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Neolitico in Italia

Nella successiva fase neolitica l'uomo inizia a migliorare la tecnica di lavorazione della pietra, non più grezza ma levigata. Le capanne formano i primi villaggi preistorici nella nostra penisola, alcuni dei quali sono costruiti come palafitte sull'acqua delle paludi per la protezione dai nemici esterni e dalle belve feroci. L'attività di raccolta dei frutti naturali si trasforma nelle prime forme di agricolture e l'uomo scopre il vantaggio dell'allevamento del bue e del cavallo come alternativa alla caccia. Con la crescita del surplus alimentare ha luogo anche una crescita demografica e la nascita di nuove attività all'interno dei villaggi, questi ultimi sempre più grandi. In questa fase si riscontrano i primi lavori nel settore della tessitura e della ceramica. Il culto dei morti si trasforma in misticismo e, successivamente, nella religione. L'espansione del villaggio fa nascere il concetto stesso di popolo, ossia di società più ampia della mera famiglia ma al tempo stesso capace di distinguersi dalle popolazioni vicine per abitudini, conoscenza e costumi. I primi popoli italiani sono detti preindoeuropei, in quanto non derivano dal ceppo ario, e sono i liguri (Liguria), gli eugànei (Veneto), i ràeti (Trentino) e gli èlimi (Sicilia).

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