Longobardi
I Longobardi erano una popolazione germanica attestata già nel I secolo d.C. nell'area del basso corso dell'Elba. Nel corso dei secoli successivi si spostarono verso l'Europa centrale, raggiungendo il medio Danubio e, nel VI secolo, la Pannonia, dove consolidarono il proprio regno.
Le tappe delle migrazioni non sono tutte ricostruibili con certezza. Durante questi spostamenti i Longobardi incorporarono gruppi di diversa origine e modificarono progressivamente la propria organizzazione politica e sociale. Prima dell'ingresso in Italia aderirono in parte al cristianesimo ariano, mentre sopravvivevano credenze e pratiche pagane.
- L'invasione dei Longobardi in Italia
- Il regno dei Longobardi in Italia
- Il Periodo dei Duchi e il rafforzamento della monarchia
- La conversione dei Longobardi al cattolicesimo
- L'espansione longobarda in Italia
- Liutprando e i rapporti con il papato
- Astolfo e l'intervento dei Franchi
- La fine del regno indipendente dei Longobardi
L'invasione dei Longobardi in Italia
Nel 568 il re Alboino attraversò le Alpi Giulie e invase l'Italia, indebolita dalla guerra greco-gotica e dalle difficoltà del governo bizantino. Con i guerrieri si spostarono famiglie e gruppi appartenenti ad altre popolazioni: si trattò quindi anche di una migrazione. Il numero complessivo dei migranti è incerto e non è possibile indicare con attendibilità la consistenza dell'esercito.
I Longobardi conquistarono rapidamente ampie zone dell'Italia settentrionale, ma l'occupazione non fu completa. Pavia resistette a lungo e cadde nel 572, secondo la cronologia tradizionale. Altri territori e centri fortificati rimasero sotto il controllo bizantino.
La conquista fu accompagnata da saccheggi, uccisioni e confische, che colpirono anche l'aristocrazia fondiaria romano-italica. Tuttavia, non tutta la popolazione romana venne ridotta in servitù: le condizioni variarono secondo i luoghi e i gruppi sociali, mentre nel tempo si svilupparono forme di convivenza e integrazione.
Una parte degli abitanti cercò rifugio nei territori rimasti bizantini, nelle città costiere e nelle lagune dell'alto Adriatico. Gli insediamenti lagunari, già esistenti, offrivano protezione grazie alla conformazione del territorio e al sostegno navale bizantino.
Il regno dei Longobardi in Italia
Con Alboino ebbe inizio la formazione del regno longobardo in Italia, che si estese progressivamente oltre la Pianura Padana. Il termine Langobardia, da cui deriva il nome Lombardia, indicava i territori longobardi e non corrispondeva ai confini dell'attuale regione.
Il dominio longobardo era articolato in ducati, governati da capi militari e politici chiamati duchi. Questi esercitavano la propria autorità su città e territori e disponevano di un'ampia autonomia, variabile secondo i periodi e la forza della monarchia. Il numero di 35 duchi, tramandato da Paolo Diacono per il periodo dell'interregno, non va inteso come una suddivisione amministrativa fissa stabilita da Alboino.
I Longobardi si insediarono nelle città esistenti e nelle campagne, trasformando gradualmente l'organizzazione del territorio. Nell'Italia centrale e meridionale si affermarono i ducati di Spoleto e Benevento, che mantennero una notevole autonomia rispetto ai sovrani.
I territori rimasti all'Impero romano d'Oriente erano indicati come Romania, cioè "terra dei Romani". Da questa denominazione, progressivamente circoscritta all'area ravennate e ai territori vicini, deriva il nome Romagna.
Il Periodo dei Duchi e il rafforzamento della monarchia
Nel 572 Alboino fu assassinato. Anche il suo successore, Clefi, venne ucciso nel 574. Dopo la morte di Clefi, i duchi non elessero immediatamente un nuovo sovrano.
Cominciò così il Periodo dei Duchi, durato dal 574 al 584, durante il quale mancò un'autorità monarchica centrale. I duchi governarono autonomamente i rispettivi territori e continuarono le operazioni militari, in un contesto di frammentazione politica.
Nel 584, di fronte alla pressione dei Franchi e dei Bizantini, i Longobardi restaurarono la monarchia ed elessero re Autari, figlio di Clefi.
Autari rafforzò l'autorità regia e la sua base patrimoniale. Secondo Paolo Diacono, i duchi cedettero metà dei propri beni per sostenere il re e il funzionamento della monarchia. Il patrimonio regio fornì risorse alla corte e all'amministrazione, contribuendo a una maggiore coesione del regno.
Questo processo non eliminò le autonomie ducali né tutti i conflitti interni. Alla morte di Autari, nel 590, gli succedette Agilulfo, confermato re nel 591, che proseguì il consolidamento della monarchia e governò fino al 616, secondo la datazione più comunemente adottata.
La conversione dei Longobardi al cattolicesimo
La conversione dei Longobardi al cattolicesimo fu un processo graduale, proseguito per tutto il VII secolo.
Un ruolo importante fu svolto da Teodolinda, regina cattolica e vedova di Autari, che sposò Agilulfo. La sovrana favorì i rapporti con la Chiesa e con papa Gregorio Magno, contribuendo al riavvicinamento tra la monarchia longobarda e la popolazione cattolica.
