OKpedia  

Il re longobardo Agilulfo

Agilulfo, re dei Longobardi

Agilulfo (data di nascita sconosciuta; morto nel 616 d.C., secondo la cronologia più diffusa, oppure nel 615 secondo altre ricostruzioni) fu duca di Torino, di origine turingia, e re dei Longobardi dal 590 - 591 d.C. fino alla morte. Il suo lungo regno, durato circa venticinque anni, rappresentò una fase decisiva nel consolidamento della presenza longobarda in Italia. Agilulfo rafforzò l'autorità monarchica nei confronti dei duchi, ampliò e stabilizzò i territori del regno e cercò di costruire rapporti più equilibrati con la popolazione romano italica e con le istituzioni ecclesiastiche.

Il regno di Agilulfo segnò inoltre un'importante evoluzione nei rapporti tra la monarchia longobarda e il cattolicesimo. Tale processo non deve però essere interpretato come una conversione immediata e generalizzata del popolo longobardo. La società del regno continuò infatti a essere caratterizzata dalla compresenza di cattolicesimo, arianesimo e differenti tradizioni religiose. L'importanza della politica di Agilulfo consiste soprattutto nell'avere favorito condizioni politiche e istituzionali che resero possibile un progressivo avvicinamento tra la monarchia e la Chiesa cattolica.

L'ascesa al trono e il matrimonio con Teodolinda

La morte improvvisa di Autari, avvenuta nel settembre del 590 d.C., aprì il problema della successione. Secondo il racconto di Paolo Diacono, i Longobardi riconobbero alla regina vedova Teodolinda, appartenente a una famiglia dotata di prestigiose ascendenze dinastiche, la possibilità di scegliere un nuovo marito destinato ad assumere anche la dignità regia. Dopo aver consultato i principali esponenti del regno, Teodolinda scelse Agilulfo, allora duca di Torino.

Il matrimonio fu celebrato nel novembre del 590 d.C. e consentì ad Agilulfo di assumere il potere regio. La posizione del nuovo sovrano ricevette una conferma pubblica nel maggio del 591 d.C., quando un'assemblea dei Longobardi riunita a Milano ne riconobbe solennemente la regalità. La successione combinava quindi legittimazione dinastica e consenso dell'aristocrazia longobarda: il matrimonio con Teodolinda garantiva continuità rispetto al regno di Autari, mentre il riconoscimento dei grandi del regno consolidava politicamente la posizione di Agilulfo.

La stabilità della successione era particolarmente importante perché il regno si trovava sottoposto contemporaneamente alla pressione militare dei Bizantini e dei Franchi e alle spinte autonomistiche dei duchi longobardi. Il problema fondamentale di Agilulfo fu dunque trasformare un insieme di ducati dotati di notevole autonomia in una struttura politica maggiormente coordinata dalla monarchia.

le origini e l'ascesa al potere

La politica militare e i rapporti con l'Impero bizantino

Sul piano internazionale Agilulfo proseguì le trattative con i Franchi già avviate durante il regno di Autari. Gli accordi raggiunti contribuirono a ridurre il rischio di nuove invasioni attraverso le Alpi e, soprattutto, a indebolire la collaborazione militare tra Franchi e Bizantini. Agilulfo poté così concentrare maggiori risorse contro i territori che l'Impero bizantino conservava nella penisola italiana.

Uno degli episodi più significativi si verificò durante la campagna del 593 d.C.. Agilulfo conquistò Perugia, dove fece giustiziare il duca Maurizione, passato dalla parte bizantina, quindi avanzò verso Roma, arrivando fino alle mura della città. La minaccia longobarda spinse papa Gregorio Magno a intervenire direttamente nelle trattative. L'azione diplomatica pontificia contribuì al ritiro dell'esercito di Agilulfo e divenne parte di una più ampia politica volta a ottenere tregue tra Longobardi e Bizantini.

Secondo una ricostruzione storiografica, l'accordo comportò il pagamento di un tributo annuo di 500 libbre d'oro, equivalenti a circa 164 chilogrammi, con un primo versamento anticipato attraverso il patrimonio ecclesiastico. Al di là dei dettagli dell'accordo, l'episodio rivela un elemento politicamente importante: di fronte alla difficoltà delle autorità imperiali di proteggere efficacemente Roma, il papato assumeva un ruolo diplomatico sempre più autonomo nella gestione dei rapporti con i Longobardi.

La tregua non pose fine al conflitto. Nel 601 d.C. le truppe dell'esarca Callinico catturarono a Parma una figlia di Agilulfo, nata da un precedente matrimonio, insieme al marito Godescalco, conducendo entrambi a Ravenna. L'episodio contribuì alla ripresa delle ostilità. Tra il 601 e il 603 d.C., le forze longobarde conquistarono importanti centri della Pianura Padana, tra cui Padova, Cremona e Mantova, rafforzando sensibilmente il controllo del regno sull'Italia settentrionale.

