Vita artificiale nello spazio
La continua ricerca delle forme di vita intelligente nello spazio potrebbe presto consentire all'uomo di intercettare segnali provenienti da forme di vita artificiale extraterrestre. A dirlo è Seth Shostak, uno scienziato del SETI, secondo cui gli alieni potrebbero essersi evoluti tecnologicamente al punto da affidare agli automi il compito di esplorare lo spazio. È quindi probabile che l'uomo entri prima in contatto con una sorta di robot piuttosto che con un'altra forma di vita biologia extraterrestre. Sulla base di questa ipotesi Shostak sostiene che sia più efficace cercare i segnali di vita nei pressi delle fonti di energia e delle risorse della galassia, come ad esempio vicino alle grandi stelle o al centro della galassia, piuttosto che ricercarli nei sistemi planetari simili al nostro. Gli automi hanno il vantaggio di esplorare l'universo senza le tipiche esigenze delle forme di vita biologica (dipendenza dall'ambiente, durata max. della vita, ecc.). Essendo delle macchine hanno però bisogno di alimentarsi continuamente di energia per funzionare. Il primo contatto extraterrestre potrebbe quindi avere il volto metallico di un robot esploratore e la logica di un sistema ad intelligenza artificiale. 09 / 10 / 2010
