Jeremy Bentham

Jeremy Bentham è un filosofo e giurista inglese vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Nasce a Londra nel 1748. Uno dei contributi più importanti è la teoria dell'utilità. Nella storia del pensiero economico Bentham è considerato il fondatore della scuola utilitarista e della scienza umana della felicità.

Secondo Bentham, la nascita della società e le scelte umane sono spiegabili tramite il principio dell'utile sociale, ossia della maggiore felicità possibile per il maggior numero di persone. Questo elemento centrale gli consente di costruire anche una teoria morale che giustifica la naturale condotta egoistica dell'uomo.

Nel corso della sua carriera politica Bentham sostiene diverse idee, come il suffragio universale, la riforma delle leggi sui poveri, la riforma del sistema carcerario e l'insegnamento pubblico. Il suo pensiero politico è molto vicino a quello di Cesare Beccaria. Muore a Londra nel 1832.

Il principio di utilità

Jeremy Bentham considera l'utilità come l'unico scopo del comportamento umano. Ogni persona decide le proprie scelte per cercare di ottenere la massima utilità possibile per sé e il minimo sacrificio. È utile tutto ciò che produce un vantaggio e/o impedisce una pena.

Bentham considera l'utilità individuale come una grandezza oggettiva e quantificabile ( utilità cardinale ). È quindi possibile, secondo l'autore, misurare l'utilità di una persona.

L'autore suggerisce un metodo per la quantificazione dei piaceri in funzione dell'intensità, della durata, della probabilità, della vicinanza, della fecondità, della purezza e dell'estensione.

Se l'utilità è misurabile allora può essere anche sommata. Secondo Bentham è possibile sommare le utilità individuali di tutte le persone appartenenti a una società, per calcolare l'utilità sociale. In questo modo il filosofo trova un collegamento tra l'utilità individuale e l'utilità collettiva.

Uno degli scopi del policy maker, secondo Bentham, è ricercare la maggiore felicità possibile per il maggior numero di persone, promuovendo tutto ciò che favorisce il raggiungimento dell'utilità individuale. Al policy maker spetta il compito di garantire la sicurezza, la sussistenza, l'abbondanza e l'uguaglianza.

Ogni uomo persegue la massima utilità personale. Se tutti gli uomini fossero in grado di ricercare la massima utilità individuale, indirettamente anche la società raggiungerebbe la massima utilità sociale, poiché quest'ultima è considerata come la mera sommatoria delle utilità individuali.

Da questo punto di vista è evidente la somiglianza teorica del pensiero di Bentham con la teoria della mano invisibile di Adam Smith. In entrambi i casi le persone cercano consapevolmente il maggiore vantaggio per se stessi e inconsapevolmente contribuiscono al benessere dell'intera società.

Il principio dell'utile consente al filosofo-giurista di criticare sia le posizioni conservatrici inglese che quelle radicali dei giusnaturalisti. Nella visione di Bentham la società non è immutabile, né legata a leggi naturali universali. La società è determinata dalle mutevoli azioni umane alla ricerca della felicità individuale.

Secondo Bentham, la legislazione deve adeguarsi alle mutevoli condotte umane. Le leggi non devono essere legate a leggi astratte, considerate immutabili perché naturali.

La teoria morale di Bentham, il piacere e il dolore

A loro volta, l'azione umana è guidata dal piacere e dal dolore che il filosofo considera come fattori originari della condotta umana. Ogni persona razionale ricerca egoisticamente il piacere personale per sé ( massimizzazione dell'utilità ) ed evita tutto ciò che gli procura un dolore ( minimizzazione del sacrificio ).

Secondo Bentham non è possibile fornire un giudizio morale sul motivo delle scelte, non si può affermare che sia giusto o ingiusto. Il giudizio morale sulla giustizia delle scelte non riguarda la causa originaria ( ricerca del piacere personale e riduzione del dolore ), bensì le conseguenze sugli altri delle decisioni che l'uomo prende.

In questo modo Bentham evita la condanna morale a priori dell'egoismo, per concentrare il giudizio morale sulle conseguenze delle scelte umane. Il giudizio morale riguarda soltanto un caso particolare del giudizio sulla ricerca della felicità.

Nell'utilitarismo benthamiano è giusto tutto ciò che che ha conseguenze positive ed è ingiusto tutto ciò che ha conseguenze negative per l'utile collettivo.

L'algebra morale dell'utilità

Per elaborare la teoria dell'utilitarismo etico, Bentham si avvale degli strumenti matematici e di un approccio scientifico tipico delle scienze esatte, per dare maggiore solidità alla sua teoria. Costruisce una scienza morale basata sul calcolo edonistico.

Il filosofo considera l'utilità come una grandezza oggettiva, quantificabile e misurabile. L'utilità individuale di una persona può essere misurata oggettivamente. È anche possibile sommare le utilità individuali di persone diverse per calcolare l'utilità collettiva della società.

Ogni scelta genera un'utilità positiva ( piacere ) per alcuni e un'utilità negativa ( sacrificio ) per altri. La differenza tra l'utilità positiva e negativa ci consente di giungere all'utilità sociale netta, ossia al vantaggio o allo svantaggio apportato all'intera società.

Secondo Bentham, l'altruismo non è un'obbligazione morale o spirituale, ma una scelta egoistica calcolata, in quanto conveniente sia a chi riceve il dono, che alla persona che lo dona.

La teoria del valore-utilità

Bentham elabora anche una teoria del valore-utilità anticipando diversi concetti del calcolo marginalista della scuola neoclassica. Considera il valore di scambio delle merci come l'unità di misura dell'utilità. Secondo Bentham, soltanto i beni utili hanno valore e possono far parte della ricchezza di una persona.

Le opere di Bentham

Le principali opere di Bentham sono le seguenti:

  • "Frammento sul governo" ( 1776 )
  • "Difesa dell'usura" ( 1787 )
  • "Introduzione ai principi della morale e della legislazione" ( 1789 )
  • "Trattato di legislazione civile e penale" ( 1802 )
  • "Tavola dei motivi dell'azione" ( 1815 )
  • "Saggio della tattica politica" ( 1816 )
  • "Crestomazia" ( 1816 )
  • "Deontologia o scienza della moralità" ( 1834 - opera postuma )

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note


  • Bentham è consapevole che non è sempre possibile per il policy maker prevedere le conseguenze positive e negative delle scelte e stabilire in anticipo se una decisione è desiderabile dal punto di vista sociale oppure no.

  1. Utilitarismo
  2. Jeremy Bentham
  3. la teoria del valore-utilità