OKPEDIA CRISI ECONOMICA

Crisi economica

La crisi economica è una fase di recessione economica in cui il prodotto interno lordo ( PIL ) si riduce dello 0,1%-0,9%. In generale, la crisi economica si manifesta con un eccesso di offerta ( produzione ) rispetto alla domanda di mercato. Ciò determina uno squilibrio di mercato e una contrazione dell'attività economico-produttiva. Durante la crisi economica falliscono le imprese maggiormente in difficoltà economica. Gran parte delle altre imprese in difficoltà economica evitano il fallimento tramite una riorganizzazione dei ciclo della produzione e dei fattori produttivi e/o di una ristrutturazione aziendale. Generalmente, le crisi economiche consentono di eliminare gli elementi negativi di un sistema economico, preparando il campo alla successiva fase di crescita economica. La crisi economica è, quindi, parte integrante del ciclo economico. Tuttavia, non sempre le crisi economiche sono dettate dall'alternanza della fase di espansione e di recessione dell'economica ( crisi fisiologiche ). Una crisi economica fisiologica è, quindi, un fenomeno economico molto frequente nel corso dello sviluppo economico del sistema capitalistico. In altri casi, invece, le crisi economiche possono derivare da fattori permanenti e da politiche economiche sbagliate ( crisi patologiche ). Le cause e gli interventi di politica economica per uscire da una situazione di crisi economica sono diverse. Ogni teoria e scuola economica interpreta il fenomeno della crisi economica in modo diverso dalle altre, proponendo differenti soluzioni di politica economica per uscirne.

  • Teoria classica. Gli economisti classici riconoscono alle libere forze di mercato ( concorrenza ) la capacità di portare in equilibrio il sistema economico in modo naturale. La crisi economica di un sistema capitalistico è, quindi, dovuta dagli elementi di perturbazione dell'intervento dello Stato e dalle errate previsioni umane. Secondo i classici, si può uscire da una crisi economica lasciando libere di agire le forze concorrenziali del mercato.
  • Teoria marxista. Secondo gli economisti marxisti le crisi economiche hanno origine dalla tendenza alla sovraproduzione del sistema economico. Lo sfruttamento capitalista alimenta l'accumulazione di capitale, ossia la capacità produttiva del sistema capitalistico, ma impoverisce la classe dei lavoratori. Il sistema capitalistico tende a produrre una maggiore quantità di merci che i lavoratori non possono acquistare. Questo squilibrio è alla base delle crisi economiche periodiche e, secondo la teoria marxista, al crollo finale della società capitalista.
  • Teoria neoclassica. Gli economisti neoclassici costruiscono le proprie teorie sulla convinzione che l'offerta crea la domanda ( legge degli sbocchi ), generando una crescita del benessere collettivo. Non può, quindi, presentarsi il caso marxista della sovraproduzione. Secondo i neoclassici ( Wicksell ) le crisi economiche si verificano nel breve periodo per eventuali scostamenti tra il tasso di interesse di mercato e il tasso di interesse naturale, quello in grado di eguagliare i risparmi con gli investimenti, causati dalla mancanza i sincronia tra domanda e offerta di moneta e dalle politiche monetarie errate dei policy maker. Quando il tasso di interesse di mercato è superiore a quello naturale, gli investimenti sono inferiori al risparmio e viene così a determinarsi una situazione di squilibrio tra l'offerta di piena occupazione e la domanda aggregata di mercato. La conseguente caduta dei prezzi ( crisi deflattiva ) consente di riportare in equilibrio i mercati. Viceversa, quando il tasso di interesse di mercato è inferiore al livello naturale, gli investimenti sono superiori al risparmio e si verifica una situazione di eccesso di domanda, rispetto alla produzione di pieno impiego, tale da spingere i prezzi ad aumentare ( crisi inflazionistica ) per riportare in equilibrio l'economia.
  • Teoria keynesiana. Secondo Keynes in particolari situazioni le aspettative negative sul futuro possono spingere gli imprenditori a ridurre i propri investimenti anche in presenza di liquidità e di tassi di interessi bassi ( trappola della liquidità ). La domanda aggregata è, quindi, inferiore all'offerta di piena occupazione causando una crisi economica da sovraproduzione. La politica monetaria espansiva perde di avere qualsiasi effetto reale poiché la causa della crisi deriva dalle aspettative negative degli imprenditori ( animal spirits ). La minore attività d'impresa produce, indirettamente, l'incremento della disoccupazione, facendo dilagare gli effetti reali in termini di caduta della domanda aggregata. Per uscire dalla crisi l'economista Keynes consiglia un intervento di politica economica dello Stato tramite l'incremento della spesa pubblica e della pressione fiscale.
  • Teoria post-keynesiana. Gli economisti post-keynesiani analizzano i fattori della crisi economica tramite un'analisi dinamica del sistema economico. Secondo gli economisti post-keynesiani le crisi economiche hanno origine dal continuo aggiornamento del sistema economico e dallo squilibrio tra le grandezze effettive e le grandezze desiderate. L'equilibrio tra le grandezze effettive e quelle desiderate si realizza soltanto nel medio-lungo periodo. Il breve periodo è, invece, caratterizzato da continue situazioni di disequilibrio.

Recessione. La crisi economica è di breve durata e caratterizza soltanto un lasso limitato di tempo. Quando la crisi economica perdura nel tempo è preferibile chiamarla recessione. In una fase recessiva gli effetti reali sono molto più evidenti e diffusi rispetto a quelli di una semplice crisi economica. Gli effetti reali si autoalimentano. I fallimenti d'impresa causano l'incremento della disoccupazione e la riduzione della domanda aggregata interna, generando una spirale recessiva in cui si riducono sia il reddito e sia la produzione.