OKpedia  

il regno longobardo

Il Regno longobardo da Rotari a Liutprando

Tra la metà del VII e l'inizio dell'VIII secolo, il Regno longobardo attraversò una lunga fase di consolidamento politico, trasformazioni religiose e conflitti dinastici. Con Rotari la monarchia rafforzò il controllo sul territorio e riprese l'espansione ai danni dei Bizantini, senza però riuscire a eliminare la presenza imperiale in Italia. Dopo la morte del sovrano, le rivalità tra le grandi famiglie aristocratiche provocarono frequenti crisi nella successione al trono, mentre il cattolicesimo si affermò progressivamente all'interno della società longobarda. I regni di Grimoaldo, Pertarito e Cuniperto contribuirono, in modi diversi, al rafforzamento dell'autorità regia e alla stabilizzazione del regno. All'inizio dell'VIII secolo nuove lotte dinastiche portarono all'ascesa di Ansprando e, nel 712, del figlio Liutprando. Con Liutprando il Regno longobardo raggiunse una delle fasi di maggiore potenza, grazie al rafforzamento della monarchia, all'espansione territoriale e a un'importante attività legislativa.

Il consolidamento del regno sotto Rotari

Sul piano politico e militare, il regno di Rotari (636 - 652 d.C.) rappresentò una fase importante nel consolidamento del dominio longobardo in Italia. Il sovrano rafforzò il controllo militare del territorio, ampliò i possedimenti della corona e cercò di rendere più solida l'autorità monarchica nei confronti dell'aristocrazia e dei duchi.

Rotari riprese anche l'espansione territoriale contro i Bizantini. Una delle conquiste più significative fu quella della Liguria, che permise ai Longobardi di estendere il proprio dominio fino alla costa. L'avanzata non portò tuttavia alla completa eliminazione della presenza bizantina. Ravenna, sede dell'esarca e principale centro del potere imperiale nella Penisola, rimase saldamente nelle mani dell'Impero.

La situazione dei Bizantini era comunque difficile. A partire dal VII secolo, le guerre contro gli Arabi assorbirono una parte considerevole delle risorse militari dell'Impero, rendendo sempre più difficile organizzare una riconquista dell'Italia su vasta scala. Ciò non impedì alcuni tentativi di intervento, come la spedizione condotta dall'imperatore Costante II nel 663 d.C., diretta soprattutto contro il Ducato longobardo di Benevento.

Anche la successione al trono rimaneva un problema irrisolto. I sovrani cercavano spesso di assicurare la corona ai propri discendenti, ma il Regno longobardo non divenne una monarchia stabilmente ereditaria. Le grandi famiglie aristocratiche e i duchi continuarono a svolgere un ruolo decisivo nella scelta del re, provocando frequenti conflitti dinastici.

le conquiste di Rotari

Rodoaldo e l'ascesa di Ariperto I

Alla morte di Rotari, nel 652 d.C., il trono passò al figlio Rodoaldo. Il nuovo sovrano rimase al potere soltanto pochi mesi e morì assassinato nel 653 in circostanze non completamente chiarite. Secondo il racconto di Paolo Diacono, Rodoaldo sarebbe stato ucciso da un uomo del quale aveva violato la moglie. Non si può escludere che dietro l'assassinio vi fossero anche motivazioni politiche, ma questa interpretazione non è dimostrabile con certezza.

Nel 653 d.C. salì al trono Ariperto I, figlio di Gundoaldo, fratello della regina Teodolinda, e appartenente quindi alla cosiddetta dinastia bavarese. Con Ariperto la monarchia tornò nelle mani di un sovrano cattolico.

