Il Regno di Macedonia e Grecia
Quando Alessandro Magno morì nel 323 a.C., il suo impero non aveva un erede adulto. Era un territorio enorme, tenuto insieme più dal carisma che da regole stabili. Il risultato fu inevitabile: i generali iniziarono a combattersi. Questi comandanti sono noti come diàdochi, cioè “successori”, e ognuno di loro voleva una parte dell’eredità.
La Macedonia e la Grecia finirono sotto il controllo di Antipatro, uomo fidato di Alessandro. Ma la pace durò poco. Per quasi quarant’anni il mondo macedone fu attraversato da guerre continue. Alla fine, nel 281 a.C., dopo la battaglia di Curupedio, la situazione si stabilizzò. L’impero si spezzò in tre grandi regni. A ovest rimase la Macedonia, governata dalla dinastia degli Antigonidi. In Asia dominavano i Seleucidi. In Egitto regnavano i Tolomei.
La nuova dinastia macedone si rafforzò con Antigono II Gonata. Nel 277 a.C. respinse un’invasione dei Galati, popolazioni celtiche provenienti dai Balcani. Quella vittoria non fu solo militare. Fu un segnale politico chiaro: la Macedonia non era finita con Alessandro. Anzi, cercava una nuova stabilità.
Un regno diverso dagli altri
La Macedonia ellenistica non era come l’Egitto dei Tolomei o l’Asia dei Seleucidi. Quei regni erano immensi e multietnici. Il sovrano governava territori lontani, quasi come proprietà personali. In Macedonia, invece, sopravviveva una monarchia più tradizionale. Il re era legato all’aristocrazia militare e al popolo macedone. Il rapporto era diretto, quasi patriarcale. Eppure il regno aveva limiti evidenti. Prima di tutto, le risorse erano modeste. Non c’erano le ricchezze agricole del Nilo né le rotte commerciali orientali. Inoltre le incursioni dei Galati continuarono a minacciare il nord. Infine, molte città greche guardavano ai Macedoni con sospetto o aperta ostilità. La potenza militare non bastava a garantire consenso.
Grecia inquieta: ribellioni e leghe
Il controllo macedone sulla Grecia fu sempre fragile. Subito dopo la morte di Alessandro scoppiò la guerra lamiaca (323 - 322 a.C.). Atene e altre poleis tentarono di liberarsi. Ma Antipatro riuscì a soffocare la rivolta. Non fu l’ultimo tentativo. Tra il 266 e il 261 a.C. un nuovo conflitto, la guerra cremonidea, cercò di spezzare l’egemonia macedone. Anche questa volta senza successo. Nel frattempo nacquero alleanze regionali. La Lega etolica in Grecia centrale e la Lega achea nel Peloponneso. Erano federazioni di città che univano le proprie forze ma senza perdere autonomia. Un equilibrio delicato, sempre in tensione con la Macedonia.
L’incontro con Roma
Nel III secolo a.C. un nuovo protagonista entrò sulla scena: Roma. All’inizio era una potenza italica. Ma stava crescendo rapidamente. Il re Filippo V di Macedonia scelse di allearsi con Cartagine durante la seconda guerra punica. Era il 215 a.C.
Così iniziò la prima guerra macedonica che si concluse senza vincitori decisivi, con la pace di Fenice.
La situazione cambiò poco dopo. Roma intervenne in Grecia, dichiarando di voler difendere città come Pergamo e Atene. Nel 197 a.C., nella battaglia di Cinocefale, l’esercito romano sconfisse i Macedoni. Fu uno scontro simbolico. La legione romana, più flessibile, ebbe la meglio sulla falange macedone, rigida ma potente. La Macedonia dovette rinunciare ai suoi territori esterni.
L’ultimo atto arrivò con Perseo di Macedonia. Tentò di ricostruire la forza del regno ma nel 168 a.C., a Pidna, fu sconfitto dal console Lucio Emilio Paolo Macedonico. La falange crollò ancora una volta contro la disciplina romana.
La fine di un regno
Dopo Pidna, la dinastia antigonide cessò di esistere. Il territorio fu diviso in quattro repubbliche autonome, sotto controllo romano. Era una soluzione temporanea. Nel 148 a.C., dopo una nuova rivolta, Roma trasformò la Macedonia in provincia. Così si chiuse la storia di un regno nato dalle macerie dell’impero di Alessandro.
La Macedonia ellenistica non fu la più ricca né la più stabile. Ma fu il ponte tra il mondo di Alessandro e quello romano. In altre parole, fu l’ultimo grande tentativo della Grecia di restare protagonista nel Mediterraneo.
