Legge degli sbocchi di Say

La legge degli sbocchi è una legge economica formulata dall'economista francese Jean Baptiste Say, secondo cui l'offerta crea la domanda. È anche conosciuta come legge di Say o legge sui mercati. La legge degli sbocchi di Say viene citata per la prima nel 1808 da J.S. Mill.

Come funziona la legge di Say

Una prima spiegazione della legge viene fornita da Say nel "Trattato di economia politica" del 1803 . Per offrire una merce sul mercato l'imprenditore deve prima remunerare tutti i fattori produttivi utilizzati per produrlo ( salari, profitti, rendite ).

La distribuzione delle remunerazioni dei fattori produttivi crea un potere di acquisto aggiuntivo a disposizione dei soggetti economici che si traduce in una crescita della domanda su tutti i prodotti ( mercati ).

la legge di Say - la produzione del bene crea uno sbocco sugli altri mercati

I singoli mercati possono far registrare situazioni di disequilibrio, in cui si verificano eccessi di domanda o di offerta. Sommando tutti i mercati, però, si verifica un equilibrio macroeconomico in cui la domanda aggregata eguaglia l'offerta aggregata.

In questo modo Say trasforma la distribuzione del reddito in una domanda aggregata effettiva di pari valore al prodotto appena creato. Il valore della produzione su tutti i mercati ( produzione aggregata ) eguaglia il valore aggregato dei redditi distribuiti.

il valore del prodotto eguaglia il valore della domanda aggregata

Con questa identità contabile Say dimostra l'impossibilità di un eccesso di offerta generalizzato, di una crisi o di un ingorgo generale delle merci. Quando un produttore produce una merce, crea immediatamente uno sbocco per altri prodotti.

L'interdipendenza dei mercati nel modello economico di Say è una chiara anticipazione della teoria dell'equilibrio generale elaborata più tardi dall'economista Leon Walras. Say è considerato anche uno dei precursori dell'equilibrio generale neoclassico.

Una tesi a supporto del liberismo e del laisser faire

Say è un convinto sostenitore del laisser faire. È addirittura più fiducioso si Adam Smith sulle capacità del mercato di giungere a un equilibrio naturale.

Adam Smith ammette la possibilità che si verifichi un disequilibrio macroeconomico temporaneo tra offerta e domanda durante il processo di aggiustamento dei mercati, a causa dell'impossibilità di riallocare rapidamente le risorse in esubero da un mercato a un altro. Say, invece, esclude anche questa ipotesi.

Se i mercati sono concorrenziali e la moneta non viene tesaurizzata ( risparmiata ) non si possono verificare le crisi da sovrapproduzione.

Un eventuale eccesso di offerta in un mercato, crea una situazione di squilibrio nei prezzi relativi delle merci che riporta naturalmente i mercati verso l'equilibrio di piena occupazione.

La critica alla legge di Say: il risparmio

Una delle prime critiche alla legge di Say è il risparmio. Il reddito non si traduce interamente in potere di acquisto poiché una parte viene destinata al risparmio.

Se una parte del reddito viene risparmiata ( non spesa ) allora la domanda effettiva creata tramite la legge di Say è inferiore al valore del prodotto.

la critica alla legge di Say - la domanda potenziale non è uguale alla domanda effettiva

Say risponde esplicitamente a questa critica nel 1828 affermando che il reddito è interamente speso. Per non mantenere inerte il denaro, i soggetti economici lo spendono in acquisti di beni di consumo o di investimento.

Pertanto, secondo Say, la domanda potenziale aggregata eguaglia sempre la domanda effettiva.




  1. gli economisti smithiani
  2. Jeremy Bentham
  3. Friedrich Soden
  4. Johan Friedrich Lotz
  5. James Maitland Lauderdale
  6. Jean Baptiste Say
  7. Melchiorre Gioia


note


  1. Equilibrio macroeconomico e disoccupazione. In una situazione di equilibrio macroeconomico generale in cui la domanda aggregata eguaglia l'offerta aggregata, non è detto che si verifichi sempre la piena occupazione del lavoro. Il mercato del lavoro potrebbe essere uno di quelli in disequilibrio, facendo così registrare un tasso di disoccupazione anche in un equilibrio macroeconomico.