Il regno di Ariperto contribuì al progressivo rafforzamento del cattolicesimo tra i Longobardi e al contemporaneo declino dell'arianesimo. Il cambiamento religioso non fu però immediato. Per diversi decenni continuarono a convivere differenti orientamenti religiosi e le divisioni politiche non coincisero sempre con quelle confessionali. Gli scontri tra le diverse fazioni dipendevano anche da interessi dinastici, territoriali e aristocratici.

i longobardi nel VII secolo

La guerra civile e l'ascesa di Grimoaldo

Alla morte di Ariperto I, nel 661 d.C., il regno venne diviso tra i due figli. Godeperto stabilì la propria sede a Pavia, mentre Pertarito si insediò a Milano. La soluzione avrebbe dovuto garantire un equilibrio tra i due fratelli, ma provocò rapidamente una grave crisi politica.

Il contrasto degenerò in una guerra civile. Godeperto chiese l'intervento del duca di Benevento Grimoaldo, che approfittò della situazione per impadronirsi della corona. Nel 662 d.C. Grimoaldo raggiunse Pavia, fece uccidere Godeperto e costrinse Pertarito alla fuga.

L'ascesa di Grimoaldo creò un legame politico e dinastico particolarmente forte tra il regno settentrionale e il Ducato di Benevento. Il ducato meridionale non venne però incorporato amministrativamente nel regno di Pavia e conservò una notevole autonomia sotto il governo di Romualdo, figlio di Grimoaldo.

Nel 663 d.C. l'imperatore bizantino Costante II tentò di sfruttare la situazione per riaffermare il controllo imperiale sull'Italia meridionale. L'esercito bizantino attaccò Benevento, ma l'intervento di Grimoaldo a sostegno del figlio contribuì al fallimento dell'offensiva.

La posizione religiosa di Grimoaldo non è completamente chiara. Il sovrano viene generalmente collegato agli ambienti più tradizionalisti dell'aristocrazia longobarda, ma mantenne un atteggiamento sostanzialmente tollerante nei confronti dei cattolici. Nel 668 d.C. proseguì inoltre l'opera legislativa avviata da Rotari, aggiungendo nuove disposizioni all'editto promulgato dal predecessore.

le tensioni per il trono

Pertarito e il ritorno della dinastia bavarese

Alla morte di Grimoaldo, nel 671 d.C., la corona passò brevemente al giovane figlio Garibaldo. Il nuovo sovrano rimase però sul trono soltanto pochi mesi. Pertarito, rientrato dall'esilio, riuscì infatti a recuperare la corona e governò fino al 688 d.C.

Il ritorno di Pertarito segnò anche il ritorno al potere della dinastia bavarese. Il sovrano sostenne apertamente la Chiesa cattolica, favorì l'attività dei vescovi e promosse la costruzione di edifici religiosi. Durante il suo regno il cattolicesimo continuò quindi a consolidarsi come elemento sempre più importante dell'identità politica del regno.

Un altro risultato significativo fu la normalizzazione dei rapporti con l'Impero bizantino. Intorno al 680 d.C., Pertarito raggiunse un accordo con l'imperatore Costantino IV che comportò il riconoscimento bizantino del Regno longobardo e contribuì a stabilizzare temporaneamente i rapporti tra le due potenze.

Cuniperto e la battaglia di Coronate

Pertarito associò al trono il figlio Cuniperto già nel 680. Alla morte del padre, nel 688 d.C., Cuniperto divenne unico sovrano, ma dovette immediatamente affrontare una nuova ribellione aristocratica.

Il principale avversario fu Alahis, già duca di Trento e successivamente anche di Brescia. Alahis riuscì per un periodo a impadronirsi di Pavia, mettendo seriamente in pericolo la posizione del sovrano. Il conflitto non fu soltanto personale, ma rifletteva anche l'opposizione di una parte dell'aristocrazia al rafforzamento dinastico della monarchia e al suo orientamento politico e religioso.

Lo scontro decisivo avvenne intorno al 689 d.C., nella battaglia di Coronate. Cuniperto ottenne la vittoria e Alahis morì combattendo. La sconfitta della ribellione consentì al sovrano di consolidare nuovamente il proprio potere.

