John Stuart Mill

John Steuart MillJohn Stuart Mill è un economista e filosofo inglese del XIX secolo. Nasce a Londra nel 1806. È il figlio del filosofo James Mill. Nel 1848 pubblica un manuale di economia politica in cui sintetizza il pensiero della teoria classica, la sua opera diventa un punto di riferimento nel mondo accademico. Nel 1865 entra a far parte della camera dei comuni. In ambito politico Mill promuove una politica di riforma a favore di una redistribuzione del benessere per tutti. Sostiene diverse cause sociali, tra le quali il diritto delle donne al voto e la causa irlandese. Muore ad Avignone nel 1873.

Il pensiero economico di J.S. Mill

John Stuart Mill è un economista della scuola classica e precursore di quella neoclassica. Mill è uno degli ultimi esponenti della scuola di Adam Smith e Ricardo, dedica gran parte dei suoi studi al superamento delle critiche alla teoria classica. L'economista cerca di rispondere alle critiche di Marx e a superare alcuni dubbi teorici nati all'interno della stessa scuola classica nel corso del tempo.

Dal padre ( James Mill ) apprende il pensiero di Ricardo e Bentham. Successivamente viene influenzato anche dalle idee socialiste di Saint-Siimon, Comte, Owen e Fourier.

Nota. Schumpeter definisce J.S. Mill come un socialista riformista. L'economista riprende la teoria classica di Ricardo e la sviluppa a supporto di una politica sociale.

Alcune convinzioni teoriche accomunano J.S.Mill agli altri economisti. È un convinto sostenitore della capacità del mercato di giungere all'equilibrio naturale. Come Adam Smith anche Mill sostiene che le scelte razionali ed egoistiche degli individui conducano indirettamente verso il massimo benessere sociale.

Il lavoro di sintesi e di armonizzazione della teoria classica

John Steuart Mill è un economista della scuola classica, segue la dottrina di David Ricardo. Forse l'ultimo grande economista dell'era classica.

L'economista inglese elabora e formalizza una sintesi del pensiero della teoria economica classica, cercando di rispondere ai dubbi e alle criticità sorte nel corso dell'Ottocento.

In particolar modo, J.S. Mill tenta un lavoro di armonizzazione teorica della scuola classica, cercando di mettere insieme il pensiero di Adam Smith, quello di David Ricardo e tutti i dibattiti sorti nella prima metà del XIX secolo.

La sintesi di J.S. Mill si compie nel 1848 con la pubblicazione dell'opera "I principi di economia politica". Il libro viene adottato come manuale di economia politica da quasi tutte le università anglosassoni dell'epoca, diventando un vero e proprio punto di riferimento accademico.

Nota. In realtà, è difficile unire sotto una stessa teoria l'approccio individualistico e microeconomico dell'equilibrio concorrenziale di A. Smith con quello macroeconomico del sovrappù di D. Ricardo. Dal 1870 questi due approcci si separano definitivamente. Il primo approccio microconomico è seguito dagli anti-ricardiani e pone le basi della scuola neoclassica. Il secondo approccio ricardiano, invece, alimenta la teoria marxista dell'economia politica. Sia i neoclassici che i marxisti prendono le distanze dal pensiero di J.S. Mill, ritenendolo eclettico e superficiale.

J.S. Mill è un precursore della scuola neoclassica

J.S.Mill si allontana dai fondatori della scuola classica su altri aspetti, dove assume una posizione più moderata.

Diversi punti della teoria di Mill anticipano la scuola neoclassica. L'economista scorge le novità teoriche neoclassiche ma non vuole rompere con la tradizione classica.

La teoria della domanda di Mill. Nella sua teoria della domanda J.S. Mill prova a determinare il prezzo sia dalle condizioni di produzione, come gli altri classici, sia dalle forze di domanda. Si stacca dalla teoria valore-lavoro di Ricardo. Questo duplice contributo alla formazione dei prezzi anticipa la teoria neoclassica della domanda di Alfred Marshall.

Per questo motivo, l'economista è annoverato anche tra i precursori della teoria economica neoclassica, senza però farvi parte.

La teoria utilitarista

E' un seguace della teoria utilitaristica di Bentham che conosce personalmente in quanto è un conoscente e amico del padre.