Nel 603 d.C. il nuovo esarca Smaragdo restituì i prigionieri e concluse una nuova tregua con Agilulfo. Negli anni successivi si alternarono ulteriori operazioni militari e accordi diplomatici. La politica del sovrano non mirava soltanto alla conquista indiscriminata di nuovi territori, ma anche alla costruzione di confini più stabili e difendibili rispetto ai possedimenti bizantini.

L'espansione militare in Italia e la marcia su Roma

I rapporti con Avari e Slavi

La politica estera di Agilulfo coinvolse anche le popolazioni stanziate oltre i confini orientali del regno. Il sovrano mantenne rapporti diplomatici e militari con gli Avari e ricevette contingenti slavi utilizzati nelle operazioni contro i Bizantini. Queste alleanze rispondevano a una logica pragmatica: nel complesso sistema politico dell'Europa altomedievale, accordi e ostilità potevano cambiare rapidamente in funzione degli interessi immediati.

I rapporti con gli Avari non impedirono infatti una devastante incursione nel Ducato del Friuli, generalmente collocata intorno al 610 d.C.. Durante l'invasione il duca Gisulfo II morì combattendo, mentre Cividale fu conquistata e saccheggiata. Le fonti non permettono di attribuire ad Agilulfo una risposta militare capace di respingere l'attacco. L'episodio mostra inoltre i limiti strutturali dell'autorità monarchica: i grandi ducati periferici, pur appartenendo al regno, conservavano una notevole autonomia e dovevano spesso provvedere direttamente alla propria difesa.

La politica religiosa e i rapporti con la Chiesa

Di formazione ariana, Agilulfo adottò una politica di crescente apertura nei confronti della Chiesa cattolica, favorita dall'influenza di Teodolinda e dai rapporti diplomatici con Gregorio Magno. L'eventuale conversione personale del sovrano al cattolicesimo rimane discussa e non deve essere confusa con la politica di sostegno accordata alle istituzioni ecclesiastiche.

La situazione religiosa era inoltre complicata dallo scisma dei Tre Capitoli. Teodolinda era cattolica, ma vicina agli ambienti tricapitolini dell'Italia settentrionale, contrari alla condanna dei Tre Capitoli sancita dal concilio di Costantinopoli del 553 e accolta dalla Chiesa di Roma. La corte longobarda poteva quindi avvicinarsi al cattolicesimo senza coincidere completamente con le posizioni del papato. Il dialogo con Roma conviveva infatti con la protezione accordata a ecclesiastici che rimanevano in dissenso con la sede romana.

Un passaggio particolarmente significativo fu il battesimo cattolico di Adaloaldo, figlio di Agilulfo e Teodolinda, celebrato a Monza nel 603 d.C. con il consenso del padre. Il battesimo dell'erede possedeva un evidente significato religioso, ma anche una forte valenza dinastica e politica: indicava la possibilità che la futura monarchia longobarda stabilisse un rapporto sempre più stretto con la maggioranza cattolica della popolazione italiana. La decisione non determinò comunque una conversione immediata dell'intero popolo longobardo, all'interno del quale continuarono a convivere orientamenti religiosi differenti.

Su sollecitazione di Teodolinda, Agilulfo favorì inoltre restituzioni di proprietà ecclesiastiche e interventi destinati a migliorare la condizione del clero. Negli ultimi anni del regno accolse e protesse il monaco irlandese Colombano, concedendo beni e terreni necessari alla fondazione del monastero di Bobbio, nella valle della Trebbia. Bobbio sarebbe successivamente diventato uno dei più importanti centri monastici, religiosi e culturali dell'Italia medievale.

la politica religiosa

Il rafforzamento dell'autorità monarchica

Uno degli aspetti centrali del governo di Agilulfo fu il tentativo di rafforzare il potere regio nei confronti dei duchi longobardi. Alcuni duchi cercavano di conservare una sostanziale indipendenza dalla monarchia, mentre altri avevano stabilito rapporti politici con i Bizantini. Agilulfo intervenne contro queste tendenze combinando trattative, riconciliazioni, campagne militari e, quando necessario, dure repressioni.

La politica del sovrano contribuì a ricomporre il dominio longobardo dopo le difficoltà degli ultimi anni del regno di Autari e aumentò la capacità della monarchia di coordinare l'azione militare e diplomatica. Sarebbe tuttavia improprio descrivere il regno di Agilulfo come uno Stato centralizzato nel significato moderno del termine. I grandi ducati continuarono a possedere consistenti margini di autonomia, soprattutto nelle regioni periferiche. Il rafforzamento monarchico fu quindi reale, ma rimase inserito in una struttura politica nella quale il sovrano doveva costantemente negoziare con l'aristocrazia militare longobarda.

il rafforzamento del regno

La concezione della regalità

Il rafforzamento politico della monarchia fu accompagnato dalla ricerca di nuove forme di rappresentazione del potere regio. Agilulfo fece ricorso anche a modelli provenienti dalla tradizione romana e imperiale, mostrando come la monarchia longobarda stesse progressivamente adattandosi alla realtà politica e culturale dell'Italia conquistata.

