medio periodo permane l'obbligo del pareggio di bilancio pluriennale.

Negli anni '30 si sviluppa anche la scuola della finanza funzionale.

Secondo la finanza pubblica funzionale lo Stato dovrebbe perseguire l'obiettivo della crescita economica tramite l'intervento pubblico in deficit spending.

Per la prima volta viene abbandonato anche il principio del vincolo di bilancio in pareggio .

Nella seconda metà del XX secolo la spesa pubblica conosce un periodo di forte espansione, in particolar modo la spesa sociale, e la finanza funzionale riporta in crescita il sistema economico dei paesi sviluppati.

la crescita della spesa pubblica nel XX secolo in due paesi europei

Tuttavia, nel corso del tempo l'eccesso di indebitamento insostenibile, rispetto al tasso di crescita dell'economia, causa progressivamente la crescita del debito pubblico e della pressione fiscale.

il trend storico del debito pubblico italiano dal 1861 al 2010

Nel XXI secolo il problema del debito pubblico costringe la finanza pubblica di molti paesi europei a dure strette fiscali, dette politiche di austerity, ossia tagli della spesa pubblica senza ridurre le entrate pubbliche. Si ritorna così a parlare di vincolo di bilancio in pareggio da inserire nelle costituzioni nazionali.

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