Un pesce mangia i gas serra
Stoccare l'anidride carbonica negli abissi del mare grazie al lavoro di un piccolo pesce. L'idea è arrivata a due ricercatori, Laudence Madin (Istituto oceanografico Wood Hole) e Patricia Kremer (Università Connecticut). Gettando nel mare un fertilizzante a base di solfato di ferro il fitoplancton cresce assorbendo la CO2 disciolta nell'acqua (circa 1/3 delle emissioni globali) facendola rientrare nel ciclo alimentare. Il fitoplancton è all'origine della catena alimentare di pesci e invertebrati. L'attenzione degli scienziati e degli Istituti oceanografici però si concentra in particolar modo su un pesce invertebrato, la Salpa aspera, caratterizzato dall'essere ghiotto di fitoplancton, di non entrare nella catena alimentare e dall'elevata velocità con cui le sue feci affondano negli abissi. In questo modo 4 mila tonnellate di anidride carbonica potrebbero essere stoccate per via naturale sul fondo degli oceani. Gli escrementi e gli organismi morti consolidano sul fondale uno strato di sedimenti e roccia che fungono da deposito naturale del carbonio. Le aree più indicate per la fertilizzazione marina sono le zone High nutrient low chlorophyl (Hnic) in cui abbondano i nutrienti ma scarseggia la clorofilla a causa della mancanza di ferro nell'acqua.
Qualche informazione sull'effetto serra. Le emissioni di gas serra sono una conseguenza inevitabile dello sviluppo industriale in corso dal XIX secolo ai giorni nostri. La presenza dei gas in atmosfera, in particolar modo l'anidride carbonica, rinforza che quel tetto naturale che da un lato protegge la terra dai raggi solari e dall'altro impedisce al calore di disperdersi nello spazio. L'aumento di anidride carbonica causa il fenomeno del surriscaldamento globale. Nel 1997 venne siglato il Protocollo di Kyoto per fissare limiti nazionali sulle emissioni di gas serra. Ciò nonostante le emissioni continuano a crescere, spinte dallo sviluppo industriale nei paesi emergenti e dal mancato rallentamento delle emissioni in quelli sviluppati. Complessivamente l'uomo produce 6,1 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno (1/3 disciolto nell'acqua).
Le nuove ricerche. Oltre agli accordi internazionali da qualche anno si è avviata anche la sperimentazione nel campo delle nuove tecnologie finalizzata a ridurre l'impatto inquinante delle attività umane e smaltire l'anidride carbonica prodotta o già presente in atmosfera. Su quest'ultimo versante si inserisce il progetto di raccogliere gettare in mare il fertilizzante a base di solfato di ferro e far 'mangiare' l'anidride carbonica ai pesci.
20070807
