SocietÓ romana

La società romana è suddivisa in classi sociali. Le principali classi sociali a Roma sono la classe sociale degli aristocratici ( patrizi ) e la classe sociale dei plebei.

  • Patrizi. I patrizi sono i nobili aristocratici romani. Possiedono terre ed edifici. Possono accedere alle cariche pubbliche. I patrizi hanno al proprio servizio delle famiglie dette clienti a cui concedono l'uso della terra o dei capi di allevamento per fini produttivi e a cui richiedono servigi.
  • Plebei. I plebei sono i contadini, gli artigiani e i commercianti. Non possiedono grandi ricchezze ma sono liberi. Nel corso del tempo alcuni plebei riescono a migliorare le proprie condizioni economiche creando una nuova classe benestante. In caso di insolvenza nei debiti i plebei possono diventare schiavi del creditore.
  • Schiavi. Gli schiavi non sono una vera e propria classe sociale pur essendo la base lavorativa e produttiva della società romana. Gli schiavi sono prevalentemente dei prigionieri di guerra e dei debitori insolventi. Il padrone può disporre dei propri schiavi al pari di qualsiasi altra proprietà materiale. Il padrone ha anche la facoltà di donare la libertà a un proprio schiavo per premiarlo del suo lavoro o della sua fedeltà. Gli schiavi liberati sono detti liberti.

La società romana è caratterizzata dal contrasto tra patrizi (nobili-aristocratici) e plebei. La disparità di diritti è spesso all'origine di continue ribellioni e di concessioni. Nei primi anni della Repubblica di Roma i plebei sono costretti a prestare il servizio militare nell'esercito romano senza ottenere alcun ricavo dalle conquiste. Inoltre, i plebei sono esclusi dall'accesso alle cariche pubbliche e alle magistrature. Lo stesso matrimonio misto tra plebei e patrizi è vietato. La prima rivolta dei plebei in età repubblicana avviene nel 494 a.C. con la decisione del popolo di smettere di lavorare e di combattere. La ribellione si conclude con la concessione delle prime riforme a favore dei plebei grazie all'intermediazione del patrizio Menenio Agrippo. Dalla prima riforma sociale i plebei ottengono l'istituzione dell'edilità e dei tribuni della plebe, istituzioni fondate allo scopo di difendere gli interessi dei plebei dinnanzi alle altre magistrature romane. Una ulteriore riforma a favore dei plebei avviene nel 450 a.C. con la stesura della legge scritta ( Legge delle XII tavole ) e nel 445 a.C. con l'abolizione del divieto sui matrimoni misti. Le ribellioni e le concessioni si susseguono nel tempo in un cammino di progressivo riconoscimento dei diritti dei plebei. Nel corso del V secolo a.C. i plebei ottengono il diritto di accesso alla questura, al consolato e ai collegi sacerdotali. Con la legge Ortensia del 287 a.C. sono, infine, riconosciute giuridicamente le decisioni ( plebisciti ) delle assemblee popolari nei comizi tribuni.

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