Microcomputer di prima generazione

I microcomputer di prima generazione sono calcolatori programmabili progettati nella prima metà degli anni Settanta. Si basano sull'utilizzo di un microprocessore. A differenza delle comuni calcolatrici i microcomputer di prima generazione possono essere programmati per svolgere operazioni in una determinata sequenza. Le macchine sono programmate dall'utente (programmatore) senza bisogno di modificare le componenti elettroniche interne della macchina. I primi microcomputer consistono in una scheda madre e in un microprocessore (es. Intel 4004, Intel 8080, Micral N, ecc.). Sono privi di tastiera, di accessori e di monitor. Spetta all'utente il compito di saldare ed assemblare tutte le componenti elettroniche. Per questa ragione i microcomputer di prima generazione hanno come mercato di sbocco il settore hobbistico dell'elettronica amatoriale. Grazie al basso costo di mercato dei componenti della microelettronica, i microcomputer sono venduti in kit di montaggio ad un prezzo decisamente accessibile a tutti. La difficoltà di utilizzo e di montaggio non li rende però adatti al mercato di massa. Eccezion fatta per gli esperti di elettronica, i primi microcomputer sono prevalentemente dei prodotti sconosciuti per gran parte dei consumatori. I principali microcomputer di prima generazione sono i seguenti: Kenbak-1 (1971), Micral (1973), Scelbi (1974), Mark-8 (1974), MITS Altair 8800 (1975), MOS KIM-1 (1975), IMSAI 8080 (1975), Rockwell AIM 65 (1976), Apple I (1976). I microcomputer di prima generazione diventano obsoleti nel 1977-78 con la diffusione dei primi microcomputer di seconda generazione.

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