Il governo nella Repubblica di Roma
Con il crollo della monarchia la città di Roma instaura un profondo e radicale cambiamento delle istituzioni amministrative e di governo. L'esperienza negativa del regno di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, è ancora oggi constatabile analizzando la natura e l'origine delle istituzioni repubblicane di Roma. I padri della Repubblica sono mossi dall'obiettivo di impedire l'ascesa al trono di nuovi sovrani assoluti. Il ruolo stesso del monarca che incarna in sé il potere supremo, politico-militare e religioso, diventa uno dei principali tabù della nuova società romana. Ogni cittadino che ambisce al ruolo tipico del monarca è punito con l'accusa di alto tradimento. Per rendere più complesso e difficoltoso il ritorno della monarchia i padri delle istituzioni repubblicane suddividono il potere militare, amministrativo e giudiziario, affidandoli a persone ed organi istituzionali indipendenti tra loro. La vita politica e il controllo dell'esercito è affidato a due consoli eletti con mandato temporaneo. Il governo della città e dei territori controllati è invece affidato ad appositi magistrati e ad un vasto apparato burocratico. Le opere pubbliche sono realizzate e amministrate dalla classe degli edili, una sorta di imprenditori del mondo antico. L'erario e le entrate dello Stato sono invece funzioni svolte dai questori, coaudivati dal lavoro dei censori il cui compito è stilare le liste dei cittadini romani per classe di appartenenza. Il compito di amministrare la giustizia è affidato ai pretori. Infine, la funzione religiosa viene affidata al pontefice massimo. La divisione delle funzioni consentirà a Roma d'evitare l'ascesa di nuovi sovrani per molti secoli ma, come dimostrerà il corso della storia, non la salverà dalle guerre civili interne e degli scontri di classe in perenne lotta politica (talvolta anche violenta) per il controllo del potere supremo della città e del suo vasto impero.
10 / 12 / 2008