Durante il regno di Cuniperto proseguì anche il processo di unificazione religiosa. Un momento particolarmente importante fu il sinodo di Pavia del 698 d.C., che sancì la ricomposizione dello scisma tricapitolino nell'Italia settentrionale. Questo conflitto religioso era distinto dall'arianesimo e aveva separato dalla Chiesa di Roma una parte delle comunità cristiane dell'area aquileiese.

Le lotte per il trono all'inizio dell'VIII secolo

La morte di Cuniperto, nel 700 d.C., aprì una nuova fase di instabilità. Il figlio Liutperto, ancora bambino, salì al trono sotto la tutela di Ansprando, uno dei più importanti esponenti dell'aristocrazia longobarda.

Nel 701 d.C. Liutperto venne però spodestato da Raginperto, duca di Torino e figlio di Godeperto. Raginperto associò al potere il figlio Ariperto II, ma morì dopo pochi mesi. La sua scomparsa riaprì immediatamente la lotta per la corona.

Ariperto II dovette affrontare i sostenitori di Liutperto, che cercavano di restaurare il giovane sovrano. Dopo essersi definitivamente imposto nel 702 d.C., Ariperto fece eliminare Liutperto e costrinse Ansprando a rifugiarsi in Baviera.

Durante il proprio regno Ariperto II mantenne buoni rapporti con la Chiesa di Roma. Un gesto particolarmente significativo fu la restituzione al papato del patrimonio delle Alpi Cozie, un insieme di possedimenti ecclesiastici precedentemente occupati dai Longobardi.

La situazione cambiò nuovamente nel 712 d.C., quando Ansprando tornò in Italia con l'appoggio di un esercito bavarese. Ariperto II venne sconfitto e, durante la fuga, morì annegando nel Ticino. Ansprando divenne re, ma il suo governo durò soltanto pochi mesi. Alla sua morte la corona passò al figlio Liutprando.

Liutprando e il rafforzamento della monarchia

Con l'ascesa di Liutprando nel 712 d.C., il Regno longobardo entrò in una delle fasi di maggiore forza politica e istituzionale della propria storia. Liutprando governò fino al 744 d.C. e riuscì a rafforzare sensibilmente l'autorità monarchica, intervenendo sia contro i territori bizantini sia contro le tendenze autonomistiche dei grandi ducati longobardi.

La politica del sovrano mirava ad ampliare l'egemonia longobarda sulla Penisola. Particolare attenzione venne rivolta ai ducati di Spoleto e Benevento, che godevano di una notevole autonomia grazie alla distanza da Pavia, alla separazione territoriale rispetto al nucleo settentrionale del regno e alla forza delle aristocrazie locali.

Liutprando intervenne ripetutamente nei due ducati, deponendo governanti ostili e favorendo l'insediamento di duchi più fedeli alla monarchia. Queste iniziative rafforzarono il controllo del re, ma non riuscirono a eliminare definitivamente le aspirazioni autonomistiche dell'aristocrazia centro-meridionale.

l'ascesa di Liutprando

L'espansione contro i Bizantini

Liutprando riprese anche l'espansione territoriale contro i domini bizantini. Negli anni Venti dell'VIII secolo seppe sfruttare le crescenti tensioni tra il governo imperiale, il papato e le popolazioni italiane.

La situazione divenne particolarmente favorevole in seguito alla crisi iconoclasta promossa dall'imperatore Leone III. L'inizio della politica iconoclasta viene tradizionalmente collocato nel 726 d.C., mentre un provvedimento formale contro il culto delle immagini viene generalmente riferito al 730 d.C.. Le decisioni imperiali contribuirono ad aggravare i contrasti già esistenti in Italia per ragioni politiche e fiscali.

Approfittando di queste difficoltà, Liutprando conquistò diversi centri dell'Emilia e occupò territori appartenenti all'Esarcato di Ravenna e alla Pentapoli. L'avanzata longobarda raggiunse anche le zone vicine al Ducato di Roma. Il sovrano non riuscì tuttavia a realizzare una conquista stabile e completa di tutti i possedimenti bizantini dell'Italia centro-settentrionale.