Agilulfo sostenne questa politica e consentì il battesimo cattolico del figlio Adaloaldo nel 603. La sua personale conversione al cattolicesimo, invece, non è documentata con certezza.
Dopo di lui governarono anche sovrani ariani, tra cui Rotari, che rispettò il culto cattolico. L'affermazione del cattolicesimo si consolidò nella seconda metà del VII secolo, favorendo l'integrazione religiosa e sociale tra Longobardi e popolazione romano-italica.
L'espansione longobarda in Italia
Fin dai primi decenni dell'insediamento, i Longobardi estesero il proprio controllo anche nell'Italia centrale e meridionale.
Le conquiste frammentarono territorialmente i domini bizantini, rendendo difficili i collegamenti e la difesa. Questi territori, tuttavia, continuavano a far parte dell'Impero romano d'Oriente: non erano ancora un insieme di piccoli Stati indipendenti. Un importante centro del governo imperiale era l'Esarcato di Ravenna.
Nel 592 papa Gregorio I, detto Gregorio Magno, avviò trattative con Ariulfo, duca di Spoleto, per proteggere Roma dalla minaccia longobarda. Nel 593 - 594, quando anche Agilulfo giunse a minacciare la città, il pontefice intervenne diplomaticamente per favorirne il ritiro.
Queste iniziative contribuirono a un più ampio processo di negoziazione, che portò nel 598 a una tregua tra i Longobardi e le autorità imperiali. La tregua non risolse definitivamente il conflitto e fu seguita da nuove ostilità.
Nel VII secolo il re Rotari, che governò dal 636 al 652, ampliò soprattutto i domini dell'Italia settentrionale, conquistando la costa ligure e Oderzo. Nel 643 promulgò inoltre l'Editto di Rotari, una raccolta scritta in latino delle norme del diritto longobardo, fondamentale per l'organizzazione giuridica del regno.
Liutprando e i rapporti con il papato
Durante il regno di Liutprando, dal 712 al 744, la monarchia longobarda raggiunse una fase di grande forza politica.
Approfittando delle difficoltà bizantine e dei contrasti religiosi provocati dall'iconoclastia, Liutprando riprese l'espansione. Nel 727 attaccò i territori dell'Esarcato e successivamente occupò Sutri, importante per la difesa di Roma.
Nel 728, dopo l'intervento di papa Gregorio II, cedette Sutri alla Chiesa romana. La donazione di Sutri, formalmente rivolta ai santi Pietro e Paolo, rappresentò una tappa nello sviluppo del potere territoriale del papato.
Liutprando mantenne anche buoni rapporti con Carlo Martello. In questa fase, quindi, i Franchi non erano stabilmente schierati contro i Longobardi a sostegno del papa.
Astolfo e l'intervento dei Franchi
Nel 751 il re longobardo Astolfo conquistò Ravenna, ponendo fine all'Esarcato bizantino, e accrebbe la pressione su Roma.
Papa Stefano II cercò allora il sostegno del re dei Franchi Pipino il Breve. Una prima spedizione franca, datata al 754 o al 755 secondo le ricostruzioni, costrinse Astolfo ad accettare un accordo.
Nel 756 Astolfo tornò ad assediare Roma, provocando un secondo intervento di Pipino. Nuovamente sconfitto, dovette rinunciare a territori che furono consegnati alla Chiesa romana.
Molte di queste terre erano appartenute all'Impero bizantino: la loro cessione al papato contribuì alla formazione dello Stato della Chiesa.
La fine del regno indipendente dei Longobardi
Dopo la morte di Pipino nel 768, il regno franco fu diviso tra i figli Carlo e Carlomanno. Nel 770, un matrimonio tra Carlo e una figlia del re longobardo Desiderio sancì un tentativo di riavvicinamento tra le due monarchie.
Il nome della principessa non è noto con certezza. Quello di Ermengarda appartiene a una tradizione tardiva, resa celebre dalla tragedia Adelchi di Alessandro Manzoni.
Nel 771 Carlo ripudiò la moglie e, dopo la morte del fratello Carlomanno, divenne unico re dei Franchi. I rapporti con Desiderio peggiorarono anche perché il sovrano longobardo accolse la vedova e i figli di Carlomanno, potenziali rivali di Carlo.
Le nuove pressioni longobarde sui territori rivendicati dalla Chiesa spinsero papa Adriano I a chiedere l'intervento franco. Nel 773 Carlo attraversò le Alpi e invase il regno longobardo. Desiderio si ritirò a Pavia, mentre il figlio Adelchi riuscì successivamente a rifugiarsi nell'Impero bizantino.
Nel giugno 774 Pavia si arrese. Desiderio non fu ucciso: venne deposto, deportato nel regno franco e relegato in un monastero, tradizionalmente identificato con Corbie. La data della sua morte rimane incerta.
Carlo assunse il titolo di re dei Franchi e dei Longobardi, ponendo fine all'indipendenza del regno con capitale Pavia. Le istituzioni e le tradizioni giuridiche longobarde continuarono però a influenzare l'Italia, mentre Benevento rimase autonomo e la storia dei domini longobardi meridionali proseguì per secoli.
