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Demansionamento

DEMANSIONAMENTO

Il demansionamento è l'assegnazione di un lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto di assunzione o la sottrazione delle mansioni precedentemente esercitate dal lavoratore. Il demansionamento è anche conosciuto con il termine di mobilità verso il basso. Le principali cause del demansionamento sono la ristrutturazione, la riorganizzazione e il mobbing. Il divieto di assegnazione a mansioni inferiori (demansionamento) è espresso dal legislatore nell'articolo 2103 del codice civile italiano(1). Un datore di lavoro può assegnare il lavoratore ad altre mansioni, diverse dal contratto di lavoro, purché le nuove mansioni siano considerabili pari ed equipollenti all'inquadramento contrattuale del lavoratore. Il lavoratore che subisce un demansionamento può agire in giudizio per chiedere la condanna del datore di lavoro alla reintegrazione delle sue mansioni precedenti e un risarcimento danni sui danni subiti alla propria professionalità e all'immagine. Viceversa, in caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto ad un trattamento corrispondente all'attività svolta. In caso di attività lavorative praticate in modo promiscuo, deve essere valutato quale attività è prevalente.

Deroghe al demansionamento. Lo stesso legislatore può disporre delle deroghe al divieto in alcune specifiche ipotesi e fattispecie. Ad esempio, in caso di esigenze straordinarie sopravvenute e temporanee il demansionamento può essere ritenuto legittimo se le nuove mansioni non appartengono a lavoratori di professionalità meno elevata (Cass. n.6714/2003) o per il tempo necessario alla formazione necessaria per acquisire una maggiore professionalità (Cass. n.2948/2001). La deroga al demansionamento possono essere previste anche se l'assegnazione temporanea è finalizzata a rispettare il diritto delle lavoratrici a non essere assegnate a mansioni pregiudizievoli per la salute, ecc. Le deroghe al mansionamento sono tutte caratterizzate dalla "temporaneità" e in tutti i casi il lavoratore conserva la medesima retribuzione e qualifica originaria.

Reintegrazione e risarcimento. In caso di demansionamento il lavoratore può contestare la decisione del datore di lavoro dinnanzi ad un giudice, chiedendo la reintegrazione delle mansioni prevedenti o l'assegnazione a mansioni equivalenti al suo inquadramento. Il lavoratore può anche richiedere un risarcimento danni nel caso in cui il demansionamento gli abbia causato un danno alla sua immagine o alla sua professionalità.





  • Nell'ordinamento giuridico italiano il divieto di demansionamento è stabilito dal Legislatore all'art. 2103 del codice civile:

    Art. 2103 Mansioni del lavoratore ( codice civile )
    Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto (att. 96) o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
    Ogni patto contrario è nullo.

  • Cos'è il demansionamento? Il demansionamento è l'assegnazione al lavoratore a funzioni diverse da quelle stabilite dal suo inquadramento contrattuale. Il datore di lavoro può assegnare al lavoratore mansioni diverse purché siano pari a quelle stabilite al momento dell'assunzione. L'assegnazione a mansioni diverse è illegale. Allo stesso modo non è consentito al datore di lavoro di sottrarre le mansioni precedentemente esercitate dal lavoratore. Il lavoratore può agire in giudizio per chiedere la reintegrazione delle mansioni e il risarcimento dei danni provocati dal demansionamento. In caso di assegnazione a mansioni superiori, il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività lavorativa svolta. Nel caso in cui lo svolgimento delle mansioni sia promiscuo, ossia caratterizzato da funzioni appartenenti ad inquadramenti lavorativi differenti, si prende in considerazione la mansione svolta in modo prevalente dal lavoratore.






 

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