J.S.Mill aderisce alla Società utilitaria, un gruppo di pensatori radicali che sostengono il laisser faier e i principi liberali e democratici. Alla base di questo pensiero si trova l'individualismo e il razionalismo di Bentham.

L'influenza benthamiana su Mill viene mitigata dal romanticismo di Coleridge. Secondo Mill, il comportamento umano individuale non può essere spiegato soltanto in termini di scelte economiche.

Successivamente abbandona l'idea utilitarista, dopo aver letto le opere di Saint Simon, Turgot e Comte.

L'allontanamento dall'utilitarismo di Bentham e dal laisser faire

Nel saggio Utilitarismo del 1863 J.S. Mill rigetta l'idea benthamiana che i motivi dell'azione umana siano dettati esclusivamente dalla ricerca egoistica del massimo piacere. Ad esempio, il piacere personale può aumentare anche con la consapevolezza della felicità altrui. Con questa affermazione abbandona uno dei pilastri della teoria utilitarista di Bentham.

Nella stessa opera il filosofo si allontana anche dal laisser faire e dall'idea di una superiorità assoluta del mercato concorrenziale, per giustificare l'intervento pubblico dello Stato nell'economia. Ad esempio, per fornire istruzione pubblica, dare assistenza ai poveri o regolamentare l'orario di lavoro.

Il socialismo utopistico

J.S. Mill nutre una profonda curiosità nei confronti del socialismo utopistico, pur restando fermamente convinto della superiorità del capitalismo sia in termini di produzione che di distribuzione del benessere alle classi lavoratrici.

L'economista e filosofo inglese è molto vicino alle esigenze della classe dei lavoratori e degli emarginati. Condivide l'idea socialista di una società più equa e giusta.

Tuttavia, non si reputa un socialista. Al contrario, è uno dei principali critici delle teorie socialiste.

La critica al capitalismo. Mill non critica le fondamenta del capitalismo o la proprietà privata, si limita a evidenziare le sue imperfezioni naturali per sollecitare un intervento correttivo da parte dello Stato e correggere le conseguenze sul piano dell'equità e della giustizia sociale.

Il pensiero filosofico di J.S. Mill

Nell'opera "Sistema di logica" del 1843, J.S. Mill elabora un sistema conoscitivo basato sulle esigenze della scienza fisica e morale.

Secondo il filosofo la conoscenza degli aspetti morali si fondano sull'uomo. In questo modo J.S. Mill evita le conseguenze dell'empirismo fine a se stesso.

Successivamente, J.S. Mill descrive un'etica basata sul perseguimento della massima felicità dell'individuo sulla sua scala dei valori. È evidente l'influenza di Bentham sul filosofo inglese.

Nota. J.S. Mill difende l'idea dell'individuo come agente decisionale atomico, autonomo e distinto dagli altri.

La teoria del capitale e del profitto

John Stuart Mill cerca di rispondere alle critiche marxiste e socialiste, le quali usano la teoria del valore lavoro di David Ricardo per provare lo sfruttamento capitalistico del lavoro.

Per risolvere il problema, nella teoria del capitale di J.S. Mill viene ipotizzata una duplice origine del valore, sia nel lavoro che nell'astinenza del capitalista.

il profitto come remunerazione del capitale

Pertanto, i lavoratori non hanno diritto all'intero prodotto della ricchezza perché rappresentano soltanto un mezzo di produzione. Secondo Mill, sia il lavoro che il capitale contribuiscono alla produzione del valore.

Nota. J.S. Mill non abbandona la teoria ricardiana del profitto residuale, né abbraccia la teoria additiva del valore. Si limita a scorporare il profitto in una quota fissa ( salario di direzione, rischio, astinenza ) e in una quota variabile ( profitto residuale ).

La teoria del fondo-salari di Mill

L'economista inglese elabora una teoria del salario basata sul fondo salari. Secondo J.S. Mill, per avviare la produzione l'imprenditore deve anticipare i salari ai lavoratori. Questa anticipazione è detta fondo salari ed è determinata dal rapporto capitale / lavoro ( K/L ) dell'impresa.

L'anticipazione del fondo salari deve essere accantonato dall'imprenditore alla fine del ciclo di produzione precedente. Pertanto, secondo J.S. Mill il salario è un problema di distribuzione.