In questo quadro acquistò particolare importanza Milano, utilizzata come residenza regia e dotata di un forte valore simbolico per il suo passato di capitale imperiale romana. Nel 604 d.C. il figlio Adaloaldo fu associato al trono e proclamato nel circo romano della città. La scelta del luogo aveva una forte valenza rappresentativa: uno spazio legato alla tradizione pubblica e imperiale romana veniva utilizzato per manifestare la continuità e la legittimità della nuova dinastia longobarda.

Un ruolo altrettanto importante ebbe Monza, dove Teodolinda promosse la fondazione e la dotazione della basilica di San Giovanni Battista, sostenuta anche da Agilulfo e antecedente dell'attuale Duomo. Il complesso monzese divenne uno dei principali luoghi della memoria della monarchia longobarda e conserva ancora importanti testimonianze artistiche associate a quella tradizione, tra cui la celebre Corona Ferrea.

Diversa dalla Corona Ferrea era la cosiddetta corona di Agilulfo, manufatto oggi perduto al quale veniva attribuita l'iscrizione rex totius Italiae, cioè «re di tutta l'Italia». Poiché autenticità e datazione dell'oggetto sono state discusse, l'iscrizione non può essere considerata senza riserve una testimonianza diretta delle aspirazioni politiche di Agilulfo.

Morte e successione

Agilulfo morì nel 616 d.C., secondo la cronologia generalmente accolta, mentre alcune ricostruzioni collocano la morte nel 615. Alla conclusione del suo lungo regno la monarchia risultava più forte e territorialmente più stabile rispetto al momento dell'ascesa al trono. Rimanevano tuttavia significative tensioni politiche, legate soprattutto all'autonomia dei duchi, e divisioni religiose che il processo di avvicinamento al cattolicesimo non aveva ancora superato.

La successione era stata preparata in anticipo. Il figlio Adaloaldo, nato dal matrimonio con Teodolinda, era stato infatti associato al trono già nel 604 d.C. Ancora adolescente alla morte del padre, Adaloaldo governò inizialmente sotto la reggenza della madre Teodolinda, che continuò così a esercitare un ruolo politico di primo piano.

Anche la figlia Gundeberga contribuì alla continuità dinastica. Gundeberga sposò prima Arioaldo, destinato a diventare re dei Longobardi, e successivamente Rotari, anch'ultimo futuro sovrano. Attraverso i figli di Agilulfo e Teodolinda, la dinastia continuò quindi a esercitare una notevole influenza sulla monarchia longobarda anche dopo la morte di Agilulfo.

Nel complesso, il significato storico del regno di Agilulfo risiede nella combinazione di rafforzamento monarchico, espansione territoriale, diplomazia e progressiva integrazione con la realtà romano italica. Agilulfo non eliminò l'autonomia dei ducati né completò la conversione religiosa dei Longobardi, ma contribuì a trasformare un dominio ancora fortemente legato alle strutture militari della conquista in un regno più stabile, capace di utilizzare istituzioni, simboli e tradizioni dell'Italia tardoantica. Il regno di Agilulfo costituisce per questo una fase fondamentale nel passaggio dalla conquista longobarda alla costruzione di una più duratura monarchia territoriale in Italia.

la morte di Agilulfo

La lamina e la Croce di Agilulfo

Tra le principali testimonianze artistiche tradizionalmente associate al sovrano spicca la lamina di Agilulfo, conservata al Museo Nazionale del Bargello di Firenze. Si tratta di una lamina metallica dorata, lavorata a sbalzo, nella quale compare una figura regale in trono affiancata da guerrieri e da Vittorie alate, elementi iconografici derivati dalla tradizione romana. La lamina è stata tradizionalmente interpretata come il frontale di un elmo, ma la sua funzione originaria rimane discussa. Il manufatto è particolarmente significativo perché testimonia l'utilizzo di un linguaggio figurativo di derivazione imperiale nella rappresentazione della regalità longobarda.

Al regno di Agilulfo viene tradizionalmente collegata anche la Croce di Agilulfo, conservata nel Museo e Tesoro del Duomo di Monza. Datata agli inizi del VII secolo, è una croce votiva in oro ornata con pietre preziose e pendenti. La denominazione tradizionale non dimostra che la croce appartenesse personalmente ad Agilulfo o che fosse utilizzata dal sovrano come gioiello. Il valore del manufatto risiede soprattutto nella testimonianza della ricchezza della committenza regia e del crescente rapporto tra la corte longobarda e la cultura cristiana.

 

https://www.okpedia.it/agilulfo


Hai una domanda? Scrivila nei commenti e ti risponderemo qui sulla pagina.


Longobardi




FacebookTwitterLinkedinLinkedin