Scuola keynesiana

La scuola keynesiana è un orientamento del pensiero economico basato sugli insegnamenti di John Maynard Keynes, l'economia inglese che rivoluziona l'approccio macroeconomico e di politica economica nel XX secolo ( rivoluzione keynesiana ). Nel corso degli anni '20-30 del Novecento Keynes sviluppa ed elabora una teoria economica in forte contrasto rispetto alla scuola neoclassica, perlomeno per quanto riguarda le scelte di politica economica. Secondo i neoclassici le forze di mercato hanno la capacità di condurre il sistema economico al pieno impiego delle risorse, senza alcun bisogno di intervento pubblico da parte del governo ( policy maker ). È sufficiente lasciar funzionare il mercato. Questa visione neoclassica è, tuttavia, messa in crisi dai fenomeni economici osservati alla fine degli anni '20. La crisi del 1929 apre un prolungato periodo di depressione economica da cui le potenze occidentali non sembrano riuscire a uscire. Il crollo dell'economia provoca la caduta della domanda e la riduzione della produzione, cui seguono la disoccupazione e la mancanza di investimenti ( stagnazione ). La fiducia degli imprenditori nella ripresa economica è minima, le aspettative negative spingono ogni imprenditore a rimandare al futuro i propri investimenti produttivi ( "animal spirts" ), allontanando ulteriormente nel tempo le condizioni per uscire dalla depressione economica. In questi anni il libero funzionamento del mercato non sembra ricondurre i sistemi economici all'equilibrio di pieno impiego, come affermato dai neoclassici, bensì verso un equilibrio stazionario di sottoccupazione. Nella sua opera principale, la "Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta" del 1936, Keynes suggerisce di adottare una politica economica basata sulla spesa pubblica e sull'intervento pubblico in economia, al fine di risollevare la domanda aggregata dal suo equilibrio di sottoccupazione e di riavviare l'economia verso la crescita economica. Il modello economico proposto da Keynes interpreta i fenomeni economici a partire da un equilibrio di sottoccupazione, in netto contrasto con quello della scuola neoclassica che, al contrario, interpreta la realtà economica soltanto allo stato di pieno impiego delle risorse. Il modello della scuola neoclassica non è in grado di spiegare l'equilibrio stazionario di sottoccupazione e il comportamento degli imprenditori ( "animal spirts" ). In questa fase la riduzione dei tassi di interesse, già bassi, non modificherebbe le scelte degli imprenditori, in quanto le scelte di investimento sono in funzione delle aspettative negative degli imprenditori e non più, soltanto, del tasso di interesse ( trappola della liquidità ). Secondo Keynes, pertanto, la politica monetaria è inefficace in quanto non produce effetti reali sulla produzione ( politica monetaria keynesiana ). Per uscire dall'impasse Keynes propone di intervenire sul mercato tramite la spesa pubblica, in modo tale da compensare gli la scarsità degli investimenti privati e di risollevare la domanda aggregata ( politica fiscale keynesiana ). Secondo la teoria di Keynes l'intervento pubblico produce effetti positivi al sistema economico. In una prima fase iniziale la spesa pubblica aumenta la domanda aggregata riportando il sistema economico verso la crescita economica. La crescita economica, a sua volta, migliora le aspettative degli imprenditori sul futuro, facendoli tornare a investire nella produzione. In conclusione, il sistema economico tende nuovamente a muoversi verso l'equilibrio di pieno impiego. La scuola keynesiana caratterizza gran parte della politica economica adottata dalle potenze occidentali nella seconda metà del Novecento. Grazie alle sue capacità interpretative della realtà economica degli anni '30, il modello keynesiano viene accettato come modello economico di riferimento. Agli insegnamenti di Keynes segue un'ampia produzione letteraria che rielabora e perfeziona il modello keynesiano e, talvolta, introduce nella teoria anche elementi in netto contrasto con il pensiero dell'economista britannico di Cambridge ( post-keynesiani ).

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