La donazione di Sutri e i rapporti con il papato

Nel 728 d.C. Liutprando occupò il castello di Sutri, situato in una posizione strategica a nord di Roma. In seguito alle richieste di papa Gregorio II, il sovrano restituì Sutri e le sue pertinenze alla Chiesa romana.

L'episodio, conosciuto come donazione di Sutri, viene tradizionalmente considerato una tappa importante nel processo che avrebbe portato alla formazione del potere territoriale dei pontefici. Il suo significato non deve però essere enfatizzato eccessivamente. La Chiesa romana possedeva già vasti patrimoni fondiari e la cessione di Sutri non determinò da sola la nascita di uno Stato pontificio indipendente.

I rapporti tra Liutprando e il papato furono infatti complessi. La comune appartenenza al cattolicesimo non eliminò i contrasti politici, perché i pontefici guardavano con crescente preoccupazione all'espansione longobarda nell'Italia centrale. Le relazioni alternarono quindi collaborazione, negoziati e momenti di forte tensione.

Liutprando mantenne contemporaneamente buoni rapporti con il potente maestro di palazzo franco Carlo Martello. La politica estera del sovrano non può quindi essere interpretata come una semplice e stabile alleanza con il papato contro Bisanzio, ma deve essere inserita in un sistema di equilibri molto più complesso.

Le riforme legislative di Liutprando

Il rafforzamento del regno non avvenne soltanto attraverso le conquiste militari. Liutprando svolse anche un'intensa attività legislativa, ampliando considerevolmente il patrimonio normativo inaugurato dall'Editto di Rotari.

Le nuove disposizioni riguardavano soprattutto i rapporti civili, patrimoniali e familiari e mostravano chiaramente l'influenza crescente del cristianesimo e il contatto con la tradizione giuridica romana. Liutprando cercò di rafforzare la protezione di minori, vedove e persone socialmente più deboli, attribuì maggiore importanza agli atti scritti e introdusse norme destinate a limitare abusi e conflitti.

La trasformazione religiosa dei Longobardi emerge chiaramente anche dalla concezione della monarchia. Nei prologhi delle proprie leggi, Liutprando si presentava apertamente come sovrano cattolico e descriveva i Longobardi come un popolo cattolico. La distanza religiosa che un tempo aveva separato buona parte dell'aristocrazia longobarda dalla popolazione romano-italica risultava ormai profondamente ridotta.

Il Regno longobardo verso la massima espansione

Il lungo percorso iniziato con Rotari aveva quindi trasformato profondamente il Regno longobardo. Nel corso di circa un secolo la monarchia aveva dovuto affrontare lotte dinastiche, ribellioni aristocratiche, divisioni religiose e la persistente presenza bizantina, senza riuscire a eliminare completamente nessuno di questi problemi.

Allo stesso tempo, il regno era diventato politicamente più strutturato e religiosamente più omogeneo. L'arianesimo era progressivamente scomparso, il cattolicesimo era divenuto parte integrante dell'identità della monarchia e l'autorità regia si era rafforzata nei confronti dei grandi ducati.

Con Liutprando, questa evoluzione raggiunse uno dei suoi momenti culminanti. Il sovrano riuscì a combinare espansione territoriale, rafforzamento della monarchia, controllo dei ducati e riforma legislativa, portando il Regno longobardo a un livello di potenza che avrebbe preparato le successive iniziative di Astolfo contro gli ultimi grandi possedimenti bizantini dell'Italia centro-settentrionale.

https://www.okpedia.it/il-regno-longobardo-da-rotari-a-liutprando


Hai una domanda? Scrivila nei commenti e ti risponderemo qui sulla pagina.


Longobardi




FacebookTwitterLinkedinLinkedin