J.S. Mill abbandona l'idea di Ricardo del salario naturale determinato dalle abitudini dei consumi. Secondo Mill, invece, il salario naturale è pari al minimo salario di mercato.

Le sfere dell'economia politica e l'intervento pubblico

J.S. Mill accetta l'idea giusnaturalista dell'esistenza di leggi economiche naturali e immutabili ma le applica soltanto alla fase di produzione delle merci. Secondo l'economista la distribuzione è, invece, determinata dalle scelte politiche e dalle istituzioni ed è pertanto modificabile.

L'economista divide i fenomeni economici in due sfere:

  • Sfera della produzione. Nella sfera della produzione le leggi naturali sono perfette e immutabili. In questa sfera si conferma la fiducia nei confronti della concorrenza e del mercato a giungere in modo naturale al migliore risultato possibile.
  • Sfera della distribuzione. Nella sfera della distribuzione le leggi economiche non sono naturali, né perfette. In questa sfera J.S.Mill ammette la possibilità di un intervento pubblico da parte del policy maker, allo scopo di giungere a una distribuzione più equa della ricchezza. Da questo punto di vista si avvicina alla visione dei socialisti e degli storicisti.

L'intervento pubblico dello Stato sull'economia

Questa visione gli consente di sostenere la necessità dell'intervento pubblico dello Stato nell'economia e delle riforme economiche e sociali, per migliorare il benessere e l'equilibrio economico.

Il filosofo riconosce l'importanza della proprietà privata in senso giusnaturalistico, come diritto dell'uomo di possedere il prodotto del suo lavoro. Tuttavia, ammette l'intervento dello Stato per colpire gli abusi di questo diritto, la concentrazione della proprietà privata, in quanto causa delle diseguaglianze nella società.

Mill fonde la filosofia giusnaturalistica di Locke con l'utilitarismo di Bentham. L'intervento pubblico riduce il benessere di alcune persone, per aumentare quello di un numero maggiore possibile di individui. Ne consegue una massimizzazione del benessere collettivo.

Nota. Nel corso della sua vita J.S. Mill propone una tassa sull'eredità e sulle successioni, la redistribuzione dei profitti, il divieto del lavoro minorile, la scuola pubblica, l'emancipazione della donna, la partecipazione agli utili dei lavoratori, il lavoro cooperativo, lo sviluppo della piccola proprietà contadina. È anche favorevole alla nascita di cooperative di lavoratori e produttori.

La teoria del sacrificio uguale

L'economista affronta anche il problema della ripartizione del prelievo fiscale, affermando la necessità di ridurre il sacrificio collettivo causato dalle imposte.

Secondo Mill, la ricchezza economica ha un'utilità decrescente per chi lo possiede. Quindi, per subire lo stesso sacrificio una persona abbiente dovrebbe pagare un carico di tributi più alto, rispetto a quello di una persona povera.

Il sacrificio del contribuente deve essere uguale o proporzionale per tutti i contribuenti. In questo modo, il policy maker può raggiungere indirettamente l'obiettivo del sacrificio minimo possibile per l'intera collettività.

L'intuizione di Mill viene ripresa dalla scuola neoclassica e sviluppata tramite l'analisi marginalista in un principio normativo della ripartizione delle imposte.

La visione positiva dello stato stazionario di lungo periodo

Come altri economisti classici anche J.S. Mill accetta l'idea di uno stato stazionario di lungo periodo. Tuttavia, a differenza degli altri, l'economista inglese non teme ci siano conseguenze preoccupanti.

Secondo J.S. Mill l'uomo tende a limitare le nascite in condizioni di scarsità e lo stato stazionario avrebbe spinto la società verso una distribuzione del benessere più equa e una migliore qualità della vita per tutti.

Le opere di J.S. Mill

  1. Sistema della logica ( 1843 )
  2. Saggio sulle questioni irrisolte di economia politica ( 1844 )
  3. I principi di economia politica ( 1848 )
  4. Sulla libertà ( 1859 )
  5. L'utilitarismo ( 1863 )

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  1. John Stuart Mill
  2. La teoria del fondo salari
  3. La teoria del capitale
  4. La teoria della domanda e del prezzo
  5. La visione positiva dello stato stazionario
  6. La teoria della moneta