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Le tematiche dell'opera di Luigi Pirandello

Nacque ad Agrigento nel 1867. Fu premio Nobel per la letteratura. Pirandello fu autore di romanzi, racconti e opere teatrali di cui individuiamo di seguito i principali nuclei tematici:

Il contrasto fra illusione e realtà. L'illusione verrà intesa come un inganno e la realtà quale meschino disinganno, di fronte a cui l'uomo è impotente e sotto scacco. Il sentimento del contrario, con il quale si rifletterà sull'illusione del reale, facendone emergere, appunto, il suo contrario (es. “una vecchia signora parata come un pappagallo”). Da tale percezione scaturisce l'umorismo, il senso del comico, che distrugge ogni residua illusione umana, perfino quella di conoscere noi stessi. L'uomo ha bisogno di calarsi in una “forma”, una condizione sociale che spesso, tuttavia, contrasta con la sua anima.

Il sentimento della casualità, dovuto alla relatività delle vicende umane. La riflessione su di sé conduce e, allo stesso tempo, condanna l'uomo all'infelicità eterna e al pessimismo esistenziale. Vedendosi vivere, a differenza di quanto non facciano piante e animali, egli si rende consapevole della gabbia di convenzioni sociali che lo ostacola nel suo percorso di conoscenza e consapevolezza di sé. La logica, di cui è dotato, lo allontana dalla verità mutevole delle cose, dandogli l'illusione di poter fissare con criteri di assolutezza ciò che invece è imprevedibile, mutabile e casuale, come le vicende umane. L'opera artistica, letteraria, teatrale ha la funzione di smascherare il procedimento con cui l'autore fissa in forme immutevoli lo svolgersi dell'esistenza (per es. l'opera teatrale i “Sei personaggi in cerca di autore” rappresenta un dramma da portare a termine nel suo stesso svolgersi) .

L'antiretoricità, il rifiuto della sperimentazione linguistica lo induce alla ricerca di un linguaggio medio che si attenga alle cose. Il procedimento umoristico scaturisce dalla deformazione delle cose descritte, propria del sentire moderno.

Il sentimento di alienazione dell'uomo moderno emergerà dalle “Novelle per un anno”. Nelle novelle si parte da una situazione di quotidianità in cui irrompe, improvviso, l'evento critico che, generando una riflessione sulla condizione del protagonista, lo conduce alla alienazione e alla inevitabile esclusione dalla vita sociale. Il personaggio diventa un inetto, contrapposto al suo doppio, al suo personaggio-ombra. La “rivelazione finale” della novella rovescia “umoristicamente” la condizione di partenza del protagonista. L'uomo è, secondo Pirandello, “uno, nessuno e centomila”, ovvero ciò che lui crede di essere, ciò che non riesce ad essere e ciò che potenzialmente diventa attraverso lo sguardo altrui.

La tecnica narrativa teatrale si rinnoverà con un io-narratore che diventa io-attore attraverso l'uso del monologo interiore. L'uso della didascalia e del dialogo rapido botta e risposta saranno elementi aggiuntivi, anch'essi peculiari della teatralità.

Il pessimismo pirandelliano deriverà dalla consapevolezza della morte che complica la vita. La stessa precarietà della vita è di per sé ingiusta per Pirandello. L'amore rientra nel novero delle illusioni e il male, che si compie più o meno consapevolmente, accentua il sentimento di colpa della condizione umana. Ogni forma in cui si svolge il vivere sociale è una trappola mortale, ogni maschera che indossiamo e ogni convenzione sociale, perfino l'istituzione del matrimonio.

Il relativismo psicologico del personaggio, il dubbio, l'ironia determinerà l'inutilità dell'azione, in quanto ciò che conta è l'interpretazione dei fatti compiuti. La nostra stessa personalità è mutevole a seconda di chi la giudica, non corrisponde a quella che crediamo che sia. Noi stessi afferriamo solo l'apparenza degli altri, apparenza che non cessa con la loro morte reale ma con il vanificarsi in noi del loro ricordo.

L'amletismo pirandelliano, sulla cui falsariga il personaggio si ribella all'ipocrisia dominante delle convenzioni sociali, a tutto ciò che è precostituito ma, facendolo, soffre, è dominato da un senso di inquietudine, in quanto la coscienza distrugge la vita. Il contrasto romantico tra sogno e realtà si trasforma così in contrasto amletico tra l'essere e l'apparire, l'essere e il non essere.

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